25.02.2018. Seconda domenica di Quaresima

Posted on Febbraio 25, 2018

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25.02.2018. Seconda domenica di Quaresima


Nel vangelo della Samaritana, quasi prima ancora della centralità della donna mi sembra di intravvedere il protagonismo del luogo quasi fosse un personaggio aggiunto ai due primattori!
Siamo a Sicar più nota col nome di Sichem, un nome che ci riporta ad Abramo e ai suoi primissimi passi nella terra promessa; ma poi qui troviamo le tracce di Giacobbe e del suo figlio Giuseppe che prima è venduto dai fratelli e poi dopo averli perdonati, assurge al ruolo di unificatore delle dodici tribù. Per questo Giuseppe verrà sepolto a Sichem e rappresenta la prefigurazione del Signore Gesù, venduto, ucciso e capace di attirare tutti a sé.
C’è una fonte d’acqua in quel luogo aridissimo e desertico; allora se c’è una fonte subito si fa un pozzo. La poca acqua sorgiva è oggetto di contesa perché chi la conquista , vive. Si combattono guerre per i pozzi e non solo in quei tempi. Ma la fonte/pozzo è per forza anche luogo di incontri; quasi come un sagrato, una piazza o un mercato. È così che Giacobbe incontrò Rachele, che Mosè conobbe Seffora.
C’è di più. Il pozzo di Giacobbe non si trovava per niente sulla strada più veloce che Gesù, criticato e ormai osteggiato in Giudea, avrebbe dovuto percorrere per tornare in Galilea. La via più breve era quella che scendeva verso il Giordano. Invece, dice il vangelo di Giovanni che “Bisognava che Gesù passasse per la Samaria”. C’è una necessità di passare di là che non ha nulla a che vedere con problemi viabilistici. Quell’espressione verbale “bisogna” compare altre volte nei vangeli: lo dice Gesù a Zaccheo “bisogna che io venga a casa tua”; lo dice a Nicodemo “bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato”. Si rendono necessari certi passaggi perché si attui il disegno di Dio!
Così la Samaria, terra di persone squalificate per la loro fede eretica, come un’enclave di stranieri in Palestina, e quindi terra inospitale per un giudeo come Gesù, diventa meta scelta e privilegiata. Luca racconta anche di un rifiuto dei samaritani a lasciar passare Gesù e i discepoli dal loro villaggio, mentre per insultarlo i farisei useranno proprio l’epiteto “samaritano”!
Gesù si ferma in Sicar, fra quella gente ostile. Decide di riposarsi vicino al pozzo e manda i suoi a far provviste di cibo; è mezzogiorno e un’ ora non buona per andare al pozzo, fa troppo caldo. La samaritana, donna senza nome ma ben nota ai compaesani, ci va perché a quell’ora sa di non trovare qualcuno che le lanci parole di scherno e insulti. Non dimentichiamo che la legge prevedeva che solo l’uomo poteva allontanare col ripudio la moglie e quindi non sembra una donna viziosa ma semmai respinta. Si sarà meravigliata di vedere lì un uomo; ancor più si stupisce che quest’uomo le rivolga la parola, cosa proibita dalla legge giudaica. Abbiamo sentito l’intensità del dialogo che si sviluppa fra i due. Gesù, indubbiamente, parte svantaggiato e si sente contestato dalle prime battute; con grande umiltà e pazienza poco alla volta dice parole che toccano il cuore della donna che con stupore si sente svelata a se stessa.
Gesù dice di aver sete, ma per lui è un espediente per spianare il campo dagli stereotipi di identità che la donna si portava ormai cuciti addosso. La richiesta è un modo per valorizzare chi gli sta di fronte. La sete della donna, contrassegnata da quel doverla affrontare ogni giorno, è accompagnata da una fatica rassegnata; ormai non sa più se sperare ancora di trovare un uomo magari più ricco capace di darle sicurezza e riposo. Con Gesù, per la prima volta la donna si vede davanti uno che, come tanti, le chiede qualcosa, ma poi Lui, come nessun altro sa fare, ribalta inaspettatamente la situazione e si annuncia come capace di dono e non come rapinatore di esistenza.
È allora che la donna lascia la brocca, quel segno della sua povertà e dipendenza, e andrà a dirsi agli altri con volto nuovo e a fare “testimonianza” di ciò che le è accaduto. Potremmo proseguire a fare altre osservazioni, tanto è ricco il brano; proviamo a farlo per conto nostro, rubando un po’ di tempo a fretta e distrazione ricordando il monito di settimana scorsa: fermati, guarda, ritorna.
Intanto lasciamo che si affaccino alla nostra coscienza alcune linee emergenti:
1. Anzitutto non dobbiamo ritenere nessuno “inguardabile” ; con questo diciamo che il dialogo non è mai inammissibile, persino sotto i fragori delle bombe.
2. La disputa su quale sia il tempio presso il quale pregare, è superata dalla risposta di Gesù: il vero religioso trova Dio al fondo di se stesso e i luoghi diventano non vincolanti. È la persona visitata dal Signore che rende sacro il luogo e non viceversa.
3. Gesù conosce come siamo e vede in noi il buono perché abbia a prevalere; ci rende coscienti dei passi da fare.
4. Non è tempo di consegnarsi al pessimismo e alla disperazione; dice il Piccolo Principe: “Ciò che fa bello il deserto è che da qualche parte nasconde un pozzo”.
5. Il pozzo è simbolo di profondità e di oscurità, ma contiene la vita; al fondo di noi stessi abbiamo tanto da esplorare e la luce è la sotto che aspetta di essere liberata.