31 Dicembre 2017. Domenica nell’ottava del Natale del Signore

Posted on Dicembre 31, 2017

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31 Dicembre 2017. Domenica nell’ottava del Natale del Signore


Questo, che oggi abbiamo letto, è il prologo al vangelo di Giovanni. Nonostante la mia sgraziata voce, nonostante la mia scialba lettura, voi tutti avete intuito che questa è pura poesia, ma nello stesso tempo ne avete colto la forza nella bellezza.
E perché ritornare su un testo poco tempo dopo averlo ascoltato? Forse per non dimenticare l’evento del Natale – mi sono detto –. O per sottolineare ulteriormente, con forza, che cosa sia il Natale, in una stagione, in cui, come dice papa Francesco, il pericolo è che il Natale sia fatto di tante cose, ma senza più la memoria di Gesù, e un Natale vuoto di Gesù è un Natale morto. Morto per colpa di chi?
La mia riflessione oggi – ve lo devo confessare – è sotto l’effetto di un’intervista non priva di provocazioni, che mi ha inoltrato un’amica, data pochi giorni fa da un filosofo, Massimo Cacciari. L’intervista può creare qualche disagio – qualche giudizio può anche essere in eccesso – ma ciò non toglie che mi ha fatto molto pensare: mi mette con le spalle al muro. Massimo Cacciari dice che “i cristiani sono i primi ad aver dimenticato il Natale”. che “non ha niente a che vedere con quello che vediamo intorno a noi”. E ne dà anche una sua motivazione. Dice: “Le Chiese sono diventate delle grandi scuole di ateismo. Nella gran parte di esse, la forza paradossale del verbo di Cristo viene trasformata in un discorso catechistico e ripetitivo, un piccolo feticcio consolatorio e rassicurante, un idoletto. È l’opposto di ciò che insegnava Gesù domandando ai suoi discepoli: ‘Chi credete che io sia?'”. E aggiunge: “Al novanta per cento, i preti sono incapaci di rendere la potenza di quel racconto. Le loro omelie, spesso, sono delle lezioni di anti religione”.
Ho sentito le sue parole come un esame esigente. Esigente per me.
Ecco allora a chiedermi che cosa resta del Natale e che cosa oggi ci suggerisce il prologo di Giovanni che racconta del Verbo di Dio che “si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”, Giovanni in un primo momento ci porta a contemplare il Verbo – la Sapienza, direbbe il libro dei Proverbi – in una sua uscita per creare, quasi fosse l’architetto di Dio. Ci sembra di leggere un’allusione là dove è scritto: ”Io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno”. Un richiamo che abbiamo trovato anche nella lettera ai Colossesi, che di Gesù scrive che è “l’immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione perché in lui furono create tutte le cose, nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili”. Tutto, tutti! Pensare che meraviglia! Creati per mezzo di lui! Vedete, lo diciamo qui ogni domenica nel credo, ma può diventare una ripetizione monotona, senz’anima, senz’anima e senza conseguenze nella vita. Diciamo che “per mezzo di lui tutte le cose sono state create”. La conseguenza è che c’è qualcosa di divino, c’è l’impronta di Dio, dell’architetto, della sua vita, in tutti, in ciascuno di noi, nel creato. Lo crediamo?.
Voi mi capite, se io avessi fede, dovrei andare nella vita con uno sguardo diverso, lo sguardo di chi davanti ad ogni cosa, ad ogni persona, dice:. “Per mezzo di lui è stato fatto”, per mezzo del Verbo di Dio. “Senza di lui” – è scritto –“nulla è stato fatto di ciò che esiste”. Nulla, capite. L’impronta dovunque, al di là delle religioni, delle tradizioni, delle credenze o delle non credenze..
Se ci penso, cambio il mio modo di guardare il mondo. C’è di mezzo un architetto, un grande architetto. E allora porta a pienezza l’opera dell’architetto, del grande architetto, in te. Rispetta e porta a pienezza l’opera dell’architetto, del grande architetto, nell’altro, nella società, sulla terra. Perdonate se la chiamo così: “prima uscita del Verbo” nella creazione.
E passo all’altra stupefacente uscita: “E il Verbo si fece carne e mise la sua tenda in mezzo a noi”, lui immagine del Dio invisibile. Perché questa seconda uscita? Starei per dire: per un restauro. Ho trovato il verbo del restauro in una messa feriale di questa settimana. Sentite, sono parole che contengono un incantamento e finiscono in preghiera: Eccole: “Stupenda, o Dio, è l’opera che vai compiendo nell’universo per restaurare l’uomo e salvarlo dalla sua decadenza; porta adesso a compimento in noi l’azione creatrice del tuo Verbo”. Il Verbo – perdonatemi – da architetto diventa restauratore. Perché? Perché l’immagine dell’in principio in noi, nella società, nella chiesa, nella creazione, si è come scolorita: abbiamo ricoperto l’affresco di pesantezze. Occorre un restauro che lo liberi dai nostri appesantimenti, che ne hanno snaturato l’immagine. Ecco, il Verbo, Gesù, è venuto per questo. Per salvarci dalla decadenza. Spesso oggi sentiamo parlare di un paese decadente, di una società decadente, di una umanità decadente: la dove doveva risplendere la bellezza sembra a volte trionfare la volgarità. Abbiamo bisogno di restauro. Parlavo di volgarità: sì, anche i nomi a noi più cari e preziosi a volte vengono usati dissacrandoli, ed è ferita, ferita al cuore. In questi giorni ci è toccato sentire un uomo politico declamare: “In nome di Gesù bambino vi faccio gli auguri di Natale”. Ma di che bambino parli? Ma hai letto come nasce? Ma hai seguito il racconto della sua vita nei vangeli? E mi dici: in nome di Gesù? Guarda che lui si è fatto carne, e dunque non si può equivocare. Dio si è fatto visibile. Nella vita del suo Figlio che è quella dei vangeli. Attenzione alle nostre incrostazioni che offendono l’affresco. Come posso celebrare un Dio che mette la tenda in mezzo a noi dicendo: “Voi togliete le tende!”? Vedete come evapora il Natale, finendo in una parola, .In una giornata e tutto è chiuso..
Vi dirò che, dopo decine di anni, non mi si stacca dalla mente una scena. Un’aula di liceo – insegnavo allora religione –. Mentre noi si discuteva di Natale , una ragazza – ora diventata scrittrice famosa – alle mie spalle scriveva dolentemente sulla lavagna: “Natale: le statuine e gli addobbi… S. Stefano: tutto ritorna come prima”.
Avviene quando il Natale è ridotto a un nome. Ma se Natale è un Dio architetto, un Dio del restauro, per noi ora si aprono giorni in cui affiancarci, con tutta la nostra passione, al Dio architetto, al Dio del restauro.

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