19 Novembre 2017. Seconda domenica di Avvento

Posted on Novembre 19, 2017

19 Novembre 2017. Seconda domenica di Avvento


L’Avvento del Messia è introdotto da questo personaggio, il Battista, in modo assolutamente sorprendente. Un uomo strano per abbigliamento e modo di vivere. Si potrebbe dire che sembra un po’ matto; in realtà è il suo essere fuori dagli schemi e dalle convenzioni che da una parte ci preoccupa e dall’altra ci attrae. Sono sempre questi tipi un po’ sopra le righe che incrociano le nostre inquietudini e le nostre aspettative. Mi sono chiesto come sia potuto avvenire che tanta gente si recasse al fiume per ascoltare lo strano predicatore. Forse Giovanni aveva già fatto un gruppo di discepoli e questi, muovendosi sul territorio attorno a Gerusalemme, hanno raccontato la loro esperienza e in tal modo hanno suscitato curiosità e desiderio di sapere di più. Non sono solo poveri diseredati ed emarginati che vanno dal Battista: ci sono anche farisei e sadducei, cioè i membri dei partiti religiosi più potenti, e questi molto probabilmente cercavano di non dare troppo nell’occhio; invece Giovanni li indica ed apostrofa duramente, incurante delle conseguenze. Aldilà del suo aspetto inquietante, il messaggero (“angelo” come si dice in greco, lo chiama il vangelo di Marco) ha qualcosa da dire e da fare. Anzitutto si mette a servizio. Si spende cercando di aiutare il popolo a capire ciò che non riesce a vedere da solo; una religione ripetitiva e formalista toglie la visuale che consentirebbe di vivere la gioia di un nuovo e continuo esodo, uscita dalla stagnazione, dall’ingiustizia, dalla rassegnazione, dall’infelicità obbligata. Quelle di Giovanni non sono solo parole: le sue sono testimonianze, cioè una predica fatta dalla sua vita spesa anzitutto e poi anche dalle parole. “Soltanto una vita vissuta per gli altri è una vita che vale la pena di vivere” diceva Einstein; il Battista lo dimostra e con lui i tanti, i moltissimi che hanno colto la bellezza di questa scelta. Ecco perché mi piace la definizione “angelo” per il Battista e per tutti coloro che con il loro modo di vivere diventano nel mondo presenze positive e trasformanti.
Ma qual è il tema che il messaggero intende veicolare? È il Regno di Dio, che equivale ad un nuovo modo di intendere il mondo, la vita, i rapporti degli uomini fra loro e con Dio. Per agguantare quella meta, viene indicata la parola “conversione”. Quante volte l’abbiamo sentita, specialmente in questi nostri tempi! Quando qualcuno opera un cambiamento di rotta nella propria esistenza, per esempio quando uno da miscredente si volge alla fede o anche quando si cambiano radicalmente idee e convincimenti, si dice “si è convertito”. Conversione è andare da qualche parte per dopo accorgersi di aver sbagliato strada completamente! Quindi bisogna cambiare direzione; ma dove andare? Se quella che abbiamo finora considerato la possibile felicità e che abbiamo identificato col benessere materiale si è frantumata nelle nostre mani, se il nostro super progredito mondo ci ha solo colmato di mete illusorie, che cosa dobbiamo fare per cambiare? Dice Giovanni che non serve rifugiarsi nella tradizione (inutile dire “abbiamo per padre Abramo”) se ne abbiamo fatto una specie di museo delle cere. È inutile pensare di essere degli angeli perché in un momento di bisogno abbiamo chiesto a un Dio che sta in cielo di fare il miracolo; salvo poi dirgliene quattro perché il miracolo non è arrivato!
Il primo passo che Giovanni propone nella strada chiamata “via della conversione” è quell’entrare nell’acqua ed uscirne con una coscienza nuova; potremmo chiamare questo passo come “autocritica”. Tuttavia il profeta aggiunge che non basta: bisogna ascoltare uno più forte di lui, uno che è in arrivo. Ecco il Messia, Gesù (che vuol dire: colui che salva). Allora non sarà più soltanto il nostro sforzo di guardarci dentro, ma sarà soprattutto la sua parola a sgombrare le tenebre che ci portiamo appresso. Sarà il suo dono spirituale che, se accolto, può cambiare i cuori e si chiama Spirito Santo. La voce dello Spirito suggerisce di amare la bontà e praticare la giustizia. Non è il compito di un inizio, come fare un tesseramento o un’iscrizione a qualche gruppo; è l’opera diuturna, di ogni minuto. Sempre difficile perché parola che va controsenso rispetto a quanto sta intorno; vien buono il suggerimento di Gandhi: la vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia. Di questo, “colui che viene” sarà maestro e chiederà solo e semplicemente di accettare che si accompagni a noi per sostenerci e guidarci. Sarà questo il modo di vivere che intendiamo abbracciare?
Una bruciante espressione di Oscar Wilde afferma: “Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste. Ecco tutto!” Potrebbe essere anche una frase carica di presunzione detta da persone che guardano gli altri dall’alto di una presunta superiorità ; meglio pensar di fare come il Battista e Gesù, cioè cominciare dal deserto e capire che “c’è più gioia nel dare che ricevere”. È questo il frutto degno della conversione proclamato dal Battista.