Lavori in corso. Restauri e altri interventi di conservazione affrontati dalla Comunità

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L’impegno per la salvaguardia del patrimonio artistico presente nelle nostre chiese è sempre vivo da parte della Comunità; le urgenze, sia per quanto riguarda i restauri che per i lavori di straordinaria manutenzione dei locali, sono all’ordine del giorno. Le opere d’arte innanzitutto richiedono cura e attenzione continua.

Un preciso aggiornamento che riassume i maggiori interventi conclusi, in corso e in programma lo troviamo nel nuovo rendiconto economico relativo all’anno 2020.

Cogliamo l’opportunità per proporre uno sguardo generale sulla situazione, con l’intenzione anche di sensibilizzare la Comunità su alcune priorità di intervento per le nostre opere d’arte, beni preziosi che non mancano mai di rappresentare una risorsa importante per tutti.

Avvicinarsi ad un’opera o ad una cappella, cominciare a conoscerla scoprendone l’autore, il significato, la storia e i tanti personaggi che ne hanno animato il passato, è un modo per alimentarne la vita e magari decidere di partecipare alla sua salvaguardia.

Molte le persone che per un qualche motivo, concreto o interiore, si sono legate alle opere e hanno contribuito alla loro conservazione.

Fortunatamente ancora accade, ancora c’è chi dimostra sensibilità e generosità donando ancora storia e vita a queste splendide opere.

Segnaliamo in particolare:

 

 

1. Conclusione dei lavori di risanamento conservativo della facciata di Santa Maria della Passione

Ufficialmente chiuso il cantiere del risanamento conservativo della facciata di Santa Maria della Passione, speriamo si concluda presto anche tutto quanto riguarda la spesa: attendiamo il rimborso da parte della Regione Lombardia della metà quota per i lavori a noi dovuta, a seguito della partecipazione all’apposito Bando regionale.

 

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Lettura del profeta Baruc 1, 15a; 2, 9-15a

Direte in quei giorni: «Il Signore ha vegliato su questi mali e li ha mandati sopra di noi, poiché egli è giusto in tutte le opere che ci ha comandato, mentre noi non abbiamo dato ascolto alla sua voce, camminando secondo i decreti che aveva posto davanti al nostro volto. Ora, Signore, Dio d’Israele, che hai fatto uscire il tuo popolo dall’Egitto con mano forte, con segni e prodigi, con grande potenza e braccio possente e ti sei fatto un nome, qual è oggi, noi abbiamo peccato, siamo stati empi, siamo stati ingiusti, Signore, nostro Dio, verso tutti i tuoi comandamenti. Allontana da noi la tua collera, perché siamo rimasti pochi in mezzo alle nazioni fra le quali tu ci hai dispersi. Ascolta, Signore, la nostra preghiera, la nostra supplica, liberaci per il tuo amore e facci trovare grazia davanti a coloro che ci hanno deportati, perché tutta la terra sappia che tu sei il Signore, nostro Dio».


Salmo 105 (106)

Rendete grazie al Signore,
il suo amore è per sempre.

Abbiamo peccato con i nostri padri,
delitti e malvagità abbiamo commesso.
I nostri padri, in Egitto,
non compresero le tue meraviglie. R

Non si ricordarono della grandezza del tuo amore
e si ribellarono presso il mare, presso il Mar Rosso.
Ma Dio li salvò per il suo nome,
per far conoscere la sua potenza. R

Molte volte li aveva liberati,
eppure si ostinarono nei loro progetti
e furono abbattuti per le loro colpe;
ma egli vide la loro angustia, quando udì il loro grido. R

Si ricordò della sua alleanza con loro
e si mosse a compassione, per il suo grande amore.
Salvaci, Signore Dio nostro, radunaci dalle genti,
perché ringraziamo il tuo nome santo. R


Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 7, 1-6a

O forse ignorate, fratelli – parlo a gente che conosce la legge – che la legge ha potere sull’uomo solo per il tempo in cui egli vive? La donna sposata, infatti, per legge è legata al marito finché egli vive; ma se il marito muore, è liberata dalla legge che la lega al marito. Ella sarà dunque considerata adultera se passa a un altro uomo mentre il marito vive; ma se il marito muore ella è libera dalla legge, tanto che non è più adultera se passa a un altro uomo.
Alla stessa maniera, fratelli miei, anche voi, mediante il corpo di Cristo, siete stati messi a morte quanto alla Legge per appartenere a un altro, cioè a colui che fu risuscitato dai morti, affinché noi portiamo frutti per Dio. Quando infatti eravamo nella debolezza della carne, le passioni peccaminose, stimolate dalla Legge, si scatenavano nelle nostre membra al fine di portare frutti per la morte. Ora invece, morti a ciò che ci teneva prigionieri, siamo stati liberati dalla Legge per servire secondo lo Spirito, che è nuovo.


✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni 8, 1-11

In quel tempo. Il Signore Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

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Perchè così soli?


Affidiamo alle preghiere di tutti la sorte del popolo curdo; le Chiese cristiane unanimemente condannano l’attacco turco e pregano per la pace in Siria.

Condividiamo con speranza le parole di Papa Francesco:

“Il mio pensiero va ancora una volta al Medio Oriente. In particolare, all’amata e martoriata Siria da dove giungono nuovamente notizie drammatiche sulla sorte delle popolazioni del nord-est del Paese, costrette ad abbandonare le proprie case a causa delle azioni militari: tra queste popolazioni vi sono anche molte famiglie cristiane.
A tutti gli attori coinvolti e anche alla Comunità Internazionale; per favore, rinnovo l’appello ad impegnarsi con sincerità, con onestà e trasparenza sulla strada del dialogo per cercare soluzioni efficaci”.


Se volete inviarci un pensiero o una preghiera per esprimere, anche qui, la vicinanza a queste persone così duramente colpite, scriveteci a: info@santiprofeti.it.
Il vostro intervento, se approvato, verrà pubblicato nelle sezioni Pensieri prossimi o Preghiere dei fedeli. Grazie

 

 

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In occasione della memoria di San Giovanni Bosco, Giovedì 31 Gennaio, i Catechisti dell’Iniziazione cristiana sono convocati per una preghiera comune. Ci si troverà nella chiesa di San Francesco di Paola, alle ore 18.45 per le celebrazione dei Vespri cui seguirà un momento di “comunicazione nella fede”.
Al termine vi sarà una piccola occasione di festa comune.

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La liturgia della Parola ci ha condotti, passo passo,
a rileggere il Primo Testamento, storia divina e umana,
storia di luce e ombra, di peccato umano e fedeltà dell’amore divino…

La lettura viene, oggi, conclusa dal caso dei sette fratelli e del loro martirio:
veniamo così preparati alla violenta conclusione del Primo Testamento,
quella che ricorderemo, tra pochi giorni,
con la memoria del martirio di Giovanni il Precursore di Gesù…

Il libro dei Maccabei aveva già narrato di persecuzioni di singoli,
ora giungiamo ad un martirio corale: sette fratelli…
È una intera comunità, con la madre di questi sette fratelli,
un’immagine che immediatamente conduce a Gerusalemme e i suoi figli…
C’è la presenza di tutto il popolo sulla scena,
il popolo che subisce la persecuzione, il popolo che ha Gerusalemme per madre…

Il racconto, cruento e feroce, è mutilato nella lettura liturgica:
ne leggiamo, essenzialmente, la conclusione
quando la madre interviene usando la lingua paterna…
Usa la lingua di Dio, è la lingua della rivelazione, è la lingua biblica…
La madre insegna ai figli come si parla con il padre, come ci si rivolge al padre,
come si risponde alla chiamata del padre…
Questa madre ha generato i suoi figli per la vita,
quindi per insegnare a vivere in comunione con il padre,
pronta a testimoniare che i figli nati da lei sono generati per la resurrezione…

Antioco si sente preso in giro perché parlano una lingua che egli non comprende,
non può comprenderla, perché è la lingua di Dio, la lingua dell’amore,
e quando chiama la madre per dirle una possibilità di salvezza per il figlio,
lei usa di nuovo la lingua del padre per una estrema esortazione…

La madre invoca il martirio del figlio,
invoca, attraverso il martirio del figlio, la misericordia di Dio,
quella che ricompone la famiglia del suo popolo:
ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli, nel giorno della misericordia…

È una fiducia assoluta, confidando pienamente nel Signore:
i fratelli, il popolo, l’ultimo e, con lui, questa fiducia totalmente riposta in Dio…
È l’ultimo, non ci sono previsioni possibili, non ci sono recuperi immediati,
non ci sono prospettive di rivincita: è l’opera di Dio che si compie,
è la misericordia di Dio che apre una storia nuova
confidando pienamente nel Signore…

don Enrico

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E il Signore Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo…
È davvero strano che Dio veda l’essere umano come solo,

perché l’adamah – il terrestre – in realtà non è solo: c’è Dio con lui…

Con l’adamah c’è il Dio che ha ordinato cose meravigliose per creare un giardino,
il Dio che è aiuto e protezione, che gli affida il compito di custodire e coltivare,
che passeggia con lui alla brezza della sera…


In realtà questa tenerezza che Dio usa verso Adamo,

è una rivelazione splendida dell’essenza del Creatore:
non è bene che l’uomo sia solo,
perché l’adamah è fatto a immagine e somiglianza di Dio,
e la comunione dell’amore, della Trinità d’amore, ne è il tratto essenziale…
Ecco che, sin dall’inizio, Dio dice sull’umanità intera questa parola,
una parola importante contro la solitudine e per la comunione…

Perché l’adamah non resti solo, e necessario che Dio parli ancora:
Voglio fargli un aiuto…

Povero il pensiero umano che è riuscito a pensare alla la donna come ad un aiuto,
visto spesso come inferiore all’uomo per onore e dignità…

È facile dimenticare che Dio la pensa come un aiuto che gli sia simile

Ma la prima parola di Adamo, quando vede la donna è meravigliosa:
Essa è carne della mia carne, e osso delle mia ossa,

è come me, non è altro, non è meno…
L’uomo e la donna sono degni dello stesso onore perché entrambi creati da Dio: non si tratta solo di una parità legale o biologica,
è piuttosto l’affermazione che, stando di fronte l’uno all’altra,
l’uomo e la donna si rivolgono le stesse parole e diventano unità d’amore…
Per questo, nella parola nuova del Vangelo, Gesù riconferma la parola antica:
L’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie
e i due diventeranno una carne sola…

Una carne sola, perché anche la consegna all’uomo di tutte le creature, alle quali, come un vero sapiente, partecipe della sapienza di Dio,
è capace di dare il nome,
non può soddisfare l’esigenza di quell’aiuto che gli sia simile:
questo potrà essere solo una donna, tratta dall’uomo…

E l’uomo riconosce con gioia che questa creatura
è veramente quella che sola lo fa essere quello che egli è:
l’immagine di Dio!

don Enrico

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Come Gesù


Gesù è a Gerusalemme, nella stanza al piano superiore,
parla durante l’ultima sua cena…
Anche Stefano a Gerusalemme, nello spazio infuocato del Sinedrio,
a pochi istanti dalla sua morte, dalla sua lapidazione…
Gesù sussurra il suo testamento: emozioni, timori, distacchi…
Stefano proclama la sua fede tra falsi testimoni e vili accuse…

Gesù prega: abbraccia il mondo, intercede per i suoi e per chi crederà in lui…
E ricorda: con la stessa passione che l’ha accompagnato nel suo cammino…

Chissà, in quell’ultima sera, quanti volti sono trascorsi nella mente :
il volto di un uomo e una donna ai quali aveva salvato la festa del matrimonio,
il volto, con gli occhi vuoti, del cieco nato, reso alla gioia della luce,
il volto della chiacchierata donna di Samaria, cui dava l’acqua per la vita eterna,
il volto della peccatrice, donna confinata nel giudizio spietato, ormai perdonata,
il volto di tante donne e di tanti uomini, cui aveva svelato il volto di Dio…

Ma, forse, Gesù già intuiva altri volti:
il volto ghignante dei potenti che lo insultavano sotto la croce: salva te stesso,
il volto colmo di lacrime di Pietro, dopo il canto del gallo,
il volto colmo di sonno dei discepoli, incapaci di vegliare un’ora con lui,
il volto del potente romano, colmo delle viltà dell’autorità corrotta e pavida,
il volto della Madre, in piedi sotto la croce, straziata nell’animo,
il volto del ladro crocifisso, implorante un posto nel “paradiso”,
volti di uomini e donne…
E il volto del Padre: Tu, Padre – dice – hai dato potere al Figlio
gli hai dato potere su ogni essere umano perché egli dia la vita eterna…

Un Padre che dona ogni potere al Figlio,
perché l’Uomo-Dio possa donare liberamente la propria vita,
non per celebrare se stesso,
ma per celebrare la liberazione di un’umanità senza volto
(perché il volto l’aveva smarrito nel giorno del peccato)
che ormai riacquista il volto colmo di dignità della nuova creazione…

Ed anche Stefano – il volto come quello di un angelo –
ricorda i volti dei poveri cui prestava il servizio diaconale,
e vede i volti degli accusatori sempre più inferociti dalla sua forza,
e prega come Gesù, in comunione con Gesù, nel ricordo delle meraviglie di Dio,
contemplando il volto stesso di Gesù, nella sua ultima ora…
Come Gesù e per Gesù, da lui sostenuto, in vita e in morte….
Perché non pregare che possa essere così anche per noi?

don Enrico

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Benedizione delle ceneri: a tutte le Messe della giornata si compie il rito della benedizione e dell’imposizione delle ceneri.


La “Imposizione delle ceneri” è il gesto che, nella liturgia ambrosiana, si compie nella liturgia del I Lunedì di Quaresima al termine della celebrazione dell’Eucaristia. Al credente che inizia la Quaresima viene posta sul capo della cenere come segno di pentimento e di volontà di conversione. Per questo, mentre riceve le ceneri si sente rivolgere l’appello “Convertiti e credi al vangelo”, oppure “Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai”.

Spargersi il capo di cenere è nella Bibbia un gesto di umiliazione e di pentimento di fronte al Signore per i peccati commessi.
In un antico testo della liturgia morava si trova un altro gesto legato alle ceneri. Esse non sono poste sul capo come segno di pentimento ma nelle mani del penitente per ricordare a lui ciò che Dio fa dei suoi peccati quando egli invoca il perdono, e come essi sono purificati dal fuoco della sua misericordia. Questa è un’altra possibile e suggestiva interpretazione del segno delle ceneri che la tradizione cristiana ci consegna. Il suo significato spirituale può orientare anche il nostro cammino quaresimale.

Queste le parole che nella liturgia morava delle ceneri il celebrante rivolge ai fedeli:

“Riceviamo ora nelle nostre mani le ceneri.
Possiamo guardarle e ricordarci del fuoco
e della purificazione che l’amore del Signore
attuerà nel nostro giorno:
noi non siamo destinati a essere cenere
ma alla vita eterna,
vita di Cristo risorto per sempre”.

Ogni fedele riceve le ceneri nelle mani e il celebrante dice a ciascuno:
“Davanti al Signore i tuoi peccati pesano come questa cenere. Va’ in pace!”

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Il presepio è l’emblema di questa festa che ogni anno torna ad interpellarci; chissà perché, in qualsiasi modo lo si ripresenti, il presepio lascia incantati i piccoli che lo guardano. È qualcosa che tutti capiscono, qualcosa di molto semplice. Le statuette orientano i nostri sguardi; infatti sotto tutte rivolte nella stessa direzione, verso un punto preciso. Persone e animali, angeli e stelle, tutto è concentrato verso la culla che deve ospitare la creatura che nasce. E tutto parla di cose che anche i bambini, anzi soprattutto loro, avvertono; tutto è semplice in un clima di povertà e di gioia. Parole che oggi fanno sussultare, perché la povertà è comprensibile solo con l’occhio della fede, come spiegava il card. Martini :“Tutto qui è povero, semplice e umile, e per questo non è difficile da comprendere per chi ha l’occhio della fede: la fede del bambino, a cui appartiene il Regno dei cieli”. Nel discorso della montagna Gesù dirà: “se il tuo occhio è semplice tutto il tuo corpo sarà nella luce”. La domanda che dobbiamo farci è se ancora oggi riusciamo ad avere quella semplicità dello sguardo che si incanta e che fa fermare tutto in un momento, anche le lancette dell’orologio e le fittissime agende delle nostre giornate. Semplicità e povertà del presepio vuol dire guarire dalla complicazione dei nostri pensieri e dei sistemi operativi della nostra società; vuol dire guarire anche da quel inutile che facciamo diventare indispensabile, così che ci circondiamo di troppe risposte a finti bisogni. L’altro elemento portante del presepio è la parola gioia; ed anche qui sono proprio i piccoli a segnalarcela nel modo più incisivo. E non è soltanto per l’attesa dei regali, è proprio la storia di Betlemme che allarga il cuore alla gioia. Il vangelo di Giovanni mette in risalto quale è stata l’esperienza della gioia di Maria e Giuseppe nel presepio: «Abbiamo veduto con i nostri occhi, abbiamo contemplato, toccato con le nostre mani il Verbo della vita, perché la vita si è fatta visibile». Lo stesso evangelista aggiunge che tutto questo è avvenuto perché la nostra gioia sia piena e perfetta! Queste parole così alte e meravigliose, sono forse lontane dalla nostra quotidianità? Spesso sicuramente sì. Vi cito ancora una riflessione di Martini: “Povertà, semplicità, gioia: sono parole semplicissime, elementari, ma di cui abbiamo paura e quasi vergogna. Ci sembra che la gioia perfetta non vada bene, perché sono sempre tante le cose per cui preoccuparsi, sono tante le situazioni sbagliate, ingiuste. Come potremmo di fronte a ciò godere di vera gioia? Ma anche la semplicità non va bene, perché sono anche tante le cose di cui diffidare, le cose complicate, difficili da capire, sono tanti gli enigmi della vita: come potremmo di fronte a tutto ciò godere del dono della semplicità? E la povertà non è forse una condizione da combattere e da estirpare dalla terra? Ma gioia profonda non vuol dire non condividere il dolore per l’ingiustizia, per la fame del mondo, per le tante sofferenze delle persone. Vuol dire semplicemente fidarsi di Dio, sapere che Dio sa tutte queste cose, che ha cura di noi e che susciterà in noi e negli altri quei doni che la storia richiede. Ed è così che nasce lo spirito di povertà: nel fidarsi in tutto di Dio. In Lui noi possiamo godere di una gioia piena, perché abbiamo toccato il Verbo della vita che risana da ogni malattia, povertà, ingiustizia, morte.” Dio che si umanizza, indica che la via dell’amore passa attraverso la rinuncia alla potenza del creatore e alla luce accecante della sua essenza. Senza amore, la via della fede resterà impraticabile; come spesso oggi si dice in un tempo di pensieri indeboliti dal pessimismo e dal relativismo, la fiducia nel domani è affidata a scelte che non si sa se potremo controllare. la grande svolta del presepio è l’esempio del come potremmo essere.

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