9 Luglio 2017. Quinta domenica dopo Pentecoste

Posted on Luglio 10, 2017

9 Luglio 2017. Quinta domenica dopo Pentecoste


Cammino e strade. Sembrano immagini dominanti nelle letture di questa domenica “Mentre camminavano per la strada… “: così inizia il nostro brano. Ma quale strada? Dove erano diretti? Il vangelo ha appena finito di dirlo pochi versetti prima. Si apre, nel vangelo, la sezione del cammino, della salita, a Gerusalemme. E Luca scrive: “Mentre si stavano compiendo i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme” (9,51).
Inizia, nel vangelo di Luca, la salita verso Gerusalemme, salita in tutti i sensi. Elevato in alto di croce. E poi di cielo. nella sua ascensione.
“Mentre camminavano per la strada…”. Sembra di sorprendere in questa espressione la figura dei discepoli, quasi una definizione di chi sono i cristiani: sono quelli che camminano nella via aperta da Gesù. Ho ripetuto spesso, fino all’ossessione, che nel libro degli Atti i cristiani sono chiamati, non come una volta si traduceva erroneamente “quelli della dottrina”, ma, stando al testo greco, “quelli della strada”. Si tratta di cammino e di strada: “mentre camminavano per la strada…”. Anche per questo le domande che mi si affacciano subito alla mente non possono essere che queste: “E io cammino o sono fermo?” “E qual è la strada che sto seguendo?”.
Vorrei subito dire che il nostro non è un camminare vago, non siamo vaganti, anche se qualche volta purtroppo ci capita di esserlo. Camminiamo dietro Gesù Pensate che benedizione, c’è un apripista! O, se volete, per stare all’immagine dell’ “essere elevato in alto”, c’è un capocordata. Che benedizione! Ci si sente in sicurezza. E poi in parete vedi dove lui ha trovato gli appigli, dove ha scorto fessure: ha lasciato segni. Come quando vai per montagne e per un attimo ti chiedi se la via che stai seguendo è quella giusta e di lì a un poco ti rassicura un sasso, segnato da colore. Il vangelo e i sassi segnati da colore.
E ancora vorrei aggiungere: il verbo è al plurale: “mentre camminavano per la strada…”. Vorrei dirvi: quale grazia che l’essere cristiani non sia un fatto di isolati e ognuno se ne va solo per la strada! Quale grazia sentirci parte e partecipi di un cammino comune. E tu senti di essere stato aiutato e senti di avere, pur con tutti i tuoi limiti, aiutato. Voi lo sapete, non sto pensando a chissà quali cose, ma a gesti anche piccoli, quotidiani, incontri senza fanfare, voci senza enfasi, sguardi, sì a volte solo sguardi. Che ti hanno dato spinta di forza al cammino. Parole e gesti che ti hanno salvato dall’arrenderti. Che benedizione che il nostro sia un andare come in una carovana. E benedetta la carovana, pur con tutti i suoi limiti, le sue opacità: da un lato è rifugio, dall’altro è stimolo ad andare, a camminare, a scoprire i sassi colorati del vangelo.
Luca racconta che lungo la strada Gesù incontrò uno, e poi un altro, e poi ancora un terzo, che in qualche modo volevano seguirlo. Forse l’evangelista vuole radunare qui all’inizio della salita a Gerusalemme alcune tipologie di discepoli, tipologie che riguardano i discepoli di tutti i tempi.
Il primo sembra preso da entusiasmo: “Ti seguirò dovunque tu vada”. Gesù lo mette in guardia. Mette in guardia dagli entusiasmi facili e dalle proclamazioni che non costano nulla. Seguirlo non è imbucarsi in tane sicure o in nidi protetti, come fanno volpi e uccelli: Il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo. Seguirlo non è una passeggiata, non ti può
spingere il sogno di una vita tranquilla, non hai né garanzie né protezioni speciali. Speciale è l’andare!
E non puoi mettere condizioni: “permettimi di andare prima a seppellire mio padre”. “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti, tu va e annuncia il regno di Dio”. Qui c’è qualcosa da capire, perché sembra scandaloso l’invito. Soprattutto se si pensa che il “seppellire i genitori”, nella tradizione ebraica, veniva prima di ogni altro precetto. Non è un invito a cancellare affetti o sentimenti, un invito a diventare, per male inteso spiritualismo, donne e uomini anafettivi. E’ solo un richiamo alla vigilanza: perché anche la famiglia, sbandierata come un ideale, può diventare tana, luogo dove i legami – perdonate il bisticcio delle parole – possono diventare “legami” – ti legano! – e le relazioni non respirano libertà. Tana può diventare anche “congedarsi da quelli di casa”. In che senso? Nel senso del “volgersi indietro”: “mettere mano all’aratro e volgersi indietro”. Voi mi capite: la tradizione ridotta a una casa senza porte e senza finestre, senza futuro. Luoghi mummificati, dove non si hanno né occhi né cuore per ciò che sta accadendo.
Sì, forse, a ben vedere, le tre tipologie del “discepolo sbagliato” hanno un denominatore comune che è la “tana”, “rintanarsi” che è il contrario del cammino e della strada. Ricordate: “mentre camminavano per la strada…”.
“Che cosa sottende questo andare? Da dove nasce la sequela? Penso, da un atto di fiducia, dalla fede. Fede come atto di fiducia. Dai credito a Lui e gli cammini dietro. Fede è camminare. Ma – lasciatemi dire – è camminare, dando fiducia a Gesù non nei teoremi, ma nelle nostre strade, nelle nostre case, nella concretezza del vivre, nei modi di pensare, di pensare noi stessi e il mondo, nel modo con cui tu guardi un figlio tuo o un figlio di un altro, uno del tuo paese o uno di un paese altro, nel modo di guardare ciò che hai e ciò che l’altro non ha. E’ lì che senti la voce che un giorno disse ad Abramo – oggi ci è stata raccontata – : “Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela, e dalla casa di tuo padre verso la terra che io ti mostrerò”. Abramo partì: sua moglie sterile e lui aveva settantacinque anni. Partì. Con un atto di fiducia, uomo di cammini. Ha ascoltato la voce di Dio, si mise in cammino.
Per questo – è scritto – in lui “furono benedette tutte le famiglie della terra”. Se sei uomo o donna di cammini, diventi una benedizione. Se, al contrario, sono uomo o donna della tana, non sono una benedizione per nessuno. Neanche per me.
Ad Abramo è detto: “vattene”. Ebbene qualcuno fa notare che in ebraico questa espressione significa anche “va’ per te”. Quasi Dio dicesse: “l’andartene sarà il tuo bene”. Forse anche questo dovremmo ricordare: che dare fiducia al Dio dei cammini sarà anche il nostro bene!