13.05.2018. Settima domenica di Pasqua

Posted on Maggio 13, 2018

Exemple

13.05.2018. Settima domenica di Pasqua


Siamo, ancora una volta, nel cuore della preghiera di quell’ultima cena, preghiera di Gesù. Quella notte, ad alta voce. Lo sentirono pregare. Chissà come era la sua voce! Nel brano che oggi la liturgia ci ha proposto mi ha colpito innanzitutto un verbo e poi un viso in ombra, vi dirò.
Il verbo è il verbo “custodire”, verbo, per me, di un fascino e di una concretezza sorprendenti. Gesù prega: “Padre santo, custodisci nel tuo nome quelli che tu mi hai dato…”. E ancora: “Quando ero con loro io li custodivo nel tuo nome…”. E ancora: “Ti prego non perché tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno..”.
Non abbiamo dubbi sull’esaudimento della preghiera di Gesù che chiede una custodia, la preghiera di Gesù non può non ottenere, non può andare a vuoto. Ha chiesto per noi la custodia: dunque siamo custoditi. Pensate, essere custoditi. Mani che proteggono, che sfiorano il viso, che difendono il tesoro che è in ciascuno. A custodia, a protezione. E noi siamo in questa custodia. Tenera, forte. Quella del Padre. Ci ha affidati a lui.
Ringraziamo per questo affidamento a mani, per questa custodia che non viene meno, quella di Dio. Può essere che io non sappia quando avviene o come avviene, Ma avviene. Io sono custodito! Noi siamo custoditi! Ringraziamo.
Ma – vorrei aggiungere – ringraziamo anche per altre custodie, per altre mani, tante, che ci hanno custodito e ci custodiscono. Donne e uomini, cui potremmo dire in sincerità: “Tu sei una custodia per me, mi sento custodito nelle tue mani, nei tuoi pensieri, nel tuo cuore”. Custodito.
E, a nostra volta, sentiamoci chiamati a fare nostro questo verbo bellissimo. che è di Dio, che è di Gesù: custodire. Perdonate, io mi lascio un po’ incantare, ma vorrei dirvi anche che questo verbo, messo davanti a tante cose, è come se le accendesse. Custodire una casa, una lampada, un fiore, un pezzo di pane, un marciapiede, una facciata, un giardino, un albero, custodire una donna, custodire un uomo, tenere a custodia un’amica, un amico, custodire una memoria, un libro, custodire un amore, custodire il volto di Dio in noi, custodire i pensieri alti, prendere a custodia il vicino e insieme lo straniero, prendere a custodia un bambino, i sogni di un adolescente, i problemi di un adulto, il rallentamento di un vecchio, custodire il vangelo, custodire il futuro della terra. Prova a mettere davanti a ogni cosa il verbo di Dio, il verbo di Gesù, il verbo custodire e nasceranno suggestioni Ebbene sì: vorrei custodire il tuo viso. Ogni cosa ha un viso. Custodirlo. Dall’assalto del degrado, dalle ferite dell’ingiustizia, dalla volgarità. Custodirlo. Custodire ogni cosa con parole buone, leggere come il vento, non opprimenti, incoraggianti.
Sentirci custodi. Di tutto. Ricordate le parole di Caino, di una tristezza infinita: “Sono forse il custode di mio fratello?”. Certo che lo sei!
Custodire è il contrario di rottamare. Vedete, noi siamo discepoli di un Maestro che un giorno, dopo che di pane e pesci si erano sfamati a migliaia, disse “Raccogliete i frammenti”. Custodire è anche raccogliere i frammenti. Siamo figli di un Dio vasaio che rimodella l’argilla, anche quella caduta.
In questi giorno una giovane amica mi scriveva che questa, del vasaio, era sta per lei un’immagine preziosa in questi anni: ”Mi servì – scrive – per dirmi che io, che mi sentivo buttata via, avevo invece un valore come il vaso… che non ero io da buttare…che la cosa giusta non era quella… Ora quella suggestione si è trasformata in un modo di vivere. Difficile che io butti via qualcosa. Tendo a usare quello che ho, a recuperare. Ad occuparmi a dare nuova vita. Un esempio, il cestino pranzo di scuola di mio figlio. Era tutto rotto. Anni fa mi sarebbe venuto spontaneo spendere altri 30€ e comprarlo buttando via questo. Ma ora, ogni volta che sono di fronte ad un vecchio oggetto, mi torna in mente il tuo vasaio. E allora lo guardo e penso a come occuparmene, dando valore a quello che quell’oggetto è stato per me, o dando valore in sè a quella materia. Non ho più voglia di materia nuova, non più di abiti o cose che un tempo riempivano alcuni vuoti interni. Ora mi riempie di più pensare al vasaio e occuparmi. Così con i fili di lana metto le pezze al cestino…e voglio proprio bene a questo cestino!!!”. La custodia, dei frammenti.
Ma ora vorrei dirvi, ma brevemente, di un viso un po’ in ombra, ma nemmeno tanto, nelle letture di oggi, il viso di Giuda, “Il nostro fratello Giuda”: così don Primo Mazzolari. Io – ve lo confesso – ho avuto negli anni un problema con Giuda. Era o no custodito? E la custodia non è per sempre? L’evangelista Giovanni è sempre duro nei confronti di Giuda. Abbiamo letto: “Nessuno di loro è andato perduto tranne il figlio della perdizione?”. Perduto. Per sempre? Facevo fatica ad accettarlo. Ma Gesù non è venuto per i perduti? E mi sentivo un po’ eretico. Ma ecco come ne parlò lo scorso novembre, a TV 2000, papa Francesco. Disse: “Giuda è un personaggio difficile da capire, ci sono state tante interpretazioni della sua personalità. Alla fine, però, quando vede cosa ha fatto: va dai “giusti”, dai sacerdoti: “Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente”. Quelli gli rispondono: “Che ci riguarda? Veditela tu”. Così lui se ne va con la colpa che lo soffoca. Forse se avesse trovato la Madonna le cose sarebbero cambiate, ma il poveretto se ne va, non trova una via d’uscita e si impicca. Ma c’è una cosa che mi fa pensare che la storia di Giuda non finisca lì… Magari qualcuno penserà: “Questo Papa è un eretico…”. Invece no! Andate a vedere un capitello medievale nella basilica di Santa Maria Maddalena a Vézelay, in Borgogna. Gli uomini del Medioevo facevano la catechesi per mezzo delle sculture, delle immagini. In quel capitello, da una parte c’è Giuda impiccato, ma dall’altra c’è il Buon Pastore che se lo carica sulle spalle e lo porta via con sé. Sulle labbra del Buon Pastore c’è un accenno di sorriso, non dico ironico, ma un po’ complice. Dietro la mia scrivania tengo la fotografia di questo capitello diviso in due sezioni perché mi fa meditare”
Fa meditare anche noi. Custoditi e chiamati a custodire.