07.01.2018. Battesimo del Signore

Posted on Gennaio 8, 2018

07.01.2018. Battesimo del Signore


Continua il racconto dell’Epifania, dello svelamento di Dio, in Gesù. Continua con il racconto del suo Battesimo.
Questa, nell’acqua del Giordano, è la prima manifestazione pubblica di Gesù. Si svela così, o meglio, il Padre lo svela con una voce dall’alto: “Sei tu il figlio mio, l’amato”. Dio squarcia i cieli – così il verbo greco – squarcia i cieli per dire chi è Gesù: è il suo figlio amato.
Il figlio amato è quello sconosciuto, che viene da un paese di poco conto, nella fila dei peccatori, là come tutti ad aspettare il suo turno per essere battezzato.
“E venne Gesù”: primo verbo per Gesù nel vangelo di Marco. Entra in scena così: “e venne Gesù”. Come venne? Nell’umiltà, nell’abbassamento, nello svuotamento.
E allora capisco o, meglio, mi sembra di capire perché Marco, l’evangelista da cui gli altri sinottici attingono, non parla del concepimento di Gesù, della sua nascita nella mangiatoia, ma parla di Gesù che viene da Nazaret di Galilea a farsi immergere nell’acqua del Battista. Che stranezza!
Ma, se osservate bene, le cose corrispondono: l’umiltà, l’abbassamento, lo svuotamento di quella nuda mangiatoia corrispondono all’umiltà, all’abbassamento, allo svuotamento di questa povera lunga fila di peccatori.
E comincio a capire anche come tutto il vangelo di Marco sia incluso tra due grandi manifestazioni o proclamazioni, una apre e l’altra chiude, manifestazioni di un medesimo volto. Quasi si richiamassero il volto di Gesù, umile e abbassato nella fila dei peccatori che la voce dall’alto chiama “figlio” e il volto di Gesù, umile e irriconoscibile, tanto è sfigurato sulla croce, che un pagano, un centurione pagano, proclamerà Figlio di Dio: “Davvero costui era figlio di Dio”.
I cieli squarciati. “E vide lo Spirito discendere verso di lui come colomba.
“Le colombe” – scrive Hyacinthe Vulliez “erano così presenti alla vita quotidiana degli ebrei che essi parlavano spesso di loro. A loro paragonavano lo Spirito, l’amore, la pace e Israele stesso. Erano l’offerta dei poveri al tempio. Nel primo mattino della creazione una di esse svolazzava sulle acque. Un’altra, alla fine del diluvio, ritornò verso l’arca: era portatrice di un ramo di ulivo. Che cosa evoca la colomba che scende su Gesù al momento del battesimo? Quella degli inizi del mondo? Quella di Noè? Gli specialisti ne discutono. Per parte mia mi piace ammucchiare tutti i simboli. La colomba del battesimo è lo Spirito, l’Amore, la Pace, la Creazione…è tutto quello che fa nuovo un popolo”.
Lo Spirito dunque discese su di lui. Penso che al cuore di alcuni di noi si siano riaffacciate parole custodite nel libro di Isaia, dove sembrano riecheggiare le parole del Battesimo di Gesù: “Ecco il mio servo, che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui”.
E in successione, senza cesure, viene descritta la missione di colui che riceve lo Spirito: “Porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta. Proclamerà il diritto con fermezza. Ti ho chiamato per la giustizia, come alleanza del popolo, come luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri”.
Non è una cerimonia, non è una pia cerimonia, il Battesimo di Gesù: è consacrazione per una missione che è questa. Questa e non altra.
Ma non può essere ridotto a una cerimonia, una pia cerimonia, nemmeno il nostro Battesimo. Apre una strada..
Certo, quando battezziamo un figlio dovremmo ricordare le parole della missione, ricordarci di Gesù nell’acqua con tutti.
E allora, se non vuoi che tuo figlio si immerga in questa realtà a volte martoriata, se vuoi che tenga le distanze, non dargli il battesimo. Gesù si è immerso.
Se vuoi che tuo figlio non si schieri per la giustizia, per il diritto dei popoli, non dargli il battesimo. “Proclamerà il diritto”: è scritto.
Se vuoi che tuo figlio taccia, che tenga gli occhi chiusi o lasci chiusi gli occhi degli altri, non dargli il battesimo. È scritto: “Ti ho scelto perché tu apra gli occhi ai ciechi”.
Se vuoi che tuo figlio viva di spettacolarità, d’immagini, disprezzando i piccoli, i piccoli e i deboli, non dargli il battesimo. È scritto: “Non spezzerà la canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta”.
Se vuoi che tuo figlio costruisca muri, non dargli il battesimo perché è scritto e lo abbiamo sentito oggi nella lettera agli Efesini che Gesù è la nostra pace e dei due ha fatto un cosa sola abbattendo il muro della separazione che li divideva.
Se vuoi che tuo figlio ami solo quelli di casa sua, non dargli il battesimo, perché sta scritto nel rotolo di Isaia -e oggi l’abbiamo ascoltato- : “Tu chiamerai gente che non conoscevi accorreranno a te nazioni che non che non ti conoscevano”.
Se invece ritieni che sia una fortuna che esistano uomini e donne come questi, dagli il battesimo. E quando sarà grande digli che l’hai fatto perché ritieni che sia una fortuna, una fortuna per il mondo, che ci sia gente così.
Il battesimo di Gesù, il nostro battesimo. La bellezza del battesimo. Ma attenzione –vorrei dire- a come se ne parla. A volte si usa per il battesimo un linguaggio che può destare non solo perplessità, ma dar credito a una immagine distorta, repellente, di Dio. Noi, per esempio, con troppa facilità, quasi senza pensare, con estrema disinvoltura, diciamo che con il battesimo si diventa figli di Dio. Ci sarebbe da precisare e da riprecisare. Perché gli altri, non battezzati, non sono figli, sono figli minori? Dio forse non li riconosce? Sono figli bastardi, figli di un Dio minore? Pensarlo – voi mi capite- sarebbe dare una ferita mortale al cuore di Dio, a Dio che è padre di tutti e abbraccia tutti. Allora che dire del Battesimo? Che è riconoscere o – se volete – cantare la bellezza di essere figli, figli e non schiavi, e rivendicare questa bellezza per ogni donna e ogni uomo sulla terra. Questo crediamo e per questo ci impegniamo.