25.02.2018. Seconda domenica di Quaresima

Posted on Febbraio 26, 2018

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25.02.2018. Seconda domenica di Quaresima


Qui c’ è una fonte, venerata fin dai tempi più antichi di cui conosciamo la storia dal Libro di Genesi. I tempi di Isacco, Esaù, Giacobbe, Giuseppe, Mosè…i primi tempi della Storia di Dio e del Suo popolo;
La nostra storia di cristiani: seguaci di Gesù e da Lui salvati.
Samaria, Sichem, Sicar. Il Pozzo.
Quel pozzo, così venerato, ricorda agli ebrei la generosità del Signore che strappandoli dalla schiavitù in Egitto li condusse nel deserto dove camminarono per quarant’ anni. Tanto tempo perché la meta era sì molto lontana, ma soprattutto perché il popolo spesso si dimenticava dei doni ricevuti dal Signore e peccava gravemente ribellandosi a Mosè, ma soprattutto adorando gli idoli degli altri popoli, ignorando i doni di Dio. Il Dio dei 10 Comandamenti consegnati a Mosè.
Ormai al termine della marcia nel deserto, ottengono dal Signore il dono di quella acqua ed è a quel pozzo che Gesù, stanco, si ferma a riposare mentre gli apostoli vanno in città a comprare cibo.
Lì, al pozzo, Gesù, solo, incontra la Samaritana.
Penso che anche a noi sia successo di trovarci soli con Dio.
Dovremmo tenere un nostro particolare calendario su cui segnare i giorni più importanti della nostra vita cristiana: i giorni della nascita e da Battesimo, sino…al giorno della nostra vocazione, quando abbiamo deciso cosa fare della nostra vita.
Il dialogo tra Gesù e la Samaritana. Sembrano ognuno voler trascinare l’altro per parlare delle qualità di quest’acqua che li ha chiamati entrambi in quel giorno ed a quell’ora, mezzogiorno, ai bordi del pozzo di Giacobbe. Si guardano, si parlano, ma poco dopo il discorso subisce come una virata perché Gesù dice:” Chi beve di quest’acqua avrà ancora sete ma chi beve l’ acqua che io gli darò non avrà più sete in eterno”.
Questo aggettivo, “eterno,” richiama un concetto religioso, quello di eternità. “Anzi quest’acqua, in chi ne beve, diventa una sorgente che zampilla per la vita eterna”.
La donna vuol mantenere il discorso ad un livello utilitaristico, materiale: risparmiarsi la fatica di dover venire spesso al pozzo.
Gesù invece ora vuol portare il discorso su di un livello morale: la vita affettiva della donna, il rapporto con gli uomini. Un marito, a cui sia fedele o una sequenza di uomini di cui l’attuale non è un marito.
Ma la donna, (allora una prostituta?) si dibatte per non lasciarsi interrogare sulla sua condotta. Porta il discorso sui diversi luoghi di culto, i Samaritani hanno il tempio sul Monte Garazim, voi a Gerusalemme celebrate il vostro culto…comunque presto verrà il
Messia, chiamato Cristo,e ci porterà la verità di ogni cosa.
Dove c’ è acqua c’è vita.
L’acqua, tema fondamentale del dialogo, è simbolo della sapienza che dà la vita e quindi dell’insegnamento di Gesù e del dono dello Spirito.
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Il dialogo con una donna, e per di più Samaritana, appartenente cioè ad un gruppo scismatico, approda ad un impensabile conversione. La donna, dopo un intenso dialogo con Gesù, crede nel Messia e sarà la prima volta in cui, la testimonianza di qualcuno che ha creduto in Gesù, si traduce in un’azione missionaria che oltre tutto ha successo. La brocca rimane a terra, diventata inutile, al pozzo, la donna corre in città. Ansante dice cosa le è successo ai concittadini che diventano disponibili ad accogliere Gesù, ad ascoltarlo, ed al credere in lui come salvatore del mondo.
Dobbiamo ringraziare Gesù che ci ha chiamato ad essere cristiani.
Ed il Signore, chiamandoci alla sua sequela, ci assicura che camminerà sempre con noi.
Perché temere, allora…
Gesù si ferma a parlare con una donna.
E’ di una razza eretica, maledetta quanto i pagani; una peccatrice notoria per di più. La donna ha come paura che il discorso scivoli su di lei, ha paura che Gesù le faccia domande pericolose circa la sua vita personale. E’ una peccatrice. Non vorrebbe che questo rabbi finisca col parlare di ciò, che si renda conto di chi ha davanti.
Essere cristiani non vuol dire essere degli sbruffoni che si credono chissà chi, ma gente felice di aver incontrato il Salvatore, questo Maestro che , anche senza anfore, è in grado di distribuire un’acqua fresca,per donare una vita eterna, un’acqua viva. Chi ne beve non avrà più sete, anzi quest’acqua diventa una sorgente che zampilla senza mai esaurirsi.
Tra Gesù e la donna si sviluppa un dialogo cui la donna partecipa con grande attenzione. Quel pozzo portava dietro di sé tutto il prestigio di Giacobbe, l’antenato glorioso di cui i samaritani si consideravano eredi.
Ma Gesù insiste: la Samaritana viene tutti i giorni ad attingere acqua, ma se berrà l’acqua che dà Gesù non avrà più sete. A questo punto si sente interessata a quell’acqua fresca, sorgente interiore. Vede il valore della nuova vita che dà Gesù. Si lascia dominare dalla luce che splende in Gesù.

Don Enrico Cantù

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