Commissione Caritas “Santi Profeti”. Messaggio ai parrocchiani e relazione sull’attività svolta quest’anno

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Exemple

COMMISSIONE CARITAS “SANTI PROFETI”
Anno Pastorale 2019 – 2020

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“… RIMANGONO QUESTE TRE COSE: LA FEDE, LA SPERANZA E LA CARITA’, MA LA PIU’ GRANDE DI TUTTE E’ LA CARITA’ ! ” ( 1 Cor. 13,13 )

 

Care amiche e cari amici, fine giugno 2020. Mesi strani e tempo trascorso come mai avremmo pensato potesse accadere. Stiamo tornando alla normalità? Forse.
Sentiamo un pò tutti il bisogno di ricominciare; ma le ferie estive alle porte spostano più in là il nuovo inizio. Queste brevi comunicazioni servano a non perderci di vista.
Non abbiamo potuto completare il nostro calendario delle domeniche Caritas: era pensato come il modo per far sentire a tutti i partecipanti alle celebrazioni eucaristiche l’importanza dell’essere comunità della carità, comunione nella fede, convivialità nella diversità, promozione di speranza.
La tecnologia peraltro, tanto deprecata per la sua invasività, ci è stata d’aiuto per restare in collegamento. Ognuno potrà testimoniare come sono state portate avanti nell’emergenza della pandemia le consuete attività.
Vi sono domande, quelle sorte nei giorni più difficili di marzo e aprile, che attendono risposte e verifiche.
In una parola: Come valorizzare il diverso ordine di valori imposto dalla terribile malattia? Siamo pronti a farne il modello del futuro o lo archiviamo come pura parentesi non voluta?
Pensando alla disponibilità di tantissime persone, talora addirittura fino al dono totale della vita, non pensiamo che il servizio all’altro debba trovare una disponibilità più generosa?

A settembre ci incontreremo in presenza e proveremo a scambiare le risposte trovate.

In attesa di incontrarci un caro saluto.

Don Augusto Casolo
Mariagrazia Bertolini

Milano, 25 giugno 2020


Allegato


Pastorale Giovanile e Oratorio

Segno di estroversione

In Avvento l’Oratorio, in collaborazione con la Caritas della Comunità pastorale, ha suggerito alle famiglie di sostenere la piccola comunità di Cesolo, colpita dal terremoto delle Marche nel 2016, nella ristrutturazione del container dove attualmente la Comunità cristiana si trova a celebrare la Messa in questo stato, purtroppo, ancora di emergenza.

Ciascuno poteva contribuire con quanto poteva attraverso il salvadanaio in Oratorio o attraverso bonifico. Con i ragazzi delle medie abbiamo realizzato e organizzato la vendita di alcune casette in creta, come piccolo addobbo natalizio.
Il preventivo per le riparazioni era di circa 3000,00 euro e noi siamo riusciti a raccogliere 2560,00 euro…..direi che l’obiettivo è stato centrato…. ( il lavoro dei ragazzi delle medie ha contribuito con 635,00 euro, il resto in offerte).
Ringraziamo ciascuno : da chi ha versato un bonifico di 500,00 euro a chi ha messo 5,00 euro nel salvadanaio….. credo che ciascuno abbia dato secondo la sua misura e questo mi pare un buon esercizio!
Nei giorni scorsi ho sentito telefonicamente don Luca, il responsabile della Comunità che ci ringrazia calorosamente, ma che mi ha anche raccontato dell’immobilità che ancora vede intorno a sé……
Non abbiamo cambiato il mondo…. certamente ci siamo educati a guardare un po’ fuori da noi stessi e dalle nostre preoccupazioni…. questa mi pare una azione profondamente evangelica ” perché accettiamo veramente di entrare in contatto con l’esistenza concreta degli altri e conosciamo la forza della tenerezza.
Quando lo facciamo, la vita si complica sempre meravigliosamente e viviamo l’intensa esperienza di essere popolo “, non soggetti singoli gettati nel mondo!

Roberta Casoli


Testimonianze sulle attività dei gruppi caritativi durante l’emergenza covid 19


Associazione Amici dell’Olivo – Fondazione Don Carlo Costamagna

E’ inutile dire quanto sia stato faticoso questo lungo periodo di lockdown.
Per i nostri ragazzi, abituati a condividere giornalmente ore di lavoro e amicizia all’Olivo, trovarsi privati improvvisamente di questo rapporto è stato traumatizzante. Abbiamo tentato di supplire con degli incontri virtuali, intrattenendoli con lezioni di ginnastica, cucina,giochi, tombole, battaglie navali ecc. Erano felici di poter trascorrere qualche ora insieme.
Abbiamo anche festeggiato i compleanni in questo modo “virtuale”. Purtroppo non tutti hanno potuto partecipare, perché le famiglie non erano in grado di collegarsi e in questo caso il contatto è stato esclusivamente telefonico. Non abbiamo abban- donato nessuno.
Non sappiamo come, quando e in che forma riprenderanno gli incontri.
Le disposizioni cambiano continuamente e certo non rendono le cose facili.
Come sempre non ci arrenderemo e troveremo una soluzione per non perdere completamente tutto quello che abbiamo faticosamente costruito dal 1986.
Sono certa che saremo aiutati da tanti, sia dall’Alto quelli che ci hanno lasciato, sia da quelli vicini che credono in questa iniziativa.

Anna Ciocca


Centro aiuto alla Vita – Movimento per la Vita Ambrosiano

In febbraio, in occasione della 42° Giornata per la Vita è stato allestito un banco vendita per raccogliere fondi per le varie iniziative in favore della Vita.

Sono stati incassati:
€ 2.030,00 dal banco di vendita.
€ 500,00 Offerte per il progetto Gemma.
€ 1.000,00 Offerte raccolte durante le Sante Messe nella Comunità Santi Profeti.

Sono stati destinati:
€ 1.000,00 al Progetto Gemma, iniziato nel Febbraio 2019 e che si è concluso.
€ 500,00 al Movimento per la Vita Ambrosiano.

€ 500,00 al Centro aiuto alla Vita.

Restano a disposizione € 1.530,00 per un nuovo Progetto Gemma che dobbiamo ancora decidere quando iniziare.

Luisita Brambilla


Gruppo Volontarie San Babila

Ripassando un ABC condiviso dalle volontarie di San Babila, si scopre come in trent’anni di presenza siano state fatte cose molto importanti. Ma ciò che la storia riferisce non è tanto il numero delle iniziative portate avanti quanto lo spirito che le ha animate. E’ stato lo spirito di servizio alla comunità teso a favorire l’incontro delle persone, il sostegno alle opere parrocchiali, l’attenzione alle persone in difficoltà. Oggi le volontarie sono rimaste un piccolo gruppo : come tante altre realtà di volontariato nate negli ultimi anni del secolo scorso, ai nostri giorni si evidenzia il problema della mancanza di staffettiste che prendano il testimone di chi non c’è più o di chi è troppo avanti negli anni per poter correre ancora.

La società attorno è cambiata: le mamme o le giovani nonne sono troppo assorbite dal lavoro e dalla propria realtà famigliare. Forse non hanno raccolto quella spinta a donarsi al di fuori del guscio di casa per diventare soggetti di solidarietà e di comunità più ampia.

Le volontarie rimaste sono comunque pronte alla chiamata del nuovo anno; insieme si potrà lavorare per progettare la ripresa e riproporre i venti spunti di vita che l’ABC di un tempo ha consegnato.

Margherita Groppelli


San Vincenzo – Conferenza San Babila

L’attività della Conferenza di San Babila in questi mesi è stata, come ben si può immaginare, molto modificata.
– Le visite domiciliari sono state sospese. I volontari sono stati vicini agli assistiti tramite telefonate.
– Il doposcuola ha funzionato solo parzialmente con educatori della Cooperativa

Spazio Aperto tramite videochiamate WhatsApp.
– Grazie al nostro interessamento il Consiglio Centrale della San Vincenzo ha contribuito all’insonorizzazione del locale doposcuola nella Parrocchia del Santo Curato d’Ars con
€ 5.000,00.

– Con il sostegno di alcune generose offerte, abbiamo potuto aiutare le famiglie della suddetta Parrocchia del Giambellino con buoni spesa per un importo di € 5.500,00.
–  Il Parroco Don Renzo ci ha precisato che con Noi, il Comune, la Fondazione Cariplo e altri hanno potuto aiutare circa 850 Famiglie, prevalentemente con pacchi alimentari.

Silvana Bonci


San Vincenzo – Conferenza San Francesco di Paola

In questo periodo di clausura abbiamo dato ogni 15 giorni il nostro aiuto alle nostre famiglie della Bovisasca e di Bruzzano con l’aiuto di una volontaria della Bovisasca, che faceva la raccolta nelle nostre portinerie dei soldi, consegnandoli alla Suora che poi pensava a distribuirli.
E’ stato dato un computer ad un ragazzo per seguire le lezioni ed è stata pagata una ragazza per aiutare una giovane al primo anno delle superiori.
Abbiamo tenuto rapporti telefonici con le famiglie e con la Suora per farla sentire meno sola. Ora vado con una consorella a portare il nostro contributo presso la casa della Suora, perché non mi fido ancora ad entrare nelle case.

Maria Pia Locatelli

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Exemple

Un celebre medico anni fa diceva che il manicomio è la fiera campionaria di quelli che stanno fuori e tuttavia non si può dimenticare la frase detta da un ricoverato di Mombello ad un tizio che passava davanti alla cancellata dell’ospedale: “Ma siete in tanti là dentro?”. Io mi sentirei di parafrasare affermando che i cosiddetti “assistiti” della nostra San Vincenzo sono la fiera campionaria di tutte quelle che si chiamano oggi le nuove povertà.
Il più delle volte non conosco nemmeno il nome di coloro che arrivano a San Babila a chiedere un aiuto, quasi sempre materiale (denaro e talvolta indumenti), così li ricordo con un soprannome, che subito me li raffigura nella loro personalità umana: quella, per lo meno, che vogliono farmi conoscere.
Penso, ad esempio, ad un emarginato, ex-carcerato, che avevo soprannominato “il povero del lunedì”, perché in quel giorno si presentava puntualmente ogni settimana. Poi cambiò giorno e periodicità; arrivava attorno al veti del mese e sempre raccontava di torti subiti, di mirabolanti possibilità di ricchezza vanificate dalla cattiveria di persone che gli volevano male e, innocente, lo avevano fatto finire in carcere. A suo dire cercava disperatamente un lavoro, e io pensavo che fosse un po’ “picchiato”, perché nessuno avrebbe mai assunto un barbone. Parlo al passato perché invece il lavoro adesso ce l’ha e probabilmente ha finito di venire ad elemosinare: l’ultima volta si è presentato ripulito e azzimato, quasi irriconoscibile.
Tempo addietro arrivava ogni tanto una donna piuttosto sporca, capelli biondi tinti, aria desolata: raccontava di un figlio che la picchiava, ma forse erano fantasie, perché temo che bevesse. Ad ogni modo per me era “la donna picchiata”. Voleva farmi regali di oggetti talora spaventosi, di cui mi disfacevo al più presto; era un tipo affettuoso, così non riuscivo ad impedirle di baciarmi. Da tempo non la vedo più e mi spiacerebbe che le fosse successo qualcosa di male.
C’è poi il disgraziato uscito dal manicomio per via della legge 180. È ancora giovane, cerca lavoro e naturalmente non lo trova, è sempre in giro anche se ora gli hanno dato la casa. Nel complesso è piuttosto instabile e agitato; lo chiamo “il povero della domenica”, perché questo è il suo giorno preferito per venire; ma in questo caso il suo nome mi è ben noto.
C’è la “bionda”, una donna dall’età indefinibile, che sta in chiesa per ore, per quanto asserisca di avere una madre molto anziana e ammalata, che non può abbandonare. Ha l’animo gentile e sensibile, si commuove per ogni piccola cortesia e vuol ricambiare come può. Da un paio di mesi non si fa vedere e quindi sono piuttosto preoccupata.
Voglio ricordare “l’uomo del by-pass”: un ometto gentile e rispettoso, viene due volte al mese, vive al dormitorio pubblico ed è sempre inguaiato per la salute; è educato, si mette in un angolo e aspetta pazientemente che gli si dia retta.
C’è l’ex-carcerato rissoso e violento, che racconta un sacco di frottole, l’imbrogliare è la sua seconda natura, è inesistente e trova sempre nuove scuse per cercare soldi, ma si sa che batte a tutte le porte.
C’è la donna che arriva una volta al mese, carica di fagotti, tipo “omnia mea mecum porto” (e credo sia così, perché è senza casa); chiede ogni genere di indumenti, ma in definitiva si accontenta di qualche biglietto da mille.
Da non dimenticare la cosiddetta “donna della pasta”: altra donnina minuscola che, qualche anno fa, chiedeva sempre e solo dei pacchi di pasta, donde il soprannome. Adesso accetta ogni tipo di generi alimentari e di indumenti ed è felice.
Una donna che vedo profilarsi all’orizzonte di piazza San Babila con un certo non troppo cristiano disgusto è la “pasticciona”: sempre affannata, un fiume di parole che scorre su un cumulo di disgrazie. La morale della favola è comunque la solita, le occorrono soldi.
Ci sono anche i ragazzini “poveri ma onesti”; così si definirono loro stessi la prima volta che li vidi. Cercavano di vendere tovagliette, centrini, pizzi e altre cose del genere. Facevano compassione e tenerezza ad un tempo; adesso i primi due non si vedono più, sono stati sostituiti da due ragazzette, pare sorelle. Continuano ad offrire gli stessi tipi di merce, perché preferiscono dignitosamente vendere, piuttosto che questuare.
Nel mio campionario non mancano alcuni nomadi, con bellissimi bambini. Soprattutto in questo periodo invernale hanno freddo e fame. Tra gli indumenti scelgono solo le cose più vistose e luccicanti; si portano via con gioia il pacco natalizio e i viveri in genere, ma cercano anche denaro, perché mancano di tutto, cominciando dai mezzi per riscaldarsi e cucinare qualcosa.
Infine ci sono gli imbroglioni di professione, senza fissa dimora, senza arte né parte, come si dice: è facile che chiedano il denaro per comprare il biglietto per la città X o il paese Y. Se ci caschi e comperi il biglietto, pensando di premunirti da inganni, sbagli ancora, perché poi il biglietto lo rivendono.
Un’unica volta sono certa che il biglietto sia stato usato: si trattava di un poveraccio venuto al nord in cerca di un’occupazione, aveva lasciato moglie e figli al sud e non trovando nessun lavoro, era ridotto veramente alla fame. È stato felice del biglietto e del denaro per mangiare qualcosa. Sono sicura che è ritornato a casa.
Forse mi sono dilungata, ma così si ha un’idea del tipo di umanità che ora i vincenziani accostano nel vissuto quotidiano. Sono finiti ormai i tempi delle tranquille vecchiette da visitare a domicilio.
È vero che ci si inquieta, si resta perèlessi, non si sa che ben fare, si rimane imbrogliati; ma è anche vero che ognuno di questi poveri, in fondo, non è che il volto sfigurato di Cristo e allora non si può far altro che tendere loro, comunque, una mano.

Giulia Sanvisenti

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