10.11.2019. Gesù Cristo Re dell’universo

Posted on Novembre 10, 2019

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10.11.2019. Gesù Cristo Re dell’universo


Quante volte nelle ultime domeniche abbiamo ascoltato nella lettura evangelica la parola Regno! Ricorre nei quattro vangeli almeno 100 volte. Ciò significa che nel messaggio di Gesù il Regno ha un rilievo speciale. A volte alla parola si aggiunge una specificazione. Matteo preferisce la locuzione Regno dei cieli mentre gli altri evangelisti usano di preferenza l’espressione Regno di Dio, ma il senso è il medesimo. La gente di quel tempo aveva ben presente che cosa fossero i regni umani: Roma occupava le città della Galilea e soprattutto, in Giudea, Gerusalemme. Non si trattava semplicemente di un dominio politico ed economico; i romani imponevano anche la loro visione culturale dentro alla quale il detentore del potere, l’imperatore, era da ritenersi una divinità degna di onore e culto. L’annuncio di Gesù di un regno vicino, in arrivo e già arrivato, va proprio a indicare un cambiamento di prospettiva: senza nulla togliere alle cose del mondo necessarie alla vita dell’uomo, nel regno dei cieli ci viene mostrato un impianto che chiama tutti gli uomini non ad una spartizione di terre e poteri ma ad un impegno per metter su casa insieme, bene per tutti.
La festa odierna di Cristo Re ci riconsegna ad un più profondo ripensamento del Regno. Gesù è il re di questo strano pianeta che si chiama regno dei cieli. Un re che comunque si affretta a scoraggiare quelli che come Pilato hanno bisogno di identificare nemici e oppositori. Non è un regno di questa fatta, cioè di quel mondo che si regge su guerre e su procurate schiavitù. Gesù vuole anche disilludere quelli che, persino fra gli apostoli, fanno gli arrampicatori sociali e i portaborse dei potenti per ottenere privilegi. I soldati del suo regno sono gli operatori di pace e i diffusori di speranza; i generali di quell’esercito saranno i giganti della carità dei quali ogni secolo a venire porterà nomi e tracce. I confini del regno di Dio non sono tracciati col filo spinato ( nemmeno con barriere che dividono in due lo stesso popolo: oggi sono 30 anni dalla caduta del muro di Berlino) e l’accesso non esige visti e passaporti; sarà l’accettazione della logica dello scambio e del dono che permetterà di abitare e risiedere nel regno.
Gesù aveva già messo in chiaro la propria identità regale quando si era sottratto ai suoi entusiasti ascoltatori che lo inseguivano per nominarlo re e capo di una nuova nazione.
Ma perché allora se Gesù non vuole le insegne regali, noi gliele forniamo per forza? Perché specialmente in epoche del passato si è tanto esagerato nei trionfalismi, trasformando quello speciale regno predicato nel vangelo in una compagine sociale chiamata chiesa che imita le dimensioni dei regni secolari, fino a parlare di Papa re e di terre possedute dove le persone sono spesso anche tartassate?
Ho riletto in preparazione alla domenica odierna il discorso del Papa Paolo VI in visita alle Nazioni Unite nell’ottobre del 1965; sentite cosa diceva: “Questo incontro, voi tutti lo comprendete, segna un momento semplice e grande. Semplice, perché voi avete davanti un uomo come voi; egli è vostro fratello, e fra voi, rappresentanti di Stati sovrani, uno dei più piccoli, rivestito lui pure, se così vi piace considerarci, d’una minuscola, quasi simbolica sovranità temporale, quanta gli basta per essere libero di esercitare la sua missione spirituale, e per assicurare chiunque tratta con lui, che egli è indipendente da ogni sovranità di questo mondo. Egli non ha alcuna potenza temporale, né alcuna ambizione di competere con voi; non abbiamo infatti alcuna cosa da chiedere, nessuna questione da sollevare; se mai un desiderio da esprimere e un permesso da chiedere, quello di potervi servire in ciò che a Noi è dato di fare, con disinteresse, con umiltà e amore”.
Molto bella la sottolineatura della vocazione al servizio dell’umano come propria della Chiesa. Nel non breve discorso il papa non rinuncia a spiegare quale sia l’ispirazione che anima la comunità cristiana e non nasconde il nucleo del credo cristiano.
Il dialogo è fruttuoso quando con grande franchezza e con affettuosa accoglienza dell’altro, ascolti chi hai di fronte e gli dici chi sei!
Quando nel 1925 Pio XI istituì la festa di Cristo Re, disse che riaffermare la regalità di Gesù sarebbe servito a contrastare la corrente culturale e politica laicista che impegnata a marginalizzare la Chiesa e i cattolici. Al tempo stesso il papa voleva anche scoraggiare chi intendeva al contrario utilizzare chiese e religioni a supporto del proprio potere politico.
Non è che oggi i due estremi citati non esistano; lo vediamo ogni giorno ed è inutile elencare fatti e situazioni che li rendono visibili.
È sicuramente più utile porre in essere le azioni rivoluzionarie che Gesù descrive nel giudizio raccontato in parabola poco fa, azioni scritte come manifesto di Cristo Re e in grado di generare una grande e sorprendente gioia .