04.03.2018. Terza domenica di Quaresima

Posted on Marzo 4, 2018

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04.03.2018. Terza domenica di Quaresima


Una pagina piuttosto pesante da ascoltare; non c’è il racconto di un miracolo, la narrazione di parabole o il resoconto di un insegnamento direttamente rivolto a noi. Ci troviamo di fronte ad una discussione fra Gesù e i Giudei, un aspro dibattito sulla religione; benché i temi siano di quelli che contano, libertà e verità, Dio e il diavolo, peccato e giustizia, mi risulta greve questo scontro ideologico. E ciò che lo rende tale è ben evidenziato dal verbo usato alle volte nel vangelo per definire l’atteggiamento degli interlocutori di Gesù. Dice che “presumevano di essere giusti” e che si impalcano a giudici degli altri. I presuntuosi sono coloro che sanno tutto, che hanno una eccessiva stima di sé, che hanno sempre ragione e si ritengono proprietari della verità. La loro sicurezza e sicumera li fa sentire ebbri di libertà, ma Gesù dice che invece sono schiavi.
Eppure coloro che interrogano Gesù sono alcuni che avevano aderito al suo annuncio. Ma è sempre lo stesso problema: ci si crede veri credenti ed invece maneggiamo maldestramente il contenuto della fede, ce lo configuriamo come fosse una cosa nostra e così diventa un messaggio di contrapposizione verso gli altri. Con grande dolore ripenso a tutte le brutture che la storia racconta e che vanno sotto il nome di “guerre di religione”. Sono soltanto cose del passato, qualcuno penserà. Verranno in mente i conflitti religiosi della vecchia Europa, le crociate e altro ancora. Ma sono fatti anche del presente, solo che oggi ancor più che nel passato i conflitti religiosi e quelli ideologici mostrano la vera ragione che non è la difesa della verità ma la corsa al possedere e al potere, persino alla conquista di territori. La religione è stata tirata in ballo anche in questa campagna elettorale; che situazione penosa! Le radici cristiane sono ben visibili nel nostro paese; basta guardare quanti campanili svettano un po’ ovunque nella città. Ma l’evidenza cristiana, la candela sopra il tavolo e non sotto il moggio, il sale vero, non dipendono da leggi o da templi: tutto invece è legato al modo di vivere dei cristiani, cosi come è stato descritto negli Atti degli Apostoli.
Non è facendo dichiarazioni di appartenenza a questa o quella tradizione religiosa e contemporaneamente squalificando gli altri o addirittura negando ad essi il diritto ad esistere, che si serve la verità e che si vive la libertà. Ecco la presunzione: riteniamo di poter sapere perfettamente quello che vuole Dio e ci mettiamo a fare i giudici al suo posto. In tal modo chi non la pensa come noi è definito “diavolo”, il male. E questa è testualmente l’accusa che spesso sentiamo echeggiare nei proclami aberranti di certi pseudo-credenti verso gli altri. È questa invece, propriamente, l’opera del diavolo: è menzognero, dice Gesù e insinua quella idolatria di sé e del proprio mondo facendoci smarrire lontano da Dio. È vero che restare fedeli in modo reale e intenso non è facile e che la purezza della fede esige esercizio di umiltà e grande applicazione; resta il fatto che Gesù chiarisce quale sia il nostro peccato e cioè il non credere a lui. La parola peccato, letteralmente, vuol dire “sbagliare direzione”, “smarrire la meta”, o anche “mancare il bersaglio”. Gesù dice che la strada da imboccare è quella che mette sulle sue tracce e che la meta da conseguire è una verità liberante. Libertà da non intendersi come non lasciarsi coinvolgere da nulla, indifferenza e relativismo, come atarassia, ma capacità di non imprigionare la fede in schemi prodotti artificialmente da noi. Ricordo delle belle considerazioni del grande don Pozzoli:
“Una volta le religioni avevano confini precisi. Non soltanto geografici, ma, se così si può dire, teologici. Il cristianesimo non era l’ebraismo, l’ebraismo non era l’islamismo, l’islamismo non era l’induismo… Mettere piede in una chiesa che non fosse della propria religione era allora severamente proibito. C’è chi ricorda come non fosse permesso a un cattolico entrare in un tempio protestante, dove pure avrebbe potuto ascoltare lo stesso Vangelo e pregare lo stesso Gesù. Sorprendente perciò è stato nel 1986 il gesto con cui Giovanni Paolo II invitò ad Assisi i più alti rappresentanti delle diverse religioni per pregare insieme in spirito di fraterna comunione.
Tutte le religioni portano a Dio: non contano tanto le forme quanto lo spirito che le anima.
Avrebbe dunque ragione Gandhi quando, con una finissima immagine, ci viene a dire: Dio è un pozzo. Ogni religione vi attinge, l’una con un secchio, l’altra con una giara, la terza con un otre. Guardiamo all’acqua e non alla forma dei nostri recipienti.” Questo senza voler mettere tutto sullo stesso piano, ma semplicemente valutare che un comune scopo ci rende simili e ci invita alla cooperazione per il bene di tutti.
La parola di oggi ci invita a domandarci dove noi riponiamo ciò che pensiamo essere la verità; il sistema di scelte e di convinzioni che ci animano quali sono? Sono il lavoro, la famiglia, gli affetti, la nostra casa, i nostri interessi e hobbies? Sono le nostre idee religiose e le preferenze politiche? Cose belle e giuste ma non bastano; lasciatele sole e diventeranno i vostri idoli e le vostre catene. La verità è quella che viene da Dio e leggiamo in Gesù; la parola confermata con la sua vita offerta è la verità; per noi essa diventa un cammino e mai un possesso esclusivo.