25 giugno 2017. Terza domenica dopo Pentecoste

Posted on Giugno 25, 2017

25 giugno 2017. Terza domenica dopo Pentecoste


Riporto un pensiero sul tema di questa domenica che mi è stato inviato da un fedele:

“Adamo è terra. Impastato con terra. Ma cos’è la terra? fra i quattro elementi fisici ha la caratteristica della fertilità, l’acqua purifica, il fuoco estingue, l’aria accoglie e dona respiro al Cosmo, la terra ‘genera’, in determinate condizioni naturalmente, e anche questo è interessante. Ci sono diversi tipi di terra. Dio ha creato la terra e poi la lavora, plasma, questo verbo è forte perchè ci richiama inevitabilmente l’immagine delle mani di Dio.. come uno scultore con la creta, modella, plasma, realizza un progetto che è nella sua mente, nella mente di Dio, che fra le sua grandi mani prende forma, diviene realtà.. crea il primo uomo, ma la terra non basta, non ha la vita in sè, la accoglie e ne consente la crescita, è grembo umido e madre. Per questo, compiuta la forma, Dio soffia nelle narici della sua creatura, che ancora non ha un nome, per donargli la vita, con la vita il Nome che richiama la sua origine, Adamo, il maschile di Adamà, terra, come è stato acutamente suggerito, non terra in senso generico, ma terra “fertile”. Quale immagine ha mai raggiunto una tale potenza espressiva?
Abbiamo la fisicità generante e il soffio, che associamo all’aria, l’elemento più sottile, ma in realtà è nell’origine del soffio, nella sua intenzionalità, il donare vita, che si racchiude il progetto di Dio, Mistero della Creazione. Mistero che fin dalle origini ha dato vita anche al pensiero dell’uomo, ha generato la domanda, divenendo poi nella filosofia occidentale la ‘questione ontologica’ : il passaggio dal nulla all’essere e il suo contrario il passaggio dall’essere al nulla.. ma non possiamo proseguire per questa strada, sappiamo che la domanda è la fiamma della consapevolezza in ognuno di noi. Ma quando l’uomo comincia a porsi delle domande? Lasciamo questa domanda in sospeso, come spunto di riflessione e facciamo un passo indietro.
Abbiamo detto che il primo uomo che, in vita, diviene Adamo, mantiene nel suo nome, identità, il legame con la terra, elemento dotato di forza generante come leggiamo nel testo della Genesi 1 “La terra produca germogli”. Certo c’è il comando di Dio, la sua mente ‘atto puro’ ma solo alla terra viene attribuita la facoltà di generare: la fertilità appunto. Così Dio può vedere, immaginare e far essere ‘in potenza’, in quella prima creatura tutto ciò che ha in sè concepito per l’uomo, che nasce eterno ma ‘finito’. Quando si muoverà ‘oltre’ per sapere, per scoprire, prenderà coscienza della sua condizione della sua finitezza, divenendo mortale, ma soprattutto della tensione inevitabile e fondante la sua stessa dimensione esistenziale a conoscere, che diverrà inesauribile tensione all’infinito perchè riconosce l’immensità dentro e fuori di lui: è quel soffio di Dio che ci ha reso parte di Lui, ma appunto ‘parte’. Questo è il mistero dell’uomo, la contraddizione che può diventare lacerante, fatale, fra finito e infinito, nel momento in cui viene meno l’affidamento a Dio Padre. Ed ecco la mela dell’albero del bene e del male. Nel radicalizzarsi di questo atteggiamento troviamo il nichilismo che ha caratterizzato il secolo scorso e continua provocare conseguenze sociali drammatiche, perchè l’uomo non è in grado di vedere nel nulla, anche il nulla è più grande di lui e ne annienta ogni possibilità di senso, rendendolo sterile.
Ma ora vediamo cosa ha voluto Dio per l’uomo, quale ruolo gli ha dato? certo una centralità nel prendersi cura di ciò che lo circonda perchè lo rende operativo e soprattutto in grado di ‘progettare’ e realizzare.. cosa significa? Creare! Dio ha dato all’uomo la facoltà di creare e tutti materiali per poterlo fare! allo stesso tempo la responsabilità di prendersi cura del creato che lo precede, la Natura, infinita bellezza della mente di Dio”.

Partiamo da questa bellezza del mondo creato da Dio: stato iniziale incorrotto oppure prospettiva finale? Strano riscoprire che Isaia propone la visione profetica di un’umanità futura che vive di pace ed armonia: “il lupo pascolerà con l’agnello”! l’Eden è dunque un inizio o una fine?
Povero Adamo, gli abbiamo attribuito il peso della croce della storia; lui e sua moglie, la cattiva suggeritrice che istiga all’errore, sarebbero gli esuli di una terra ospitale e gli abitatori di valli difficili. L’albero cui non si doveva accedere e del quale si doveva solo contemplare e non mangiare il frutto, è l’insindacabile giustizia divina; bene e male sono la coerenza o l’incoerenza al dettato del cielo. La mela, frutto proibito, è il nome derivante dal confondere della lingua latina: malus è il melo, malum è il male, malus aggettivo vuol dire cattivo. A volte sembra che l’impresa dei nuovi Adam, vada nella direzione identica a quella del primo esemplare: ridisegnare la mappa del mondo a proprio uso e consumo e a proprio piacimento. È il vitello d’oro che ritorna continuamente, è l’inarrestabile ricerca dell’immortalità e non invece l’ascolto profondo delle note scritte sul rigo della pelle, dense di armonie ineguagliabili; il musicista Battiato aveva scritto l’opera Genesi negli anni Ottanta e proprio l’atto d’apertura è una musica danzata che nel vorticoso ruotare degli attori riassume l’adesione al cielo.
Il raffronto col nuovo Adamo, sviluppato in San Paolo, sottolinea meravigliosamente la discordante risposta al medesimo mandato: essere figli veri, non usurpatori di un ruolo che spetta al creatore. Gesù di Nazareth è il figlio in assoluto: colui che dice “mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato”. Egli è colui che replica sdegnosamente al tentatore che lo vorrebbe allontanare dall’essere figlio obbediente; quello sdegno che non fu del primo Adamo, il quale si lasciò ingolosire dal poter prendere il posto di Dio. Il nuovo Adamo è il testimone del Dio che non abbandona, che vuol restituire la piena dignità all’Adamo che se ne è privato; interessante sarebbe rileggere la coscienza di nudità di Adamo ed Eva dopo la trasgressione, la tenerezza del creatore che cuce delle pelli come segno del possibile ritrovamento dell’immagine primigenia. Lo dice Gesù a Nicodemo: la condizione umana avvolta nel buio è ricercata per essere portata fuori, alla luce. Il tema della conoscenza del bene e del male viene ripreso nella contrapposizione luce-tenebre. Tenebra è l’uomo che crea il suo Dio, e aggiungiamoci pure tutte le sovrastrutture che si coagulano a costruire “le cose” della religione! Luce è la prima creatura: “Dio disse: ‘Vi sia la luce!’. E apparve la luce. Dio vide che la luce era bella e separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce Giorno e le tenebre Notte.”
Opporsi alla luce è come creare un’eclissi esistenziale: per questo Cristo è Emanuele, cioè Dio con noi, “luce per illuminare le genti”; incontrare Nicodemo di notte, cioè il mondo occluso nella propria presunta verità assoluta, è grande simbolo narrativo di Giovanni. Adamo, vuol dire Gesù, è passibile di onnubilamento, ma se si lascia andare alla fede in Lui lascia il mondo delle ombre oscure e si ritempra nella luce.
Molti dipinti del Crocifisso mostrano accanto al legno che si imbuca nella terra un teschio: perché? Il Golgota, luogo del cranio, fa scendere sul primo uomo senza vita il sangue amore del nuovo uomo che rigenera.
Serve un modo più intenso di leggere le pagine della cosiddetta preistoria biblica; essa ci è stata consegnata dalle tradizionali interpretazioni come se fosse una vera e propria storia con fatti e date reali. I discorsi di Gesù invece, soprattutto nel vangelo di Giovanni, hanno una forza e concretezza formidabili nel consegnarci il vero volto dell’uomo, di Adam, nell’unica analogia del rapporto Padre-Figlio..
Luce e tenebre sono lì a dirci come siamo; il gesto sanante di Gesù al cieco nato indica il cammino. Bello riflettere su quelle frasi contenute nel libro dei Simboli di Jung: “Qualcuno cui fu concesso di gettare un ultimo sguardo nel paradiso dopo il peccato originale vi vide l’albero e i quattro fiumi. Ma l’albero era disseccato e tra i suoi rami giaceva un fanciullino. La madre era incinta”… E’ così intuita la possibilità della crescita della coscienza nel nuovo essere, ripristino di un giusto modo di pensarsi come coltivatore e custode della vita, potremmo anche dire cultore e ministro dei beni affidati.

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