Nuovo ciclo di incontri sul Libro di Geremia

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Exemple

Anche quest’anno è ripreso il tradizionale incontro del Giovedì sera alle ore 21.00 in S. Babila – Sala Ceriani  (ingresso a fianco del teatro).

Si proseguirà con la lettura del libro del profeta Geremia.
La lettura è guidata da d. Enrico Magnani.

Prossime date: 21 Novembre – 5 Dicembre

(È possibile iscriversi ad un gruppo WhatsApp – facendo richiesta al numero 3883793272 – per ricevere o chiedere informazioni riguardo agli incontri).


Il profeta Geremia, un breve profilo

Cento anni dopo Isaia, nel VII secolo in Giudea, vive un altro dei quattro più grandi profeti ebrei, insieme a Ezechiele e Daniele. Un compito gravoso gli venne affidato da Dio: preannunciare l’occupazione della patria da parte delle truppe babilonesi.
I forti richiami al re e al popolo perché ritornino alla pratica delle vera fede, accompagnati dalle tinte fosche degli avvenimenti futuri, gli procurano persecuzioni, angherie e violenze. La conquista babilonese si verifica nel 587 mentre già da vent’anni il profeta Geremia andava preannunciando il possibile accadimento e al tempo stesso scongiurava i suoi di ravvedersi dalla loro infedeltà.
Dio gli fa dire: «Di’ loro tutte queste cose, ma essi non ti ascolteranno; chiamali, ma essi non ti risponderanno. Perciò dirai loro: “Questa è la nazione che non ascolta la voce del SIGNORE, del suo Dio, e che non vuol accettare correzione… Tutto questo paese sarà ridotto in una solitudine e in una desolazione, e queste nazioni serviranno il re di Babilonia per settant’anni”».
Il messaggio del profeta contiene accenti di speranza pur nelle dolorose condizioni sia personali che del popolo.
Dio non abbandona. L’infedeltà dell’uomo, con la sua ipocrisia, la sua menzogna, i suoi tradimenti e la sua religiosità puramente esteriore e ritualistica, sono le note caratteristiche di quella generazione che aveva estromesso Dio dalla propria vita.
Qui si imporrebbe una riflessione per fare un confronto con il nostro oggi!
Geremia crede alla possibilità di riscatto del cuore dell’uomo perché è convinto che il Signore avrebbe scritto il nuovo patto della sua grazia.
Geremia aveva un animo delicato e amante della mitezza e della pace e invece viene mandato “per sradicare e demolire, abbattere e distruggere” (1,10): il grande conflitto interiore che deriva dalla chiamata ad annunciare la sventura, porta il profeta ad espressioni che anticipano l’esperienza di Giobbe, quando dice “Maledetto il giorno in cui nacqui!”; ma sono i momenti del dolore più acuto che poi gli suggeriscono un progressivo purificarsi del cuore e il consegnarsi fiducioso alla custodia divina.

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