01.11.2018. Tutti i Santi

Posted on Novembre 1, 2018

01.11.2018. Tutti i Santi


Non che in passato non se ne parlasse. Di santi si è sempre parlato, anche perché ci sono utili, in quanto a loro chiediamo favori, grazie, soluzioni ai nostri guai. Però ho l’impressione che di santità si stia parlando di più negli ultimi tempi. Forse perché il papa ha scritto una esortazione apostolica sull’argomento, intitolata Gaudete et exultate, che vuol dire rallegratevi ed esultate, parole dette da Gesù nel discorso sulle beatitudini.
Si consideri anche il fatto che il nostro arcivescovo Delpini, nel suo messaggio di inizio anno, spiega il cammino cristiano come un pellegrinaggio di popolo chiamato a farsi santo. Famosa poi è diventata l’espressione “i santi della porta accanto”; non si parla di condomini che vanno d’accordo, ma di normale quotidianità assolta con fedeltà, giustizia, passione, buona volontà. Mi viene in mente qui quella bella frase del vescovo vietnamita Van Thuan: “afferro le occasioni che si presentano ogni giorno per compiere azioni ordinarie in un modo straordinario”.
Dovremmo provare a rileggere una pagina dell’esortazione di papa Francesco per capire rettamente che cosa sia la vocazione del cristiano, la sua chiamata alla santità: “Per essere santi non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi. Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali”. Non è una banalizzazione di quella figura di santo o di santa che nel nostro immaginario è il puro eroismo. So bene che condurre una vita coerente, responsabile, che mette l’amore avanti a tutto, oggi come oggi, è così tanto problematica che chi ci riesce è proprio un santo. Attenzione: non voglio parlare di quel buonismo melenso che svuota di valore il vero senso della vita come dono. Penso a chi quotidianamente deve affrontare la fatica della malattia, propria o di un famigliare, a chi insegue fra mille insuccessi la ricerca di un posto nella società, a chi si percepisce come diverso perché oggetto di scarto da parte del mondo organizzato, e potrei continuare. Chi vive così è santo, e gli va detta la parola “Beato”, parola troppo spesso confusa con il piacere materiale o con il divertimento anestetizzante. Il povero è detto beato da Gesù non perché non ha niente e deve dipendere dalla benevolenza altrui per sopravvivere; parla di chi è povero in quanto si è fatto capace di libertà rispetto al pericolo di farsi possedere dalle cose. Ci spinge tutto questo pensare a riflettere sul nostro rapporto con le cose, dove spesso il possederle porta ad esserne posseduti e pertanto alienati, venduti, persi. Si vede bene come le beatitudini non sono la pubblicità di una sorta di apatia verso tutto ciò che fa male.
Mi domando come devo fare per vivere santità, dove correggermi; scopro che santità non è soprattutto un sapere speciale delle cose divine, e neppure lo sforzo della mia volontà che conta esclusivamente sulle proprie capacità. Santità è accettare di essere stati scelti o, se volete, chiamati a lasciarsi trasformare a immagine di Gesù “via, verità e vita”. La bibbia, come ci ricorda anche l’Apocalisse letta ora, ha un’espressione per dire ciò: parla di un essere segnati, di un sigillo indicante consacrazione al Signore e si rifà a quel testo del profeta Ezechiele: «Il Signore disse: passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un Tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono…». Quella croce a forma di lettera T che molti portano al collo, è il sigillo che i chiamati ricevono sulla loro fronte: il Profeta Ezechiele raccomanda a Israele di restare fedele a Dio fino alla fine, per essere riconosciuto come simbolicamente segnato con il “sigillo” del Tau sulla fronte quale popolo scelto da Dio fino alla fine della vita.
Resta però un formidabile parola che Gesù ha detto nel suo discorso di congedo all’ultima Pasqua: il riconoscimento dell’essere di Cristo, sarà legato ad un modo di vivere più che al semplice sigillo ricevuto con Battesimo e Cresima. Egli disse: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”. Sorge una domanda assillante: la Chiesa, le nostre parrocchie, le singole nostre persone, attestano un vero rimando a Gesù mediante il loro vivere? Il sigillo del Tau in fronte è verificabile anche nei gesti?

[Infatti, nell’alfabeto ebraico il Taw (o Tau) è l’ultima lettera e rappresentava il compimento dell’intera opera rivelata di Dio. Questo segno veniva anche trascritto come X, + o T e nella trascrizione greca il segno venne associato alla lettera Tau, che poi divenne a sua volta “T” nell’alfabeto latino.
Il Tau divenne ben presto distintivo cristiano; fu il logo dell’ordine degli antoniani che si si ispiravano al fondatore del monachesimo, S. Antonio abate, e si dedicavano alla cura dei malati specialmente lebbrosi. San Francesco li frequentò e forse stando da loro si innamorò del simbolo Tau. La simbologia del Tau acquistò un significato ancora più profondo per S. Francesco, dal momento in cui nel 1215 Innocenzo III promosse una grande riforma della Chiesa Cattolica ed egli ascoltò il sermone del Papa in apertura del Concilio Laterano IV, contenente la stessa esortazione del profeta Ezechiele nell’Antico Testamento: “Siamo chiamati a riformare le nostre vite, a stare alla presenza di Dio come popolo giusto. Dio ci riconoscerà dal segno Tau impresso sulle nostre fronti”.]