Pregare con… San Benedetto

Exemple

Pregare con… San Benedetto

Una proposta radicale:


Vangelo secondo Luca 12, 29-32

29. E voi, non state a domandarvi che cosa mangerete e berrete, e non state in ansia: 30. di tutte queste cose vanno in cerca i pagani di questo mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. 31. Cercate piuttosto il suo regno, e queste cose vi saranno date in aggiunta. 32. Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.

Chi è san Benedetto?

  • 480 (circa) – nasce a Norcia (Perugia) 

  • 490-500 – La sua nobile famiglia lo manda a Roma per gli studi
  • Benedetto è disgustato dallo stile di vita dissoluto di molti suoi compagni di studi e non voleva cadere negli stessi sbagli 

  • Lascia Roma e si ritira nella solitudine dei monti ad est di Roma. Vive per tre anni completamente solo in una grotta chiamata “Sacro Speco” a Subiaco
  • Periodo di solitudine con Dio: tempo di maturazione e di superamento di tre tentazioni: l’autoaffermazione, la sensualità, l’ira e vendetta.
  • 529 – Benedetto lascia Subiaco e si stabilisce a Montecassino. Inizia una nuova fase della maturazione interiore e della esperienza monastica.
  • Benedetto passa dalla valle dell’Anio al Monte Cassio (altura visibile da lontano) perché la vita monastica ha una sua ragion d’essere nel nascondimento, ma ha anche una sua finalità pubblica nella vita della Chiesa e della società, deve dare visibilità alla fede come forza di vita.
  • 21 marzo 547 – Benedetto conclude la sua vita terrena

Il luogo deserto:

Vangelo secondo Marco 6,30-33

30.Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. 31.Ed egli disse loro: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'”. Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. 32.Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. 33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.

  • Scelta di abbandono del mondo, di “fuga mundi”. 

  • La vita monastica già seguita da alcuni, in modi differenti: 

    o eremitismo (scelta radicale)
o cenobitismo (coniuga ansia della ricerca di Dio e valori della vita
    comunitaria)
  • Benedetto, nella maturità, sceglie, per sé e per i suoi, la formula cenobitica, pur sottraendo il monaco sia al ministero pastorale sia all’impegno secolare: una vita trascorsa fuori del tempo politico, quasi lontano dalla storia.

Il lavoro:


2° lettera di Paolo ai Tessalonicesi 3,10-12

10.E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi. 11.Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione. 12.A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità.

  • Separazione dalla storia in nome del radicalismo evangelico non è “rifiuto”, ma “rifondazione”.
  • Benedetto non rifiutava il mondo, ma respingeva i falsi valori che lo abitano e lo inquinano: solo la scelta radicale del vangelo riporta l’uomo e il mondo a se stessi.
  • La logica del “perdersi” per “ritrovarsi”: Benedetto vuole conciliare la dimensione interiore della contemplazione con la stima del lavoro: ora et labora.

Una spiritualità di beatitudine:


Vangelo secondo Matteo 5,1-16

1.Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2.Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
 3.”Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
4. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
 5. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. 6. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
7Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
8.Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. 9.Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
10.Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
11.Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12.Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi. 13.Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
14.Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 15.né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 16.Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.

  • La scala dell’umiltà non vuole renderci privi di personalità. Essa al contrario ci pone in grado di innalzarci fino alla perfezione dell’amore di Dio: 

  • Benedetto traduce la logica delle beatitudini nella “scala dell’umiltà” (cap. VII della Regola) 

  • Ma la storia della santità sta a dimostrare che Cristo non ci ha ingannati.
  • In un mondo in cui la ricerca della gioia è legata alle prospettive del successo, del denaro, del potere, le affermazioni di Cristo suonano provocazione e contestazione.
  • 
La gioia evangelica è un criterio nettamente rovesciato rispetto a quello comune: beati sono detti i poveri, gli afflitti, i miti, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati per la causa della giustizia e per il nome di Cristo.
  • Contrasto che non implica un’opzione di pessimismo e di grigiore, ma al contrario è una condizione di gioia profonda.
  • Contrasto netto tra lo spirito di Cristo e lo spirito del mondo, contrasto che il monaco è chiamato ad incarnare con tutte le sue scelte di vita;
  1. primo gradino: il timore di Dio

  2. secondo gradino: guardare Cristo e 
conformarsi a lui 

  3. terzo gradino: vivere nell’obbedienza reciproca accettando di vivere secondo un progetto comunitario,
  4. quarto gradino: abbracciare silenziosa- mente la pazienza e sopportare tutto incontrando durezze, contrarietà e ingiurie
  5. quinto gradino: manifestare all’abate, attraverso un’umile confessione, tutti i pensieri di male
  6. sesto gradino: la gioia intesa in prospettiva pasquale come tono indispensabile della vita cristiana
  7. settimo gradino: credere nell’intimo del cuore di essere inferiori o più spregevoli di tutti e che solo Dio in noi sa fare grandi cose
  8. ottavo gradino: saper vivere senza apparenze né singolarità
  9. nono gradino: proibire alla lingua di parlare e mantenere il silenzio sin quando non si viene interrogati, ascoltare gli altri invece che pretendere il diritto di essere ascoltati
  10. decimo gradino: non ridere stoltamente

  11. undicesimo gradino: parlare sempre con
    pacatamente, umilmente e con gravità

  12. dodicesimo gradino: vivere in una vera umiltà nello spirito e nel corpo in ogni
    occasione della vita

  • Chi cede alla tentazione dell’orgoglio può avere per un momento l’impressione di essere più forte. Ma le scelte contrarie alla legge di Dio non tardano a presentare il conto: orgoglio chiama orgoglio, avidità chiama avidità, sopruso chiama sopruso… L’essere umano si sperimenta come intrappolato e fa un’esperienza di sostanziale schiavitù.

Una spiritualità per coltivare e custodire:


Genesi 2,15-17

15.Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. 16.Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, 17.ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire”.

La spiritualità benedettina è pervasa da un immenso respiro contemplativo: la vita viene tutta concentrata su Dio per divenire
la “scuola del servizio divino”:


  • Dio come oggetto unico del desiderio e della ricerca
  • Dio da lodare attraverso la celebrazione dell’opus Dei

  • Dio da celebrare e testimoniare attraverso l’impegno della vita.


Ma la “curvatura” dell’esistenza verso il trascendente non si esaurisce nella “fuga mundi”, anzi comporta un’autentica “stima” per il mondo, guardato alla luce di Dio .
Ecco il ben noto apprezzamento dell’ascetica benedettina per il lavoro manuale:

  • Il lavoro viene letto in rapporto al disegno di Dio.
  • Il lavoro è “ascetico, come superamento dei pericoli derivanti dall’ozio
  • Il lavoro è partecipazione all’opera del Creatore

La spiritualità benedettina, inserisce l’esperienza e la spiritualità del lavoro nella sua tipica tensione verso Dio, e, senza togliere forza all’impegno per le realtà terrene, la riempie di senso religioso.

La vita benedettina, pur nettamente disegnata nella logica delle beatitudini e sul primato dell’aldilà, illumina insieme la vita quotidiana, come luce trasfigurante e trasformante, capace di influire sulla costruzione della storia in modo certamente diverso, ma non opposto, a quello tipico della vita laicale.

Una spiritualità per custodire e meditare:


Luca 2,15-17

18.Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. 19.Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. 20. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

È stato fatto notare che, ad interpretare bene la regola, il classico ora et labora dovrebbe essere integrato così: Ora, labora et lege!


Benedetto, dopo la preghiera, e prima del lavoro manuale, invita alla lettura e alla meditazione, ricordando che la lectio per eccellenza è quella della S. Scrittura, seguita da quella degli scritti spirituali dei Padri, ma evidentemente senza escludere ogni altra lettura fatta nello stesso spirito.
Questa lettura, non distrae dalla preghiera, anzi la nutre e, nella rimeditazione, sostiene spiritualmente lo stesso lavoro manuale.

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