11 dicembre 2016. V domenica d’Avvento

Posted on Dicembre 12, 2016

11 dicembre 2016. V domenica d’Avvento

“E tu, Betlemme…” avverte Michea, profeta. Qualcosa di speciale là dovrà succedere. Le domeniche d’Avvento hanno spesso un richiamo geografico, quasi per aiutarci ad entrare più concretamente nei contenuti che la parola biblica intende offrirci. Si era parlato del deserto di Giuda che conduce alla depressione del Mar Morto, e poi il Giordano; e la scorsa domenica eravamo stati condotti in Gerusalemme , mentre con la festa dell’Immacolata era comparsa Nazareth. Luoghi scelti per il venire di Dio fra gli uomini; terra santa, diciamo oggi, ma alla luce della storia antica e recente, terra bagnata dal sangue e tormentata dalle guerre scatenate per averne il possesso. Betlemme sembra contenere la promessa più grandiosa e rassicurante: lì deve nascere colui che salva.
Insieme al riferimento ai luoghi, l’Avvento sceglie due personaggi a guidarci su quelle strade. Maria, e sarà la protagonista della prossima domenica, l’ultima prima di Natale, e Giovanni Battista: si torna a parlare di lui dopo che era già entrato in scena fin dall’inizio dell’Avvento. Oggi di lui si parla come “colui che precede l’altro”, colui che ha il compito di preparare l’attesa della luce di Dio, colui che avverte di essere il punto di svolta delle tenebre verso il nuovo mattino, verso la luce. Già, la luce: tutte le tradizioni religiose si intrattengono attorno al tema. Un grande convegno si tenne nel 1996 in Lussemburgo ed ebbe per titolo “Simbolismo e l’esperienza della luce nelle religioni”: dai primordi della civiltà, il cielo e la sua volta luminosa furono visti come segni di un mondo diverso da quello conosciuto e come casa di Dio (parola che nel suo etimo parla proprio di luce). Ma se la luce è il rimando al divino, subito si scopre che c’è un conflitto che l’accompagna: le tenebre, il buio, l’oscurità sono la costante opposizione e al culmine del dramma è talora sconfitta la luce. Dice Giovanni nel prologo al suo vangelo: “Veniva nel mondo la luce vera … ma il mondo non lo riconobbe”. Il precursore aveva la coscienza chiara del suo dovere di dare testimonianza e del suo stare nella scomoda posizione di chi appartenendo al vecchio mondo deve annunciare quello nuovo, che sta arrivando. In arrivo è colui che rende visibile l’invisibile: “Dio nessuno lo ha visto mai: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato”.
Vedete: non ci è dato di conoscerlo in sé il volto di Dio. L’uomo che nasce a Betlemme, solo Lui lo rappresenta in modo a noi accessibile.
Per poter rendersi credibile, Dio stesso ha dovuto imboccare il percorso umano. Altrimenti come avremmo potuto andare avanti a dover proclamare che Egli è la luce e intanto vivere tutti i drammi connessi alla nostra condizione: dolore, malattia, morte, guerra, insomma il buio, quello che non sembra tollerare la possibilità della luce.
Ricordo una bellissima canzone degli anni sessanta, composta da un padre gesuita francese Aimé Duval, che diceva “perché sei venuto così tardi quando ormai è tenebra, perché mi hai fatto sentire il giorno dell’abbandono?” Bello, perché è comunque l’espressione di uno che sa da dove viene la luce pur essendo nel buio. Gesù compiendo il suo morire sulla croce, provoca l’oscuramento del mondo: “Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra” (Mt. 27,45); qualcosa però rende inefficace il buio, perché il lampo del mattino del terzo giorno inaugura la nuova stagione di luce mentre imprime la traccia del suo corpo sulla sindone.
La chiamata dei cristiani è questa: farsi figli e testimoni di questa luce che a partire dalla stella su Betlemme, arriva a spalancare il sepolcro. Colui che nessuno ha visto mai, colui che è impronunciabile, colui che non può essere compreso e definito, ora lascia intravvedere qualcosa di sé in rapporto a noi. Ma attenzione il volto di Dio resta comunque inarrivabile. Il terreno proprio della nostra fede sta in questo percepire la divinità e accettarne l’assenza. Non è Dio il Dio che c’è, che si tocca, che si dipinge, che si fotografa. Quelle sono le nostre caricature.
La luce, Gesù Verbo o Logos, però, non è un nuovo sistema filosofico; egli non ha codificato una nuova visione del mondo. Non ha scritto nulla e ha detto solo cose semplicissime; non ha creato riti e costruito templi, non ha distribuito cariche e onorificenze, non ha fondato un partito antiromano, ma ha posto le condizioni per riconoscere la bontà o negatività di un impianto. Il cammino e le azioni del maestro diventano paradigma per tutti noi, ammesso che ancora vogliamo chiamarci “cercatori di luce”. Infatti non dimentichiamo:
Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce. Lo dice Platone