05.11.2017. Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo

Posted on 5 Novembre, 2017

05.11.2017. Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo


Il calendario liturgico è sfasato rispetto a quello civile. La chiesa ambrosiana celebra oggi l’ultima domenica dell’anno: lo fa riconoscendo che esiste una guida per la vita del mondo e la definisce “re per tutti”! Al termine di un percorso che si è snodato di domenica in domenica, attraversando Natale, Pasqua e Pentecoste, si arriva ad un momento di estrema sintesi: il confronto fra Gesù e Pilato potremmo assumerlo come l’ immagine precisa ed emblematica della scelta fondamentale cui ogni uomo e donna al mondo è chiamato. Chi è il tuo re, da chi ti fai governare, dove trovi verità? L’inquietudine umana è rappresentata assai bene da questo Procuratore romano dilaniato fra l’ascolto di una sensibilità colpita dalla statura spirituale del suo interlocutore e della funzione istituzionale che gli è propria.
Parlando con tante persone, più volte mi è parso di vedere il conflitto fra un grande desiderio di affidamento a Gesù e un essere continuamente strappati via verso terreni di mera materialità. Se il segno vincente dell’uomo d’oggi sono la ricchezza e il successo, come si fa a prendere la via di uno che si è identificato coi piccoli, gli ultimi, i bambini, i malati, e tutti i disgraziati del mondo? Chiaro che il suo non può essere un regno di questo mondo! Ma ciò, se non era chiaro a Pilato, a noi non può essere che evidente. Era abitudine mettere sopra il capo dei crocefissi uno scritto che indicava il motivo della condanna. La famosa questione del “Titulus Crucis”, il cartiglio con la scritta INRI, ha trovato una considerazione esegetica molto bella e coinvolgente. “Gesù Nazareno Re dei Giudei” era scritto in tre lingue: greco, latino ed ebraico; la richiesta dei capi dei sacerdoti di modificare il testo affermando che Gesù era semplicemente “un sedicente” re dei giudei fi rispedita al mittente da Pilato che sbrigativamente rispose “Quello che è scritto, è scritto”. In lingua ebraica, la scritta traslitterata e vocalizzata “Yeshua Hanotsri Wemelek Hayehudim”; quindi come osserva Henri Tisot, come per il latino si ottiene l’acronimo “INRI“, per l’ebraico si ottiene “יהוה“, “YHWH“. Il nome di Dio, quel “Io sono” rivelato a Mosè di fronte al roveto ardente, posto sulla croce sembra realizzare quanto Gesù aveva affermato (Gv. 8,28): «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono».
Il monarca, ed è la stessa etimologia a dircelo, è “un uomo solo al comando”; ogni tanto la storia e la politica ci riportano questa espressione, con tutto quello che comporta. Ci spaventa l’idea che tutto il potere, fuori da ogni controllo, sia concentrato solo in due mani. Sono quelli di chi comunque si ritiene quasi una divinità davanti alla quale tutti si devono inginocchiare: esemplare l’adorazione che i romani dovevano al Cesare di turno e il cui rifiuto segnò di martirio i primi secoli cristiani. Con una certa tristezza dobbiamo però constatare che talora lo stesso popolo, pur consapevole di non contare nulla davanti al potere che lo fa suo schiavo, non sceglie la via della libertà, almeno quello del pensiero e del cuore. Quel “crocifiggilo” urlato al Procuratore romano è il segnale tragico della paura che impedisce di vedere e scegliere il giusto. Una paura però alimentata da cattivi e condizionanti imbonitori. Gli esempi dei nostri giorni potrebbero essere numerosi, ma ci inoltrerebbero in un terreno minato. Restano i risultati: come al tempo del Signore Gesù, la tendenza generale non è quella di ricercare la verità ma di proteggere il proprio guscio, senza capire che stiamo danneggiando noi stessi e tutto. Credo che la frequentazione assidua e perseverante della parola del Signore sia la miglior difesa contro le derive dell’ottusità e dell’ignavia. Ci dà gioia e speranza e ci rafforza nella determinazione a “liberare la libertà”.
Mi è stata ricordata una frase: “potere dell’anti-potere”. Se ne parlava in decenni lontani da qualche leader dell’opposizione ai partiti dominanti; poi qualche movimento più giovane se ne è appropriato. A me piace vedere in Cristo Re questo anti-potere: è una spada che penetra i cuori e che non intende sottomettere nessuno; è un’inquietudine inguaribile alla ricerca di percorsi di umanità ridisegnata. È un’umiltà che non mette corone sul capo ma tiene il cappello fra le mani; è un promuovere le persone bocciate dall’ideologia dello scarto: proprio oggi, in questo giorno di Cristo Re, la Caritas ambrosiana ci chiama a vivere la Giornata mondiale dei Poveri, che il Papa ha istituito per il primo anno e che la Chiesa romana celebrerà il 19/11. Francesco ha voluto che il Giubileo della Misericordia, chiusosi nel giorno di Cristo Re 2016, continui con una rinnovata scelta di tutti i cristiani per una quotidianità di misericordia verso le persone ferite da ogni forma di povertà.

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