13.05.2018. Settima domenica di Pasqua

Posted on Maggio 13, 2018

Exemple

13.05.2018. Settima domenica di Pasqua


Gesù sa che non sarà facile fare a meno della sua presenza fisica. Quel ripetere da parte dei discepoli la domanda “dove vai?” dice tutto il loro timore. Senza di Lui è si sentono allo sbaraglio. Ma è Gesù stesso che nella bellissima preghiera che ora abbiamo letto, dimostra quanto profondo sia il suo farsi carico della comunità dei discepoli: la sua custodia fatta di insegnamenti, compagnia, amicizia, difesa, deve adesso essere messa nelle mani del Padre. Il mondo è pericoloso e pieno di insidie. Ma che cosa vuol dire mondo nel linguaggio di Giovanni? Per intenderci faccio alcuni esempi. Capita di ascoltare discorsi dai quali traspare ostilità o negazione verso la fede religiosa in genere e a quella cristiana in particolare e noi non si interviene per non essere giudicati bigotti. Ci troviamo in ambienti dove la secolarità e laicità sono intese come “vita a prescindere dal senso religioso” e noi ci mascheriamo da laici per non farci giudicare od escludere. Gesù sapeva bene che questa sarebbe stata la nostra situazione. Ecco dunque che significa mondo: una visione delle cose che si defila di fronte a Dio, anzi una visione che lo vuole espellere e pertanto diventa “maligna”, qualcosa da cui difendersi: “Non ti chiedo di toglierli dal mondo ma di difenderli dal maligno”. E c’è anche una sproporzione: i discepoli sono pochi, mentre il mondo è vasto; c’è da sentirsi schiacciati, magari non voluti o addirittura odiati. Non è solo l’essere pochi di fronte a tanti; la difesa eventuale usa mezzi assolutamente estranei alla mentalità del mondo: egli ed i suoi, come profetizza Isaia, sono “muti davanti al loro tosatore”, perché hanno come risposta il perdono.
Allora Gesù delega al Padre una piena custodia dei suoi così che possano diventare una “cosa sola”. Essere “una cosa sola” non è una definizione di unanimità, come quella che si ottiene quando un gruppo di persone concordano un programma operativo; si tratta, piuttosto, del miracolo della comunione, operato nella Chiesa dall’azione dello Spirito santo. Essere “una cosa sola”, non significa perciò avere necessariamente gli stessi obiettivi, ma condividere la stessa vita, comunicata ai credenti dalla grazia del battesimo. La presenza operante dello Spirito, sarà quindi l’unica sostituzione adeguata del Maestro (p. Vincenzo Cuffaro).
Insiste Gesù: il rischio per i suoi, cioè per noi, è quello di ritirarsi di fronte alle difficoltà ed ai pericoli. Oggi poi, ancor di più. Non solo il mondo è sottoposto al potere maligno delle guerre, delle ingiustizie e delle peggiori operazioni di distruzione; perfino la comunità dei credenti non ha quella comunione profonda proposta e offerta da Gesù. Serve aiuto, in questa situazione. Occorre una spinta ulteriore, un soffio potente, un rinnovato dono dello Spirito che produca effetti speciali nella comunità. Si parla due volte in questa messa del tradimento di Giuda e della sua brutta fine. E Gesù lo chiama amico al momento del bacio che lo consegna all’arresto. Gesù distingue fra peccato e peccatore mentre noi subito condanniamo l’altro. Non importa se anche noi più volte abbiamo venduto il Signore per trenta denari; diceva don Primo Mazzolari: “C’è qualcheduno che crede di aver fatto un affare vendendo Cristo, rinnegando Cristo, mettendosi dalla parte dei nemici. Crede di aver guadagnato il posto, un po’ di lavoro, una certa stima, una certa considerazione, tra certi amici i quali godono di poter portare via il meglio che c’è nell’anima e nella coscienza di qualche loro compagno; che cosa importa della coscienza, che cosa importa essere
cristiani? Che cosa ci importa di Dio? Dio non lo si vede, Dio non ci da’ da mangiare, Dio non ci fa’ divertire, Dio non da’ la ragione della nostra vita.”
Giuda, dilaniato dal rimorso, decide di farla finita poiché nella sua testa si è fatta strada l’idea che, pur tornando sui suoi passi, non avrebbe potuto essere riaccolto. Eppure Gesù aveva già esercitato il perdono: Pietro, per esempio, che poi è il primo del gruppo, il capo. Sarebbe bastato il pianto, la richiesta di perdono e una strada di ritrovamento si sarebbe spalancata davanti a lui. Così anche la scelta suicida diventa un ulteriore tradimento: sì perché a volte la morte stessa diventa tradire il dono della vita; leggevo tre giorni fa di un signore svizzero che all’età di 104 anni, in sane condizioni, decide di entrare nella stanza dell’ultima iniezione! Questo è tradimento di Dio, della vita; ma possiamo decidere così arbitrariamente di andarcene per non vivere il necessario declino? Rispettare vita e morte! Sarà lo Spirito a consacrare i discepoli, noi, nella verità: “consacrali nella verità”. Consacrare, altra parola da spiegare. Nel linguaggio corrente significa offrire un riconoscimento, attribuire particolare onore o fama. Ma qui vuol dire: mettere da parte per Dio. La comunità è stata messa da parte, rispetto al mondo, consacrata per servire il mondo per curarne le ferite e aiutarlo a riconoscersi nel progetto divino.