20.05.2018. Domenica di Pentecoste

Posted on Maggio 20, 2018

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20.05.2018. Domenica di Pentecoste


Come un lampo prolungato prima del tuono; come un arcobaleno coloratissmo e luminoso, così mi vien da pensare a quel giorno di Pentecoste. Sovrapposizione di feste: la festività ebraica, detta “festa delle settimane”, che trasforma l’azione di mietere prima l’orzo e poi il grano in un momento di canto e di gioia, diventa giorno cristiano dello Spirito Santo, donato agli apostoli riuniti con Maria nel Cenacolo, giorno che segna l’inizio della missione di annuncio del vangelo alle genti e la nascita della chiesa.
Da noi, nella nostra nazione, non è una festa molto sentita, come lo sono le altre grandi solennità Natale, Epifania e Pasqua; è strano dal momento che un grande pastore dell’antichità come Giovanni Crisostomo la definiva “Regina festivitatum”, perché porta il compimento del disegno divino a favore dell’umanità. Noi italiani siamo quasi gli unici in Europa a non aver aggiunto un giorno di festa in più, il lunedì successivo, mancando così di valorizzare anche mediante il calendario la Pentecoste. La sua importanza è sottolineata grandemente dalla liturgia che introduce la domenica con una messa di vigilia ricca di letture bibliche; meditando questi testi possiamo apprendere il senso profondo di questo “cinquantesimo giorno”.
Il grande libro della vigilia si apre con la notissima storia di Babele; sappiamo tutti della torre che pizzica il cielo, anticipazione dei moderni grattacieli che disegnano la skyline delle nostre grandi metropoli. Un intero libretto fu scritto da Martini sul tema; ne cito una frase: «Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole (Gen 11, 1). Così la Bibbia idealizza quei primordi felici in cui gli uomini si potevano intendere con facilità e spontaneità. Ma impegnati in un gigantesco sforzo che avrebbe dovuto consacrare la loro onnipotenza tecnologica, gli uomini non seppero reggere alla tensione: si confusero e poi si dispersero. Tale confusione è considerata dalla Bibbia un castigo divino, che lega per sempre al nome di una città il simbolo della confusione dei linguaggi e della fatica che gli uomini e le culture fanno a intendersi tra loro: “La si chiamò Babele, perché il Signore confuse la lingua di tutta la terra” (Gen 11, 9). Babele è il simbolo della non-comunicazione della fatica e delle ambiguità a cui è soggetto il comunicare sulla terra. Babele è anche il simbolo di una civiltà in cui la moltiplicazione e la confusione dei messaggi porta al fraintendimento».
Dio non è contento della colossale impresa di questi uomini che si arrampicano fino alle nuvole. Non è certo per il timore di un’intrusione furtiva nella sua casa che Dio interviene. La torre è invisa al cielo perché ne vuole fare il proprio possesso; si ripete il peccato di Adamo che accetta la tentazione di scalzare Dio dal suo ruolo: “sarete come Dio” gli aveva sibilato il serpente!
Lungi dal raggiungere l’impossibile meta, la conseguenza si chiama smarrimento, confusione; non si è più in grado di gestirci, si resta svuotati di forze e incapaci di trovare soluzioni. Gli ebrei ricordano nella Pentecoste l’aiuto offerto da Dio: fa’ di Mosè il suo portavoce e gli mette in mano la legge delle dieci parole, strada per iniziare un percorso di ritrovamento di sé e di riscoperta di chi e che cosa siamo. Ma anche le 613 prescrizioni possono non bastare e anzi diventare occasione di sdoppiamento della vita: da una parte esegui e nel cuore sei altrove.
Letture successive nella liturgia avvertono che deve accadere qualcosa nell’intimo, qualcosa che possa assomigliare ad una rianimazione, ad un risveglio, ma ciò può avvenire solo si lascia venire in noi la forza divina. Allora sì che non si è più un cumulo di ossa inaridite come scrive Ezechiele. Diciamo nel Credo che lo Spirito Santo è Signore e dà la vita! L’altro profeta, Gioele, aveva detto che i nostri figli sarebbero diventati profeti.
Lo Spirito che abiterà in noi può farci parlare la lingua del vangelo, la profezia suprema. Proviamo a riflettere sui significati racchiusi nelle parole che circondano la figura dello Spirito Santo: anzitutto si parla di vento, di fuoco, di linguaggio recepibile e affascinante. Le espressioni di Gesù descrivono l’opera dello Spirito Santo come quella di uno che è : l’altro, il consolatore, l’avvocato, il fortificatore, la guida, il rivelatore e infine colui che ci adotta per non farci sentire orfani.
Quindi la Pentecoste ci parla di un dono che va a collocarsi al centro dell’anima nostra. Ma sarebbe errore pensarlo come un fatto puramente individuale. Proprio perché la Pentecoste rappresenta l’anti-Babele diventa immediatamente sorgente condivisa per tutti. Una presenza che vuole generare in noi missione, testimonianza, comunione, e oserei dire anche rivoluzione o almeno rinnovamento.
Ed infatti diceva il Beato papa Paolo VI: “Il cristianesimo non può contentarsi di persone mediocri, non può essere vissuto in maniera qualunque; o lo si vive in pienezza, o lo si tradisce”!

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