Come cambia il Padre Nostro

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Come cambia il Padre Nostro


“Non ci indurre in tentazione”.

Questa invocazione che da sempre si dice nel Padre Nostro cambierà ufficialmente sia nella nell’uso liturgico (Celebrazione eucaristica) che nell’apprendimento mnemonico e la pratica della preghiera del Signore al di fuori della Santa Messa.

È stata l’iniziativa di Papa Francesco che con il Motu Proprio “Magnum Principium” nel 2017 promuoveva l’indicazione che le traduzioni dei testi della preghiera della Chiesa nelle diverse lingue nazionali, dovesse essere sì fedele al testo originale ma non in una forma puramente letterale che spesso rischia di non corrispondere al vero significato.

Scrive infatti il Papa:

“Fine delle traduzioni dei testi liturgici e dei testi biblici, per la liturgia della parola, è annunciare ai fedeli la parola di salvezza in obbedienza alla fede ed esprimere la preghiera della Chiesa al Signore. A tale scopo bisogna fedelmente comunicare ad un determinato popolo, tramite la sua propria lingua, ciò che la Chiesa ha inteso comunicare ad un altro per mezzo della lingua latina. Sebbene la fedeltà non sempre possa essere giudicata da parole singole ma debba esserlo nel contesto di tutto l’atto della comunicazione e secondo il proprio genere letterario, tuttavia alcuni termini peculiari vanno considerati anche nel contesto dell’integra fede cattolica, poiché ogni traduzione dei testi liturgici deve essere congruente con la sana dottrina”.

La nuova versione della preghiera, che modica alcuni termini negli ultimi versi del testo finora in uso, per evitare un possibile fraintendimento, prevede che l’invocazione “Non indurci in tentazione” lasci al posto formulazione “Non abbandonarci alla tentazione” e che all’espressione “come noi li rimettiamo” viene aggiunto un “anche”: “come anche noi…”.

Tanti sono stati i tentativi alla ricerca di moduli espressivi diversi da quello in uso come, ad esempio “e non metterci alla prova” (autori vari), “e non lasciarci entrare in tentazione” (Messale francese)” e non lasciarci cadere in tentazione» (Messale spagnolo).

La scelta italiana ha preferito “e non abbandonarci alla tentazione” come espressione che esprime allo stesso tempo la richiesta di “essere preservato dalla tentazione” e di “non essere abbandonato alla forza della tentazione”.
Benvenuta dunque la nuova formula, evidentemente più efficace e fedele al senso originario della preghiera
Come ha detto papa Francesco:
“Non è Dio che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto, un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarsi subito”

Così è nel Vangelo, dove sempre è descritta la prossimità del Signore alle persone in difficoltà!

La nuova traduzione del Padre Nostro entrerà in uso corrente nella nostra liturgia da Domenica 29 novembre, terza Domenica di Avvento.

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Nella versione italiana della Bibbia, approvata ufficialmente dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) nel 2008, la penultima richiesta del Padre Nostro suona così: E non abbandonarci alla tentazione. Questa nuova versione, subito recepita dalla rinnovata edizione italiana del Lezionario romano e del Lezionario ambrosiano, non è ancora entrata nell’ordinamento romano e ambrosiano della Santa Messa in lingua italiana in attesa della nuova edizione del Messale romano e del Messale ambrosiano.

Di recente, durante l’ultima assemblea generale della CEI, tenutasi a Roma dal 12 al 15 novembre 2018, i Vescovi Italiani hanno approvato l’edizione italiana rinnovata del Messale romano, che per essere promulgata ed entrare in vigore dovrà prima passare dalla Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti per la necessaria confirmatio (can. 838 §3). Tra gli elementi approvati c’è anche il mutamento da «e non ci indurre in tentazione» a «e non abbandonarci alla tentazione» della sesta richiesta del Padre Nostro e l’inserzione di «anche» («come anche noi li rimettiamo») nella richiesta immediatamente precedente. In tal modo il Messale si uniformerà al Lezionario e andrà a modificare la stessa recitazione della preghiera del Signore al di fuori della Santa Messa. Tutto questo varrà allo stesso modo per il Messale ambrosiano rinnovato, che è in preparazione presso la Congregazione del Rito Ambrosiano.
Alla base di questo mutamento testuale che, andando a toccare l’uso liturgico, è destinato a modificare anche l’apprendimento mnemonico e la pratica della preghiera del Signore al di fuori della Santa Messa, sta l’intento di superare un possibile fraintendimento del testo finora in uso, che papa Francesco ha riassunto così: Non è Dio che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto, un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarsi subito.

Conseguenze:

a) Fino all’entrata in vigore della nuova edizione del Messale romano, e per gli ambrosiani del Messale ambrosiano, si continuerà a pregare il Padre Nostro con il testo attualmente in uso («e non ci indurre in tentazione»). Non è fissata, al momento, una data certa; siamo però nell’ordine di uno, massimo due anni.

b) Dal momento che la preghiera liturgica è preghiera ecclesiale, destinata cioè a manifestare l’unità e la comunione di tutti i fedeli, a nessun singolo sacerdote e a nessuna singola comunità (parrocchia, comunità religiosa, gruppo, associazione, movimento, ecc) è data facoltà di introdurre la nuova versione prima della promulgazione ufficiale del Messale rinnovato. Ciò infatti potrebbe alimentare inutili stridori sia all’interno delle comunità, sia tra le comunità.


c) Nel frattempo, è importante istruire i fedeli, dai piccoli ai grandi, insegnando loro la variante del testo e illustrando loro il significato del cambiamento annunciato, così che, al momento opportuno, siano pronti ad assumere con cognizione di causa e in un clima sereno il cambiamento.

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