30.08.2020. Prima Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

Posted on Agosto 30, 2020

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30.08.2020. Prima Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore


Penso allo sconcerto, al mio, e al vostro, nell’ascoltare questa mattina le parole del lontano discepolo di Isaia. Possiamo mettere in bocca a Dio parole come queste: “Ecco, i miei servi giubileranno per la gioia del cuore, voi griderete per il dolore del cuore, urlerete per lo spirito affranto. Lascerete il vostro nome come imprecazione fra i miei eletti: “Così ti faccia morire il Signore Dio”.
Possiamo certo esprimere indignazione – sacrosanta! – ma dire: “ Ti faccia morire il Signore Dio!”. Per un attimo mi si sono accese nel cuore le parole di Gesù che raccontava di un Dio che fa sorgere il suo sole sugli ingiusti e sui giusti e dà la sua pioggia al campo degli uni e degli altri.
Devo, per onestà mentale, confessare che, pur vecchio, non conosco Dio, se non – come dice Paolo – in modo confuso, come in uno specchio, ma – sarò ribelle –. io non penso che Dio mi faccia stramaledire qualcuno, anche se, durante la seconda guerra mondiale, quando ero un bambino, ci fu chi ci invitò a stramaledire i cosiddetti nostri nemici.
Quasi ogni giorno sono a pregare con il salmo: “Il tuo volto, Signore, io cerco, non nascondermi il tuo volto!”. E a sentirmi nella compagnia di coloro che cercano.
Qualcuno potrebbe forse dirmi che anche Erode “cercava”. Sentendo raccontare tante cose di Gesù, rimaneva perplesso. E’ scritto: “cercava di vederlo”. Potrei però dire che c’è modo e modo di “cercare di vedere” qualcuno. E il pensiero mi corre a un altro personaggio del vangelo di cui si dice che “cercava di vedere Gesù”. Voi lo ricordate: uno che riscuoteva le tasse, Zaccheo, piccolo di statura che per vederlo finì su un albero di sicomoro. Ma il testo mette una differenza e annota: “Cercava di vedere chi fosse Gesù”. Uno lo puoi cercare perché ti dicono che è un mito, uno che suscita scalpore oppure uno lo puoi cercare per capire che cosa gli si muova nel cuore.. Forse ricordate l’innamorata del Cantico con la sua invocazione struggente: “Mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce”.
£ certo voi pensate – e fate bene – che il vangelo risponda a questo desiderio più profondo e. direi, emozionante, di cercare Gesù, di cercare di vedere chi veramente sia Gesù. Di lui alcuni dicevano che fosse Giovanni, risorto dai morti, altri che fosse Elia riapparso, e altri ancora uno degli antichi profeti. Ma lui chi era?
Vedete Luca chiude l’inciso su Erode e parla di un ritorno degli apostoli. Prima dell’inciso aveva parlato di Gesù che li manda in missione. Ritornano, hanno una gran voglia di raccontare. Gesù immagina, per il raccontarsi, un luogo più in disparte, Betsaida. E sbaglia i calcoli: trovano folle. E allora – notate –: “Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure”.
Forse non c’è una definizione, che dica tutto di Gesù, se non in termini astratti. O, forse, meglio, non ci basterebbe una definizione. Ci sono tre verbi oggi nel vangelo, a dire chi è Gesù e che cosa gli si muova dentro. Luca parla delle folle e scrive: “Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure”. Accogliere, parlare del regno, guarire. Dopo anni leggo i verbi, e c’è qualcosa che mi fa stupore.
Il primo motivo di stupore sta nella precedenza. Le folle lui le accolse. C’erano motivi per dirsi contrariato, i programmi erano diversi, ed era più che legittimo per lui e per gli apostoli concedersi qualche ora di riposo, una tregua. Ebbene, le folle non videro segni di contrarietà sul suo viso, videro lo splendore dell’accoglienza. Conoscere chi è Gesù: Gesù è questo, prima di tutto: l’accoglienza.
Il secondo motivo di stupore sta nel congiungimento, come se i verbi corressero in coppia: “Prese a parlare del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cura”.
Mi chiedo se per caso non abbiamo dissociato questi due verbi che ci fanno conoscere Gesù. Certo, uno che parlava del regno di Dio, un profeta, così dicevano di lui. Nessuno si sarebbe mai sognato di metterlo nel novero dei sacerdoti. Uno che annunciava il regno, ma legava stretto “il regno di Dio” al “guarire”, al “prendersi cura”.
Vedete, Il nostro brano ha raccontato il ritorno degli apostoli, ma non ha raccontato l’invio. Ebbene il racconto dell’invio, a mio avviso, è molto significativo. Viene detto per che cosa li inviò. Sentite: “E li mandò ad annunziare il regno di Dio e a guarire gli infermi” (Lc 9,2).
Voi mi capite, anche per i discepoli, come per Gesù, una cosa e l’altra insieme: annunciare il regno e guarire. Mai una cosa senza l’altra.
Mi ha molto colpito il fatto che, dal 5 agosto, papa Francesco abbia ripreso la sua catechesi, alle udienze generali del mercoledì, dandole un nome: “Guarire il mondo”. L’invito ad annunciare è stato, ed è, ricorrente. Non cosi, se non erro, l’invito a “guarire quanti hanno bisogno di cura” Guarire il mondo.
Di Gesù il papa dice: “Stava in mezzo ai malati, ai poveri, agli esclusi, mostrando loro l’amore misericordioso di Dio. E tante volte è stato giudicato come un uomo impuro perché andava dai malati, dai lebbrosi, che secondo la legge dell’epoca erano impuri. E Lui ha rischiato per essere vicino ai poveri”.
E aggiunge: “E allora ci chiediamo: in che modo possiamo aiutare a guarire il nostro mondo, oggi? Come discepoli del Signore Gesù, che è medico delle anime e dei corpi, siamo chiamati a continuare la sua opera di guarigione e di salvezza in senso fisico, sociale e spirituale”.
Voi mi capite, il verbo guarire ha mille sfaccettature. Proprio per questo è luminoso. E la domanda che subito mi batte nel cuore è questa. “Ma io, nella mia vita, ho mai guarito qualcuno?” O, forse meglio: “Ho cercato di guarire qualcuno? Mi sono preso cura di persone, di situazioni? Per sollevare da depressioni e degrado? A livello personale, ma anche a livello ecclesiale, a livello sociale? Contro la cultura dello scarto? Ho asciugato qualche lacrima negli occhi di qualcuno? Lascio a voi declinare il verbo “guarire”.
In questi giorni un’amica, a me molto cara, in un suo messaggio ha usato una immagine per me bellissima: “scollinare” scriveva “dai pensieri tristi”. Ho aiutato qualcuno a scollinare dai pensieri tristi? E voi sapete che non bastano gli annunci, occorre toccare, abbracciare, accarezzare, prendersi cura.
Aiutare a “scollinare dai pensieri tristi”.

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