3 dicembre 2017. Quarta domenica di Avvento

Posted on Dicembre 3, 2017

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3 dicembre 2017. Quarta domenica di Avvento


Mi impressiona il tenore fremente della prima lettura. Si parla di un popolo che chiede sicurezza e rifugio ad un altro popolo e gli manda doni. Sembra sottinteso: si sa quanto sia difficile perché ognuno tira l’acqua al suo mulino. Ma la speranza è più forte dei sospetti e dei timori. Un brano che è sempre stato riletto alla luce della venuta del Signore: come dire che soltanto una garanzia superiore e un approdo sicuro potranno risanare una condizione di schiavitù come quella subita prima dal Faraone, poi dai Babilonesi, dalla Persia, da Alessandro Magno e poi dai romani. L’oppresso cerca libertà e si affida a chi sembra poterla offrire. Colui che depone i potenti dai troni e confonde l’umana superbia, Questi è l’amministratore delegato del Regno di Dio; è il Messia, l’atteso di sempre, il cercato dagli sconsolati, il supplicato da tutti come un cielo che ci raggiunge. La scena descritta dal vangelo, l’ingresso di Gesù in Gerusalemme mette in evidenza sia le attese come il loro compimento. La storia degli umani ci insegnerà che non è bastata questa operazione per risolvere il problema; occorrerà una contagiosa riproduzione di osanna che attraverso i secoli continuino a spegnere le voci contrarie, i suoni delle guerre, l’urlo delle armi, gli evviva degli speculatori sulla vita altrui.
Sono questi i pensieri che mi ha suggerito il secondo attore della scena. Forse non è nemmeno attore non protagonista, anzi è certo l’indispensabile spalla del Signore. Non meravigliatevi se vi parlo dell’asino. Sì dell’asino. Il veicolo scelto dal Messia; la macchina da guerra inventata da Dio. Facciamolo parlare e lasciamo che dica cosa sta vivendo nel muovere passi lenti e stentati verso la porta della città. Sa che il trasportato, malgrado le apparenze, è un peso fortemente greve; sa che potrebbe spezzare le sue gambe esili ma resistenti, dal momento che colui che porta, ha su di sé l’enorme e pesantissimo fardello delle nostre ingiustizie.

L’asino che parte da Betfage (qui, nel XII secolo, fu trovata una roccia sulla quale erano state incise le linee che disegnavano l’asino recante il Messia e Lazzaro risorto) è l’emblema di fedeltà assoluta. Non si mette in vetrina per il lavoro fatto anni prima quando insieme al bue si era affannato per riscaldare il luogo della natività. Lui è di umiltà superiore! Neppure ama narrare le sfide della fuga verso sud, verso l’Egitto. Lui c’è sempre. Racconta la biblista Filippa Castronovo: “l’asino nella Bibbia è animale da carico, simbolo di lavoro, di disponibilità. Fa girare le macine dei mulini e in Egitto le ruote dei pozzi. Al contrario del cavallo che era la cavalcatura del re, la cui potenza e ricchezza si misurava dal numero dei cavalli che possedeva, per fare la guerra, l’asino è animale di fatica, di lavoro e si impiega in tempo di pace. Nella Bibbia appare, per la prima volta, quando, caricato della legna per il sacrificio, accompagna Abramo che va sul monte Moria a sacrificare Isacco. L’asino è scelto da Mosè per farvi montare sua moglie e i suoi figli quando ritorna in Egitto, da dove era fuggito, per compiere la missione che Dio gli aveva affidato . Un passo del libro dei Numeri mostra l’asino capace di ‘vedere’ i segni di Dio e di opporsi all’uomo ottuso che non comprende la parola di Dio. L’asino diviene una figura sapienziale, perché riconosce la volontà di Dio prima ancora dell’uomo che si ritiene veggente.”
Dunque, continuate pure a chiamarmi stupido – mi dice questo straordinario protagonista della storia – sono molto contento di essere arrivato fin qui, alla porta del mondo per regalarvi il facitore di nuovi orizzonti e vi ringrazio perché sotto il mio zoccolo sfinito avete messo mantelli e tappeti.
Il graffito del I o II secolo ritrovato sul Palatino (ora conservato nell’Antiquarium del Palatino), detto di Alessameno, mostra un crocifisso che ha la testa di un asino: era il dileggio e il disprezzo dei pagani verso la nascente comunità dei cristiani. Un esempio antico di quello che oggi chiamiamo “ bullismo fra coetanei”. Sul luogo del ritrovamento sorgeva infatti una scuola; probabilmente questo Alessameno era un giovanetto cristiano preso in giro dai compagni per la sua fede! Ma non immaginavano tutto lo spazio e lo spessore che l’asino ha dentro la Bibbia e nella venuta del Messia in particolare.
Significa che i cristiani possono come Gesù stesso essere identificati con l’asino. Se così fosse anche adesso, ben venga. Avremmo la certezza di essere sulla buona strada.

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