1 Ottobre 2017. Quinta domenica dopo il Martirio di San Giovanni il Precursore

Posted on 2 Ottobre, 2017

1 Ottobre 2017. Quinta domenica dopo il Martirio di San Giovanni il Precursore


Sarà capitato tante volte un po’ a tutti. Nella vita di ciascuno di noi ci sono momenti in cui dobbiamo metterci in difesa; talora anche creare degli sbarramenti per impedire che gli attacchi raggiungano l’obiettivo e lo devastino. Mi riferisco alle tante trappole, inciampi e insidie di cui possiamo essere fatti oggetto cammin facendo. È come se ci si trovasse ad attraversare un campo minato. Avviene nelle circostanze più comuni e quotidiane: in famiglia o con gli amici, quando vai a far la spesa o quando accompagni un figlio a scuola, e soprattutto nel mondo del lavoro. Cercano di coglierti in fallo per poterti squalificare e comunque crearti un sacco di problemi. È quanto ci riporta oggi la pagina evangelica che ci mostra un Gesù alle prese con i tranelli dei suoi oppositori. Matteo ci mostra Gesù in un dibattito serrato coi teologi e i rappresentanti gerarchici del giudaismo ufficiale di allora (farisei, sadducei, sacerdoti, dottori della legge e scribi). Per ben cinque volte ci sviluppa la polemica che diventerà poi durissima nel capitolo 23 con i famosi sette “guai” pronunciati dal Signore. Quella che abbiamo ora letto è la terza di quelle cinque controversie, ed è anche la più significativa perché mette in luce l’originalità del messaggio cristiano benché parta da una base biblica comune al giudaismo. La domanda che l’esperto ebreo rivolge Gesù è insidiosa ma anche pertinente. Infatti la legge, quella mosaica per intenderci, per gli ebrei aveva assunto un ruolo centrale per governare la vita. Forse per capirlo possiamo fare riferimento ai nostri giorni quando in campo islamico sentiamo dire del ruolo decisivo della sharia cioè della legge che nasce dal Corano nella società. Loro studiavano assiduamente i primi cinque libri della Bibbia, appunto detti Torah cioè legge; avevano identificato una marea di precetti, 613 per l’esattezza dei quali 365 (come i giorni dell’anno) di tipo negativo e 248 positivi (il numero delle ossa del corpo umano!) e successivamente, secondo quanto scrive il famoso rabbino Hillel, si comincia a ragionare su come semplificare e riassumere questi numeri esagerati. Secondo quel maestro, per esempio, «non fare al prossimo tuo ciò che è odioso a te, questa è tutta la legge. Il resto è solo spiegazione». Ecco perché si chiede a Gesù di dire la sua in proposito. Tra l’altro qualcuno aveva immaginato che la legge del sabato fosse il primo comandamento, poichè anche Dio, il creatore, la osserva. Il grande o più importante fra tutti i comandamenti diventa la prova sulla quale valutare l’attendibilità del nazareno. Gesù sa che “amerai il Signore tuo Dio” e “amerai il prossimo tuo come te stesso” provengono dalla tradizione nota a tutti. Sembra volersi accodare a questa impostazione offrendo la sua ipotesi di soluzione coi due precetti citati come primari dentro la lunga lista di cui sopra. In realtà Gesù non vuole però assecondare una visione legalista che vedrebbe in quei due comandamenti il modo per mettersi in pace con Dio; secondo Lui è una prospettiva di fondo che si deve trarre da quel “Amerai”! Un atteggiamento generale, un’atmosfera in cui ogni gesto e ogni risposta umana vanno collocati; non propone uno schema o una scala di valori ma l’orientamento di un’intera esistenza.
Amare dunque è l’unico modo di essere proposto all’uomo dalla rivelazione. Se leggiamo la prima lettera di san Giovanni, troviamo una bella e profonda descrizione dell’assoluta connessione fra i due destinatari dell’amare, Dio e l’uomo. Separare Dio ed il prossimo vuol dire trasformare Dio in un idolo da noi forgiato e ridurre il prossimo a possibile terra di conquista. Il nostro tempo ha scandagliato in mille maniere la sostanza dell’amore; il passato forse si era limitato a descriverlo e raccontarlo. Le scienze della psiche umana hanno intrapreso un processo di ricerca teso a cogliere l’origine, la dinamica, la prospettiva mediante le quali si sviluppa l’amore. Se guardiamo alle prime pagine della Bibbia, la Genesi presenta già la tormentata ricerca di comprensione della relazione che la creatura mette in campo. Anzi quelle pagine sembrano proprio l’espressione di un bisogno di risposta alle domande “perché se Dio si offre all’uomo, questi non corrisponde” e “perché se fra le persone che vivono lo stesso sangue, si diffonde la crudeltà”. Insomma quale deve essere l’atteggiamento dell’uomo di fronte alla sfida dell’esperienza e della libertà? Ondeggiare fra opposte tensioni? Vivere, in tal modo, viene ad essere sganciato da qualsiasi regolatore: tutto si può fare, tutto è giusto.
Consapevole di questo rischio e testimone dell’inclinazione umana ad esimersi, Gesù ha riportato l’attenzione sul cuore della cosa: potrebbe essere un ottimo ministro della semplificazione. Dobbiamo aggirarci nell’ambiente vitale come circoscritto da tre sole parole: una è premessa e condizione “ascolta”, la seconda “amico/alleato” cioè sei stato scelto da Dio come oggetto della Sua attenzione d’amore e quindi quando agisci sei sempre sotto il Suo sguardo, la terza è “fratello” che significa “unità” di tutti, il motivo per il quale Lui è andato in croce. Fare un solo popolo, fare una sola casa, fare una vera famiglia. L’analisi di quanto sta al fondo del cuore umano, quel qualcosa di comune e di non conosciuto come affermato nella riflessione junghiana, mostra la presenza di luce straordinaria nella persona che ama ed al tempo stesso trova in essa la costanza di un’ombra di vuoto; forse possiamo dire che la coscienza di quanto avviene dentro di noi dev’essere la base sulla quale lasciare agire lo Spirito perché si raggiunga la pienezza del più grande comandamento. Il tutto che ci è richiesto è esattamente il modo per esprimere quale debba essere l’impegno di una vita intera.

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