Accade di notte

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Accade di notte


L’Evangelo di oggi è ambientato nella notte…
L’interlocutore di Gesù, Nicodemo, è un personaggio importante:
un capo, una figura di peso, un uomo di rappresentanza e di cultura,
conosce molte cose ed è mosso dal desiderio di conoscere di più, e meglio…
Vuole un dialogo con Gesù e va da lui, di notte:
la notte sembra essere un momento di quiete per parlare con calma,
con più tempo a disposizione, lontano da assilli ed impegni della quotidianità…
Tuttavia, l’ambientare, da parte dell’Evangelista, il colloquio nella notte,
suggerisce interessanti percorsi e suggestive annotazioni…
Era di notte, era buio, quando risuonò la prima Parola: sia la luce!
e, nell’esserci della luce creata, iniziò il dialogo creativo…
Era di notte, quando il Dio, che aveva ascoltato il grido del suo popolo,
e visse la notte di veglia per liberare gli schiavi ebrei,
aprendo mari e disegnando strade nuove nel deserto…
Era di notte quando la Parola si fece carne ed abitò tra noi,
e invano le tenebre cercarono di accerchiarla e vincerla…
Si fece buio su tutta la terra, come di notte, quando crocifissero Gesù,
ma quando Gesù morì, umanamente schiantato sulla Croce,
il buio e la notte, non ebbero più forza e lo Spirito, come nuova luce,
tornò ad aleggiare su tutta la terra…

Nicodemo, forse, con il sonno turbato dalle notizie ricevute sul nuovo Rabbì,
dai tanti e misteriosi racconti di prodigi che sentiva narrare,
nella notte, si alza e va da Gesù a parlare di questi racconti belli,
ma che portano scompiglio, intaccano consuetudini, e chiedono conversione…
Va da Gesù, lo chiama Maestro, ma non gli fa una domanda,
anzi, afferma: sappiamo che sei venuto da Dio come maestro…
Gesù, probabilmente scorgendo la luce, che già abita l’incerto Nicodemo,
gli chiede un passo in avanti: non basta guardare segni, ed esserne stupiti,
si deve rinascere e dall’alto…

Il saggio Nicodemo, come avremmo fatto anche noi, non si accontenta
e, più volte ribatte, testardamente, alle parole di Gesù:
Rinascere? Come può accadere?
Con infinita pazienza, quella che, in Dio, sperimentiamo da miriadi di anni,
Gesù tende mani, spalanca a nuove vie di dialogo,
e aiuta Nicodemo a tornare a casa, forse a riprendere sonno,
con una possibilità nuova, quella di aver scoperto il desiderio di Dio…

Nascere ogni giorno, di nuovo, nello stupore di un bimbo piccolo:
che splendido progetto per ogni cristiano!

don Enrico

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Ricordare


Nel testo profetico di oggi, opera di un discepolo del grande Isaia,
la prima parola è voglio ricordare!
In questo verbo c’è il senso pieno del nostro radunarci, convocati dal Signore:
siamo radunati in assemblea, ogni Domenica, per ricordare,
convocati per fare memoria, forte, dell’amore di Dio per il suo popolo…
Anche se i nostri bilanci di vita sono più o meno negativi,
anche se la storia umana ci delude e ci rattrista,
il Signore ci chiede, ogni Domenica, di fare memoria del suo amore per noi…
Il suo amore di Padre si è totalmente manifestato in Gesù
e, sempre, noi chiediamo perdono per il dimenticare che Dio ci ama
e per le conseguenti tristezze che ci hanno assalito…

Eppure, anche noi, come fu già per il popolo che cantava le misericordie di Dio,
– che cantava le sue lodi, la sua gloria e quanto ha fatto per liberarlo –
spesso dimentichiamo di essere creati e convertiti, quotidianamente,
dalla sua Parola, proclamata, ma non amata e vissuta…

Così, torna valido, anche oggi, e per noi, il richiamo di Gesù:
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna…
Allora, Gesù rispondeva ai biasimi dei Giudei che lo accusavano
per aver guarito un paralitico alla piscina di Betsatà nel giorno di sabato;
Gesù replica, mettendoli di fronte al fatto che il suo popolo
– che si vanta di custodire la Parola che Dio ha trasmesso –
non dà ascolto all’avverarsi di quella stessa Parola…
Questa Parola pone tutti dinanzi alle proprie responsabilità:
non basta aprire la Bibbia, occorre aprire il cuore,
non basta leggere avidamente la Parola,
occorre imparare ad ascoltare quello che Dio vuole dirci,
anche attraverso il sincero confronto tra sorelle e fratelli nella comunità…

Gesù non è come i Giudei che ricevono gloria gli uni dagli altri,
non riceve gloria dagli uomini, non cerca il loro apprezzamento
ma mostra come cercare la Gloria che viene dall’unico Dio,
e per quella Gloria, si fa prossimo al sofferente,
al di là di ogni schema e di ogni tradizione…
Lasciamo che il dono evangelico di oggi ci interpelli sulla nostra fede in Gesù,
sulla nostra disponibilità a lasciare che la Parola nutra e illumini la nostra vita,
sulla volontà di aprire il cuore all’amore di Dio,
sulla scelta di esserne testimoni credibili e veri,
in una vita d’amore e di prossimità verso la sofferenza e l’emarginazione…

don Enrico

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L’amico dello Sposo


Giovanni, agli inizi del suo Evangelo,
ha condotto il suo lettore a Cana,
donando, nell’abbondanza del vino nuziale, anche quella della gioia evangelica…
Poi l’ha condotto a Gerusalemme, nel tempio,
per purificare le attese della fede: nulla si compra da Dio,
neppure con colombe, o pecore, offerte in sacrificio, o con qualche denaro…
Ha, poi, mostrato i primi screzi con i Giudei
e rivelato il primo annunzio pasquale, parlando della distruzione del suo corpo…
E, sempre a Gerusalemme, è poi il momento del colloquio, nella quiete della notte,
tra Gesù e Nicodemo, dove si annuncia l’esperienza battesimale
e la necessità di una continua, nuova, rinascita seguendo la voce dello Spirito…
Ora, Gesù conclude questa sua permanenza nella città di Gerusalemme,
per rivolgersi alle zone della campagna circostante,
e la sua predicazione è unita ad una attività battesimale,
proprio come faceva Giovanni Battista che si trovava ad Enon…

Giovanni, prima dell’inizio della vita pubblica di Gesù,
era l’unico accreditato ad amministrare il battesimo
in quanto era colui che Dio aveva designato per essere il precursore del Messia…
Per questo, i discepoli di Giovanni provano una certa gelosia
nel sapere la notizia di quel Gesù che predica e battezza…
Quei discepoli non capivano come quell’uomo, che pur era detto l’Agnello di Dio,
squalificasse, apparentemente, l’operato del loro profeta-maestro…

È lo stesso Giovanni, qualificandosi come l’amico dello sposo,
a indicare che è in atto un profondo mutamento nella storia della salvezza:
lui è il Paranymphos, colui che domanda la mano della sposa,
stringe il contratto di matrimonio stabilendo la sua dote,
prepara e presiede la festa nuziale, in un incarico delicato
che richiede fiducia assoluta e amicizia intima tra lo sposo e il suo amico..
Giovanni sta profetizzando una Chiesa di uomini e donne che sono amici di Gesù,
di persone attente e consapevoli del proprio ruolo,
di sorelle e fratelli che sapranno il momento in cui ci si deve far da parte
perché Gesù, e il suo Vangelo, possa crescere
e gli altri, invece, diminuire…
Quale grande pericolo può correre una Chiesa che non sa diminuire,
una Chiesa che si crede importante quando vive i successi del mondo,
una Chiesa che si pone al di sopra dell’Evangelo,
una Chiesa che non gioisce, e non sa far gioire, dell’Evangelo,
una Chiesa che non sa scorgere l’accadere della Parola, al di là dei suoi confini…

don Enrico

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Belle ed entusiasmanti le parole di Gesù,
ma anche complesse e non sempre facili da comprendere…
Gesù parla di fiducia in Dio e ci rivela che la nostra vita è nelle mani del Padre,
un Padre che provvede anche agli uccelli dell’aria…
Ma poi parla anche di spada e di separazione,
e tutto questo in nome suo, in nome del Vangelo…

Che dire?
Seguire Gesù e vivere l’avventura del Regno,
non è decisamente una cosa semplice…

La vita ci appare spesso come una realtà in balia di potenti interessi,
di persone forti che sanno organizzare il consenso,
sanno pilotare le decisioni, sanno difendere i propri interessi…

E noi, che vorremmo seguire il Vangelo,
ci sentiamo come inguaribili ingenui,
incapaci di stanare sotterfugi, di smascherare accordi segreti,
di sventare le congiure contro i più deboli…
Perché noi, in fondo, sappiamo bene che, nonostante la cura della provvidenza,
i passeri possono cadere per terra ed essere venduti per un soldo,
e che i capelli, pur essendo contati, possono cadere…

Ma… Non abbiate paura! Così ci ripete Gesù…

Così, noi tutti, piccolo gregge che celebra l’Eucaristia domenicale,
ci sforziamo, nel nostro pregare insieme, di dire, con gioia:
siamo qui, ancora una volta, per decidere di vivere con te, Gesù,
l’avventura del Regno: convinti di essere nelle tue mani,
non in quelle dei potenti…
Perché sappiamo che la storia è guidata da lui, da Gesù,
e non dai personaggi del rumore e delle parole vuote,
sui quali tra poco scenderà la polvere dell’oblio…

Comprendiamo che il pericolo reale non è la sofferenza di un attimo,
né il fallimento apparente di tutto e neppure l’isolamento, l’emarginazione…
Comprendiamo che il pericolo è allontanarsi da Gesù, tradirlo, rinnegarlo,
recidere il legame d’amore che ci tiene uniti a lui…
Questa è l’unica cosa che deve farci, veramente, paura…
Perché se il Padre si prende cura anche dei passeri del cielo,
quanto più saremo preziosi ai tuoi occhi noi, che, ad ogni costo,
abbiamo trovato la forza di seguire l’unica e vera Parola, Gesù…

don Enrico

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Fede senza confini


Terra di Cafarnao, cittadina di pescatori, posta al confine:
il Giordano separa la terra di Israele e quella delle genti,
luogo abitato non solo da ebrei, ma anche da stranieri…

Un centurione, un pagano, soldato e capo,
manda a cercare Gesù per un servo gravemente ammalato:
uno straniero pagano cerca Gesù
e lo interpella come colui che può affrontare e risolvere il problema del male!
È bello sottolineare la partecipazione ebraica all’avvenimento:
gli anziani dei Giudei intercedono per lo straniero,
cogliendone il suo affettuoso legame con la popolazione…
In questi anziani, il popolo della Prima Alleanza,
riscopre ed attua la sua missione universale, che sarà poi della Chiesa:
scorgere, con occhi spalancati, le sofferenze dell’umanità
e farsene carico presentandole, in intercessione fiduciosa, al Dio dell’amore…

Il centurione è uomo di obbedienza, sia pur militare,
e la sua carica di responsabilità è dipendente da autorità superiori:
questa sua consapevolezza introduce il tema della forza della Parola!
Luca allontana ogni elemento di fraintendimento magico o miracolistico:
il centurione non si incontra di persona con Gesù,
e prima manda dei giudei per informarlo,
poi manda degli amici per fermarlo..
E, pur da lontano, prorompe in una confessione di indegnità:
non pensa a riti e procedimenti che possano renderlo degno,
ma, insieme, esprime e proclama la sua assoluta fede nella parola di Gesù,
una parola che può e vuole raggiungere ogni persona e ogni situazione,
e quindi anche il livello più malato e inadeguato della vicenda umana…

Così, il centurione proclama la sua fede nella parola di Dio,
a partire dall’esperienza che egli ha della parola umana.
La parola esige sempre un legame tra quello che viene detto
e quello che in conseguenza accade…
Il centurione ha intuito che questa Parola ha creato tutto,
ed ora può e vuole, in Gesù, salvare tutti e tutto!
È una fede spoglia, senza prove e segni:
non in una parola “magica”, ma fede in Gesù che la dice…
Una fede che non è riservata e limitata nei confini di un’appartenenza,
ma che riguarda e chiama l’intera umanità…

don Enrico

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Due donne


Due donne diverse per età e per condizione sociale,
con una storia diversa alle loro spalle…
Maria, la sposa di Giuseppe, l’artigiano,
è ancora una ragazza e viene da Nazaret, villaggio della Galilea…
Elisabetta, la moglie di Zaccaria, il sacerdote,
è ormai avanti negli anni e fino ad ora non ha potuto avere figli
ed abita vicino a Gerusalemme, la capitale…

Cosa avranno da dirsi due donne così? Che cosa può accomunarle?
Quale ragione ha portato la più giovane a raggiungere in fretta la più anziana?
Forse perché, entrambe, stanno sperimentando la presenza di Dio,
una presenza vicina che ha reso fecondo il loro grembo…

Entrambe hanno compreso che il bambino, che portano dentro di loro,
è un dono, dono dell’amore di Dio,
un dono destinato ad essere un protagonista nel progetto di salvezza…

Entrambe si rallegrano di ciò che sta accadendo:
la loro gioia è più forte di qualsiasi incognita sul futuro,
di qualsiasi rischio a cui potranno andare incontro…

Due donne che non vogliono sapere tutto:
a loro basta collaborare con la piccolezza del loro grembo
e donare al mondo, attraverso di esso, il segno palpabile della bontà di Dio…

Due donne che si incontrano e testimoniano l’un l’altra,
qualcosa di grande che sta accadendo nella loro esistenza:
Elisabetta, che dà vita all’ultimo dei profeti del Primo Testamento,
Maria che accetta di diventare la madre del Messia, di Gesù, il Figlio di Dio…

Due donne dalla cui bocca sgorga la meraviglia e la gratitudine,
la gioia e la speranza per ciò Dio sta operando in loro
e per la vita che abita il loro grembo, dono inestimabile affidato alle loro cure…

Come sarebbe bello se anche noi, cristiani,
accettassimo di lasciar cadere tante parole inutili
per diventare i testimoni della presenza di Dio nella vita umana,
Quanto sarebbe bello se, anche noi,
uomini e donne che vogliono ascoltare e incarnare la Parola,
imparassimo a dire a tutti la gioia di vivere in questa nostra storia di terra,
che può diventare terra di cielo,
quando comprende di essere sempre terra abitata dalla santità dello Spirito…

don Enrico

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Vigna e vignaioli


La Parola che oggi ci viene donata, nell’Evangelo, è una parabola:
una vigna piantata, e coltivata, con amore premuroso,
poi consegnata con grande fiducia a esperti vignaioli che la fanno fruttare,
e, infine, violata da una brama di possesso che giunge all’omicidio…
Una parabola racchiusa, dall’evangelista Matteo tra altre due:
quella dei due figli mandati nella vigna e quella del banchetto di nozze…
Tre parabole che fanno affiorare tre risposte negative:
il figlio dice al padre di non voler lavorare nella vigna,
i contadini dicono al padrone della vigna di non voler consegnare i frutti,
gli invitati dicono al re, che prepara un banchetto, di non voler intervenire…
Così, nella loro differenza di ambiente e personaggi,
le tre parabole mostrano un unico filo conduttore: un rifiuto!
Gesù era entrato nel tempio ed aveva iniziato ad insegnare il Vangelo,
tuttavia i sacerdoti e gli anziani, aristocrazia sacerdotale e secolare,
lo rifiutano, preoccupati della sua popolarità…
Vorrebbero scoprire l’autorità che Gesù si attribuisce nel fare quello che fa,
e comprendere la provenienza di tale autorità:
esigono una prova giuridica, ma, pur esperti di Legge e Scritti,
non ricordano che i profeti avevano autorità direttamente da Dio…
Gesù, per rispondere, prende spunto dal profeta Isaia
che aveva parlato di Israele come della vigna amata da Dio e da lui piantata…
Diventa, quindi evidente, che Gesù sta parlando proprio a loro:

loro che non hanno accolto la predicazione e il battesimo di Giovanni,
ed ora sono unanimi nel rifiuto dell’ultimo inviato di Dio, la persona di Gesù…

Questa seconda parabola, che Gesù narra, smaschera l’atteggiamento,
fintamente devoto, e astutamente preoccupato, dei suoi interlocutori:
che, ormai, davano tutto per scontato: l’amore di Dio, la sua provvidenza,
la possibilità di avere, ogni giorno, un’esistenza nuova nel suo amore…
Come i vignaioli, avevano finito per ritenersi padroni di ogni cosa,
destinatari meritevoli della sollecitudine di Dio, liberi di disporre dei suoi beni…
Dimenticando di essere vignaioli, e non proprietari della vigna,
ci si rinchiude nella propria arroganza, che non sa condividere l’amore divino,
colmi di beni – la Legge, i Profeti, la Sapienza – ma schiacciati dalla tradizione…

È sempre grande la tentazione di presumere di possedere la vigna, il Regno,
e di ritenersi possessori esclusivi dei suoi frutti:
ma la vigna del Signore è, amorevolmente, aperta a tutti
soprattutto a chi sa condividerne i frutti, con tutti, nessuno escluso,
in un una fede gioiosamente viva ed operante nell’amore…

don Enrico

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Un nuovo tempio


L’episodio della cacciata dei venditori del tempio non è la loro condanna:
forse, nelle vendite, facevano un qualche passaggio non del tutto onesto,
ma non erano loro i veri ladri e malfattori…
Infatti, quelli che Gesù vuole coinvolgere, nel suo gesto spettacolare,
sono i grandi responsabili della vita spirituale del suo popolo…
Il clamoroso gesto di Gesù si pone nella grande tradizione dei profeti,
ai quali, spesso, Dio domandava di porre segni profetici per la conversione…

Il testo, infatti, riguarda, il significato profondo
e la vera ragione dell’esistenza del tempio di Gerusalemme…
La Liturgia accompagna, oggi, il testo evangelico a quello del Libro dei re,
dove si narra della nube divina che prende possesso del tempio,
ma è da ricordare che, quando nacque l’ipotesi della costruzione del Tempio,
Dio non si era mostrato del tutto d’accordo con questa idea (2 Samuele 7)…
Quasi Dio presentisse quello che ora Gesù denuncia e condanna…

Gesù, citando Isaia e Geremia, denuncia il degrado e il tradimento della fede,
poiché il culto del tempio era divenuto, via via, motivo di scandalo:
lì, dove si doveva celebrare il grande incontro d’amore tra Dio e il suo popolo,
luogo che doveva essere di supplica e di lode
e, insieme, di pentimento e di perdono, era divenuto una spelonca di ladri,
o, forse, meglio, come dice l’evangelo di Giovanni, un luogo di mercato

Il rapporto tra Dio e il popolo era deviato e ferito dalle regole sacerdotali:
i sacrifici, creati per rendere visibile la relazione di Dio con gli umani,
erano divenuto un mercato, uno scambio, una bottega…
Da ciò che si faceva e da quanto si offriva, ne conseguiva un premio:
e il rapporto puro e profondo con Dio era divenuto un mercato
dove si comperavano perdono, salvezza, e aggiustamento della coscienza…
Cacciare i venditori poneva fine al mercato pseudoreligioso,
e faceva riscoprire la pienezza di un legame d’amore…
Solo Matteo ci narra che, cacciati i venditori c’è un nuovo ingresso nel tempio:
entrano ciechi e storpi che Gesù guarisce….
Ecco il senso di questo luogo d’incontro con Dio:
cercare e ricevere il bene che Egli vuole donare a tutti,
a partire da chi è in condizione più ferita…

Dopo pochi anni il vecchio tempio di Gerusalemme sarà distrutto,
risplenderà soltanto un Tempio nuovo: Gesù stesso!
Quel Gesù che purificherà la storia umana insegnando, nell’evangelo,
che la vera preghiera purificata è sempre unita alla carità verso i poveri…

don Enrico

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Prendere la croce


La predizione della passione apre per i discepoli prospettive nuove,
prospettive ben diverse da quelle che si attendevano per aver seguito Gesù…
Era stato un momento di grande sgomento tra i dodici
quando Gesù, per la prima volta, parlò apertamente del rischio che era vicino,
aggiungendo che la sua missione l’avrebbe portato al dono totale, alla morte…
Pietro intervenne subito, e preso da parte Gesù, lo ammonì
meglio non fare questi discorsi, scoraggiano il morale, appaiono fuori luogo…
Pietro voleva insegnare a Dio come salvare il mondo!
Gesù reagì in modo durissimo: il tuo parlare è demoniaco…
Ed ora Pietro, con gli altri, è chiamato a rimettersi in cammino,
con l’invito, senza scampo, di seguire i passi di Gesù e la sua logica…
La logica di un Dio amante, appassionato dell’umanità
e che ama lasciando libertà, soffrendo solo della mancanza d’amore dell’altro…

È per questo che Gesù intravede un ultimo gesto totale, un’ultima possibilità:
le parole non bastano, neppure i segni prodigiosi, nemmeno la tenerezza…
Per seguirlo occorre consegnarsi, compiere il gesto paradossale della croce:
Dio non ama la sofferenza, sia chiaro, ma, talora occorro gesti di scelta dura,
una rinuncia, una morte a se stessi, una sofferenza per sostenere l’altro…
A volte il discepolo, come il Maestro, è chiamato ad amare fino a perdersi…

Chissà quale potrà essere il modo di scegliere di portare, oggi, una croce;
magari un piccolo gesto, apparentemente insignificante:
come quello di Davide che sceglie di apparire un uomo da nulla
– le dure parole della moglie Mical che lo vede danzare tra i servi, mezzo nudo –
pur di onorare il Signore, danzando davanti a lui per rendergli onore…

E, allora, prendere la croce e rinnegare se stessi,
non è autolesionismo misticheggiante, ma una proposta di vita
che contraddice la logica mondana dell’autorealizzarsi…
Rinnegare se stessi è la piena realizzazione di se stessi:
significa vincere il falso io, l’egoismo, radice di tutti i mali…
Quando l’essere umano vuole affermarsi facendosi ricco, potente e orgoglioso,
si inganna totalmente: in un circolo vizioso, illude se stesso…
Potrà realizzarsi solo scegliendo di diventare come il suo Dio, di cui è immagine:
il Dio che è amore, dono, servizio, povertà, umiltà…
Gesù propone di realizzarsi in una vita di dono, apertura, accoglienza:
il paradosso del ritrovarsi, perdendosi per gli altri.
Il discepolo condivide con Gesù la sofferenza e la morte,
per vivere, con lui, la potenza della sua risurrezione…

don Enrico

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Domanda e risposta


Se Gesù annuncia la sua Passione agli apostoli, lo fa più volte, suscita reazioni,
e, sempre, si tratta di reazioni date dallo sconvolgimento di un simile annuncio:
la prima volta è Pietro a reagire, e vuole opporsi con decisione,
la seconda volta sono tutti gli apostoli che, quasi per un istintivo esorcismo,
si mettono a discutere su chi sia il più grande tra loro…
Come conseguenza di questo insensato parlare, i due figli di Zebedeo,
con una repulsione istintiva all’evento della morte,
esprimono l’esigenza di un’assicurazione immediata per un l’evento temuto…
Giacomo e Giovanni hanno bisogno di sapere adesso, e con certezza,
quale sarà il premio da ricevere alla fine, quando tutto avverrà…
Sembra che, per loro, il male inevitabile della sofferenza e della passione
si potrà affrontare solo con la certezza di un compenso attraente…
Inoltre, per loro, il sedere alla destra e alla sinistra di Gesù nella sua gloria,
sembra implicare un posto d’onore ed anche anche una condivisione del potere…

La risposta di Gesù, in realtà, è una domanda: Potete bere il calice che io bevo?
Non è, soltanto, il sottolineare la necessità di passare per la prova,
ma è l’indicare che tutta l’attenzione va concentrata sull’itinerario di Gesù,
vale a dire, il partecipare alla sua Pasqua…
Così, Gesù regala a Giacomo e a Giovanni, il poter davvero bere il suo calice
ed essere battezzati nel suo stesso battesimo…
Associati a Gesù, potranno seguirlo nel suo cammino pasquale,
che non ha come ultima parola la morte, ma la risurrezione,
un cammino sorretto dalla speranza di saper fare della morte, il dono della vita…

Ma ecco lo sdegno dei dieci nei confronti di Giacomo e Giovanni,
che Gesù supera, accomunando tutti nell’unico raccogliersi intorno a Lui:
l’inopportuna richiesta dei due diventa occasione per una novità evangelica…
Il vangelo è contrapposizione assoluta alle regole delle signorie mondane:
Fra voi però non è così!
Il tempo verbale è al presente! Gesù non promette un qualcosa per un domani,
Gesù non tende a realizzazioni future: è già così tra i suoi, è già così adesso!

La contrapposizione è radicale: se il mondo cerca potenza nella sopraffazione,
il discepolo, come Gesù, si farà servo e schiavo,
e, come Gesù, quando sarà coronato di spine, sarà un re, potente sul mondo…
Il sacrificio pasquale di Gesù, sarà la fonte vera dell’autorevolezza ecclesiale…
Infine, compiuta ogni attesa e profezia,
sulla croce si svelerà chi potrà stare alla destra e alla sinistra del re:
due ladri, due malfattori che, dicendo la fiducia in Gesù,
si sentiranno dire: Oggi, con me, tu sei nel paradiso…

don Enrico

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