14 maggio 2017. Quinta domenica di Pasqua

Posted on 14 Maggio, 2017

14 maggio 2017. Quinta domenica di Pasqua


Fare commento a queste parole di Gesù, mi par quasi di violare la loro stupenda altezza. Sarà perché adesso il verbo o la parola amore e amare, sono inficiate nel nostro lessico e nel modo di pensare da tutta una serie di sospetti, di riduzioni, di banalizzazioni; la melassa della odierna festa della mamma con cuori che si sprecano ovunque, ne è un esempio. Così perfino le parole di Gesù subiscono letture scontate, vengono affiancate a denunce di buonismi vari e non ci si accorge invece che vanno a toccare l’essenza del nostro vivere.
Entro perciò in argomento con la massima cautela. Siamo nei capitoli giovannei dei discorsi dell’ultima cena pasquale di Gesù con gli apostoli. Gesti sorprendenti anzitutto: lava i piedi ai suoi discepoli! Parole commosse e piene di dolore: qualcuno tradirà! L’addio: vi lascio, ma con un nuovo orizzonte d’azione (amatevi). Una rassicurazione: non devono turbarsi perché prepara un posto e annuncia un altro Consolatore, lo Spirito! Il mondo non vedrà più il Cristo, ma gli amici sì! Nasce a questo punto la domanda che apre il brano di oggi e alla quale sembra che Gesù non risponda; in realtà aveva già risposto con tutto quello che aveva detto prima: “Perché non ti manifesti al mondo e a noi sì?”. Domanda che urge anche noi: passeggiamo per le strade e ci chiediamo come mai è così impercettibile il manifestarsi di Gesù a tutti. Nei negozi luccicanti, nella gente che va avanti e indietro come formiche obbligate, nei locali dell’aperitivo e i loro bicchieri tintinnanti di cubetti di ghiaccio, nelle porte dei metrò dove ci si scontra senza guardarsi, perché? Cerchiamo fra le cose dette da Lui. È come se avesse detto: “A voi mi manifesto perché mi amate, al mondo no perché non mi ama. Infatti, se qualcuno mi ama osserverà la mia Parola”. Cioè se tu ami Gesù, ami il Signore, vuol dire che lo porti nel cuore, vuol dire che custodisci le sue parole, vuol dire che vivi come lui, vuol dire che lui diventa la tua vita perché se tu ami una persona, quella persona diventa la tua vita. Invece il mondo cerca effetti speciali e cose eclatanti. L’andare via di Gesù è il camminare verso la croce e questo sarà il suo manifestarsi completandolo con la vita del terzo giorno. Il posto che va a preparare no sarà un luogo cacciato chissà dove, ma il nostro stesso cuore: “prenderemo dimora presso di voi che mi amate”.
Forse un altro atteggiamento, che di sovente coltiviamo, comporta il non vedere il Signore, il percepirlo come lontano, considerandolo un assente al nostro quotidiano muoverci. Non è che abbiamo un’idea storica di Gesù e quindi pensiamo che ha detto parole e fatto cose nel passato e che riguardano il passato? Troppo ci manca la convinzione di quella che Kierkegaard chiamava la contemporaneità di Gesù; va a finire che viviamo una fede come legata ad una memoria antica che onoriamo anche fortemente, ma senza comprendere Gesù come vivo ora fra noi. È questa la grande Rivelazione per l’umanità, il farsi conoscere di Dio, il vero senso di Apocalisse. Talvolta il cristianesimo si pensa solo come una dottrina. Anzi, dopo aver letto dei miracoli e di tanti fatti narrati dal vangelo, siamo in molti a pensare che se fossimo stati contemporanei di Lui lo avremmo di sicuro riconosciuto come Dio. In realtà Gesù ha scelto la via del nascondimento perché non siamo adeguati al fulgore del divino in sé stesso. Ha scelto la via dell’inabitazione dei cuori. Ecco perché disse Agostino: “il mistero di Dio è più intimo a me di me stesso e più alto di ogni mia altezza” e ancora “Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo”.
Proviamo a ricordare le prime parole dette da Dio che la Genesi ci riporta: “Il Signore chiamò l’uomo e gli disse – Dove sei? –.” Vuole stare con noi.
Mentre riflettiamo sulle conseguenze pratiche del messaggio odierno, verrebbe da dire che ci troviamo sempre di fronte a delle necessità di svolta profonda. Inaccettabili immagini di quelle persone, e sono quelle che Dio vuole abitare, trattate come cenci nei campi profughi della Libia e del mondo, inaccettabili le bugie costanti dei nostri sovrani capi che negano l’evidenza del numero dei non occupati che sono il doppio del dichiarato, inaccettabili le chiacchiere continue su quale sistema elettorale può garantire più a lungo le poltrone. La svolta è solo l’affrancamento da un’antropologia scadente cioè da una visione insufficiente di persona umana. Mai come ora siamo chiamati ad essere interpreti di un futuro diverso.

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