26 Novembre 2017. Terza domenica d’Avvento

Posted on Novembre 27, 2017

Exemple

26 Novembre 2017. Terza domenica d’Avvento


Il complesso discorso che Gesù sta facendo segue il compimento di un fatto appena avvenuto. Infatti poco prima a Betesda aveva guarito il paralitico ed era un sabato. Solleva la tua barella e vai! È stupenda e spiazzante la frase con cui giustifica la scelta del giorno: prescindendo dal racconto della creazione dice che il Padre non guarda il calendario e opera sempre.
Da questa frase e da questo miracolo si addensano i guai per Gesù. È l’inizio della fine per Lui, che ha osato il nuovo e ha scardinato i recinti della grettezza religiosa e della presunzione di verità.
“Le opere che io sto facendo testimoniano di me” dice Gesù e porta la prova dei fatti a dire che in lui opera quel Dio che aveva promesso un suo intervento salvifico nella storia. Giovanni ne era stato l’immediato testimone. Un giorno il Battista, si sentì dire: “Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il vangelo” (Mt 11,4-5).
Fatti, non parole: una lezione per noi che siamo dei dialettici consumati e siamo abituati al fraseggio del tipo “qui l’affermo e qui lo nego”, oppure “accetto tutto ed il contrario di tutto”; sembra che siamo immersi nel limbo di verità provvisorie e assolutamente controvertibili. Non disponiamo di criteri univoci o comuni per decidere cosa definire vero e falso, giusto o sbagliato. Quelli che fino a qualche decennio fa erano considerati sistemi di pensiero forti e chiari (ideologie), si sono alla fine completamente liquefatti lasciando il posto ad un pragmatismo che spalanca le porte alle opzioni più disparate e scriteriate.
I contestatori di Gesù, i sapienti del tempo avvezzi allo scrutare le Scritture, invece sembrano certissimi su tutto. Qualcuno così c’è anche ai nostri giorni. Che bel problema costituiscono quelle persone che hanno una tale sicurezza in ciò che credono da ritenere di non doversi mai mettere a confronto ed in ascolto di qualcos’altro che pure è sotto i loro occhi!
La tradizione cristiana è ricchissima di richiami al valore dei testi sacri. A noi tocca anzitutto di conoscere le Scritture. L’Antico Testamento è premessa necessaria per riconoscere il Cristo. Diceva san Girolamo: “L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo”. Lo aveva fatto anche Gesù con i discepoli di Emmaus: “Cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui” (Lc 24,27). Scrive sant’Ambrogio: “Nell’antico testamento è adombrato il nuovo e nel nuovo si disvela l’antico. Bevi per prima cosa l’antico testamento, per bere poi anche il secondo.. Bevi dunque tutt’e due i calici, perché in entrambi bevi Cristo”. Certo, i testi sacri vanno letti, studiati, scrutati. Ma vanno soprattutto vissuti, altrimenti non producono frutto. Anzi, senza una vita coerente con il messaggio rivelato, ci verrebbe rivolto a noi il rimprovero di

Gesù: “Voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto e la sua parola non rimane in voi”.
La parola d’ordine del vangelo odierno è “testimonianza”. C’è un risalire di persona in
persona, dal paralitico guarito a Gesù, da Gesù a Giovanni Battista, da Gesù al Padre Eterno. La parola greca che si traduce con testimonianza, non ha propriamente quel sapore un po’ giuridico che ci fa subito pensare alla figura che testimonia nei processi. In greco si dice Marturya con un senso ampio di credibilità, di fiducia, di autorevolezza. Il Battista era credibile, Gesù più ancora, e sono stati eliminati. Noi ci affidiamo alla loro testimonianza? Come ci interpella oggi l’Avvento di Gesù e come ci raggiunge nel crogiuolo della storia odierna?
«Ascoltatemi, voi che siete in cerca di giustizia, voi che cercate il Signore;
guardate alla roccia da cui siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti…”
Il profeta si rivolge anche a noi. Che grado di consapevolezza abbiamo di chi ci ha generato alla libertà e della matrice da cui siamo tratti? Tale consapevolezza si concretizza in azione testimoniante? Che concretezza le immagini bibliche: Paolo parla di profumo, Gesù di lampade e di luce. Al termine di questa riflessione, proviamo a dire quali risposte abbiamo.

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