27.05.2018. Santissima Trinità. Prima domenica dopo Pentecoste

Posted on Maggio 27, 2018

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27.05.2018. Santissima Trinità. Prima domenica dopo Pentecoste


Festa della Trinità. Ma come parlare di Dio? Con occhi in qualche misura ancora bendati? Per fessure di visioni?
Ho letto il brano del’Esodo. E ho incominciato a farmi domande. Non voglio dirvi che ho risposte. Chi mi conosce sa che non sono un uomo dalle risposte facili, tanto meno pronte. Ebbene ho letto di Dio, che a Mosè dice: “Tu non potrai vedermi e restare vivo”. E Dio pose Mose nella cavità della rupe e lo coprì con la mano, finché non fosse passato”. E Mosè non vide il volto, ne udì solo la voce. Dunque la voce sì! La sentiva, quasi fatta ancor più preziosa da quella mano sui suoi occhi. Quella voce gli rimase dentro: “Dio misericordioso e pietoso lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà”.
Continuano a risuonarmi dentro le parole: “Nessuno può vedere Dio e restare vivo”. Mi si accende infatti in cuore una parola di Gesù che sembra quasi smentire: “Filippo, chi vede me, vede il Padre”. Vede il Padre! Dunque loro hanno visto Dio, il Padre in Gesù. E sono rimasti in vita. E Giovanni nel prologo del suo vangelo. sembra riprendere alla lettera la parola dell’Esodo e la declina con aggiunta clamorosa: “Dio, nessuno l’ha mai visto, il Figlio unigenito che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che ce lo ha rivelato” (Gv 1,18).
Possiamo dunque dire superato il brano dell’Esodo? Ora che Dio si è svelato, ha tolto il velo dal volto? Superato Mosè? Ebbene il cuore mi dice di no. Sarà forse perché io mi sento tanto nei panni di Mosè, nella cava di roccia, ancora con una mano che fa benda agli occhi. Per proteggermi forse da troppo splendore.
Come a Mosè, mi rimangono però in cuore parole di Dio che, pur con gli occhi non ancor del tutto sbendati, mi seducono. A non finire: Mi sembra a volte di ascoltare l’eco del suo passaggio sul monte. Proprio dentro la mia vita, o dentro la vita degli altri, o dentro le storie del mondo. Passaggio, il suo, che non umilia la nostra piccolezza: piccoli ma amati. Non vedo Dio, ma ascolto, come Mosè sul monte, le sue parole. Per me sono come miniera. So per certezza che nella miniera è custodito l’oro. Vado in cerca dell’oro.
Vedere Dio? E’ vero – lo ricordavamo – che alcune donne e alcuni uomini, più di duemila anni fa lo videro – se così si può dire – , videro la sua gloria come affacciarsi dal viso del Rabbi di Nazaret, che passava e ripassava beneficando per le loro strade. Un rabbi che si faceva – bestemmia delle bestemmie per i suoi oppositori –si faceva uguale a Dio, Lui il Figlio di Dio. E’ vero. Però anche quelle donne e quegli uomini, che lo seguivano, abbagliati dalle sue parole e dai suoi gesti, a loro volta e in qualche misura, portavano qualche resto di bende sugli occhi. E quali occhi mai avrebbero potuto contenerne lo splendore? Che traluceva dalla sua carne. Lo splendore che avrebbe sparigliato tutti sulla croce? Dove videro – che cosa videro di Dio? – videro l’amore. L’assoluto dell’amore. Il Figlio lo raccontava a tutti, dall’alto, morendo e poi risorgendo, raccontava che l’amore è più forte della morte. Era come se Dio lì si fosse svelato, avesse tolto il velo ed era come se a noi umani, per un attimo, avessero tolte le bende dagli occhi. Dico in parte, perché, risorto, un po’ non lo vedevano, poi lo vedevano, poi scomparve. Ma iniziava una stagione nuova – è la nostra – in cui Dio con il suo Spirito ci abita. Accanto o. se voi volete. dentro. E’ detto “Paraclito”, cioè uno accanto. Disse Gesù: “Quando verrà il Paraclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Pdre, egli vi darà testimonianza di me. E anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio”.:
Voi forse potreste chiedermi: ”Ma, alla fine di questo lungo racconto, come ti senti nei confronti di Dio? Occhi sbendati o occhi ancora bendati? Vorrei dirvi che dal cammino che abbiamo attraversato, sembra affiora l’immagine di un Dio che ama. Mi crea stupore che le due storie, quella di Dio e quella di noi umani, si siano intrecciate. Si siano abbracciate.
E nello stesso tempo mi seduce il pensiero che quando dico Dio, dico volti e non un solo volto: dico Padre, dico Figlio, dico Spirito santo. Potrei dire che il nome di Dio è sinfonico, non è univoco, tanto meno monocorde. E’ una sinfonia di nomi. O, se volete, sono nomi in sinfonia.
Ebbene, pensando a Dio sinfonia e a noi fatti a sua immagine, a noi chiamati ad esserne i testimoni, mi si aprivano suggestioni. Ne sfioro solo alcune. Ne lascio altre a voi.
La prima riguarda la mia vita personale, la nostra vita personale: io, se sosto sui miei pensieri, sui miei gesti, sulle mie passioni, come mi vedo? Sono univoco, monolitico, monocorde? O sono sinfonico? Amo pensare con gli altri, confrontarmi con gli altri, costruire con gli altri? Cerco il suono degli altri? Amo armonizzare le diversità?
Aggiungo, chiamata a testimoniare un Dio sinfonico è anche la chiesa. Una chiesa sinfonica, cioè una chiesa che al suo interno non spenga i suoni e le voci ma le chiami a concerto, una chiesa che nel confronto con il mondo non sia ossessionata dal rovello di imporre una sola voce, la sua. Ma abbia il sogno, abbia l’arte di unire la sua voce al coro delle altre chiese, armonizzandola ai tanti cammini spirituali dell’umanità.
E ancora testimoniare un Dio. la cui vita è sinfonia, con una politica sinfonica, una società sinfonica, che non tolleri il dominio di una sola voce, ma che celebri la pluralità e la sinfonia delle voci. Un mio amico, prete burattinaio, Marco Campedelli direbbe: “un mondo che si pensi come uno spazio aperto, dove le culture si intreccino, gli alfabeti si mescolino. Un mondo sinfonico”.
“Sinfonia” dunque è un nome per dire il mistero di Dio. Forse un altro nome è “abbraccio”. Penso al segno della croce che ci hanno insegnato da piccoli, noi disegniamo nomi sul corpo. Quante volte mi capita di farlo per abitudine! Ma quando sosto a pensare, allora mi chiedo se non possiamo sentirlo, quel segno, come un abbraccio. Abbracciati nel corpo. Dio tocca il corpo. Abbracciati. E, come figli, chiamati ad abbracciare. Abbracciare la vita. Non spassionati! Con la passione che ha Dio, che ha Gesù, con la passione che è lo Spirito. Testimoni del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo.

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