La strada come casa

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La strada come casa


Sono stati allontanati dai tunnel della Stazione Centrale alcuni giorni fa; ma i cosiddetti senza dimora nel giro di una settimana erano di nuovo lì.
Come affrontare il grave fenomeno? Lasciare che le cose vadano avanti con la risposta dei dormitori collettivi? Certo che no: i primi a rifiutarsi sono proprio loro, quelli che preferiscono la strada perché il dormitorio è luogo problematico e spesso poco vivibile; e poi sono persone non abituate ad osservare dei regolamenti.
Sempre più evidente appare la necessità di un rilevamento serio della situazione, di un potenziamento del lavoro per le strade che non rimanga solo il contributo di tanti volontari davvero encomiabili e spesso ben organizzati.
Anche la zona della nostra Comunità Pastorale, proprio perché è nel Centro Storico dove si concentra il “popolo della strada”, è stata più volte oggetto di sgomberi da parte dei Vigili Urbani e Polizia; come si constata passando in S. Babila o in corso Vittorio Emanuele, questo tipo di provvedimento non serve a nulla, oppure vuol essere un accontentare le lamentele dei residenti. Attenzione però: la cronicizzazione del fenomeno porta senza dubbio verso l’accrescimento dell’indifferenza della gente che significa alla fine accettazione del fatto in sé come ineluttabile e fisiologico a questa società del benessere; come ha più volte ricordato Papa Francesco, la cultura dello scarto si diffonde grandemente.
In una recente intervista, il direttore della Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti ha dichiarato: “Marginali cronici, sospettosi di ogni rapporto con le autorità pubbliche, psichiatrici, stranieri irregolari… le storie e le condizioni di vita sono diverse e – pur approdando sui medesimi marciapiedi – vanno avvicinate per quanto possibile con strategie diverse…. Appare inoltre fondamentale l’intensificazione del lavoro in strada. Non solo quello delle unità mobili (destinate a funzioni di presidio e di riduzione del danno, tramite la distribuzione di generi di prima necessità). Ma soprattutto quello degli interventi professionali, condotto da équipe multidisciplinari composte da educatori, mediatori e psicologi-psichiatri”.
Milano sta vivendo un momento di grave crisi nel campo degli alloggi popolari: investimenti ritardati, degrado e insufficienti interventi per quello che viene definito progetto “Housing First”; il servizio sociale cittadino attraversa un tempo di risorse inadeguate e di poco coordinamento fra le varie istituzioni settoriali. Intensifichiamo la partecipazione in tutte le forme utili e valide alla soluzione del problema della grave emarginazione in città: non è una questione di strade pulite, ma di sostegno alle persone.

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