Papa Francesco. La vita dopo la pandemia

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Martedì scorso si è riunita la Diaconia della nostra Comunità pastorale, con la presenza di alcuni altri presbiteri che svolgono il loro ministero fra noi, per affrontare il tema della tanto auspicata ripresa delle celebrazioni nelle nostre chiese; come ormai a tutti è noto, la data stabilita è LUNEDI’ 18 MAGGIO.

Tanti i problemi da affrontare; ci si rende conto della difficoltà che comporterà il doversi adeguare a scelte cui non sì è allenati. Le nostre abitudini verranno alquanto sconvolte e sappiamo bene quanto siamo ad esse legati. Ci sia di conforto la speranza che le condizioni possano presto mutare con il ritorno, il prima possibile, ai ritmi della frequentazione pre-pandemia.
Con la ripresa, il traguardo cui la comunità dei fedeli è chiamata, sarà il ritrovamento e la valorizzazione dell’Eucarestia come assemblea del popolo di Dio che celebra la Pasqua del Signore.
Proprio l’eccezionalità del momento è un richiamo ad accogliere le nuove condizioni celebrative con la gioiosa consapevolezza del ritornare a casa!

Ed ecco, qui di seguito, le indicazioni pratiche che sono state decise.


Nuovi orari delle CELEBRAZIONI

 

I calcoli volumetrici e l’esame delle condizioni di areazione delle chiese hanno permesso di definire così il numero dei possi bili partecipanti ad una assemblea liturgica:

– SANTA MARIA DELLA PASSIONE: circa 170 persone
– SAN PIETRO IN GESSATE: circa 100 persone
– SAN FRANCESCO DI PAOLA: circa 50 persone
– SANTA MARIA DELLA SANITÀ: circa 50 persone
– SAN BABILA: circa 50 persone dove, tuttavia, la volumetria poco sviluppata in altezza sconsiglia di avere più di una celebrazione giornaliera.

 

Valutate anche le disponibilità e le condizioni salute dei sacerdoti, si è deciso, almeno per le prossime due settimane, di seguire questo orario:

 

 

< scarica specchietto orari celebrazioni – ultimo aggiornamento 03.06.2020>

 

Inoltre da Lunedì a Venerdì si celebra in s. Maria della Sanità alle ore 8,15  in rito Ambrosiano, e la Domenica, alle ore 11in rito Maronita.

 


Nuovi orari e modalità per la celebrazione delle CONFESSIONI

 

< scarica specchietto orari confessioni>


Disposizioni per le CELEBRAZIONI e COMPORTAMENTI

 

1. VOLONTARI

Resta necessaria, per ogni celebrazione, la presenza di almeno quattro volontari. [In mancanza dei volontari potrebbe anche essere impossibile la celebrazione, in sicurezza, dell’Eucaristia].

Questi i principali compiti dei volontari:

– Curare l’ingresso in chiesa di una persona per volta e l’igienizzazione delle mani
– Controllare che tutti i fedeli indossino la mascherina.
– Guidare i fedeli ad occupare i posti disponibili, partendo da quelli più vicini all’altare
–  Guidare l’uscita dei fedeli facendo uscire una fila per volta
–  Collaborare alla sanificazione delle panche occupate dai fedeli

2. LITURGIA

Per quanto riguarda la celebrazione della Liturgia:

– Si cercherà di contenere la celebrazione nell’ambito dei 30 minuti circa
– Si proclamerà soltanto la Prima Lettura e il Salmo (omettendo l’Epistola)
– Si eviterà il suono dell’organo e il canto (soltanto l’Alleluia e il Santo)
– Si userà, per la Messa vigiliare (sabato sera), la forma più breve per l’annuncio della Resurrezione del Signore
– Si celebrerà nella Domenica 24 Maggio (giorno di ripresa della Messa festiva) la solennità della Ascensione del Signore.
La Domenica successiva, 31 Maggio, si celebrerà la solennità di Pentecoste.

3. COMUNIONE

Per la distribuzione della Comunione si ricorrerà, oltre all’aiuto dei Ministri straordinari della Comunione, anche all’incarico “ad actum” di alcuni fedeli da parte del Presbitero che presiede la celebrazione.

– Sacerdote e ministri, prima della distribuzione della Comunione, dovranno sanificare le mani ed indossare i guanti monouso.
– La distribuzione della Comunione potrà avvenire solo sulla mano. I fedeli rimarranno alla loro panca e i ministri passeranno per la distribuzione dell’Eucarestia. Ricevuta la particola, il fedele abbasserà la mascherina e si comunicherà in modo così da non farlo di fronte al ministro.


Chi desiderasse delucidazioni ulteriori può scrivere, rispondendo alla mail (area.profeti@tiscali.it), oppure telefonare al n° 3883793272.


 

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Condividiamo la riflessione del parroco sulla lettura odierna degli Atti che ci ricorda lo splendore di un paese distrutto da una guerra crudele e dimenticata.

Una  terra che ci sta dolorosamente a cuore e la cui memoria, nel sangue della storia contemporanea, ribadisce la cultura di quella grande civiltà.
Il sacrificio di un intero popolo non rimanga cronaca distante, è presente, ogni giorno, anche negli occhi di quei bambini, feriti e soli ma con la luce del coraggio di fare futuro.

 


4° settimana di Pasqua – Sabato

* Il testo è tratto dalla mail di quotidiana che il nostro parroco, don Enrico Magnani, dal momento della sospensione delle celebrazioni, invia alla nostra Comunità.

“Oggi viviamo il Sabato nella preghiera e nell’attesa, guidati, come sempre dal testo del Vangelo (commentato nella preghiera del giorno>) ed anche dalla lettura degli Atti degli Apostoli dove, nel testo di oggi (cap. 11), entra in scena quasi all’improvviso, la Comunità paleocristiana di Antiochia, dove il cristianesimo era arrivato quasi subito dopo Pentecoste (30 d.C.); infatti, già un proselito di Antiochia, Nicola, nel 33 d.C. viene eletto nel gruppo dei primi sette diaconi.
Antiochia, in Siria sulle rive del fiume Oronte, era la terza città per grandezza dell’impero romano, era. Vi risiedeva una numerosa comunità di Ebrei: ed è a loro che, inizialmente viene proclamato il Vangelo di Gesù.
I Giudei ad Antiochia avevano un diritto di politeia, ossia uno statuto proprio politico. Era una comunità più aperta di quella di Gerusalemme; nella Sinagoga di Antiochia si leggeva la Bibbia in greco e le liturgie ebraiche attiravano molti greci e diversi erano diventati proseliti.
Spontaneamente, o perlomeno senza che vi fossero una riflessione e una decisione ufficiale, alcuni antiocheni provenienti da Cipro e da Cirene, si erano messi ad annunciare anche ai Greci che Gesù è il Signore; a questi proseliti, affascinati dall’Evangelo, chiedevano di ricevere il Battesimo senza passare attraverso la circoncisione: per questi predicatori il testo degli Atti dice che tutto era guidato e sostenuto dalla “mano del Signore”. Un qualcosa che sembrava occasionale da parte degli uomini, fa invece evidenziare in essa la presenza di Dio!
La Comunità antiochena divenne così caratteristica che i suoi membri ricevettero, forse dal popolo o forse dall’autorità, una designazione passata alla storia: “Ad Antiochia, per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani” (At 11,26).
Ben presto da Gerusalemme si decide di inviare una specie di sorvegliante (in greco diremmo episcopo), la scelta cade su Barnaba, “uomo virtuoso e pieno di Spirito Santo e di fede”. Una di quelle persone che sono in grado di dare in ogni modo direzione positiva ad ogni pensiero e ad ogni intenzione! Barnaba “vide la grazia di Dio” e assunse, quasi spontaneamente, un ruolo di guida, e, rallegrandosi per quello che vede, “esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore”.
Una fedeltà al Signore che consente di cogliere e di accogliere i grandi cambiamenti che lo Spirito Santo impone alla storia.
Torna alla mente la vicenda dell’ultimo Concilio Ecumenico (il Vaticano II), dove le posizioni reazionarie si presentavano come le più “fedeli”, ma, in realtà, erano fedeli al Signore Gesù, e al suo Evangelo, proprio coloro che erano docili all’azione impetuosa dello Spirito!
Forse anche oggi, senza lasciarci vincere dalle impressioni più superficiali, più viscerali e più diffuse, si potrebbe verificare quello che accadde allora e domandarsi: chi, dei tanti che parlano e sdottorano sulla verità del Vangelo, è fedele davvero allo Spirito del Signore?
In questo clima antiocheno di docilità allo Spirito e di fervore evangelizzante, fanno la loro comparsa “alcuni profeti”.
Con stupore, forse, scopriamo che la profezia non è un fatto relativo solo al Primo Testamento: anche nel Nuovo Testamento si parla di Profeti!
Questi profeti, come appare anche dalle Lettere di Paolo, avevano il compito di rivolgere alla Comunità discorsi di consolazione nelle prove e di esortazione, per far comprendere che, nelle vicende presenti di una Comunità, si realizza il progetto misterioso di Dio. I profeti avevano anche il compito di aiutare la Comunità ad avere una lettura “teologale” della storia e, come nel caso del testo di oggi, annunciare delle profezie che illuminassero sul senso degli eventi che si stavano vivendo.
Il profeta Agabo, di cui oggi si parla, ricorda come in ogni abbondanza sia necessario avere anche presente i momenti di carestia e la necessaria carità che le Comunità cristiane devono avere le une verso le altre.
La Comunità di Antiochia può oggi insegnare molte cose a noi tutti.
Antiochia ci dice che una Comunità, radicata in un territorio, deve avere una grande capacità di accoglienza; solo così potrà crescere nelle consapevolezza dell’Evangelo anche dentro situazioni negative, sentendosi sempre messa in discussione e sfidata a continuare.
Una Comunità deve essere, come Antiochia, capace di guardare oltre i propri confini, senza cessare di radicarsi continuamente nel Signore; così potrà crescere nella capacità di discernimento, interrogandosi continuamente su cosa è essenziale e cosa non lo è.
Una comunità che sa vivere la perseveranza nelle fede e nella gioia; una comunità che, attraverso incontri positivi, evita di richiudersi in se stessa, ma si apre continuamente al mondo che la interpella.


Concludiamo con una piccola curiosità: la Chiesa di Antiochia, a causa di persecuzioni nazionalistiche e degli scismi, che hanno dilaniato le Chiese antiche, sopravvive ancora oggi, ma sono cinque i Patriarchi che portano il titolo di Vescovo di Antiochia.
Uno di essi è il cardinale Béchara Boutros Raï che guidando la Chiesa cattolica Maronita, porta il titolo di Patriarca di Antiochia dei Maroniti e risiede a Bkerké (Libano). Come ben tutti sappiamo il Patriarca è stato più volte tra noi, poiché nella nostra chiesa di Santa Maria della Sanità si raduna la Comunità Libanese Maronita di Milano che celebra la liturgia secondo l’antico rito siro-antiocheno maronita, in lingua araba e in lingua aramaica.
Magari, terminata l’emergenza che non ci consente di incontrarci, chiederemo, in una visita a Milano del Patriarca Béchara Boutros Raï, di avere una conversazione con lui per comprendere meglio l’eredità della antica Chiesa di Antiochia che sopravvive anche nella Chiesa Cattolica Maronita”.

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Il pensiero di poter tornare in Maggio a un po’ di normalità sembra trovare piccoli segnali di inizio. È beneaugurante l’invito dei vescovi che si riuniscono virtualmente questa sera a Caravaggio per una preghiera a Maria per l’Italia.


Raccogliendo la proposta e la sollecitazione di tanti fedeli, la Conferenza Episcopale Italiana
affida l’intero Paese alla protezione della Madre di Dio come segno di salvezza e di speranza.

 

Venerdì 1° Maggio, alle ore 21

Basilica di Santa Maria del Fonte presso Caravaggio

 Momento di preghiera condivisa rivolta a Maria

 

Continua a leggere:  <Scarica qui il testo della preghiera

 

Le dirette:  Tv2000 (canale 28), Chiesa Tv (canale 195), Radio Mater e in streaming sul Portale diocesano Chiesadimilano.it.

 


Per noi, parrocchiani della Passione, custodi di una intensa memoria della Madonna di Caravaggio, è una gioia particolare: la cappella dedicata, la sesta sul lato destro della basilica, accoglie l’antico affresco dell’apparizione (immagine in evidenza) e un meraviglioso paliotto bronzeo che ne narra la devozione.

 

Scopri di più:  <vai alla pagina dedicata all’affresco >
                     <vai alla pagina dedicata al paliotto>

 


Questa intensa vicinanza a Santa Maria di Caravaggio ci introduce anche alla ricorrenza di questo primo giorno del mese di Maggio.

Anticamente, quando giungeva la data del Calendimaggio, molti giovani avevano l’usanza di passare questo giorno a cantare la bellezza delle loro amate e a portare loro mazzi di fiori.

Presso il noviziato dei Frati Domenicani, i giovani novizi decisero di non essere da meno e, riferisce la cronaca dell’archivio, “essendo giunte le feste di maggio e sentendo noi il giorno avanti molti secolari che incominciava a cantar maggio e fare festa alle creature da loro amate, stabilimmo di volerlo cantare anche noi alla Santissima Vergine Maria….».

Da qui nacque, estesa in fretta in tutta la Chiesa, l’idea di dedicare il mese di Maggio ad una intensa preghiera a Maria, madre del Signore, “praticando la devozione mariana nei luoghi quotidiani, nell’ordinario, non necessariamente in chiesa, per santificare quel luogo e regolare le nostre azioni come fatte sotto gli occhi purissimi della Santissima Vergine (p. Annibale Dionisi,  1725).


Le invocazioni alla Madonna che papa Francesco ci consegna con la sua lettera di esortazione alla preghiera, ci potranno accompagnare quotidianamente <vai all’articolo>.

Ci auguriamo infine che qualche Rosario all’aperto si possa riuscire a pregarlo!

 

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“La lotta alla pandemia causata della diffusione del Covid 19 sta richiedendo a tutti la scrupolosa osservanza delle indicazioni governative emanate per arginare il contagio. In questo contesto l’Arcidiocesi di Milano avvia una consultazione tra i fedeli per affrontare insieme a loro la Fase 2 dell’emergenza sanitaria.
In accordo con la Conferenza episcopale italiana e in costante collegamento con le altre Diocesi lombarde, la Chiesa ambrosiana intende collaborare responsabilmente con le autorità governative e le istituzioni civili e dare il proprio contributo allo sforzo d’immaginazione necessario ad affrontare la prossima fase di transizione.
A tale scopo l’Arcidiocesi invita le comunità cristiane e i fedeli ad avanzare idee e buone prassi su diversi ambiti ecclesiali: dal riavvio delle celebrazioni con il popolo alla riapertura degli oratori, fino all’azione caritativa nelle sue molteplici espressioni.

Le proposte potranno essere presentate alla mail:  fase2@diocesi.milano.it

I suggerimenti raccolti saranno condivisi con la Prefettura di Milano su un tavolo convocato appositamente su questi temi. I risultati di questo lavoro saranno poi trasmessi alla CEI per un’interlocuzione con il Governo nazionale.
«Poiché immaginiamo che questa nuova fase durerà a lungo, desideriamo avviare un dialogo costante con le comunità cristiane e tutto il popolo di Dio, che aiutino l’Arcidiocesi ad accompagnare la Chiesa ambrosiana nell’interpretare questo momento molto particolare con indicazioni pastorali condivise», spiega monsignor Bruno Marinoni, Moderator Curiae dell’Arcidiocesi di Milano”.


Dal sito della Chiesa di Milano: Fase 2, la Diocesi lancia una consultazione tra i fedeli

 

 

 

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La Pasqua è il tempo propizio per eccellenza di preghiera e unità in cui far risuonare la voce concorde dei cristiani di fronte al mistero della morte e risurrezione del Signore. Ci rallegriamo pertanto per l’uscita di questo testo ecumenico.


MESSAGGIO ECUMENICO DI PASQUA 2020: «NON ABBIATE PAURA» (Matteo 28,5.10)

Care sorelle, cari fratelli,
una volta l’anno ci rivolgiamo a voi per presentare insieme il tema della “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani”, che da oltre cinquant’anni viene preparata e celebrata congiuntamente dalle diverse Chiese, dal 18 al 25 gennaio.
In prossimità della Pasqua di Resurrezione, che le nostre Chiese celebreranno in date diverse (il 12 aprile nella tradizione occidentale, e il 19 in quella orientale), sulla base della fraternità che deriva dal confessare lo stesso Signore, abbiamo sentito il bisogno di tornare ad esprimerci insieme pronunciando una parola comune di fronte alla pandemia che ha colpito il nostro Paese e il mondo intero. Una pandemia mondiale, dunque, che non sta risparmiando nessuna regione del mondo e che, oltre a causare disagio, sofferenza e morte, condizionerà pesantemente le celebrazioni pasquali delle Chiese cristiane, con il rischio di offuscare quel sentimento di gioia che è tipico del tempo pasquale.
Nel Vangelo secondo Matteo la resurrezione di Gesù viene annunciata prima da un terremoto e subito dopo dall’angelo del Signore che fa rotolare la grossa pietra del sepolcro, provocando in tutti i presenti – guardie e “pie donne” – un grande spavento:

«Le guardie ebbero tanta paura di lui che cominciarono a tremare e rimasero come morte. L’angelo parlò e disse alle donne: “Non abbiate paura, voi. So che cercate Gesù, quello che hanno crocifisso. Non è qui, perché è risuscitato proprio come aveva detto. Venite a vedere dov’era il suo corpo. Ora andate, presto! Andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti e vi aspetta in Galilea. Là lo vedrete. Ecco, io vi ho avvisato”. Le donne partirono subito spaventate, ma piene di gioia e andarono di corsa a portare la notizia ai discepoli» (Matteo 28,4-8, Traduzione interconfessionale in lingua corrente).
In questo testo sembra dominare un senso di paura: sia le guardie che le donne sono spaventate. Ma si tratta di una paura di segno ben diverso. Paura che rende tremebondi e che paralizza, quella delle guardie; paura unita a una grande gioia, grazie all’annuncio dell’angelo, quella delle donne. Un misto di timore e di gioia che le mette in movimento e fa di loro le prime annunciatrici della resurrezione.
Per questo, anche in questo tempo di contagio, vogliamo raccogliere l’invito dell’angelo (e poi di Gesù stesso, al v. 10): “Non abbiate paura”. Nel rispetto delle norme di prudenza a cui dovremo continuare a sottostare per impedire la diffusione della pandemia, come Chiese ci sentiamo chiamate ad essere, come le pie donne, annunciatrici della risurrezione, del fatto che la morte non ha l’ultima parola: “O morte, dov’è la tua vittoria?” (I Corinzi 15,55), accogliendo il dono del Cristo morto e risorto: la trasformazione, il rinnovamento e la rinascita.
Questa pandemia rafforza altresì in noi la vocazione ad essere insieme, in questo mondo diviso e al contempo unito nella sofferenza, testimoni dell’umanità e dell’ospitalità, attenti alle necessità di tutti e particolarmente degli ultimi, dei poveri, degli emarginati. Con un sentimento di gratitudine speciale a Dio per i tanti che si prodigano senza sosta a fianco di chi soffre.
Anche se l’incontro tra le diverse Chiese in queste settimane è diventato per forza di cose virtuale, vogliamo raccogliere l’invito di Papa Francesco, del Patriarca Ecumenico Bartolomeo, del Consiglio Ecumenico delle Chiese e della Conferenza delle Chiese Europee a unirci nella preghiera con le parole che Gesù ci ha insegnato: “Padre nostro che sei nei cieli… liberaci dal Male”
+ Ambrogio Spreafico
Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino
Presidente della Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
+ Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e di Malta ed Esarca per l’Europa Meridionale, Patriarcato Ecumenico
Luca Maria Negro
Pastore battista, Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) Frosinone – Venezia – Roma, 8 aprile 2020

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Verso la croce


Uomini vanno a Dio nella loro tribolazione,
piangono per aiuto, chiedono felicità e pane,
salvezza dalla malattia, dalla colpa, dalla morte.
Così fanno tutti, tutti, cristiani e pagani.

Uomini vanno a Dio nella sua tribolazione,
lo trovano povero, oltraggiato, senza tetto né pane,
lo vedono consunto da peccati, debolezza e morte.
I cristiani stanno vicino a Dio nella sua sofferenza.

Dio va a tutti gli uomini nella loro tribolazione,
sazia il corpo e l’anima del suo pane,
muore in croce per cristiani e pagani
e a questi e a quelli perdona.

(Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e resa, Alba 1988)

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Grazie Francesco!

Grazie per quel tuo salire solitario, faticosamente solitario, il monte del Vaticano: grazie per aver voluto condividere le nostre ore di pensieri solitari, di timori solitari, di angosce solitarie.

Grazie per quel tuo ansare, segno di fatica, iniziando la preghiera: ansito del corpo e ansito del cuore, ansito che, a volte, ci prende la gola e ci fa domandare, nell’intimo profondo del pensiero e del cuore: che sarà delle prossime ore, delle mie ore, delle ore dei miei cari, delle ore dei miei fratelli e delle mie sorelle della mia Comunità, della mia città, della mia regione, della Terra che calpesto e che, nei suoi abitanti, in ogni luogo, ha paura e vive nell’incertezza, e ansima; ed anche tu tutti quei fratelli e sorelle, di cui non so il nome, che intravedo nei servizi giornalistici televisivi, nei letti degli ospedali o sdraiati in un corridoio in attesa di non si sa cosa.

Grazie per quel tuo benedire, portando a fatica il grande ostensorio con l’Eucaristia, tracciando segni di croce sul deserto della piazza. Ci hai detto che Dio benedice il mondo, “dice bene” del mondo! Ci hai detto che questo mondo, affaticato e ferito, è il luogo dove la benedizione scende, dove Dio non vuole restare estraneo, dove Dio dona, e invita noi tutti a farsi tramite del dono, benedizioni su benedizioni.

Grazie per quel tuo pregare silenzioso, grazie per non averlo voluto riempire di parole, grazie per essere stato segno della fatica del pregare, grazie per averci testimoniare che, quando si prega, non si sprecano parole perché il Padre che è nei cieli sa di che cosa abbiamo bisogno.

Grazie per averci detto che anche tu sei, con noi, nella tempesta; che tu sei, con noi, nella stessa barca; che anche tu, come noi, gridi il timore di essere perduti; che anche a te sembra che il Signore stia dormendo; che tu sei, come tutti noi, bisognoso di ritrovare ogni momento la fede nel Salvatore.

Grazie Francesco!

Don Enrico con i Sacerdoti della Comunità e fr. Michele e Roberta


 

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