10 settembre 2017. Seconda domenica dopo il Martirio di San Giovanni

Posted on 10 Settembre, 2017

10 settembre 2017. Seconda domenica dopo il Martirio di San Giovanni


Leggiamo il testo del vangelo così come viene proposto dalla Liturgia e subito si affacciano domande: “E perché mai Gesù parla del Padre, delle opere del Padre? Del Padre che dà la vita e del Figlio che fa le cose che fa il Padre? E a chi si sta rivolgendo: “Riprese a parlare loro” – è scritto –. Ma loro chi? I giudei.
Tutto sarebbe stato più chiaro se a introdurre il brano non fossero stati omessi i versetti che precedono immediatamente il nostro testo. Gesù, presso la piscina Betzatà, ha guarito un uomo malato da trentotto anni. E lo ha fatto di sabato. Apriti cielo!
Ecco i versetti: “Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato. Ma Gesù disse loro: “Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco”. Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio”. (Gv 5,16-16).
Ecco ora capiamo: le accuse erano fondamentalmente due. Prima: violava il sabato. Seconda: si faceva uguale a Dio proclamandosi suo Figlio.
Ebbene questo brano che in realtà potrebbe essere – ed è – una replica dura e puntuale di Gesù a un gruppo di Giudei oltranzisti, finisce per essere – perdonatemi – quasi un canto su Dio e sul suo Figlio.
Voi sapete – me lo insegnate – che l’identità di una persona la si riconosce, molto più che dalle parole, dai fatti. E Gesù dice: “Il Padre mio agisce anche ora”. Come se dicesse che l’azione di Dio non soffre pause di interruzione. Anche ora, anche oggi. Allo stesso modo il Figlio. Che agisce come il Padre, quindi senza interruzioni. Come se Gesù dicesse: “Voi non potete fermarmi perché è giorno di sabato. Io agisco”.
Tutto il nostro brano sembra cantare uno specchiamento. Gesù, il Figlio, si specchia nel Padre. “Il Figlio” dice Gesù “da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre. Quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo”. Mi ha affascinato questo specchiarsi dell’uno nell’altro, quasi un procedere per specchiamenti: il Figlio che nella bottega del cielo – perdonate la dissacrazione – vede agire il padre, e quello che fa se lo imprime negli occhi. Impara. E finisce che fa quello che ha visto fare dal Padre suo. E noi? Mi chiedevo. Chiamati a vedere e a imparare, in bottega. Veniamo qui la domenica a riempirci gli occhi di quello che faceva Gesù. E finisce che facciamo quello che abbiamo visto fare da Gesù, che è quello che fa Dio. Di specchiamento in specchiamento.
Ed è molto bello conoscere Dio dalle parole di Gesù. Gesù dice che il Padre non giudica. E’ detto – chiaro, netto, senza giri di frase – a quel gruppo di Giudei, che ce l’avevano quasi nel sangue il vezzo di giudicare. Non avevano forse giudicato Gesù come un peccatore pubblico per via di una guarigione di sabato? Giudicano, quando invece il Padre non giudica, ma ha rimesso il giudizio al Figlio. Il Figlio che – pensate – ha un modo ben strano di giudicare, perché frequenta pubblicani e peccatori. E’ non è forse scritto nella lettera ai Colossesi che il documento di condanna scritto contro di noi, Gesù l’ha come strappato inchiodandolo alla croce? (cf. Col 2, 14). Muore tra due malfattori. Il suo giudizio è la misericordia. Infatti come ha reagito Gesù nei confronti dell’uomo malato, che era pure malato nello spirito? Come ha esercitato il giudizio? Lasciandosi portare dalla compassione. Làsciati portare, portare sempre dalla compassione e non dalla durezza del giudizio. Spècchiati in Gesù. Con il giudizio stroncatore non fai nessun servizio alla vita, lo
fai alla morte, immobilizzando l’altro nel tuo giudizio implacabile. Non è quello che fa Dio, non è quello che Gesù ha visto fare da suo Padre, non è quello che tu hai visto fare da Gesù.
Dio e il suo Figlio hanno gesti di vita e non di morte. Non so se sono rimaste anche a voi nel cuore le ultime parole del brano di Giovanni: “Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio ma è passato dalla morte alla vita”. Noi ci saremmo aspettati che Gesù dicesse “passerà dalla morte alla vita”. No: “E’ passato..” C’è un passare che riguarda il futuro. E’ bello credere in un Dio a tal punto appassionato della vita che annullerà, come oggi ci ha detto Paolo, l’ultimo nemico, suo e degli uomini, e cioè la morte. Quella morte contro la quale gli umani oppongono, anche giustamente, tutte le loro risorse, ma confessando poi la loro incapacità a vincerla definitivamente.: “l’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte”. Noi ci portiamo in cuore questa speranza.
Il passaggio futuro., Ma non dimentichiamo che Gesù ci parla di un passaggio oggi: “Chi ascoltala mia parola e crede a colui che mi ha mandato… è passato dalla morte alla vita” E’ già passato!.
E allora lasciate che io concluda ricordando il segno di riconoscimento. Che cosa ci fa dire che oggi siamo passati dalla morte alla vita? Lo trovate scritto a piene lettere nella prima lettera di Giovanni. Ascoltiamo: “Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli” (1Gv 3,14).
C’è dunque una risurrezione in atto oggi? Dove? La dove, per esempio, si vince la morte con gesti di amore. Penso a gesti anche comunitari. E’ in atto una risurrezione, quando un paese è accogliente e non si lascia imbarbarire dalla voci dell’esclusione. O quando una chiesa diventa – direbbe, Papa Francesco – “ospedale da campo”. O quando non si rimane al balcone a guardare. O quando sei capace di una carezza: costa poco una carezza e dice tanto. Quando sei capace di uno sguardo di fiducia: costa poco uno sguardo, ma può aprire o chiudere. Quando sei capace di una parola buona – si dico “buona”, di quelle che vorremmo finalmente sentire –: costa poco una parola buona, ma può essere occasione di rinascita. Quando sai dare un’ora – o anche meno – del tuo tempo a chi te lo chiede o forse nemmeno ha il coraggio di chiedertelo, è poco mezz’ora, ma per qualcuno è sufficiente per sentirsi meno stanco. Potremmo continuare, ma voi avete gesti ancora più concreti da proporre.
Ricordiamolo – ricordiamoci tutti, io per il primo –: “da questo sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte”. Oggi e domani.

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