10.06.2018. III domenica dopo Pentecoste

Posted on Giugno 10, 2018

Exemple

10.06.2018. III domenica dopo Pentecoste


Ci sono due narrazioni differenti, a distanza di pochi paragrafi, nel libro della Genesi per raccontare come fu creata l’umanità. Le due narrazioni rispecchiano due diverse tradizioni.
La prima diceva che al sesto giorno l’opera del creatore si conclude con le parole “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza…Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina lo creò”. Composta nel VI secolo questa storia è il prodotto della redazione sacerdotale quando gli ebrei durante l’esilio babilonese cercano di formulare una visione religiosa della storia in generale e della propria in particolare. Quello di oggi invece, il secondo racconto della creazione, è più arcaico e usa un linguaggio che sembra attingere anche agli antichi miti mesopotamici. L’uomo/donna nel primo racconto è creato in contemporanea ed è la cosa più buona della creazione, mentre qui si fa vedere come la relazione uomo/donna è funzionale al completamento reciproco. Costola in ebraico significa fianco, metà, lato mentre presso altre lingue semitiche indica anche femminilità, vita.
Un antico testo appartenente alla cultura greca descrive l’origine dell’uomo e della donna come conseguenza di una divisione: la realtà umana, all’origine è sferica e poi viene divisa dagli Dei dando origine appunto al maschio e alla femmina; dopo di che questi si cercano per ricostruire attraverso la loro unione quell’unità originaria. Scrive Platone che Amore è come fosse medico perché cerca di ricomporre ciò che è stato provvisoriamente diviso.
Aiutarsi a vicenda per sconfiggere la solitudine intesa come impossibilità di dialogo alla pari. Ecco il significato del “gli voglio fare un aiuto che gli sia simile…”. Ma il testo ebraico dice: “Qualcuno che sia come il suo di fronte”. La donna non è tanto aiuto materiale, né semplice compagna ma comunicazione alla pari, rapporto tra persone, reciprocità. Un racconto rabbinico dice che Dio non ha tratto la donna dai piedi perché fosse sottomessa, né dalla testa perché diventasse padrona ma dal fianco dell’uomo perché potessero insieme costruire un mondo sempre nuovo, in collaborazione. La nuova creatura non riceve il nome dall’uomo, come ha fatto con gli altri esseri viventi così da farne una sorta di proprietà; il testo dice “La chiameremo..”: in tal modo la donna dipende solo da Dio non dall’uomo.
L’intento divino nella creazione della coppia è di offrire una vita gioiosa, contenta! Ma poi bisogna fare i conti con la realtà di tutti i giorni. Il dialogo si incrina, la divisione si approfondisce e ci ritroviamo di fronte alla domanda posta a Gesù. “Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, gli domandavano se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie..” La risposta fa un collegamento col pensiero tramandato mediante la legge mosaica. A dimostrazione che comunque l’uomo domina legalmente sulla donna, si rende possibile il ripudio; per alcuni in caso di adulterio e tradimento, per altri anche semplicemente per motivi banali come l’inefficienza nella gestione famigliare. Gesù non cade nella trappola delle sottigliezze legali e taglia corto. Il problema nasce da quella che Egli chiama “sclerocardia”: durezza di cuore. un cuore duro è un cuore che pensa prioritariamente a sé e non si dona all’altro.
La tragica scia delittuosa dei nostri giorni che segna i fallimenti di tante unioni, l’affiorare anche nei nostri paesi europei di comportamenti aberranti delle culture arcaiche di altri paesi (storie di spose bambine, di compravendita di persone) mettono in risalto quanto male sia generato dal cuore chiuso e quanto esso costruisca abitudini tali da farlo apparire dalla parte della ragione!
Ci si può domandare perché sotto i nostri occhi sfilino continui annunci di separazioni e divorzi, al punto da percepire gli anniversari di numeri elevati come una rarità. La domanda è pertinente; non solo nel campo della vita matrimoniale, ma anche nella società come tale si assiste all’esaltazione del particolarismo, dell’individuo; vi sono mondi che non si parlano, politiche scissioniste e razzismi di vario segno. Da dove tutto ciò? Le cause sono molteplici e partono da lontano; ricostruirle qui non è il caso, ma certamente bisogna lavorarci perché il pericolo vero è che, di fronte alla fatica del costruire e tenere insieme i pezzi del nostro vivere sociale, si giunga prima a giustificare come necessitata e poi a celebrare giusta la tendenza a fare di se stessi e del proprio microcosmo l’unica isola felice da abitare.