9 Luglio 2017. Quinta domenica dopo Pentecoste

Posted on Luglio 10, 2017

9 Luglio 2017. Quinta domenica dopo Pentecoste


“Camminando s’apre il cammino”, così intitolava uno dei suoi libri Arturo Paoli; una frase simile, anzi praticamente identica è in una poesia di Antonio Machado. Scelgo questo motto come primo spunto al tema del viaggio e dell’andare così marcato nella liturgia della Parola di oggi: il partire di Abramo, invitato a mettersi in cammino con tutta la sua gente e quello di Gesù che marcia deciso verso il cuore di Gerusalemme; nell’epistola agli Ebrei, Paolo collega intensamente il tema del viaggio a quello della fede.con una riflessione sulla fede.
Un grande filosofo, sosteneva che “tutti i più grandi pensieri sono concepiti mentre si cammina”; ma nessuno dei due, nè Abramo e neppure Gesù, si sono messi in viaggio con l’intenzione di andare a caccia di nuove idee o di verità recondite. Non sappiamo esattamente quali circostanze abbiano concorso a far partire Abramo: forse un problema ambientale o anche conflitti fra clan. Sta di fatto che il futuro patriarca ha colto nella congiuntura del momento una chiamata imperativa e al tempo stesso piena di interrogativi. Andare e lasciare tutto quanto hai costruito e vissuto prima è una scelta enorme: “È se la voce che mi chiama non fosse amica? Se si trattasse di un mio disorientamento?” Abramo si trova a dover andare. Verificherà strada facendo se la fede che ha generosamente investito nella scelta, offrirà i risultati promessi. Quasi subito scoprirà che l’entusiasmo per nuovi traguardi è contrassegnato e accompagnato da fatiche e conflitti, da inaccettabili contraddizioni e da insensate richieste. Eppure questa è la condizione di chi accetta di inseguire obiettivi formulati altrove e dei quali egli non ha in mano la regia ma solo una doverosa ubbidienza; Abramo si mette a servizio di un piano nel quale, come in un racconto teatrale, lui è sì l’attore principale ma non l’autore del testo.
Altro discorso riguarda la salita di Gesù a Gerusalemme: è un percorso che abita in lui da sempre, una strada che gli è nota; Gesù sa. Gli inciampi del cammino li conosce prima di incontrarli e gli provengono dal mondo chiuso e geloso della tradizione giudaica, e dai rappresentai più qualificati di essa a quei tempi; ma non solo: anche i suoi più fedeli discepoli si oppongono al suo modo di intendere la missione. Non è infatti quella che loro hanno in mente, che vede nel Messia un capo politico e religioso assieme, quasi un nuovo Mosè o un re Davide. Ma l’andare di Gesù è fermamente deciso e sicuro, come dice l’inizio del capitolo da quale è tratto il brano odierno: “Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme” (9,51). Il cammino gli offre l’occasione di incrociare molte persone; i dialoghi che intercorrono fra il maestro e gli altri mostrano come siamo fatti, un misto di slancio e di incertezza, di generosità e di individualismo. E’ il muoversi umano di tutti i tempi, fatto di passi incerti, di improvvisi rallentamenti, di dietrofront, di sentieri fasulli. Un verbo si ripete ad introdurre i brevi scambi fra Gesù e gli altri lungo la strada: “seguire”. “Ti seguirò” dicono due discepoli; ma in loro, come nel terzo al quale Gesù stesso chiede la sequela, vi sono remore e riserve. Come in tutti noi del resto; chi va in cerca di gloria, di successo, di fama o di denaro non ha scelto la “via” di Gesù. Povertà, distacco e umiltà devono guidare i passi del discepolo. Il grande Simon Pietro e il combattente Giuda avevano in mente vittorie terrene, posti d’onore; Pietro ha dovuto piangerci sopra: il canto del gallo, preannunciato dal Maestro, gli fa prender coscienza che era quella la sequela richiesta. Giuda, a sua volta, non ha superato la tentazione di una concezione mondana e affaristica del Regno. Povertà e distacco predica il Papa ai preti, e lo disse anche nel nostro duomo il 25 marzo scorso “il vangelo non vi chiede di occupare spazi, ma di avviare processi”. Sono le condizioni per essere esempi in un mondo che ha scelto come scopo di vita l’esatto contrario.
C’è dell’altro: i chiamati obiettano che hanno da sistemare delle cose; questioni di relazioni familiari e problemi di lavoro. Invece occorre immediatezza e determinazione: non si può attendere di essere sciolti naturalmente dai legami parentali e di avere il congedo lavorativo. Imparare ad affrancarsi da tutto ciò non sacrificando nulla di umano ma mettendo davanti la ragioni del Regno. Gesù stesso ha dovuto affrontare il problema: è l’episodio emblematico delle tentazioni nel deserto.
Il cammino della Chiesa presenta queste stesse difficoltà: essa potrà essere Regno in costruzione solo se ogni giorno torna a far sue le esigenze del seguire.

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