Una libera obbedienza

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Oggi siamo con Gesù a Gerusalemme:
il giovane rabbì di Galilea è andato alla città santa per la festa delle Capanne,
festa di ricordo di un difficile, e impegnativo cammino verso la terra di libertà…
Tuttavia, nel clima della festa si è insinuato un avvenimento stonato:
Scribi e Farisei hanno gettato davanti a Gesù una donna colpevole di adulterio,
e gli hanno chiesto un parere sulla norma della lapidazione degli adulteri…
Gesù, rovesciando l’accusa sugli accusatori, smaschera la loro ipocrisia,
non condanna la donna e le ridona libertà,
e a questa libertà, nuova, invita coloro che avevano creduto in lui…
Ma questo difficile dono di libertà diventa subito oggetto di contesa:
gli ascoltatori di Gesù inorridiscono al pensiero di poter essere schiavi,
e rivendicano subito il loro, orgoglioso, non essere mai stati schiavi di nessuno,
poiché, per loro, libertà è scegliere, muoversi, decidere, orientarsi…

Gesù, però, vuol parlare di un’altra libertà,
che non è quella economica, sociale, politica,
quella per cui il nostro mondo ha lottato per generazioni e generazioni…
La libertà di cui parla Gesù è la possibilità di poter disporre di sé,
restando liberamente ancorati all’amore trinitario,
quell’amore per il quale, lui stesso, si consegnerà alla morte,
donando la sua vita, liberamente, per la vita dei fratelli…

Una libertà che Gesù ha imparato nella vita della sua famiglia,
nei racconti, nelle fatiche, nelle tradizioni che hanno colmato il suo crescere…
L’ha imparata da sua madre, Maria,
la giovane donna che, liberamente, aveva rinunciato ad una sua maternità
per accogliere il mistero della maternità del Figlio di Dio…
L’ha imparata dall’uomo giusto, Giuseppe, che gli faceva da padre,
il giovane uomo che, liberamente, aveva rinunciato ai suoi progetti,
per diventare il realizzatore dei sogni di Dio…
L’ha imparata dalle narrazioni del suo popolo, sul padre nella fede, Abramo,
il vecchio, settantacinquenne, che si pone in cammino, liberamente,
lasciando casa, famiglia, terra, per seguire la voce del Dio ancora sconosciuto…
L’ha imparata dalla disponibilità di dodici poveri uomini,
che, liberamente, si sono posti in ascolto dell’invito a seguire lui, il Maestro,
senza ben sapere il dove, il come e il perché…

Gesù, uomo che ha imparato la libertà, la vuole vivere sino in fondo
e ci propone un reale ascolto e una gioiosa accoglienza della Parola:
è ciò che ci rende capaci di una fedele osservanza e di una libera obbedienza…

don Enrico

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Gesù ha appena iniziato il cammino di annuncio dell’Evangelo:
si è allontanato dalla Giudea e si rivolge al popolo Samaritano
oggi rappresentato da una donna senza nome
popolo che aveva mescolato la fede nel Dio dei padri, e della terra promessa,
con altri dei locali, i Baal, cioè i signori, e anche i mariti
I Samaritani stanziati nella terra di Israele, al momento dell’esilio ebraico,
avevano male accolto le pretese giudaiche al ritorno dall’esilio,
che volevano ristabilire la tradizione dei Patriarchi e la loro fede nel Dio unico…

Luogo del confronto, e dell’avvio del dialogo tra i due mondi ostili,
è un pozzo, quello che Giacobbe aveva donato al figlio Giuseppe…
L’ora dell’incontro è la sesta ora, il mezzogiorno, quando non si andava al pozzo,
ma è anche l’ora della passione in Gerusalemme,
quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra…
La sete e la fatica di Gesù, forse, non sono soltanto un dato profondamente umano,
ma prefigurano la fatica del portare avanti una missione,
contro opposizioni e tradimenti, anche di coloro che sono i suoi, ossia i giudei…

Gesù siede al pozzo, alla sorgente, e dichiara di essere la nuova fonte,
quella a cui tutti potranno d’ora in poi abbeverarsi…
Il pozzo di Giacobbe era un dono di Dio,
Gesù è un dono totalmente nuovo: non pozzo di acqua stagnante,
ma una sorgente in cui zampilla l’acqua della parola e dello Spirito…

Ma questa nuova sorgente vuole prima farsi mendicante di acqua
una sete fisica che diventerà anche la sua fame…
Un mendicante, più forte di schieramenti, culture, e inimicizie religiose,
si rivolge a una donna, soggetto, allora, inferiore, sconveniente e impura,
per iniziare dialogo e avviare, con coraggio, una relazione nuova…

Gesù, nella sua povertà, chiede acqua: dammi da bere,
ma sarà poi la donna a farsi mendicante: Signore, dammi di quest’acqua
La povertà condivisa diventa incontro di verità:
Gesù, che prende per mano la donna e il suo popolo,
e trasforma l’opposizione e la diffidenza
in curiosità, in sorpresa, e ne fanno scaturire la testimonianza…

Abbiamo bisogno di porci domande vere sulle nostre pretese di diversità:
differenze di cultura, teologia, cammino e orientamento non possono spaventare,
ma devono diventare punto di partenza per la relazione con l’altro,
e mai più essere barriere insormontabili che dividono e condannano…
 

don Enrico

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Giorni di deserto


Ogni anno, all’inizio di Quaresima, la liturgia ci consegna una memoria:
quel momento di difficile solitudine, del corpo e dell’animo,
che Gesù ha voluto condividere, su ispirazione e spinta dello Spirito,
con gli uomini e le donne che, come lui, attraversano il deserto della vita…

Per Gesù, quella solitudine e quel deserto diventano l’occasione,
di una intensa riscoperta della relazione tra l’essere umano e Dio,
e, insieme, tra l’essere umano e le sorelle e i fratelli che camminano con lui…
Il deserto diventa un momento di crisi radicale
che dona l’occasione per fare verità su stessi,
attraverso il silenzio, la preghiera ed il digiuno,
le pratiche difficili alle quali lo Spirito ci invita,
accompagnandoci costantemente e non lasciandoci mai da soli…

Solo con la guida dello Spirito si può entrare, utilmente, nel deserto
e affrontare la prova, come Israele durante l’Esodo,
e come Mosè prima di ricevere le tavole della Legge…
Gesù è chiamato a rivivere l’esperienza d’Israele,
ma, al contrario del popolo eletto, riesce a superare il momento della prova
rivelando fedeltà al Padre e obbedienza fino al momento della croce…
Gesù sperimenta la fragilità della natura umana, le debolezze e, al termine,
dopo i quaranta giorni, simbolo di totalità, solo allora sente la fame…

È solo ora che si insinuano le tre tentazioni:
il saziarsi nel trasformare la pietra in pane,
l’operare un miracolo che, egoisticamente, salvi la vita,
il raggiungere la gloria, nel mondo, con un facile compromesso…

Un confronto tra Gesù e il Satana che avviene inanellando la Parola di Dio:
Satana cita le Sacre Scritture e proclama un facile antievangelo,
simbolo del tentativo, mai sopito, di distorcere la Parola
e piegarla a proprio uso e consumo…

Primo perdono da chiedere in Quaresima è il disinteresse intorno alla Parola,
e, forse peggio, l’utilizzo della Parola per dar forza ai conflitti,
e sostenere i propri discorsi di potenza, di gloria o di affermazione personale,
dichiarando, nell’autosufficienza, che non si ha bisogno di Dio…

Quaranta giorni, allora, con Gesù, per imparare, con la forza della Parola,
ad affermare l’autonomia dell’essere umano rispetto al mondo,
e a riaffermare la signoria di Dio che è l’unico a dare la vita e la salvezza…

don Enrico

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Non prega davvero male il Fariseo, senza nome, che sale al Tempio:
sta in piedi e mormora sottovoce,
segue le indicazioni della sua corrente spirituale del puro giudaismo,
ringrazia Dio per essere un separato, cioè lontano dal peccato…
Non è neppure un uomo incoerente:
conosce bene le norme della tradizione circa la preghiera,
e le esegue puntualmente…
La sua preghiera ringrazia per essere avviato alle parole della Legge,
verso la vita del mondo che verrà e non verso la fossa della perdizione…

Il pubblicano, odiato e disprezzato sfruttatore di povera gente,
sale al Tempio, ma non vi entra,
sta all’esterno consapevole del proprio peccato…
La sua preghiera non è secondo i canoni liturgici, ed è quasi soltanto un grido:
grida parole, di pianto, e grida verso l’alto,
grida verso quel cielo a cui non osa alzare gli occhi:
grido che si fa supplica, mentre si batte il petto dicendo:
O Dio, abbi pietà di me, (che sono) peccatore…
Una preghiera che riconosce il proprio peccato,
e che manifesta la consapevolezza di essere bisognoso del perdono di Dio;
lui, che non può vantare nulla, può solo affidarsi alla misericordia di Dio…

Secondo l’opinione comune di quel tempo,
il fariseo, giusto, sarebbe tornato a casa ancor più giusto…
Ma il commento di Gesù è lapidario, quasi spietato:
il pubblicano tornò alla sua casa sua giustificato!
Forse, Gesù ha ben imparato la vera religione da sua madre
e avrà ricordato le parole di Maria nel Magnificat:
Il Signore innalza gli umili…
Per questo, Gesù rovescia totalmente il pensiero religioso comune:
il fariseo è in errore perché istituisce un confronto tra sé e gli altri,
e non accoglie l’idea di confrontarsi con Dio…

Quanto si deve imparare dalle parole evangeliche di oggi:
non perdere tempo a guardare e scrutare con occhi cattivo le altrui mancanze,
e imparare a vegliare su se stessi,
e accettare di riconoscere la vera condizione di peccatore…
Imparare la vera preghiera che è accettare il confronto con Dio
lui che è l’unico liberante ed autentico,
lui, davanti al quale non è possibile sfuggire…

don Enrico

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Gesti di donna


Emerge immediatamente, nell’Evangelo di oggi, un forte contrasto:
quello tra i due personaggi che Gesù mette, a forza, in confronto…
C’è un osservante della Legge, di cui conosciamo anche il nome,
un uomo potente, che ben possiede la Legge, un uomo di fredda norma…
C’è una pubblica peccatrice, una donna senza nome,
una donna che, forse, ha svilito l’amore, ma che si colma di dolcezza…

Gesù è entrato, invitato per un pranzo, nella casa del fariseo,
e il Maestro, che non ha paura di incontrare poveri e peccatori,
non ha timore neppure di entrare nella casa di chi si presume giusto…
Per Gesù tutti sono destinatari della sua Parola, e del suo amore,
ma Parola, e amore, del giovane rabbì di Nazareth non sono realtà sterili,
servono sempre per svelare le false giustizie
e per guidare al riconoscere la necessità dell’amore di Dio…

Così, la peccatrice, la prostituta, che ha svenduto il suo corpo,
quella che, al giudizio severo dell’uomo retto, ha sporcato l’amore,
per prima fa qualcosa di gratuito per Gesù:
lei ha solo fatto cose per interesse, ma, nella Parola di Gesù scopre la gratuità…
La donna cerca il contatto con Gesù, attraverso l’uso del suo corpo,
Gesù non si sottrae, si lascia toccare, e coinvolgere, e sporcare:
Gesù non ha paura, dice san Paolo, di farsi peccato al posto nostro…
La donna celebra una liturgia intensa che coinvolge tutto il suo corpo:
usa i capelli, i baci, le carezze, il profumo, ciò che ha usato per amare male,
sparge il singhiozzo e il pianto che sgorgano dalle ferite della sua vita,
tocca i piedi di Gesù, in un gesto di estrema umiltà,
nell’umiltà che permette di incontrare Gesù,
celebra gesti che diventano espressione di un amore vero, puro, gratuito, totale…

Simone, invece, giudica fermandosi alla Legge:
il rapporto tra l’essere umano e Dio è visto solo nel peccato
e smentisce Gesù come profeta,
perché un profeta vero non si farebbe mai toccare da una peccatrice!
Per questo Gesù invita Simone a contemplare la donna:
a vederla davvero, nella sua realtà, nella sua storia, nella sua verità…
Gesù non ignora, non finge di non sapere, ma accoglie la donna:
non mette attenzione sul peccato, ma sulla sofferenza e sul suo pianto,
non impone alla donna il suo modo di amare, ma accoglie il suo…
Dio imita i gesti di una donna:
Gesù, il giusto, fa suo quel gesto inventato dalla peccatrice…

don Enrico

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Un inquieto Bar Mitzvah


La famiglia di Nazareth saliva, ogni anno a Gerusalemme,
saliva in occasione della Pasqua, secondo la più antica tradizione religiosa,
Ma quell’anno era speciale: Gesù compiva i dodici anni, l’età del Bar Mitzvah
Questo momento era, è lo è ancora oggi, l’età del raggiungimento della maturità:
l’adolescente ebreo, assume la responsabilità di se stesso,
lo fa di fronte alla legge, ai riti, ai precetti, ormai ben conosciuti,
e compie il suo ingresso nella vita della comunità…
Un giovane, con il Bar Mitzvah, diventa un figlio del comandamento

Possiamo solo immaginare il clima di festa e di stupore,
che accompagnava l’ingresso di Gesù a Gerusalemme:
una città infinitamente più grande e popolata del suo villaggio,
tante lingue diverse risuonavano agli orecchi del giovane Gesù,
che contemplava la magnificenza del Tempio e delle sue solenni liturgie…

Eppure, lentamente, il clima gioioso di questa festa si trasforma,
la gioia si carica di inquietudine e di incomprensione…
L’Evangelista ci conduce ad assistere all’angoscia di due genitori
che, per tre giorni, perdono di vista il figlio
e ininterrottamente lo cercano…
Ci conduce, soprattutto, al turbamento di fronte alla risposta del ragazzo:
Perché mi cercavate? Io devo occuparmi delle cose del padre mio?…
Bizzarria della Liturgia o scelta ponderata,
quella di farci leggere, oggi, questi versetti?
Questi versetti, finestra sulla quotidianità dell’infanzia e della giovinezza di Gesù,
non rappresentano un momento alto di armonia familiare:
Gesù fino a quel momento aveva vissuto, nel silenzio, la vita con i suoi genitori,
e non sappiamo nulla su questo tempo di crescita, così importante…

Ed ora, Gesù sfugge ai loro sguardi,
li costringe a fare i conti con la prospettiva della sua mancanza definitiva:
Maria e Giuseppe devono comprendere che Gesù non è più loro,
e, quando finalmente lo ritrovano, è diventato un altro…
Gesù è nel Tempio, ad avere a cuore le cose del Padre,
per iniziare il percorso di vita e di obbedienza a Dio…

L’inquieto, misterioso, Bar Mitzvah di Gesù, rivela la ricerca vocazionale di Gesù
e si conclude con un’apparente incomprensione che lo lega di più ai genitori…
Ogni figlio che cresce, diventa straniero ai suoi stessi genitori,
che, come Maria e Giuseppe, si devono liberare da volontà di manipolazione,
e lasciargli libertà di realizzare il personale progetto di vita a cui essere fedele…

don Enrico

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Compassione


Matteo, ai suoi lettori, e a noi, vuol far compiere un itinerario
che guidi ogni discepolo a scoprire progressivamente la fede in Gesù…
I suoi compaesani hanno manifestato mancanza di fede:
pur meravigliati della sua sapienza, non han saputo comprendere il suo agire,
e, conoscendo la sua famiglia, madre e fratelli e sorelle,
non son riusciti a cogliere in Gesù che la sola condizione umana:
è il figlio del falegname, nulla più…

Gesù, allora, si ritira, in disparte, in un luogo deserto:
un ritirarsi che, come spesso avviene nei vangeli,
vuole mostrarci un Gesù immerso nella preghiera,
come spesso accade prima degli avvenimenti importanti…
In realtà, la preghiera solitaria di Gesù non è mai una fuga dalla realtà,
un facile disimpegno dal mondo, per non affrontare il tumulto del mondo,
anzi, il suo ritirarsi lo apre alla grande folla dei poveri e dei malati…
La folla, infatti, viene a sapere del suo viaggio e lo segue a piedi:
osserva il tragitto della sua barca e lo raggiunge…

A questo punto l’evangelista ci dona il verbo di Dio:

Gesù sentì compassione...
È il verbo che, in tutta la Bibbia, esprime la compassione di Dio,
compassione per il suo popolo e in particolare per i più piccoli…
Quanto avremmo da imparare ancora, come Chiesa e come singoli,
da questa esclusiva attività terapeutica di Gesù,
senza che si parli di insegnamenti da parte sua,
semplicemente, Gesù si piega sui poveri e guarisce i loro corpi malati…

Il sopraggiungere della sera suggerisce ai discepoli una soluzione dall’alto:
chiedono a Gesù di congedare quell’assemblea di povera gente,
invitando ad andare nei villaggi a comperare qualcosa da mangiare…
Ma, ed è tappa importante nel percorso di fede,
Gesù invita a non accettare le facili e tranquillizzanti soluzioni prudenti,
e sollecita i discepoli a chinarsi sulla povertà della mancanza di cibo:
dovranno essere loro stessi a dar da mangiare alla folla…

Davanti alla loro evidente inadeguatezza, Gesù chiede di portare il poco che c’è,
e, su quel poco, portato a lui, Gesù rende grazie, e poi benedice:
ora i discepoli possono distribuire quel poco fatto nuovo e sufficiente da Gesù…

Ancora dobbiamo imparare ad unire sempre la celebrazione del mistero, del rito,
con il momento della operosità nella vita cristiana,
superando l’illusione di potere operare senza Gesù, che insegna a pregare,
evitando il pericolo di separare la preghiera, e il rito, dalla vita di carità…

don Enrico

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Sfogliamo, idealmente, l’album di nozze di quei due giovani,
quelli che a Cana, in quel tempo fortunato della presenza di Gesù in terra,
celebravano il loro amore in una festa che non doveva avere termine…
Appaiono, davanti ai nostri occhi, i due sposi, i loro genitori
gli invitati, tra i quali Maria – un’amica, una parente, una vicina? –
e il suo figlio Gesù, che aveva portato con sé i suoi amici…
Intravvediamo, indaffarati, e forse un po’ stanchi, i servitori,
che, insieme con i suonatori di flauto, accudivano lo svolgersi della festa,
sotto l’occhio vigile dell’architriclinio, il maestro di tavola…
Forse riusciamo a cogliere, sul fondo, uno sguardo preoccupato,
è uno dei servi che, vuotando un’anfora nelle brocche di servizio,
vede improvvisamente spegnersi il flusso del vino…
E possiamo anche capire che Maria si accorge di questo imbarazzo,
eccola che sussurra le parole evangeliche a Gesù…
Maria è evangelicamente attenta ai problemi degli altri
E, non solo prende atto del problema,
ma si mostra anche efficiente nel decidere come risolverlo…
Non hanno più vino!, sussurra a Gesù, e in quel sussurro è un mondo che si rivela:
il grande vino dell’Alleanza con Adamo, e con Noé, e con Abramo,
che aveva riempito di gioia la storia del popolo eletto,
sta perdendo forza ed ha bisogno di novità, di forza fresca, di buona notizia…
Donna, cosa c’è tra me e te? È la strana risposta del figlio Gesù,
sollecitato a decidere di inaugurare tempi nuovi,
i tempi di un’Alleanza che riempia di nuova gioia la terra e la storia…
Non è ancora giunta la mia ora! L’ora di cui parla Gesù,
è il passaggio dal Primo al Nuovo Testamento,
la sua passione, morte e risurrezione…
Fate tutto ciò che vi dirà! Maria non intende le parole di Gesù come negative,
e insegna a noi tutti che non c’è momento, nel tempo evangelico,
in cui manchi la possibilità di un’Alleanza che giunge al compimento…

Ma le giare sono vuote: perché?
Erano le giare delle purificazioni rituali, su cui si basava l’Alleanza mosaica:
l’antica legge aveva condotto alla festa, ma ora ci vuole qualcosa di nuovo…
Gesù chiama i servi ed ordina loro di versare acqua nuova nelle sei giare vuote
poi ordina di attingere e di portare al maestro di tavola…
E l’architriclinio riconosce che c’è qualcosa di nuovo e di più buono!
C’è vino abbondante per la festa: molto vino! Ne beviamo ancora oggi!
Val proprio la pena di faticare a riempire giare, seguendo la parola di Gesù!

don Enrico

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Siamo davanti ad un evento che ha scandalizzato le prime Comunità cristiane,
ed è, forse, un peccato che non scandalizzi anche noi…
Scandalo perché questo Gesù, battezzato, ci insinua l’idea di una necessità…
Gesù doveva, forse, progredire in modo nuovo nel suo cammino umano?
Gesù doveva, forse, prendere coscienza della propria identità?
Gesù doveva, forse, capire il compito datogli dal Padre dentro la storia umana?

Il battesimo al Giordano sembra essere la presa di coscienza di tutto questo
e sembra spalancare, nella vita di Gesù, una realtà totalmente nuova,
che lo conduce oltre le frontiere della Galilea, la sua terra,
e lo proietta al di là dei confini di una vita, probabilmente, di buona normalità…
Nello stesso tempo, il rito di Giovanni lo immerge nella folla dei peccatori,
e lo conduce a vivere in pienezza la condizione umana…
Il suo scendere accanto ad ogni essere umano, e conoscerne le debolezze,
è il primo passo perché ogni creatura umana possa salire verso il Padre,
e permettere a tutti l’accesso ai cieli aperti e a conoscere la voce del Padre…

In questa logica di novità battesimale, avviene anche il rovesciamento:
Gesù è tra quelli che seguono il Battista come discepoli,
tuttavia, nella condivisione dell’esistenza con l’umanità peccatrice,
il discepolo, Gesù, si fa più forte del suo maestro e del suo profeta…
Per questo, il Battista annuncia la differenza nella missione:
Giovanni immerge nell’acqua chi confessa il proprio peccato
dichiarando una volontà di conversione…
Gesù sarà colui che immerge l’umanità nello Spirito santo,
nella forza di Dio che spalanca il tempo della salvezza definitiva…

Ma, prima, ed è scandalo, colui che è annunciato come il più forte,
deve essere battezzato e immerso da Giovanni…
Giovanni immerge Gesù nel Giordano, lo sprofonda nelle acque,
profezia di quando Gesù sarà immerso nella morte,
come affogato nell’acqua e poi rialzato al respiro salvatore…
Gesù scende e raggiunge l’infimo dell’esistenza, l’ultimo posto…
Ed ecco lo scandalo dei primi cristiani, che acclamavano Gesù come il Signore,
e sospettavano di questo evento di immersione e abbassamento…
Eppure è nell’abbassamento che avviene, per Gesù, la teofania:
i cieli sono squarciati e lo Spirito scende su di lui,
Gesù realizza, per tutti noi, la piena comunione con Dio,
ristabilisce, in tutti noi, la comunione tra Dio e l’umanità,
e, con tutti noi, vede e vive lo Spirito di Dio, consolatore e santificante…

don Enrico

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Dio e l’oggi


Gesù è di ritorno da un cammino dalla “Galilea delle genti”,
terra periferica e impura…
È un ritorno ricco di fama diffusa (agli occhi degli umani)
e ricco di potenza dello Spirito (agli occhi del Padre)…
Questa ricchezza lo abilita ad insegnare nelle sinagoghe,
perché Gesù, per iniziare la sua missione,
non sceglie Gerusalemme o il tempio,
ma un’umile sala di riunione e preghiera,
quella in cui, ancora oggi, i credenti di fede ebraica,
si riuniscono per ascoltare le sante Scritture
e offrire il servizio liturgico al Signore dell’universo…
In giorno di sabato, nelle sinagoghe si prega, si legge la Torah, la Legge,
si cantano Salmi e, a commento della Torah, si proclamano i Profeti…
Una liturgia simile, e diversa al contempo, alla nostra domenicale…
Gesù, che non è un sacerdote, ma che, a dodici anni,
è divenuto figlio del comandamento, può leggere pubblicamente le sante Scritture
e commentarle, dall’alto della bimah (pulpito)

Le parole di Gesù, che commentano il testo di Isaia, sono pochissime:
Oggi Dio ha parlato e ha realizzato la sua Parola
È sempre oggi quando un’assemblea proclama la Parola,
o anche quando un solo ascoltatore accoglie la parola di Dio,
è sempre oggi, qui e adesso, dove la parola di Dio ci interpella e si realizza…

Già era stato un oggi, nell’Evangelo raccontato e cantato da Luca…
Era già oggi al momento della rivelazione dagli angeli a Betlemme…
Sarà ancora oggi nella rivelazione della voce dal cielo nel battesimo…
Ed è necessario che Gesù cammini oggi, domani e dopodomani… (cap. 13)
Sempre oggi Gesù entra nella casa di Zaccheo a donar salvezza…(cap. 19)
Sarà in un vicino oggi che Gesù annuncia a Pietro il suo rinnegamento… (cap. 22)
E sulla croce, l’oggi, diventerà salvezza per uno dei malfattori… (cap. 23)

Per Luca, cristiano non della prima ora, e per tutti i suoi,
che forse soffrivano ad ascoltare i racconti di chi aveva conosciuto e visto Gesù,
di chi aveva toccato il Verbo della vita, incarnato nella storia,
è fondamentale forgiare la teologia dell’oggi di Dio
Oggi è sempre l’ora per ascoltare la voce di Dio, per non indurire il cuore…
Oggi si ascolta e si obbedisce alla Parola o la si rigetta…
Oggi è sempre parola che possiamo dire come ascoltatori autentici di Gesù…
Oggi ricomincio, perché la vita cristiana è sempre nuovo inizio…

don Enrico

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