23.08.2020. Domenica che precede il martirio di s. Giovanni il Precursore

Posted on Agosto 23, 2020

Exemple

23.08.2020. Domenica che precede il martirio di s. Giovanni il Precursore


Una lettura troppo veloce di questo vangelo fa correre il rischio di limitarsi a banali considerazioni sulla questione delle tasse: pagarle o evaderle, considerarle giuste o ingiuste, e via di questo passo. Anche una lettura troppo politica del testo sarebbe inadeguata; tuttavia esso suggerisce certamente la necessità di riflettere sulla posizione del cristiano di fronte al mondo delle istituzioni civili, ma non è questo il momento di occuparcene.
Lo scambio di battute fra Gesù e i farisei mette in luce qualcosa che sta prima delle scelte e dei giudizi circa le vicende che il tempo e la storia di volta in volta ci richiedono.
Non bisogna far confusione, sembra dire Gesù. Cesare, cioè la politica e i suoi governanti, ha un suo ruolo: degno di rispetto, ma non può stare in cima nell’ordine dei valori. L’imperatore, anche se lo pretende, non è Dio. Il primo volto da onorare non è quello stampato sulla moneta, cioè Cesare, bensì quello che è stampato nel dna di ognuno di noi: il volto di Dio. Senza questa convinzione, senza questo prerequisito, non c’è per l’uomo una casa che possa essere ospitale ma continueranno ad esserci soltanto fortini e campi di battaglia.
Il biblista Borgonovo ha una riflessione assai dura e forte: “Da Caino in poi la città si fonda sul cadavere del fratello. Essa vive nella violenza che la legge denuncia e vuol contenere. Il sangue, rimosso e nascosto sotto le mura, con il passare del tempo cresce e trasuda da tutte le parti: la storia è il venire alla luce di un male segreto, da cui la società nasce e di cui vive. Oggi, grazie alla tecnologia, esso è in grado di esplicare tutta la sua potenzialità. L’economia, sotto la sovranità universale del dio mammona, è una e assoggetta tutto e tutti nell’ingiustizia perpetrata e/o subita; il disastro ecologico compromette i precari equilibri della vita; il potere bellico incontrollabile minaccia la distruzione di tutto. Mai come oggi la storia ha rivelato il mistero di iniquità che cela. Ciò che è stato seminato sotto terra dà il suo frutto maturo, che non è né buono, né bello, né desiderabile. È chiaro che si impone un cambio di modello”.
Rendere a Dio ciò che è di Dio significa riconoscere in ogni persona, che sia buona o non buona, giusta o ingiusta, pacifica o violenta, l’effige divina. Dio non è un potente supremo più forte di Cesare; il suo potere si chiama dono. Egli fa di noi il terreno in cui deporre tutto quanto fa crescere la vita: la mitezza, la gratuità, il distacco dalle cose materiali, la capacità di consolare, la voglia di condividere; insomma tutto quanto è detto nelle Beatitudini.
Rileggendo tante pagine bibliche ci si convince che il vero vaccino da trovare oggi non è tanto quello contro il covid quanto quello contro la violenza e la cecità di chi la promuove. Siamo al punto che persino nella Bibbia si applaude allo sterminio dei nemici, sia della nazione che delle tradizioni. La stessa conquista della Palestina è segnata da piccole o grandi azioni di guerra combattute coll’aiuto del Dio di Mosè. La protezione di una razza o di un territorio ritenuto casa propria come eredità divina, spinge ad una sorta di fondamentalismo sanguinario: ne abbiamo recenti clamorosi esempi. Si tira in ballo Dio per tenerselo come armata invincibile Deus vult, era l’insegna dei crociati, e poi dal Gott mit uns, all’Allah Akbar, passando per il detto sulla banconota del dollaro in God we trust, il Dio invocato assomiglia più a Marte che a Gesù! Non abbiamo avuto abbastanza genocidi nello scorso secolo: proseguiamo in questa che doveva essere l’era nuova della pace, con una terza guerra mondiale sparsa un po’ in tutti i continenti. Non per niente l’elenco delle industrie più fiorenti si apre con quella degli armamenti. Non vi viene in mente che potrebbe essere necessario nel rendere a Cesare il suo, aggiungere che non siamo tanto d’accordo che il nostro denaro sia utilizzato per produrre armi; vogliamo piuttosto investire in educazione e salute, allargare il respiro della cultura, rimettere in sesto un pianeta sconvolto.
Ci siamo fermati oggi sul vangelo del tributo; abbiamo però per questione di tempo, tralasciato il commento alla prima lettura che pure descrive una realtà interessante. Si tratta della resistenza di un piccolo gruppo di giudei all’operazione di Antioco che vuole cancellare una storia e una cultura ed imporre il proprio modello di società. Mi permetto soltanto di provare a pensare se anche oggi non ci si trovi di fronte ad un tentativo di far sì che tutti pensino allo stesso modo, agiscano coi medesimi comportamenti; qualcosa da non accettare e da non approvare, qualcosa che falsifica la libertà e sommessamente crea degli esseri clonati.