06.06.2021. Seconda Domenica dopo Pentecoste

Exemple

06.06.2021. Seconda Domenica dopo Pentecoste


Ansia! Una parola che tanto spesso ricorre nei nostri discorsi. Tutto sembra generare ansia: il pericolo per la salute, l’incertezza del lavoro, i soldi che finiscono, i figli che sbandano, le guerre, l’ambiente aggredito, la corruzione e il sistema perverso che non cambia. Ansia che poi tende a trasformarsi in angoscia, talora in depressione. E Gesù torna a ripetere “non preoccupatevi”! Ha un bel dire, commenta qualcuno. L’ansia poi si accompagna spesso all’affanno: la città è frenetica, e tutti sgomitano per far prima; si rincorrono le cose che sembrano sempre scappare di mano. E il Signore ripete: “Non affannatevi”. C’è un Padre che sa, che conosce la nostra condizione e se ne fa carico. Altri però dicono che questo discorso sulla divina provvidenza è troppo datato e che il suo intervento non è riconoscibile. Proviamo allora a rileggere il richiamo alla fiducia da parte di Gesù: anzitutto il contesto. L’evangelista Luca, a differenza di Matteo che colloca le parole di Gesù nel discorso della montagna, trascrive queste frasi dopo una prolungata polemica sul modo di pensare dei farisei fatto di ipocrisia e ricerca del potere e dopo la parabola dell’uomo ricco divenuto ancor più ricco per un generoso raccolto delle sue terre. Al termine della parabola l’uomo ricco decide che per essere felice deve impegnarsi in un ulteriore grosso investimento per potersi finalmente dire soddisfatto; ma egli non sa che, senza la consapevolezza del finire, ogni cosa diventa insensata e non sa neppure che il meccanismo dell’accumulo non si acquieterà ma continuerà ad essere il suo tormento. Gesù dice che il guaio di troppa gente è quello di essere in prima linea nella ricerca della ricchezza; rincorrendo quell’obbiettivo accade che si trascurino cose assai importanti: il dialogo in famiglia, le relazioni amicali, l’impegno per la costruzione di comunità di fratelli, la cura dei luoghi e delle cose. Corriamo sempre il rischio di fare confusione: si diventa ansiosi del vestito da indossare e dell’auto da acquistare perché il mondo in cui ci muoviamo ha imposto la legge dell’apparire. “Non preoccupatevi”: Gesù, già ai suoi tempi, usava il verbo in forma imperativa e non soltanto esortativa, figuriamoci cosa direbbe adesso. Non fa sconti: è sbagliato preoccuparsi di certe cose e non cercare invece quel che davvero serve, cioè le cose di Dio; cercate solidarietà, generosità, fiducia, giustizia, le componenti del Regno di Dio.
La lettura del libro sapienziale che ha aperto la liturgia della parola, contiene un inno alla bellezza della creazione; Gesù riprende il discorso invitando a guardare la natura che vive e si ricrea continuamente. Ecco la provvidenza: un dono ci viene offerto, ci è fornito ciò di cui abbiamo bisogno! Ma al tempo stesso ci è richiesto di collaborare. La provvidenza ha bisogno del nostro contributo e aiuto; dice l’apostolo Giacomo: “Se uno è senza vestiti e cibo quotidiano e tu gli dici, va in pace, non preoccuparti, riscaldati e saziati, ma non gli dai il necessario per il corpo, a che cosa ti serve la tua fede?” Troppe volte imputiamo a Dio la nostra noncuranza e così neghiamo la provvidenza di un Dio che ha a cuore la nostra vita; quando dubitiamo della provvidenza proviamo a guardare tutti i cuoricini ed ex-voto che troviamo in chiese e santuari. Certo che non tutte le grazie richieste si ottengono, ma tanto dipende dal come ci poniamo col nostro domandare.
Nel mondo antico e pagano, gli dei erano dei potenti tormentati dai loro capricci che regolarmente scaricavano sugli uomini. In più gli dèi erano sottomessi al capriccio del Destino, potenza occulta e incontrollabile. Dunque, la parola chiave è proprio “capriccio”, che sottende la dimensione irrazionale, casuale, istintiva. Non così nel mondo cristiano, dove l’intervento di Dio è proprio nella dimensione del “disegno”. Si tratta di un intervento finalizzato necessariamente al Bene, in quanto il Bene non è una decisione arbitraria di Dio, bensì la sua stessa natura. Dio s’identifica con il Bene.
San Giovanni della Croce ha un paragone molto bello, ripreso anche da San Pio da Pietrelcina: «La vita, vista dall’al-di-qua, è come il retro di un ricamo, cioè solo un groviglio incomprensibile di fili. Quando invece vedremo la vita dall’al-di-là, essa sarà il ricamo visto dalla parte davanti e quindi capiremo come a quel groviglio incomprensibile di fili corrispondeva un disegno perfetto».