8 dicembre 2016. Immacolata

Posted on Dicembre 10, 2016

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8 dicembre 2016. Immacolata

Ascolto i racconti di tante persone; mi parlano dei loro cammini nella fede. Molto spesso si tratta di persone avanti negli anni, dalla memoria sempre vivacissima. Parlano di tanti rosari recitati, di pellegrinaggi a santuari, di quelle dolci serate del mese di maggio che erano l’occasione speciale per uscire di casa la sera e respirare i profumi della primavera. Ho sempre temuto che la devozione mariana potesse essere eccessiva, e percepivo come un po’ esagerate certe manifestazioni. È vero che ci sono sempre stati degli eccessi; la stessa Chiesa li ha sempre condannati. Ma quella che può apparire un’esagerazione si scopre come il semplice inginocchiarsi e affidarsi ad una grandezza sconosciuta a noi “poveri peccatori”. È quanto mi hanno suggerito le immagini del recente viaggio del Papa in Messico e la sua Messa al santuario di N.S. di Guadalupe. Prendiamo pure le distanze da una devozione che ha sapori superstiziosi e che è tutta rivolta alla ricerca del miracolo e dello strabiliante; invece guardiamo come le parole “Eccomi e Avvenga come hai detto” siano, straordinariamente ed in modo assolutamente unico, il centro della vita di Maria portato avanti nella coerenza estrema.
In tal modo quella qualifica, sorprendente e per molti inconcepibile, “immacolata” assume il carattere della ragionevolezza pur nella sua eccezionalità.
Noi tutti necessitiamo del Battesimo. Dobbiamo proteggerci da una originaria voglia di male. E sappiamo che non basta perché l’incoerenza continua ad affiorare nei nostri atti e pensieri. Maria, no. È diversa.
Fin dall’undicesimo secolo la liturgia conosce una messa dedicata a Lei, preservata da ogni negatività. Fu Pio IX solo nel 1854 che diede forma dogmatica a quanto i credenti hanno da sempre ritenuto. E solo quattro anni dopo, una giovane non scolarizzata, in una zona abbastanza depressa della Francia meridionale, vede una “signora” e le dirà di chiamarsi Immacolata Concezione. Bernadette la descrisse vestita di bianco e azzurro; il cielo e la purezza del cuore. Che essenzialità, che comunicazione forte! Me lo dicevo mentre raggiungevo la basilica attraversando le strade con le vetrine della moda: le grandi firme che tanto contribuiscono a dare lustro e lavoro a quest’area urbana, dovrebbero essere le maestre del “belgusto”; addobbi dei negozi per le feste che sembrano la sagra del Kitsch, quasi a volerlo promuovere attraverso la pomposità e la doviziosità. Decadenza, necessità di rifarsi occhi e cuore ripassando le parole evangeliche per attingere bellezza dove c’è! Seguiamo il vangelo di oggi.
Siamo nel sesto mese (1,26): ma di cosa? Nel versetto precedente (1,24) si dice che Elisabetta si tenne nascosta per cinque mesi. Elisabetta, nonostante l’età, nonostante l’incredulità e la testardaggine del marito Zaccaria, rimane incinta. Per cinque mesi la cosa non si sa. Quando poi l’angelo appare a Maria, la gravidanza di Elisabetta diventa “la prova” per Maria di cosa Dio può fare. Se anche con Elisabetta Dio ha fatto questo, anche con Maria può compiere ciò che le ha detto.
Una delle nostre maggiori difficoltà nella fede sta proprio qui: credere che l’innaturale non sia un limite per Dio.
La grande virtù nei santi è il saper ogni giorno attendere il compimento della volontà divina. In questo Maria è stata insuperabile. Ha saputo totalmente dipendere dalla parola di Dio, da quell’annuncio incredibile ma gioioso fino al compimento della profezia più tragica: a te una spada trafiggerà l’anima.
Per noi che non sappiamo mai vivere bene le attese anche di poco spessore, Maria è la donna dell’attesa vissuta appieno. Diceva con la sua consueta efficacia, mons. Tonino Bello, il vescovo pugliese di Molfetta, “attendere: infinito del verbo amare. Anzi, nel vocabolario di Maria, amare all’infinito…”.
Forse è proprio questo che manca ai nostri giorni. Se siamo solo concentrati su noi stessi e sui desideri di un cuore troppo bisognoso di possesso terreno, non saremo mai capaci di cogliere segni, parole, e lampi di luce provenienti dal cielo. Questo insegna la donna capace di spaventare il peccato e di esorcizzare il male.

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