Un Dio che dona

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Un Dio che dona


C’è un profondo splendore nella Parola che oggi il Signore ci regala:
Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito…

Uno splendore che illumina la notte in cui vengono pronunciate…
Perché era notte, quando Nicodemo andò a colloquiare con Gesù,
e, in quella notte, Gesù disse le parole abbaglianti
che illuminano sull’ampiezza dell’amore di Dio: Dio ha tanto amato il mondo…

Eppure il “mondo” – lo sappiamo bene –
è luogo di terribili storture di pensiero, di ingiustizia codificata,
di religioni giustificanti la violenza del potere…

Ma Gesù ci rivela che Dio ama, questo “mondo”
e il dono, l’invio del Figlio tra noi è prova suprema ed evidente di questo amore…
Non possiamo amare il mondo perché l’amore per il mondo
è contrasto insanabile con l’amore di Dio…

Ebbene l’amore di Dio visita il mondo,
lo riempie e lo avvolge con il sacrificio d’amore del Figlio!

L’amore di Dio non è un amore che adora l’idolo e il peccato,
anzi, l’amore di Dio libera dall’idolo e da ogni male…

Il mondo, quindi, non è luogo del giudizio di condanna,
ma è luogo dell’intervento divino per la salvezza del mondo stesso…

Con Gesù cambia veramente tutto:
noi pensiamo a un Dio rigoroso e severo
che, come noi, condanna chi sbaglia in modo inappellabile,
Gesù ci parla, al contrario, di un Dio che ama,
al punto di offrire il suo Figlio, per strappare il mondo
da tutto ciò che rovina l’esistenza: un Dio che vuole salvare ad ogni costo…

Da questo si comprende l’atteggiamento che Dio chiede a noi:
la salvezza del mondo è interamente connessa con la nostra fede…
Se crediamo nel Dio di Gesù, non possiamo caricare il mondo di richieste onerose e di pesi insopportabili…
Se crediamo nel Dio di Gesù, possiamo solo donare al mondo il nostro amore: piccola, fragile immagine dell’amore del Padre…
Se crediamo nel Dio di Gesù, dobbiamo confessare i nostri peccati, piuttosto che condannare, troppo facilmente, quelli altrui…
Se crediamo nel Dio di Gesù, dobbiamo manifestare la grande tenerezza di Dio, tenerezza smisurata, che sa spezzare la propria vita per la salvezza dell’altro…

don Enrico

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Un Padre perfetto


È l’ultimo esempio che viene donato da Gesù
nel suo faticoso e impegnativo interpretare la Legge di Dio…

Ben cinque volte ripete la frase:
Avete inteso che fu detto agli antichi, ma io vi dico…
E qualcuno – c’è sempre un “qualcuno” –
immediatamente afferma: Gesù sta eliminando la Legge!

Miopia e preconcetto assoluto: accade esattamente il contrario:
Gesù non vuole abolire, ma completare…
Un atteggiamento, quello di Gesù, di rottura e, insieme, di continuità…

Gesù rompe con le interpretazioni sbagliate
che si rinchiudevano nella prigione della lettera,
e riafferma in modo categorico l’obiettivo ultimo della legge:
raggiungere la giustizia maggiore, che è l’Amore…

In questa ultima antitesi, Gesù dà insegnamento riguardo l’amore per i nemici
e lo conclude con un comando:
siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste…

Come si fa? Come è possibile raggiungere la perfezione del Padre,
la perfezione di Dio?

Questa “perfezione” noi la ritroveremo molto più avanti nel Vangelo:
quando Gesù sulla croce dirà: Tutto è compiuto! ossia Tutto è perfetto!

In quel momento, Gesù, che non è venuto ad annullare la legge,
ma a darle compimento, a renderla perfetta,
ci mostra come essere perfetti figli del Padre celeste…

Così, anche noi possiamo esserlo,
celebrando l’amore che Gesù ha mostrato sulla croce per noi,
celebrando la morte di Gesù…
E non lasciandoci vincere dal male,
ma vincendo, con lui e come lui il male con il bene…

Il comando di amare i nemici, non suggerisce una pia rassegnazione,
ma esorta a una grande attività:
non si tratta di accogliere e sopportare quello che l’altro ti fa di male,
ma è l’invito a superarlo nel bene: con una grande sovrabbondanza di gesti…
Fino alla Croce condivisa con i malfattori
che, pur essendo nemici del bene, sono accolti nella perfezione del paradiso…

don Enrico

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Portare il peso


Tra breve il pastore sarà percosso e portato via,
e l’opera da lui iniziata è ancora incompleta…
I sui discepoli, le pecore con cui ha camminato,
in mezzo alle quali ha vissuto e ha rivelato la sua intimità,
sono ancora all’inizio dell’apprendistato…
È vero: son passati ben tre anni, ma tre anni sono pochi per cambiare vita
e per cominciare a vivere e a pensare alla novità di Dio…
Il pastore non ha ancora terminato la formazione dei suoi discepoli…

Gesù sa bene di avere ancora molte cose da insegnare e da trasmettere
e sa bene che i suoi discepoli non sono tra i più intelligenti
e neppure sono forti nello spirito…
Non sopporterebbero neppure di conoscere già
tutte le conseguenze e le implicazioni del discepolato…
Ne uscirebbero scoraggiati
e non sarebbero capaci di sopportare lo scoraggiamento…

Giovanni ci narra l’esperienza delle prime comunità:
nella misura in cui cercavano di imitare Gesù,
cercando di interpretare ed applicare la sua Parola alla loro vita,
sperimentavano la presenza e la luce dello Spirito…

Ad una comunità non saranno risparmiate né tribolazioni dall’esterno,
né divisioni all’interno: queste sono «le cose future»
che ora i discepoli non sono in grado di sopportare
e che rendono attuale il Vangelo della morte e risurrezione di Gesù…

È per questo che Gesù promette l’aiuto dello Spirito Santo:
lo Spirito di verità, vi guiderà alla verità tutta intera,
vi annunzierà le cose future,
mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà.

Il Paraclito, il Consolatore agisce nella comunità
che cerca di incarnare la parola di Gesù nella vita…
A partire da Gesù, dalle sue parole ed opere,
lo Spirito dà significato al vivere l’esperienza di Chiesa:
la rende una comunità che si sforza di realizzare il Vangelo,
le mostra che ciò adempie le promesse del suo Signore,
e la inserisce nel piano di Dio per la salvezza del mondo…

Così, in ogni comunità di discepoli che vive la fedeltà allo Spirito,
si fa esperienza della Santissima Trinità…

don Enrico

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Abbiamo, sommessamente, celebrato l’Ascensione: Gesù è partito!
A volte, come gli apostoli, siamo tentati di guardare il cielo, scosolati…
Però Gesù aveva detto: sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo…

Ciò sarà vero quando la nostra presenza diventerà la presenza di Gesù!
Come comunità di battezzati e annunciatori del vangelo,
siamo la presenza del Cristo in mezzo al mondo…
E tutta l’umanità è destinata a diventare presenza del Cristo nell’universo…

Noi possiamo riconoscere il Signore Gesù nelle persone che incontriamo,
in una passione che continua nei malati e nei poveri….
Nel mondo dell’abbondanza, molte famiglie vivono in una povertà inaccettabile,
gli attentati seminano un terrore quasi quotidiano,
popolazioni stagnano in campi di fortuna o muoiono nella fuga dall’orrore,
è qui che il Cristo vive oggi la sua passione.
I malati, le persone che vive tra i conflitti, i dimenticati, gli emarginati,
le coppie che vivono un amore difficile, che soffre della miseria umana:
ciascuno riprende, al proprio modo, il grido di Gesù sulla croce:
Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Ma ci sono uomini e donne che si lasciano toccare dallo sconforto degli altri…
Una madre e un padre al letto del loro bambino malato,
sono presenza di Gesù presso un piccolo…
Un uomo, una donna che lottano per la soluzione di un conflitto,
evocano, con questo impegno, Gesù, la cui risurrezione è fonte di pace…
I gruppi, di qualsiasi appartenenza, che lottano per la giustizia, per la dignità
traducono a loro modo la Pasqua del Cristo…

Gesù ha affidato ai suoi discepoli la missione di custodire i comandamenti,
quelli che, con il primo, il grande comandamento dell’’amore,
non chiedono altro che costruire una terra ad immagine del regno di Dio!

E perché rispondiamo al suo invito, costruendo già questo regno con lui,
(perché rendere la terra più abitabile, è costruire il cielo!)
ci ha dato il dono dello Spirito santo: consolatore, luce, guida…

Con lo Spirito possiamo trovare il coraggio di prenderci in carico la terra:
alziamo lo sguardo verso il cielo, per capire quel che c’è da fare sulla terra,
e per metterci all’opera!
E con lo Spirito, donato a tutti – proprio a tutti – ci mettiamo ancora in cammino,
per dare verità alla presenza viva di Gesù in mezzo al mondo…
Solo così sarà sempre, anzi sarà subito, una vera Pentecoste!

don Enrico

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Tutto è iniziato umilmente: genitori modesti, una educazione normale,
una famiglia come le altre, un piccolo villaggio, trent’anni di vita tranquilla…

e una somma di pregiudizi: Cosa può venire di buono da Nazaret? (Giovanni 1, 46)

Poi, dopo il lungo silenzio, un annuncio, una notizia buona, il Vangelo!

Parole inattese, per trasmettere un messaggio senza tempo…
Parole di luce, al punto che la notte del mondo è divenuta chiara come il sole…
Parole che rivelano Dio al piccolo, al povero…
Parole per gli adulti che hanno ascoltato come i bambini…
Parole che hanno saputo sfidare e minare le certezze di tempo e tradizioni…
Parole divenute gesti di liberazione, azioni che spalancano un nuovo futuro…

Straordinario davvero, questo uomo, Gesù di Nazaret, figlio di Maria!
Straordinario il messaggio, profetico e colmo di promessa…
Straordinari i suoi rapporti con gli altri…
Straordinaria la sua morte: una morte portatrice di fertilità e di vita…
Una morte che è diventata dono: dove l’umanità intera ha ricevuto la vita…

Una umanità che, lentamente, ha compreso la sua continua presenza:
ogni giorno sono con voi, fino alla fine del mondo! (Matteo 28, 20)
Nonostante l’inevitabile situazione di delusione e sconcerto,
i suoi seguaci hanno capito che Lui era sempre accanto a loro,
a condividere il cammino, a spiegare le antiche parole di Dio,
a portare a compimento ogni attesa, a realizzare anche l’inatteso,
ad accendere cuori e rischiarare la sera che scende!

E tutto questo, attraverso il suo Spirito: continua presenza in mezzo a noi!

Il suo Spirito: viva presenza e ispirazione creatrice!
Se oggi i cristiani sono fedeli alle sue parole, è per la presenza dello Spirito…
Una fedeltà che non è ripetere meccanicamente il suo messaggio:
lo Spirito risveglia le parole e i gesti del Maestro, le ricrea nell’intimo,
incendia gli animi più ritrosi e timidi, rende ardenti di carità i cuori egoisti,
colma ogni sete, e, insieme, suscita sempre una nuova sete del Regno…

Nei giorni di felicità, e nei giorni difficili,
i cristiani sono chiamati a rendere conto della speranza che li abita…
Sostenuti e guidati dallo Spirito, camminano lungo le strade del loro Maestro,
percorrono le visibili strade del mondo
portando in esse la presenza gioiosa dell’Invisibile…
E sanno di non essere soli: Gesù di Nazaret è ancora con loro, il Vivente!

don Enrico

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Signore, ci sono momenti in cui vedo tutto nero e dispero del futuro…
Signore, in tante occasioni le tue promesse e i tuoi progetti non bastano…
Signore, quante volte mi sento come una cenere fredda, incapace di speranza!

Signore, per far scendere il buio bastano quegli sguardi irritati,
quel giudizio negativo su di me e sul mio operato come prete e come pastore,
quella durezza in chi, altre volte, ti ha incensato ed elogiato…

Signore, quando capita questo, mi sento avvolgere dalla paura:
paura di rischiare schierandomi dalla parte della tua verità,
paura di imboccare la strade della giustizia, evitando il facile compromesso,
paura di esigere il tuo Vangelo, tutto il Vangelo, senza accomodamenti,
proprio da chi vive nella Comunità e, in essa, vive il suo Battesimo…

Signore, tu non mi chiedi di amarti solo a parole…
Tu non ti accontenti delle mie adesioni, del mio plauso, del mio consenso…
Per te l’amore è qualcosa di concreto, di reale, di palpabile:
si mostra con i fatti, nelle decisioni e nelle scelte di ogni giorno…

Signore, è difficile scegliere la tua verità,
quando basterebbe cedere facilmente all’ingiustizia…
Signore, è costoso schierarsi dalla tua parte, seguire la tua strada,
compiere la volontà del Padre, la volontà della giustizia e della limpidezza,
la volontà di una comunione vera che non cede ad alcun ricatto…

Signore, tu mi fai spesso entrare nella prova:
sarebbe così facile barattare la tua pace e la tua gioia
con qualche vantaggio effimero,
senza seguire, con saggezza, la scelta di ciò che conta veramente…

Aiutami allora, Signore, ad accogliere la tua Parola, sempre,
anche quando si rivela esigente…
Donami la forza, il coraggio, di farla diventare realtà nella mia vita…
Il tuo Spirito mi rammenti che, con te, io posso affrontare
la complessità della vita con animo sereno…

Manda il Consolatore, lo Spirito Santo,
perché, spesso, la tua Parola rimane oscura e i miei pensieri ingarbugliati…
Confuso da mille percorsi, non riesco ad imboccare
la strada che conduce a te e al mondo nuovo di cui ci parli…

Manda il Consolatore: allora la tua pace mi condurrà ad un nuovo coraggio
e Lui abbatterà tutto ciò che impedisce di aderire alla fraternità e alla giustizia,
demolirà ogni ostacolo dentro e fuori di me…

don Enrico

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Exemple

Giuda Taddeo era rimasto nella luce,
mentre l’altro Giuda, l’Iscariota, si era buttato nella notte…
E con stupore l’uomo nella luce – come noi nella luce del Battesimo –
ascolta una promessa di Gesù:
Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui
chi saprà amare Gesù, entrerà nel mistero dell’amore trinitario…

Ma Giuda si sente deluso dall’idea di una manifestazione del tutto privata…
La manifestazione di Dio, nella mente dell’apostolo – e di chi crede –
dovrebbe attuarsi sotto gli occhi del mondo intero!

Così, Gesù, ancora una volta, si trova davanti all’incomprensione…
Ed è proprio uno dei “suoi” a non comprendere:
la rivelazione non è ancora penetrata del tutto nell’animo dei discepoli
e si fa sempre più necessario il dono dello Spirito…

Anche noi, Chiesa della luce, abbiamo bisogno dello Spirito:
non è facile intuire del tutto la resurrezione di Gesù!
È facile nascondersi dietro visioni spiritualistiche,
quasi che la vita risorta sia uno stare nel mondo
senza concretamente assumere il peso della fatica del mondo…

Eppure la Pasqua ci ha fatto comprendere
che Gesù ha saputo amare ogni uomo ed ogni donna fino in fondo:
ha donato la vita per loro
e ha posto su di sé tutto il peso dell’odio e della violenza in cui erano immersi…

In questo modo ci ha rivelato l’amore infinito di Dio per tutta l’umanità…
Vivere nei suoi comandamenti è vivere della sua stessa persona,
con la forza trainante dello Spirito,
che è la stessa potenza che ha guidato il cammino di Gesù,
dal deserto della tentazione sino alla Croce ed al suo amare fino alla fine…

Lo Spirito, di cui abbiamo bisogno,
è il suo modo di pensare e di vivere
che Gesù trasmette a noi tutti, in modo pieno, morendo in croce:
E, chinato il capo, consegnò lo spirito… (Gv 19,30)

Sotto l’azione dello Spirito ogni battezzato farà la sua stessa esperienza:
questo soltanto ci porterà a comprendere, sempre più in profondità,
il mistero, la persona e il messaggio di Gesù….

don Enrico

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Certo, Signore, sono tante le guide che si propongono,
per dirigere il nostro cammino…

Tante e altisonanti le loro parole, spesso suadenti e accattivanti,
sono belli i progetti che ci propongono,
le lusinghe per trovare gente che li segua, che aderisca al loro partito,
che voti per loro alle elezioni, che gridi i loro motti…

Guide che propongono una nuova società,
con il benessere abbondante per tutti e risparmi ben investiti
e imprenditori sempre più all’avanguardia…

Guide che sanno bene quale è la verità inconfutabile,
quella verità che sfugge ai semplici e ai piccoli,
e sono disposti a donarcela se comperiamo i loro libri,
se leggiamo i loro giornali, se partecipiamo ai loro cortei
magari prendendo l’impegno di diffondere il loro sapere…

Guide che profumano di novità e saggezza:
sanno irridere delle cose sorpassate e giocare con i vecchi sentimenti,
sanno giudicare il tempo e le parole,
sanno interpretare anche i più piccoli segni…

Guide che con grande abilità dividono i buoni e i cattivi…
Quelli che stanno con loro sono i “buoni” e tutti gli altri sono “cattivi”…

Guide che conoscono bene la società del consumo, del denaro e del mercato
e non hanno tempo per chi è povero o allo sbando…
Guide che ci conducono verso pascoli di morte, verso sorgenti inquinate,
verso guerre sempre più devastanti…

Sì, Signore, sono così tante le guide che ne abbiamo a sufficienza di capi:
ma tu solo sei il buon Pastore!

Un Pastore che accompagna con relazioni di dialogo, di ascolto, di amore
e non di dominio o di sentenze pronunciate dall’alto…

Un Pastore che fa la strada insieme, condivide,
conosce le pecore ad una ad una, si comporta con tenerezza
ispira fiducia, affronta le difficoltà insieme al gregge…

Con un Pastore così non servono più neppure le guide:
nella comunità cristiana dovremmo e potremmo essere pastori gli uni degli altri!

don Enrico

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Io non lo conoscevo


È ben strana la figura di Giovanni Battista
che ritorna a noi, inaspettatamente, in questo tempo pasquale…
Giovanni si presenta come un “passa parola”: è voce di Colui che è la Parola
e punta l’indice verso colui che diventerà l’Agnello,
offerto per la salvezza di tutti…

Forse ci sconcerta il fatto che un testimone dica di non conoscere
colui che deve testimoniare: Io non lo conoscevo…
Ma forse nessuno può mai dire di conoscere Gesù,
con la forza di possesso che questo verbo suggerisce….

Giovanni, vero testimone, non vuole essere un esperto di Dio,
e si definisce come esperto sì, ma del mistero!
Chi vuol conoscere Gesù deve essere sempre certo di non conoscere,
e di essere in un incessante cammino illuminato e condotto dallo Spirito…
Perché, diversamente da ogni altra “conoscenza”,
l’esperienza della fede resti sempre una “non-conoscenza”,
una luce donata che non può essere mai posseduta interamente,
ma solo incessantemente ricevuta in dono…

Con questa consapevolezza, anche noi, dopo l’esperienza pasquale,
siamo chiamati ad entrare nell’atteggiamento della “non-conoscenza”…

Dio ci ha posto sulla bocca la sua Parola,
perché la portiamo a quanti incontriamo,
anche se non possiamo neppure immaginare
cosa avverrà di quel seme, prezioso, che lasciamo sul terreno…

Con l’umiltà di Giovanni, testimoniamo il Risorto e il suo Regno,
cercando, insieme con gli uomini e le donne che incontriamo,
quella giustizia e quella pace che nascono dalla contemplazione dello Spirito…

Noi non conosciamo sino in fondo il mistero di Gesù:
è soltanto lui l’Agnello di Dio
soltanto lui conosce la forza del suo amore che distrugge il peccato…

Questo non sapere è importante,
noi siamo nelle condizioni di Giovanni Battista, consapevoli di non sapere,
accettiamo di ascoltare e di contemplare le Scritture,
la porta che ci è aperta nel mistero della nostra esistenza…
Gesù viene verso di noi e questa è la nostra pace: Lui viene per noi!

don Enrico

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Donne e uomini si sono messi in cammino in piena notte, per vincere la notte:
le letture bibliche della Veglia pasquale ci hanno cantato
la storia della notte e la vittoria della luce!

Riuniti per celebrare il piano di Dio, e dire che la notte non ha l’ultima parola:
c’è sempre un’alba che succede alla notte…

E così, ripensando alla Veglia pasquale, ai piccoli lumi di ciascuno
che seguivano incerti il grande lume del Cero pasquale
ancora canta, nella mia testa e nel mio cuore,
la risurrezione di Gesù
dopo aver celebrato il mistero con la mia Comunità!
E fremo ancora al ricordo del mistero!

Ho cantato il Cristo libero! Nel mio stesso sogno di divenire libero…
Ho proclamato l’apertura della sua prigione! Nel desiderio di abbattere la mia…
Ho annunciato la sua vittoria sulla morte! E perché non la mia vittoria?
Ho gridato che in lui non c’è più paura di morire! Nessuna ansia per l’ignoto… 


Eppure, c’è una parte di me che crede, ma che, insieme, continua a nutrire timore,
ed io, come tanti, non mi vergogno di aver paura,
aver paura anche in questo tempo pasquale…
E non credo di indebolire la mia fede ammettendo queste mie paure…

Spero solo di saper continuare, anno dopo anno, a cantare la Pasqua,
come grandiosa purificazione che mi collega sempre più a Cristo e a Dio…
Cosi io canto, perso nei miei pensieri, la buona notizia,
la notizia sorprendente: un uomo ha vinto la morte! 


Non ho prove per dar forza al mio canto: solo un po’ di fede e di speranza,
confortato da miliardi di uomini e donne che sono morti in questa speranza!
E sono sempre più affascinato dalla testimonianza dei primi credenti:
Maria la madre coraggiosa, nel suo attendere silente al sepolcro,
Maria di Magdala e il suo difficile intravvedere il Risorto nelle nebbie mattutine,
Pietro, Giovanni, Giacomo e il loro faticoso entrare nel sepolcro vuoto,
Tommaso e il suo “incredulo credere” otto giorni dopo…

Cosi credo nella resurrezione: nonostante i miei dubbi, le mie paure…
Le mie paure non possono fermare il Risorto,
che si fa riconoscere, giorno per giorno…
Le mie chiusure non possono impedire al Risorto

di avvicinarsi e di interpellarmi…

don Enrico

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