Uniti in preghiera per il Libano e la sua capitale Beirut

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In unione con la Comunità Pastorale Santi Profeti, rappresentata dal parroco don Enrico Magnani, e con i fedeli della Chiesa Ambrosiana che hanno espresso il loro desiderio di unirsi con noi in preghiera, la Parrocchia Maronita di San Charbel, organizzerà una Celebrazione Eucaristica per il Libano e la sua capitale Beirut che si terrà Domenica 9 Agosto alle ore 11:00 presso la Chiesa di Santa Maria della Sanità, via Durini, Milano.

 

 

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Il convegno  “MILANO CENTRO, UN CUORE APERTO AGLI ULTIMI (27/5/2017, Sala Ceriani, S. Babila, Milano), forte momento di incontro e confronto, ha aperto un dialogo fra i soggetti coinvolti creando una nuova sinergia. Ecco alcune osservazioni tratte dalla relazione, tenuta da don Augusto, all’incontro dei ministri ordinati del Decanato “centro storico”. Prossimamente pubblicheremo in questo sito gli interventi e tutti gli aggiornamenti.


Il motto: “Quando c’è un povero in città, è tutta la città che è malata”.

Presenze: un centinaio di persone; volontari di varie realtà ecclesiali ma anche semplici fedeli. Preti presenti oltre al decano e al parroco: superiore comunità pp. Serviti, don Barin, don Villa, Msg. Piantanida e Msg. Burlon.

Msg. Sabbadini ha voluto collocare l’azione caritatevole nell’essenzialità del vivere cristiano. Dal punto di vista operativo, ha sottolineato la difficoltà del presente da interpretare e leggere, anche alla luce dell’esperienza Caritas Ambrosiana

Centri d’ascolto: E. Tresoldi ha mostrato l’evoluzione del servizio d’ascolto in rapporto al cambiamento dell’utenza. Il coinvolgimento dell’operatore volontario e non va indirizzato alla costruzione di relazioni buone nella prospettiva della reciprocità.

Il rapporto dell’azione caritativa con una comunità frequentante un centro religioso, come ad esempio la parrocchia di San Carlo, è stato ricordato da M.T. Fazio: importanza del legame fra C.A. e comunità domenicale.

C. Bonfanti ha preziosamente indagato la cultura che deve presiedere alla relazione d’aiuto. Mirare alla ricomposizione sociale oltre l’intervento assistenziale, esige una svolta culturale sia ecclesiale che civile. Comunità e villaggio condivisi sono gli elementi su cui maggiormente insistere per la contestualizzazione delle opere in una visuale di inclusione..

L’esperienza del lavoro di strada non può essere fine a se stesso. L. Maggioni ha messo in grande evidenza la necessità di collegare gli incontri di strada nella notte con i s.f.d. con un servizio di centro diurno in cui tentare di avviare percorsi di integrazione, in cui poter vivere convivialità attorno alla messa in comune di tempo, cibo e cultura.

La presentazione della ristrutturazione dei servizi sociali del Comune, fatta da A. Garbin, ha da un lato consentito di capire la nuova filosofia dell’assessorato e dall’altro l’insufficienza delle risorse in termini di persone e soldi messe a disposizione dall’amministrazione.

Quello dei migranti è un fronte estremamente complesso e sul quale A. Colombo ha cercato di evidenziare i problemi che Milano in particolare vive in quanto città/PORTA verso il nord Europa. Un lavoro di grande respiro compete al servizio in quanto promotore di corretta informazione, di reperimento di nuove risorse di integrazione nella città, di collegamento con tutta la struttura nazionale e internazionale impegnata sul fronte dei flussi migratori.

Non è stato possibile dare la parola ai presenti. Occorre una ripresa dei temi dopo le vacanze. Si preparerà un fascicoletto con le varie relazioni. Il lavoro di rete va intensificato e reso stabile prevendendo anche una più frequente e collettiva interlocuzione col Comune.


17/5/17

È stata una mattinata intensa. Numerosi gli intervenuti che hanno potuto percepire le proporzioni sempre più ampie del disagio in città per una larga fascia di popolazione; al tempo stesso è emersa la massiccia presenza sul campo dell’associazionismo e del volontariato. Molto gradita e proficua la presenza degli operatori del Comune di Milano che hanno aiutato a comprendere il tentativo di superamento di schemi ormai troppo datati attraverso la nuova strutturazione dei servizi. Tra le righe, abbiamo anche letto che anche per il Comune di Milano l’adeguamento alla nuova realtà sociale necessita di un impulso deciso. Non c’è stato il tempo per dar voce alle riflessioni e alle domande nate dall’ascolto delle diverse testimonianze. Tuttavia nei brevi scambi nella pausa dei lavori è apparsa con chiarezza la necessità di tornare sul tema al fine di identificare una piattaforma comune e consolidare il lavoro di rete. Troppe volte rischiamo di considerare i circa tremila senza fissa dimora, gli scarti della new-economy, le vittime della crisi che non accenna a fermarsi, il grosso numero di profughi e richiedenti asilo, come un mondo a sé stante, quasi una città nella città. Piuttosto, le parole incisive di questa mattinata sono state: comunità, villaggio, reciprocità, relazione. Parole che tendono anche a scongiurare gli eccessi di assistenzialismo che portano con sé aumento della domanda e cronicizzazione delle situazioni. Dobbiamo investire sull’accompagnamento e leggere in ogni persona che incontriamo la domanda di inclusione e la messa in discussione del nostro sentirci diversi e “altri”. Saranno questi i temi da sviluppare presto, insieme alla precisazione delle strategie organizzative.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il card. Malcolm Ranjit, Arcivescovo di Colombo (Sri-Lanka), di passaggio a Milano, ha chiesto di potere essere ospitato nella chiesa di San  Babila per la celebrazione della Messa che si terrà Venerdì 19 maggio alle ore 18:30.
Ovviamente la richiesta e stata accolta con gioia, anche perché nella canonica di San Babila risiede da alcuni mesi, don Claude (cappellano dei fedeli milanesi dello Sri-Lanka) che collabora anche per la celebrazione della Messa feriale in San Pietro in Gessate.
Invitiamo quanti sono liberi ad essere presenti a questo bel momento di preghiera comune.

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«Vorrei che questa assemblea fosse una consolazione come lo è per me che ho imparato molto da ognuna di queste Visite pastorali, ormai giunte al 63esimo Decanato. Vorrei che consolasse tutti voi per quello che avete nel cuore, che vi pesa e che, invece, vi rende leggeri, perché è il noi della Chiesa che spacca la solitudine, sorgente di tristezza e di fatica».
Dice così il cardinale Scola ai tanti fedeli laici, ai sacerdoti, ai consacrati che si ritrovano nella splendida Basilica di San Vittore al Corpo per l’assemblea ecclesiale che dà inizio, appunto, alla Visita dei Decanati “Centro Storico” e “Vercellina” della città di Milano. Dopo la spiegazione iniziale del vicario episcopale di Zona-I Milano, monsignor Carlo Faccendini sul significato e l’obiettivo della Visita definita feriale, «proprio perché vuole entrare nella vita di ogni giorno, educando al pensiero di Cristo», prende la parola l’Arcivescovo. Accanto a lui i due Decani, monsignor Gianni Zappa del “Centro Storico “ e Serafino Marazzini, del “Vercellina”.
«La sete del rapporto con Dio, come significato e direzione del vivere, è oggi evidente, ma la compagnia di Cristo come via verità e vita rischia di annacquarsi e di non toccare più i nostri fratelli uomini», nota subito Scola. «Il senso della Visita pastorale è cercare di restringere quella frattura tra fede e vita», ormai diventato un solco profondo da quando, nel 1932, il giovane Montini aveva profetizzato: «temo che la cultura italiana abbia già voltato le spalle a Gesù».

L’esperienza di fede comunitaria

Si parte subito con le domande. Simonetta osserva: «L’esperienza di fede non può che essere ecclesiale, ma è molto forte la tentazione di un vissuto di fede individualista, specie nel Centro storico. Quali passi ci suggerisce per un maturo senso di Chiesa e di comunità?»; Daniele si chiede «Come declinare, nel contesto cittadino, le 4 caratteristiche descritte negli Atti 2, 42-47, per costruire qui e oggi la parrocchia?».
Dall’espressione “esperienza della fede” muove la riflessione del Cardinale. «Come dice papa Benedetto e ripete papa Francesco, il cristianesimo non è, all’inizio, una dottrina o una morale, ma l’incontro personale con Cristo che apre l’intero orizzonte della realtà. Gesù incontrato dà origine a uno stile di vita che ha a che fare con tutto, la vita, la morte, la costruzione di una città giusta carica di amicizia civica, il rapporto con i beni e il denaro. Occorre ritrovare la fede come esperienza reale. Il nostro è ancora un cristianesimo di popolo: anche se non lo è più dal punto di vista sociologico, sono tanti i fratelli che hanno smarrito la strada di casa, ma che ci attendono. Se il Cristianesimo è esperienza, non può essere individualistica, prima di tutto perché il Signore ha detto, “Quando vi riunite io sono in mezzo a voi” e “Fino all’ultimo giorno sarò con voi”».
Da qui la forza formidabile del realismo cristiano che offre significato pieno alla relazione. «Non c’è la persona e, poi, i rapporti, ma le due dimensioni vanno inesorabilmente insieme. Per questo l’esperienza cristiana non può che essere comunitaria e il Cristianesimo vive in maniera compiuta solo se non valorizza la persona immersa nella comunità. La complessità del centro di Milano rende forse le cose più difficili, non toglie la sostanza che la Chiesa è».
In tale logica, suggerisce Scola, si capisce anche come declinare i 4 “fondamentali” – identificati dagli Atti come caratteristiche del prima Comunità primitiva e attualizzati nella Lettera Pastorale “Alla scoperta del Dio vicino”–, la liturgia vissuta e illuminata dalla Parola di Dio, un’educazione costante a pensare come Gesù, un’educazione al gratuito per imparare ad amare e, infine, la comunicazione con semplicità di ciò che si vive. «Questo fa la parrocchia e noi dobbiamo avere più coraggio nel testimoniarlo».

Proposte pastorali adeguate all’oggi e comunicazione nella Chiesa

Si prosegue con Guido che si interroga su un ripensamento delle proposte alla ricerca di una forma di azione pastorale che sappia adeguarsi ai ritmi di vita quotidiani e su cosa fare per la formazione corresponsabile dei laici». Davidia affronta il nodo complesso della «comunicazione nella Chiesa».
«Quest’ultimo è il tema che cosiddetti linguaggi, di come parlare soprattutto ai giovani o alla generazione di mezzo che è la più provata perché, pur non essendo pregiudizialmente contraria, ma non vede più il nesso tra la fede e la vita di tutti i giorni», sottolinea l’Arcivescovo che mette in guardia dall’«inventare strategie a tavolino» e da fenomeni della nuova comunicazione come la post-verità.
«Se, invece, sperimentiamo la vita comunitariamente, la comunichiamo. Poi, troveremo il linguaggio per farlo, ma non il contrario. Voi siete il cuore pulsante della metropoli e la questione dei ritmi è cruciale. Si può chiedere l’Eucaristia domenicale (che non può essere un gesto devozionale), domandare qualche passaggio nei momenti forti, qualche sacrificio, ma soprattutto si deve testimoniare come investire la realtà quotidiana. Il “per Chi” si vive e già vivere la fede. Non si può ridurre la parrocchia a un’agenzia di servizi e non è necessario moltiplicare le iniziative»
Semmai il punto cruciale è quello di una formazione in progress. «La nostra tentazione è di rifugiarci dietro le parole: certo, le lezioni sono utili, ma la vera formazione è nell’ordine della testimonianza vitale».

Ricchezza della Chiesa e povertà evangelica

Infine, Aline: «Molte persone hanno l’immagine di una Chiesa ricca. Quale coerenza istituire tra la povertà evangelica e il patrimonio ecclesiastico? Come educare la gente a vivere i beni della Chiesa come ricchezza comune?». Ultima domanda da don Renato: «Qui ci troviamo a svolgere il nostro Ministero in un mondo ricco e borghese. Vale ancora l’aforisma di Charles De Foucauld, “Gesù non respinge i ricchi, ma rifiuta di condividere le loro ricchezze?».
«La modalità con cui il Santo Padre è entrato in questi problemi ci mette davanti la natura della vocazione cristiana che inizia con il rifiuto radicale del principio di esclusione. Partire dal povero è questione sostanziale», chiarisce il Cardinale.
«Occorre la proporzione dei mezzi ai fini, perché la ricchezza è un mezzo. Se indeboliamo la nostra vita comunitaria e personale di fede si comprenderà sempre meno. Vediamo, ad esempio, le lunghe code per entrare ai Musei o in Duomo. È un bene, ma siamo ancora in grado di far comprendere da dove nasce l’arte sacra e che cosa vuole dire? Come è inserita in un luogo cristiano?». «Tutti noi dobbiamo sentire il pungolo per una vita povera in senso sostanziale e sobrio, ma non possiamo imporre niente, semmai possiamo non invidiare ciò che posseggono i ricchi e condividere con i più bisognosi. Se uno ha di più ha il dovere di condividere: io posso richiamarlo a questo, ma ognuno, in libertà, farà ciò che crede Una Chiesa povera per i poveri e la personale esperienza di sobrietà si realizza nel distacco dai beni».

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Abbiamo vissuto, ieri sera, l’incontro con il Vescovo (nel quadro della Visita pastorale al nostro Decanato “Centro Storico”).
Alcuni membri del Consiglio Pastorale e anche altri fratelli e sorelle della Comunità hanno partecipato. L’Arcivescovo ha risposto, con confidenza e fraternità, ad alcune domande e ha suggerito (sottolineando che il Vescovo è uno come noi e, quindi, non ha le “ricette” per risolvere i problemi) alcuni spunti per la riflessione futura dei Consigli pastorali delle Comunità. Toccherà a noi, nei prossimi mesi, sulla scorta di una sintesi che i Decani prepareranno, scegliere “un impegno” per fare “un passo in avanti” a livello di nostra Comunità Pastorale “Santi Profeti”.

La settimana prossima daremo relazione dell’incontro.

Il Decano del Centro Storico, monsignor Gianni Zappa, parroco di San Giorgio al Palazzo, San Satiro e San Lorenzo Maggiore, assistente diocesano dell’Azione Cattolica, ha così presentato l’incontro a “Incroci news”:

“A questo incontro ci siamo preparati molto “laicamente”, nel senso che abbiamo cercato di coinvolgere la comunità con la costituzione di una commissione pastorale apposita e con la scelta delle domande. Certo ne abbiamo parlato anche negli incontri tra sacerdoti, ma teniamo a sottolineare che la preparazione più intensa è stata svolta dai laici.
Il Decanato comprende 27 parrocchie, alcune molto piccole. Sono presenti poi molte realtà ecclesiali importanti, comunità religiose maschili e femminili, l’Università Cattolica, la Biblioteca Ambrosiana, San Celso, Santa Maria delle Grazie, solo per citarne qualcuna. Una delle sfide che ci proponiamo è proprio quella di promuovere la comunione tra queste diverse realtà in una rete virtuosa. A livello di pastorale ordinaria, poi, il Centro storico ha un buon numero di persone che partecipano: circa un migliaio di ragazzi frequenta l’Oratorio, circa 2 mila bambini prendono parte all’iniziazione cristiana, un buon numero di giovani seguono i corsi in preparazione al matrimonio. Vengono qui molte persone non residenti e per questo cerchiamo di realizzare una pastorale che “respiri” e di lavorare insieme.
La nostra realtà di Chiesa nel centro di Milano, comprende sfaccettature molto varie e caratteristiche molto specifiche. La popolazione non è molto numerosa, dato il territorio che copre il Decanato, ma qui non ci sono solo i residenti: ogni giorno arrivano 300-400 mila persone per motivi vari, dal lavoro al tempo libero, fino agli studi universitari. Ci siamo interrogati su chi sono per noi queste persone. Non tanto individui di passaggio, ma uomini e donne che danno al nostro territorio una fisionomia molto particolare. L’evangelizzazione è sicuramente una sfida, non solo per chi è residente, ma anche per chi passa qui molto tempo. I residenti vengono coinvolti per creare comunità ecclesiali capaci di accogliere e far sentire chi viene a proprio agio. Cerchiamo di evangelizzare in maniera creativa: moltissime chiese rimangono aperte ininterrottamente, ci sono celebrazioni in orari agevoli, alcune anche in “pausa pranzo”, per aiutare la partecipazione. Cerchiamo insomma di promuovere iniziative che possano far sentire le persone vive e protagoniste della vita della comunità.
Vi è un problema sostanziale è il rischio di avere una mentalità che consideri la fede in termini individualistici, che si vada alla ricerca solo delle realtà che danno soddisfazione. Per questo è importante alimentare il senso di comunità cristiana. È un cammino da fare pazientemente, ma è importante capire che la fede non si vive da solo, bensì respirando la comunità.
La presenza degli immigrati è sicuramente particolare, rispetto al resto della città. Qui ha sede la Cappellania dei Migranti, alcune comunità fanno riferimento specifico a parrocchie del centro. Non sono tanti i migranti che abitano nel nostro territorio. A causa dei prezzi molto alti, a vivere qui sono soprattutto badanti e portinai, ma c’è comunque una presenza di stranieri.
Per quanto riguarda il rapporto con i turisti, noi abbiamo un patrimonio artistico estremamente importante e molto visitato, che necessita di essere valorizzato. Le chiese non devono essere solo musei, ma coinvolgere trasmettendo messaggi vivi di senso sulla realtà. Vorremmo che i turisti portassero con sé il messaggio che la nostra è una Chiesa di popolo”

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Un evento speciale quest’anno per la 28a Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cristiani ed ebrei: il cardinale Angelo Scola farà visita a rav Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano e presidente dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia, nella Sinagoga centrale di via della Guastalla. L’incontro è previsto per le ore 19:00.


Per l’occasione sarà mantenuto in parte il tema fissato per l’anno in corso dall’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo e si aprirà piuttosto lo spazio a un abbraccio fraterno tra le due comunità.
L’Arcivescovo e il Rabbino moduleranno le loro riflessioni sul valore di riconoscere le comuni radici di fede.
“La visita in Sinagoga è frutto del dialogo tra l’arcivescovo Scola e rav Arbib- spiega monsignor Luca Bressan, che ha collaborato alla preparazione dell’incontro -. Insieme vogliono testimoniare l’impegno delle due religioni per la pace. Per i cristiani come per gli ebrei Gerusalemme è il cuore e il punto centrale della fede e insieme possiamo essere artefici di pace».
Chi non potrà presenziare allo storico incontro in Sinagoga, potrà riflettere sul testo preparato per la Giornata, tratto dal Libro di Ruth.
«Dopo i dieci anni trascorsi insieme riflettendo sulle Dieci Parole, con la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei del 2017 (la XXVIII della serie) iniziamo un tratto nuovo di cammino – scrive nella presentazione del sussidio alla Giornata il direttore dell’Ufficio nazionale don Cristiano Bettega -.
Come tema per i prossimi anni, infatti, si è scelto di tenere in considerazione le Meghillot, iniziando dal testo di Ruth. I commenti sono stati affidati al Rabbino Arbib e a monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso» (R. Vegetti)


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XXVIII Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra Cattolici ed Ebrei   versione testuale
Il Libro di Rut, dalle cinque Meghillot – 17 gennaio 2017
Come tema per i prossimi anni infatti si è scelto di tenere in considerazione le Meghillot, iniziando dal testo di Rut. I commenti sono stai affidati al Rabbino Alfonso Arbib, Rabbino di Milano e Presidente dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia, e a Mons. Ambrogio Spreafico, Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e Presidente della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso

Per raggiungere la Sinagoga:

Via della Guastalla, 19 (Tram 12, Bus 94, M3 Crocetta)

Per informazioni:

Servizio per l’Ecumenismo e il Dialogo
Piazza Fontana 2 – Milano – Tel. 02 85 56 355 (lun – ven 9.00-17.00)
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