Una moneta e ben di più…

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Strana alleanza quella di Farisei ed Erodiani:
si combattevano intorno alle leggi della purità rituale,
ma ora sono alleati nel cercare di tendere un imbarazzante tranello a Gesù…
Il loro intento è di esporlo ad una pericolosa alternativa:
un atteggiamento legalista verso il potere politico,
oppure l’ipotesi di insubordinazione patriottica o addirittura religiosa…

Interessante la premessa adulatoria di questa gente:
sei veritiero e non guardi in faccia a nessuno…
Non si accorgono di essere già precipitati nella menzogna:
Gesù non è un giudice impassibile di fredde sapienze mondane…

Gesù vuole bene alla gente, chiunque sia la persona che incontra!
Gesù vuole bene anche a questi stessi Farisei ed Erodiani,
altrimenti non si attarderebbe nel discorrere con loro…

Quei Farisei ed Erodiani credevano di aver trovato il modo
di metterlo finalmente in difficoltà…
E gli chiedono dunque: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?
con un’insistenza tipica di Marco: Lo dobbiamo dare o no?

Il metodo di Gesù nel rispondere è – e per sempre rimane –
di una novità evangelica assoluta…
Per Gesù c’è un elemento decisivo di confronto e di giudizio,
assente nella domanda di Farisei ed Erodiani:
tutto va considerato nella presenza e nella signoria di Dio nella vita del credente!

A fondamento della questione
vi è il mistero di Dio, e la sua opera per noi e tra noi:
il mondo per un credente è un luogo affidato a lui – a noi – da Dio stesso,
a tutti, con compiti e responsabilità diversi….
La vita umana è il coltivare e custodire la creazione,
il giardino delle origini dato ai progenitori…

Il fine di tutto è la restituzione a Dio di ciò che è suo,
e, come ci rivela Gesù, la restituzione di noi stessi…

Così, Gesù chiede ai suoi discepoli un rapporto limpido con il potere,
esige che facciano la loro parte per contribuire al bene di tutti
senza scappatoie, sotterfugi, pretesti…
E chiede anche un atteggiamento conseguente, un’analoga serietà
nel rapporto con Dio, il Padre suo e nostro…

don Enrico

 

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Exemple

Siamo all’interno di un importante discorso di Gesù:
quello che ha rivolto ai dodici prima di inviarli in missione…
Ma in questi ultimi versetti sembra che l’orizzonte si voglia ampliare:
il discorso era iniziato come una istruzione per i dodici discepoli inviati,
le parole di oggi invece sembrano destinate ad un orizzonte più ampio,
un orizzonte che riguarda tutti,
descrivendo una condizione di persecuzione,
quella in cui si troveranno i “seguaci” di Gesù…

Così, Gesù invita ad un atteggiamento nuovo, sempre nuovo,
quello di essere pecore in mezzo ai lupi…
Se vogliamo essere lupi non saremo testimoni del Vangelo,
e non dobbiamo cadere nella grave illusione
di pensare che ci sia un mondo dove non esistano i lupi…

In realtà, lo scontro tra lupi e pecore,
prima di essere colto nelle vicende esterne,
lo troviamo presente e in conflitto permanente dentro ognuno di noi…
C’è sempre una resistenza alla Parola evangelica,
che si annida nel profondo di ogni persona
e rende la vita poco favorevole al Vangelo…
Perché, ormai lo sappiamo,
il Vangelo e il “mondo” non sono conciliabili tra loro…

Le parole di Gesù ci dicono che la storia della salvezza non è affidata al caso,
ma è la grande vicenda della Parola di Dio, e quindi del Signore Gesù,
nel suo incontro, e scontro, con la realtà ferita dell’essere umano…

Ma non sono atteggiamenti e parole nostre
quelle che porteranno testimonianza in quei frangenti…
Si tratterà sempre di saper celebrare il mistero,
quello della presenza e della potenza dello Spirito…
Se tenteremo di usare parole e pensieri nostri,
questa non sarà testimonianza…

Troppo spesso, però, la storia sembra invitare i cristiani a pensare in modo umano:
così, invece di essere pecore in mezzo ai lupi,
molti cristiani preferiscono assumere l’atteggiamento dei lupi,
in attesa che i lupi possano diventare pecore…

Chiediamo il dono di essere persone pacificate sanno restare fedeli al Signore
nelle avversità della vita, nelle persecuzioni a cui ci sentiamo sottoposti…

don Enrico

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Exemple

Gesù aveva appena finito di accusare gli scribi:
divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere;
essi riceveranno una condanna più grave… (Mc 12,40)

Poteva sembrare una parola davvero strana quel “divorare”,
ma nei versetti seguenti si coglie il senso pieno dell’affermazione:
gli scribi, con la loro scientificità nel leggere la Parola,
la rendevano arida e non potevano coglierne la bellezza…

Ed ecco risplendere la bellezza, divina, della povertà di questa vedova,
quasi una immagine, stupenda e profetica,
di una Chiesa che sa donare tutto al suo Sposo…

Sono davvero tanti, i ricchi che, in quella folla,
gettano molte monete nel tesoro del Tempio…
In quel tesoro, come in ogni luogo della vita, si getta il superfluo,
ma lei è, invece, assolutamente, un fatto nuovo…
Lei, che tutti leggevano semplicisticamente come una vedova povera,
secondo la matematica evangelicamente divina di Gesù,
vi getta più di tutti gli altri…

Non getta infatti dalla sovrabbondanza, ma dall’indigenza…
E vi getta tutto quanto aveva per vivere,
che potrebbe, quasi, diventare tutta la sua vita
Ed è questo ciò che Dio attende:
lui che, secondo la preghiera di Salomone,
i cieli e i cieli dei cieli non possono contenere,
si lascia avvincere e affascinare dal dono più piccolo,
un dono che riempie, a dismisura d’amore, i cieli infiniti…

L’evento della povera vedova non è colto da nessuno,
ma gli occhi di Gesù sanno vedere ben oltre,
oltre le visioni umane piccole e meschine…
Così, Gesù commenta quell’evento mettendone in evidenza la grandezza, l’unicità!
Forse Gesù vuole proporci un’immagine viva e profonda della Chiesa,

cioè della comunità che si raccoglie intorno a un Dio che si è fatto povero,
e che, inabissandosi nell’obbedienza
getterà, nel momento della croce, tutto quanto aveva per vivere,
fino alla suprema povertà della morte, e della morte del malfattore…
don Enrico

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