4 giugno 2017. Pentecoste

Posted on Giugno 6, 2017

4 giugno 2017. Pentecoste


Vigilia

La messa del sabato che precede la festa è composta in modo tale da farci cogliere tutta l’importanza dei tempi che la Pentecoste si incarica di inaugurare. Ma non solo: le quattro letture, oltre all’epistola e al vangelo, toccano temi cruciali dell’esperienza umana; essi mettono in guardia sui pericoli che certe condotte comportano e dimostrano la disponibilità dall’accompagnamento che Dio ci offre. Babele (prima lettura) è la descrizione di un’occupazione violenta della terra, senza restituzione a colui che l’ha creata; un fatto che non ha mai trovato fino ad oggi una vera correzione, anzi il piano di Dio che si affida all’uomo la cura del creato appare totalmente smentito. Nella seconda lettura, il patto fra Dio ed il popolo sul Sinai dice che all’uomo è dato il migliore alleato possibile, Dio stesso; la legge ed i comandamenti, statuto dell’alleanza, consentiranno di capire meglio quanto da sempre è scritto nella nostra natura. Un aiuto ulteriore lo lascia intravvedere la profezia di Ezechiele: sull’umanità in rovina sarà effuso un nuovo spirito vitale. Sarà Gesù risorto a mandarlo sui dodici e per mezzo di loro sul mondo intero, dopo aver assunto su di sé fino alla croce l’umano disagio e la corruzione del cuore. La festa che stiamo per celebrare è un invito a riconsiderare tutto ciò e a rinnovare il nostro andare smarrito ed incerto.

Giorno

Cinquantesimo giorno, “pentecoste emera” in greco. Anche gli ebrei avevano un tempo che noi oggi definiremmo quaresimale o penitenziale o addirittura di lutto. Erano proprio i 50 giorni dopo la Pasqua. Si ricordavano tutte le vittime e le tragedie della storia patria e il periodo si chiudeva con una festa detta appunto delle sette settimane con l’offerta del primo raccolto di orzo e grano e con il ricordo della proclamazione della legge di Mosè.
È importante inquadrare così la festa cristiana perché l’invasione dello Spirito Santo che noi oggi celebriamo assume dei significati di amplissima portata. La vita liberata è vita nello Spirito; la legge del credente è scritta nel cuore e non più nella pietra! Regina festivitatum, la definisce San Giovanni Crisostomo, perché compimento del progetto di Dio. La creazione ha sì la cifra della fragilità, ma un fragilità amata e l’ultima parola non sarà “Fine” ma “Amore”. È stato un rischio che Dio ha voluto correre affidandoci una responsabilità così grande? E se il cuore si sottraesse alla penna di Dio?
Allora forse la scelta di Dio sembrerebbe questa: meglio che siate un po’ a corrente alternata che paralizzati da paure e da senso di abbandono ed era questa infatti la condizione dei discepoli prima della trasformazione avvenuta con la discesa dello Spirito Santo.
Accanto al titolo “Pentecoste” aggiungerei “il coraggio di costruire sempre riformando”!
Anche l’anima come il corpo ha bisogno di farmaci: oggi leggiamo il bugiardino dell’Integratore Spirituale! Prescritto per tutti, esclusi i già santi! Facciamo che lo Spirito ricevuto entri in azione. Il bisogno è enorme, starei per dire estremo. Dentro di noi anzitutto: quando la coerenza all’ideale cristiano sembra arenarsi nella routine, quando la relazione con gli altri ci trova insofferenti e indisponibili, quando gli avvenimenti sembrano congiurare contro di noi. Ma anche fuori di noi: quando la Babele impera,
quando la distruzione si fa palpabile, quando la comunità cristiana sembra preda di annoiata fiacchezza, quando la litigiosità sembra prevalere, quando vedi dei governanti insufficienti e magari anche corrotti, quando le guerre sembrano non finire mai, quando violenze assurde seminano il dissesto fra persone e fra i popoli.
Ci vuole una rinnovata energia riparatrice.
Magari bisogna riflettere su una questione: in questo momento che cosa privilegiare e che cosa accantonare per dare fiato alla speranza? Una cosa è certa e cito Paolo VI: Il cristianesimo non può contentarsi di persone mediocri, non può essere vissuto in maniera qualunque; o lo si vive in pienezza, o lo si tradisce. Diceva quel sant’uomo che fu sindaco a Firenze, Giorgio la Pira: “Le anime sono nella maggior parte distratte; come possono, quindi, intendere il richiamo soavissimo dello Spirito Santo che parla soltanto ai puri di cuore ed alle menti raccolte? Non ci resta che un grande mezzo: aumentare il nostro interiore fervore, diventare con Gesù una unità sempre più consumata”.
Se tutti i cresimati riuscissero a vivere in sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timore di Dio…. mai sarebbe spenta la luce sulla terra; la verità non avrebbe bisogno di ricerche e di prove.

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