Secondo incontro del nuovo Consiglio Pastorale

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Il prossimo Mercoledì 11 Dicembre in San Babila, alle ore 18 vi sarà il secondo incontro del Consiglio Pastorale della Comunità, sarà affidato a don Elio il momento introduttivo.

Programma:

Ore 18: introduzione alla Lettera del vescovo sul Natale

Ore 18.30: celebrazione dell’Eucaristia

Ore 19: risonanze e comunicazione nella fede

Si ritiene opportuno proporre ai Consiglieri, nel corso dell’anno pastorale, alcuni incontri in altra modalità per dar loro la possibilità di conoscere la vita della Comunità in tutti i suoi aspetti (catechesi Iniziazione, pastorale giovanile e Oratorio, formazione adulti, commissione Caritas, celebrazione della liturgia, ecc.). Si valuterà la forma migliore di proporre questi incontri.

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È il momento della presentazione del nuovo consiglio pastorale della Comunità Santi Profeti. Avverrà Domenica 10 Novembre durante la S. Messa delle ore 11 nella Basilica di San Babila.
Durante le assemblee domenicali delle scorse settimane, siamo stati invitati a riflettere sull’importanza del “consigliare” nella vita di una comunità cristiana. Non sono tempi facili per quelle realtà, come la nostra parrocchia, che cercano l’aiuto volontario e un’assiduità di presenza collaborativa. Va tenuto conto del fatto che, per quanto poco evidenti, le attività di una compagine ecclesiale non sono poche e il consiglio pastorale è lo strumento per orientarle, coordinarle e promuoverle: per questo è necessaria una dedizione importante non sempre facile da mettere a disposizione.

Sono quattordici le persone che hanno risposto positivamente alla “chiamata”. Provengono da tutte e tre le ex parrocchie della comunità, San Babila, San Francesco di Paola e S. Maria della Passione; rappresentano un po’ tutte le fasce di età. Toccherà loro anche il compito di risvegliare in altre persone la voglia di unirsi per sostenere l’opera dei vari settori cioè la liturgia, la carità, la catechesi, la cultura, ecc.

Ecco i nomi dei nuovi nomi “consiglieri”:

  1. Maria Anguissola
  2. Paolo Bagagli
  3. Maria Grazia Bertolini Ortolan
  4. Pietro Bottani
  5. Vincenza (Cinzia) Buccellato Abbate
  6. Giuseppe Cavajoni
  7. Matteo Costantini
  8. Ana Maria A. De Filippo Vassalli
  9. Roberta Frignati Premoli
  10. Franca Marcello Righi
  11. Lorenzo Murray di Molfetta
  12. Guido Piccardo
  13. Giulia Rezia
  14. Olivia Rivellini

A questi parrocchiani il ringraziamento della Diaconia e della Comunità per aver accolto l’invito ad essere punto riferimento del riflettere insieme sul proseguire della nostra vita comunitaria.

Il primo appuntamento per il nuovo Consiglio è fissato per mercoledì 13 Novembre alle 18,00 incontro di riflessione in San Babila cui seguirà la S. Messa e quindi un momento di comunicazione e scambio nella fede in sala Ceriani.

Per loro, e per tutta la Comunità, è in programma inoltre il primo incontro sulla Proposta pastorale 2019-2020 del Vescovo Mario «La situazione è occasione» (con il sottotitolo «Per il progresso e la gioia della vostra fede»).

 

 

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Mentre stiamo raccogliendo le adesioni a partecipare al Consiglio pastorale di Comunità (per semplicità lo abbrevieremo da qui in poi con CPC), sia con il form lasciato nelle chiese, sia con i contatti personali, è opportuno ritornare sul senso di questo organismo parrocchiale e sulla difficoltà a concepire di potervi far parte.

Molto semplicemente: se ci vuole un consiglio, vuol dire che c’è qualche domanda da affrontare, qualche tema aperto, qualche decisione delicata da prendere.
Vuol dire che non c’è uno standard prestabilito. La vita di una comunità cristiana è un dinamismo e non qualcosa di statico che necessita solo di ripetizione.
Un tempo, la verticalità della forma ecclesiastica rendeva praticamente nullo il consigliare perché il vertice, un uomo solo al comando, provvedeva per tutti.
Il Concilio Vaticano II ha riportato l’immagine di Chiesa a quella di “popolo di Dio”, sede di doni e carismi differenti ma concorrenti all’accoglienza del vangelo. Si tratterà allora di trovare forme di coordinamento e di partecipazione attiva alla missione che è quella di offrire l
a parola portata dal Signore.

Il CPC diventa allora il luogo di ascolto, di riflessione, di elaborazione, di corresponsabilità.
Prima di tutto dovrà pensare a conoscere i contesti: dovrà guardare e leggere il territorio, la sua compagine sociale, residenti e pendolari; la presenza ecclesiale, la sua storia, la sua dimensione attuale, le strutture intese come chiese, oratori, canoniche.
Considerato tutto ciò, si comincerà a chiedersi in che modo stiamo “facendo Chiesa” in questi contesti.

Quali motivi rendono difficile decidersi per una partecipazione al CPC?
Sono certamente di diversa natura. Si pensi allo stile di vita prevalentemente concentrato sul lavoro e sullo studio o alla varie imposizioni sociali che assorbono il tempo libero, sono tutte attività che, anche volendo, lasciano poco margine alla possibilità di impegnarsi in ambito parrocchiale.
D’altro canto, va considerato che non sempre la richiesta giunge da una realtà davvero viva ed accattivante, gioiosa e gioviale, aperta e dialogante!
Infine, la vita spirituale, per la quale si richiede da parte di molti un aiuto e una guida, necessita di dedizione e non si accende con un click sul cellulare; forse una certa frenesia consumistica, a tutti i livelli, anche culturali, smorza quel naturale bisogno del cuore che spingerebbe a dilatare i tempi da dedicare non solo ad un maggior impegno “contemplativo” ma anche ad un coinvolgimento attivo nella comunità.


Dopo l’incontro avvenuto prima dell’estate, quando avevamo chiesto alcune disponibilità per la formazione del nuovo Consiglio Pastorale della Comunità (CPCP), siamo giunti alla formalizzazione delle disponibilità per far parte del nuovo Consiglio.

In questa Domenica rivolgeremo, durante le Messe festive le richieste di disponibilità; a quanti desidereranno far parte di questo importante organismo, chiederemo di compilare la scheda.

< SCARICA QUI IL PDF DELLA SCHEDA

La scheda dovrà essere riconsegnata entro la fine del mese di Settembre.


«Dal Consiglio pastorale un senso al cammino della comunità»

Paradossalmente, «per chi vuole impegnarsi nella comunità è più facile dire “do una mano a catechismo” piuttosto che pensare di partecipare al Consiglio pastorale». Don Bortolo Uberti, parroco a San Nicolao della Flue e a San Lorenzo in Monluè nella periferia est di Milano, proprio a fianco delle Case bianche visitate due anni fa da papa Francesco, non nasconde qualche fatica da superare per il rinnovo dei Consigli pastorali che avverrà dopo l’estate. Perché – questa forse l’obiezione più comune – la parrocchia ha già tante attività tra oratorio, catechesi, liturgia e, riconosce don Uberti, «a volte la sensazione dei consiglieri è di incidere poco sul vissuto di una comunità che tutto sommato va avanti coi suoi ritmi. Proprio per questo abbiamo fatto una verifica di questo triennio, chiedendoci come in questi anni il Consiglio pastorale ha fatto maturare un senso di responsabilità laicale e come ha aiutato a crescere la comunità». Perché, sottolinea il parroco di San Nicolao, «il compito del Consiglio pastorale è quello di riportare allo spirito evangelico» le tante attività della parrocchia, «riuscendo a dare il senso del cammino della comunità».
Poi ci sono le sfide che pongono la società e la zona in cui la comunità è inserita. «Cosa vuol dire nel nostro quartiere di periferia essere una Chiesa dalle genti?» – come ha indicato il Sinodo minore; oppure, «in che modo possiamo sviluppare una pastorale generativa, che non si limiti cioè a proseguire con le iniziative ormai collaudate, tradizionali, ma nella quale la Chiesa riesca a pensarsi dentro cambiamenti epocali e sociali profondissimi, nei quali costatiamo che, insieme ai quartieri, cambia anche il modo di vivere la fede? Il Consiglio pastorale è il luogo privilegiato per lasciarsi interpellare da queste domande». Quello di San Nicolao ha individuato tra le priorità da una parte il tema dell’accoglienza degli stranieri, dall’altra l’esigenza di rimotivare la vita cristiana adulta, accompagnando genitori e famiglie.

Claudio Urbano


Consigli pastorali, alcuni indicatori per un buon funzionamento

Disponibilità di tempo, familiarità tra i componenti, metodo di lavoro, scelta dei contenuti, comunicazione alla comunità: alcuni ingredienti utili alla vita di un organismo oggi quanto mai necessario
Siamo nella stagione di rinnovo dei Consigli pastorali e, soprattutto per persone adulte, la domanda è: «Perché stavolta dovrebbe funzionare?». Provo a descrivere quali potrebbero essere alcuni indicatori per la vita di un Consiglio pastorale, affinché la profezia chiesta alla Chiesa tutta e quindi anche alla singola comunità possa avverarsi.
Il primo indicatore è il tempo. Un Consiglio pastorale funziona se chi vi partecipa riconosce che ci vuole tempo per questo ruolo, tempo di riflessione, di ascolto, di preghiera, quindi tempo oltre quello che richiede il calendario delle sedute.
Il secondo indicatore è la conoscenza e familiarità tra i consiglieri. Il Consiglio pastorale è un luogo dove alcune persone si ritrovano per parlare e decidere per una comunità. Si capiscono? Si rispettano? Si vogliono bene?
Il terzo è il metodo di lavoro, ciò che ci mette tutti sullo stesso piano, con gli stessi strumenti a disposizione: questo facilità l’incontro tra persone differenti che non devono convincere della bontà del loro pensiero, ma contribuire a un passo in avanti riconoscibile e condivisibile.
Il quarto indicatore riguarda la scelta dei contenuti. In una fase storica di “cambiamento d’epoca” la scelta dei contenuti dice lo sguardo con cui guardiamo la realtà. Di cosa si deve occupare oggi una comunità cristiana? I temi, per esempio, non possono non riguardare l’evangelizzazione in una cultura secolarizzata.
Il quinto indicatore riguarda la comunicazione al resto della comunità. Sarà necessario moltiplicare le forme di comunicazione di quanto si sta facendo, cercando di riportare un clima di discussione seria, serena, responsabile e di condivisione tra preti e laici.
Oggi un Consiglio pastorale è un organismo quanto mai necessario, per la complessità che stiamo vivendo, per la fase di transizione di cui non conosciamo l’approdo, per il cambiamento di posizione della comunità cristiana nella società.

Ottavio Pirovano


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La sera di martedì 4 giugno scorso in sala Ceriani, nella Parrocchia di San Babila, una ventina di persone si sono incontrate per affrontare un tema fondamentale per la vita della nostra comunità: il rinnovo del Consiglio pastorale.
Con molta semplicità, ben guidati da don Enrico, abbiamo riletto alcuni pensieri del cardinal Martini tratti dal suo testo Consigliare nella chiesa. Inutile sottolineare quanto il pensiero del card. Martini sia ancora oggi valido e incalzante; le sue osservazioni sono sempre preziose e non possono non alimentare il nostro pensiero e la nostra azione.

È possibile, per esempio, un consiglio pastorale che non metta a tema “come essere missionari oggi nel centro di Milano”, oppure che non si preoccupi di “farsi carico della fede degli altri”? Dobbiamo riproporci, anno dopo anno, questi temi così importanti.
Con l’esperienza del lavoro già fatto, che sembra sempre insufficiente rispetto alle aspettative, dobbiamo continuare a confrontarci, a interrogarci, a cercare nuove vie di impegno per dare vita a una Comunità pastorale sempre più viva. Più viva vuol dire più presente nella vita di tutti i giorni: c’è un amico in difficoltà, ci sono dei ragazzi che cercano un orientamento, ci sono degli anziani che avrebbero bisogno anche solo di compagnia.
Una comunità cristiana fatica a crescere se si riunisce solo nella Messa festiva. La vita cristiana si arricchisce col rapporto di amicizia, di impegno, di solidarietà di tutti i suoi membri; tra l’altro questo è l’insegnamento del Concilio e proprio questo è il motivo per cui ci siamo ritrovati: persone di fede, innamorate della Chiesa e del suo agire, si mettono insieme in un “Consiglio pastorale” per essere più unite, più informate, più partecipi.
Nel Consiglio pastorale incontriamo amici convinti che unendo le proprie forze, per deboli che siano, si possa offrire un aiuto per tutti. Molto significativa poi la presenza fra noi di alcuni fratelli cattolici maroniti della chiesa di S. Maria della Sanità: questo è un frutto del vivere la Comunità pastorale che a poco a poco cominciamo a cogliere.
Naturalmente se altri volessero partecipare a questa bella esperienza saranno benvenuti e, come dice bene don Enrico, potranno essere meglio informati sul “come si fa?” dopo le ferie estive in una assemblea domenicale centrata proprio sul tema del rinnovo del consiglio pastorale.

(Giulia e Guido Piccardo)


 

Importante e partecipata l’Assemblea parrocchiale del 4 Giugno 

 

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Martedì, 4 Giugno, si è tenuta un’assemblea parrocchiale in vista del rinnovo del Consiglio di Comunità il cui ultimo mandato si conclude in questo anno pastorale.

Oltre ad alcune persone che hanno manifestato disponibilità pur non potendo essere presenti, erano circa 20 i convenuti, oltre ai sacerdoti.
Il parroco, don Enrico Magnani, dopo la recita di un salmo, ha aperto i lavori sviluppando un’intensa riflessione a partire da un “vecchio” testo (1989) del Card. Martini circa il “Consigliare nella Chiesa”.

La parola è poi stata data ai presenti che hanno molto apprezzato gli spunti emersi dal testo presentato.
Cresce la consapevolezza della necessità di una maggiore partecipazione nella comunità pastorale, per rispondere alla domanda di fondo: come essere Chiesa fra le case di questo territorio? La domanda poi viene si amplia e si specifica: fare di più in senso organizzativo o sviluppare maggiormente la spiritualità della presenza di fede? Come affrontare le grandi diversità presenti nel territorio a livello di residenti e di afferenti in genere?

Consigliare, è emerso in modo evidente, non è un semplice suggerire o proporre: è assunzione di responsabilità

L’incontro si è concluso con la decisione di dedicare una domenica, dopo le ferie estive, per illustrare nelle assemblee domenicali il significato della struttura del Consiglio Pastorale e offrire la possibilità di farne parte; successivamente, in un’altra domenica, verranno presentate le persone che hanno deciso di aderire.


In un tempo tanto fragile e disperatamente alla ricerca di approdi sicuri, crediamo che la comunità cristiana debba farsi carico del bisogno di senso, di crescita della dimensione spirituale, di condivisa interpretazione dei segni dei tempi, di evangelica freschezza troppo spesso appannata dal peso del formalismo.


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Verso il rinnovo del Consiglio pastorale della Comunità

Insieme con tutte le Comunità della nostra Chiesa diocesana, saremo prossimamente chiamati a rinnovare i membri dei Consigli Pastorali e degli Affari Economici delle nostre Comunità Pastorali e Parrocchiali.
Il Consiglio Pastorale ha un duplice fondamentale significato: da una parte, rappresenta l’immagine della fraternità e della comunione dell’intera comunità di cui è espressione in tutte le sue componenti, dall’altra, costituisce lo strumento della decisione comune pastorale.
Il Consiglio per gli Affari economici «è moralmente responsabile con il parroco davanti alla comunità parrocchiale del corretto e puntuale assolvimento di tutti gli adempimenti e delle obbligazioni che, per diritto canonico o norma civile, sono poste a capo della Parrocchia» (Sinodo 47°, cost. 147, § 2; cost. 148, § 3).
Rinnoveremo nei prossimi mesi questi Consigli per gli anni 2019-2023 e lo faremo non con la rassegnazione di una Chiesa in decadenza, ma animati dalla gioia di percorrere una nuova tappa evangelizzatrice nella vita della nostra Diocesi. Camminiamo insieme custodendo il dono della comunione e la coscienza della corresponsabilità. La scelta della Comunità Pastorale è promettente: in essa rimangono le Parrocchie come “chiesa tra le case”, ci si scambiano i doni che lo Spirito diffonde e si cercano vie per essere discepoli testimoni.
L’occasione del rinnovo ci può rimettere in gioco, guardando decisamente al domani, secondo i quattro tratti irrinunciabili che il vescovo Mario ha indicato, promulgando il Sinodo minore “Chiesa dalle Genti”.
Dimorare nello stupore. È una condizione spirituale che rende leggeri, lieti, contenti: suggerisce che l’esperienza cristiana è una grazia sorprendente. Prima dei doveri da adempiere, prima delle verità da imparare, prima dei problemi da affrontare, prima delle procedure da osservare, la convocazione di tutti i popoli sul monte del Signore è una festa da celebrare, una sorpresa che commuove e trafigge il cuore (cfr. At 2,37).
A proprio agio nella storia. Si è sperimentato che l’intraprendenza e la creatività, se vissute con costanza e saggezza, permettono di affrontare i problemi, di risolverne molti e di convivere con quelli che non si possono risolvere. Ci ha sempre accompagnato quel senso di responsabilità per i talenti ricevuti che impedisce di restare inoperosi e di pensare solo a se stessi.
Il forte grido. La vocazione a dare forma alla Chiesa di domani, vissuta nella docilità allo Spirito di Dio, impegna a percorsi di sobrietà, a forme pratiche di solidarietà, a una sensibilità cattolica che non tollera discriminazioni.
Vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello (Ap 21,9). Le nostre liturgie, i nostri canti, la nostra poesia, le immagini della nostra devozione: ogni celebrazione accoglie il dono della comunione che ci unisce e invita ad esprimerlo con gratitudine e gioia edificando una Comunità che rivela nell’unità la ricchezza della pluriformità.

Per confrontarci su questo cammino verso il rinnovo del Consiglio Pastorale, e per programmare insieme il crescere nella collegialità
e nella sinodalità ecclesiale, la Diaconia della Comunità dei Santi Profeti in Milano, invita ad un incontro di confronto e approfondimento il giorno Martedì 4 Giugno – ore 19 in sala Ceriani (s. Babila)

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La Diaconia della Comunità, che si è riunita la scorsa settimana, ha definito lo svolgimento della prossima ASSEMBLEA DELLA COMUNITÀ che si terrà Mercoledì 13 Febbraio 2019.

Come già avvenuto per gli scorsi incontri l’Assemblea sarà così organizzata:

  • ore 19.30 celebrazione dei Vespri in chiesa di s. Babila
  • ore 20: momento comunitario 
  • ore 20.45: inizio del lavoro (in sala Ceriani).

Ordine del giorno:

Riflessioni sull’incontro con l’Arcivescovo dello scorso 11 Gennaio (viene oggi inviato a tutti il testo con lo schema dell’intervento dell’Arcivescovo; dopo una introduzione di Roberta vi sarà la riflessione comune)

Situazione economica della Comunità (d. Enrico presenterà un bilancio economico e le prospettive necessarie per far fronte alle difficoltà che si presentano). I bilanci, così valutarti, saranno poi presentati ai CAEP per l’approvazione.

–  In previsione del  prossimo rinnovo del CONSIGLIO PASTORALE si è iniziato a studiare una forma diversa di partecipazione alla vita della Comunità. Si proseguirà nell’invitare la Comunità ad almeno due Assemblee annuali secondo lo schema di questo anno.

Si individueranno due persone per ogni chiesa della Comunità che formeranno una sorta di “Consiglio”. Queste persone verranno invitate ad alcuni incontri di “Diaconia allargata” soprattutto per esaminare argomenti che riguardino direttamente la vita laicale.


MATERIALI DAGLI INCONTRI PRECEDENTI


25 .11.2018

Il Consiglio Pastorale della Comunità Pastorale Santi Profeti ha affrontato, nella sua recente sessione, alcuni temi di grande importanza per l’ arricchimento della partecipazione alle Sante Funzioni.

Ecco i temi trattati.

  • Si è discusso della possibilità di accogliere i fedeli prima dell’inizio della Santa Messa.
  • Come organizzarla, se ritenuta praticabile con efficienza e regolarità?
  • Si è discusso della “Collatio” (“Confronto, Contribuzione”: cioè il breve momento di riflessione condivisa sui contenuti delle Letture affrontate durante la Sacra Funzione).
  • Come incentivarne la partecipazione.
  • Attualmente, la Collatio ha luogo ogni martedì, in San Francesco di Paola, durante l’Ora Media all’interno dell’Adorazione Eucaristica, alle ore 11:00 e riguarda l’omelia della domenica precedente.
  • Si può modificare, e come, la modalità con cui viene svolta?
  • È il caso di estendere la Collatio all’Adorazione del sabato in San Babila e del giovedì in San Pietro in Gessate?
  • Inoltre, ci si è confrontati sulla possibilità di individuare dei “Referenti” che, in occasione delle Sante Messe Vigiliari e Domenicali, si impegnino di verificare la disponibilità dei “Lettori”, con opportune rotazioni.

E proprio il tema dei “Lettori”, figure di grande rilievo per l’effetto di partecipazione e coinvolgimento che sono in grado di attivare nei Fedeli, è stato oggetto di attenta ed approfondita disamina.
È opportuno organizzare, a vantaggio dei Lettori, una formazione specifica alla proclamazione e parimenti una formazione alla comprensione dei testi proclamati?

Come far sì che il numero dei Lettori si incrementi, invitando ogni Fedele a svolgere questo impegnativo e prezioso ruolo?
Come allineare i comportamenti dei Lettori, sì che i loro movimenti, i loro atti, siano visibilmente coerenti e non frutto di scelte individuali magari improvvisate o, involontariamente s’intende!, “maldestre”.

La sessione del Consiglio Pastorale, come ben si comprende, è stata insieme assai ricca di spunti ed interrogativi.
Tutti tesi a rendere le Sante Messe, e la partecipazione dei Fedeli, sempre più condivise e ricche di vibranti contenuti e di dialoghi spesso illuminanti.
Un’ultima annotazione: le sessioni del Consiglio Pastorale della Comunità Pastorale Santi Profeti sono aperte a tutti, tutti i Fedeli.
Parteciparvi consente maggiore comprensione e diretta della realtà che caratterizza le Chiese che noi Fedeli frequentiamo ed offre con gioia l’opportunità di contribuire con il nostro personale apporto, sempre benvenuto, prezioso e, perché no?, magari anche innovativo.

Giovanni D. Monti


Verbale dell’Incontro del Consiglio Pastorale

Dopo la preghiera comunitaria dei Vespri (ore 19.30) in basilica di s. Babila, i presenti all’incontro si portano in Sala Ceriani per un momento di fraternità e condivisione della mensa (preparato con attenzione e dedizione dalle Volontarie di s. Babila).
Segue (ore 20.45) la riflessione comune sulla scheda preparata come traccia di lavoro.

D. Enrico apre i lavori ricordando che il termine LITURGIA era utilizzato, nell’antichità greca, per indicare un servizio di pubblica utilità, per lo più assai dispendioso, che i cittadini più facoltosi dovevano obbligatoriamente accollarsi a servizio dei cittadini meno abbienti.
Questo significa che ciò che noi viviamo come LITURGIA è necessario che diventi sempre più un autentico servizio: la nostra Comunità (che vive nel centro storico della città) accoglie quotidianamente tante persone che partecipano al culto nelle nostre chiese in orari molto diversificati.
Alle EUCARISTIE che noi celebriamo, alla LITURGIA DELLE ORE (Lodi e Vespri) con cui santifichiamo il passare del tempo, alle ADORAZIONI EUCARISTICHE, che esprimono il nostro ringraziamento all’amore di Dio, partecipano tante persone che entrano, a volte, in chiesa senza sapere cosa troveranno e si incontrano con una Comunità che deve diventare sempre più accogliente e capace di condividere la preghiera e la fraternità.
Come, quindi, poter rendere le nostre celebrazioni un segno eloquente del loro autentico significato?

Dopo una riflessione comune si formalizza la proposta (più volte ribadita nel tempo) della creazione di un GRUPPO LITURGICO.
Per questo sarà necessario:
Informare l’intera Comunità pastorale.
Per alcune Domeniche sollecitare la disponibilità alla partecipazione: per questo sarà preparato un modulo di offerta di disponibilità da raccogliere sia in una postazione in fondo alla chiesa, sia lasciandone copia sugli espositori e iniziare a formare un nucleo di persone disponibili.
La sollecitazione sarà a cura dei sacerdoti (o anche di laici) e avverrà prima delle proclamazione delle Letture, sottolineando il ringraziamento per quanti già svolgono (in particolare in quella Messa) il ministero di lettore e segnalare la necessità di una turnazione che permetta anche una vera partecipazione.
Una volta raccolte le disponibilità si procederà ad un incontro per organizzare al meglio il servizio liturgico.
Alla Diaconia è lasciato il compito di stabilire i momenti e le modalità della raccolta delle disponibilità.
Viene anche proposto:
Presentare il servizio liturgico della proclamazione della Parola, come un autentico “atto di carità verso la Comunità” dove le proprie abilità sono messe a servizio dei fratelli che partecipano al culto.
Preparare una “agenda” con indicati via via le persone incaricate per la proclamazione della Parola, dove chi fosse impossibilitato a rispettare il proprio impegno può cancellarsi per tempo e indicare una eventuale sostituzione.
Identificare un “referente” per ciascuna chiesa che abbia il compito di coordinare le turnazioni dei lettori e voci-guida.
Identificare, inoltre, un “referente” per le Messe festive vigiliari del sabato e per le Messe festive della Domenica (che potrebbe essere la voce-guida) con il compito di organizzare i Lettori che si sono resi disponibili per quella Messa.
Preparare un prontuario per i Lettori, in modo da poter dar loro indicazioni precise su cosa fare e come andare al luogo della proclamazione.
Riguardo alla FORMAZIONE DEI LETTORI si procederà ad affrontare il problema dopo la nascita del gruppo Liturgico.

Si riflette insieme sull’esperimento della COLLATIO (confronto, comunicazione nella fede, dialogo e approfondimento della Parola di Dio) che è stata proposta nei “tempi forti” in s. Babila, dopo la Messa delle ore 11:
La modalità seguita in SB sino ad ora va bene
Sembra necessario che il sacerdote che presiede la Messa delle ore 11, prepari alcune domande che possono servire da avvio alla riflessione comune
Si devono collocare in luogo più visibile le persone che si fermano, magari davanti all’altare stesso.
Si parla anche della possibilità di proporre all’Assemblea, al termine dell’Eucaristia, un IMPEGNO CONCRETO per attualizzare la Parola nella vita di ogni giorno e perché la “Messa” diventi “missione”. Senza formalizzare troppo questa idea, per evitare rigidità, ciascun sacerdote penserà, nelle occasioni e nei modi più opportuni, a proporre un impegno. La Commissione Caritas ha già pensato di proporre una idea del genere una volta al mese, fornendo una possibilità di riflessione partendo dal messaggio del Papa per la giornata Caritas 2018.


Consiglio pastorale della Comunità
Sabato 10 Marzo 2018
Riflessioni sul Sinodo minore
“Chiesa dalle genti” (2)

È stata molto bella la riflessione di sabato scorso attraverso gli esempi di integrazione che sono stati presentati. Sono persone contente di avere avuto la possibilità di vivere nel loro modo e nelle loro tradizioni la fede che tutti professiamo. Credo che noi possiamo imparare da loro e loro da noi. Questo è l’obbiettivo cui dobbiamo mirare: un’integrazione che non cancelli le “tradizioni” di ognuno, ma che permetta uno scambio reciproco dove arricchirsi vicendevolmente. Importante è aiutarli a conoscere la nostra lingua ,chiedere cosa possiamo fare per loro,quali sono i loro bisogni  e cercare di organizzarci perché si sentano completamente accolti. Potrebbero essere importanti alcuni momenti di preghiera comune.  Noi cattolici italiani,  da sempre  viviamo la nostra religione come una abituale tradizione senza rischi e non siamo nelle migliori condizioni per capire chi, questa religione la vive e l’ha vissuta a prezzo di durissime discriminazioni od anche della vita stessa ,per ciò possiamo apparire  più tiepidi nelle nostre manifestazioni religiose. Siamo comunque un popolo tradizionalmente accogliente , aperto alle diversità avendo vissuto sul proprio territorio storiche divisioni e dominazioni.  Dobbiamo dunque sublimare la nostra  tradizionale , naturale accoglienza, per rendere più facile l’inserimento di questi fratelli.

Vincenzo

Durante l’incontro, al quale hanno partecipato fratelli e sorelle delle Comunità Libanese e Cingalese presenti a Milano, ho rilevato in particolare:
La testimonianza di una fede profonda ed esistenziale che sola dà senso alla vita, una fede che, purtroppo, molti, in Italia e in Europa, hanno perduto, avendo emarginato Dio.
Il riconoscimento del fatto che la diversità non è motivo di ostilità e di divisione, ma, al contrario, è fonte di scambio e di arricchimento reciproco.
La conferma che il Sinodo minore su tema “Chiesa dalle genti”, indetto dal nostro Arcivescovo Mario, è davvero un’occasione provvidenziale, affinché riscopriamo concretamente l’universalità della Chiesa e la certezza che Dio accompagna il cammino dell’umanità in ogni epoca della storia.

Lucia


Consiglio pastorale della Comunità
Sabato 10 Marzo 2018
Riflessioni sul Sinodo minore “Chiesa dalle genti” (1)

Il percorso di comprensione e di approfondimento per il Sinodo dalle genti, è stato presentato brillantemente da don Alberto nella mattinata di sabato 10 marzo in San Babila.
La sua è stata una testimonianza di fede e di impegno; penso che chi lo ha ascoltato si è arricchito e reso più consapevole di che cosa possa significare oggi essere cristiani in Milano. Milano si è sempre fatta accogliente, pensiamo al “tedesco” Ambrogio, all’ “africano” Agostino, ma anche ai meridionali e ai veneti degli anni ’50, ai tanti che arrivano in città con nulla addosso o al contrario per coprirsi con abiti del quadrilatero della moda.
Il nostro Vescovo ci aiuta in un cammino di comprensione del mondo, in una visione alta che parte dal concetto di essere tutti figli di Dio. Qualche volta ce ne dimentichiamo o lo diamo per scontato. Ma se siamo figli, siamo anche fratelli. Proviamo a pensare a che cosa vuol dire. Posso semplicemente vivere bene la mia vita, anche la mia fede, se non ho contatti, e incontri e rapporti con chi sento diverso? Ma perché diverso? Perché non ha frequentato le mie scuole? Non va in vacanza dove vado io? Non pensa di poter trascorrere qualche momento della giornata insieme, insieme a fare che cosa? Non sono domande banali. Chi sabato mattina era in san Babila, ha ascoltato persone di esperienze lontane, persone che hanno testimoniato di trovarsi bene a Milano. Io mi domando? Ho fatto la mia parte nell’accoglierli? Nel cercarli? Nel farli stare bene? E se non lo ho ancora fatto, ecco questo sinodo può essere un’occasione straordinaria. Questi fratelli dal mondo mi possono aiutare ad andare incontro al mondo; ad aprire i miei orizzonti e a capire che io sono solo una piccola parte del tutto. Io voglio però essere una parte consapevole di questo tutto.
Per muovere qualche passo in avanti riprendo una considerazione dal testo introduttivo del Sinodo a pag. 26: Dobbiamo formare coscienze volte all’accoglienza di persone che provengono da mondi diversi e diventare persone capaci di vedere nella diversità non una causa di scontro ma l’occasione di un reciproco arricchimento, stimolando una maggiore giustizia anche nei paesi che opprimono le loro minoranze”. Insieme, con pazienza e tempo, possiamo fare dei passi avanti. Serviranno altri incontri, servirà sensibilizzarci di più per essere a nostra volta portatori di un messaggio di bella e ricca convivenza civile ed ecclesiale.

(Guido)


SABATO 10 MARZO, dalle ore 9.30 alle 12.30 si è svolto l’incontro per il Consiglio Pastorale della Comunità e di tutti coloro che vogliono donare il loro contributo sul tema del Sinodo minore “Chiesa dalle genti” 

Programma:

Ore 9.50 – sala Ceriani – ascolto:

· Don Alberto Vitali – parroco della parrocchia di s. Stefano (parrocchia personale dei migranti) e “padre sinodale”
· Comunità Libanese – guidata da d. Assaad – parroco della Parrocchia dei fedeli Maroniti – residente con incarichi pastorali nella Comunità ss. profeti
· Comunità dello Sri-Lanka – guidata da d. Claude – incaricato per la cura dei fedeli dello Sri-Lanka
· Membri della Comunità non italiani

Ore 11-12.30 – riflessione comunitaria

 


Incontri precedenti


2 Dicembre 2017 – Incontro sul tema della “sinodalità” – del Consiglio pastorale della Comunità

Lo scorso 2 dicembre si è riunito in S. Francesco di Paola il Consiglio Pastorale della Comunità dei Santi Profeti. Aleggiava un po’ di rimpianto per le riunioni oceaniche di qualche anno fa, ma nonostante questo il nostro gruppo ha approfondito con entusiasmo il tema della “sinodalità”. Ci incoraggiava il brano degli Atti degli Apostoli appena letto: una comunità che agli albori del Cristianesimo si riuniva a discutere dei propri problemi; anche loro sicuramente un piccolo gruppo e, forse come noi, non tanto giovane, ma quanta strada è stata fatta grazie alla fede e all’azione dello Spirito Santo!
Per quanto riguarda poi le azioni concrete da realizzare nei prossimi mesi, abbiamo pensato che sarebbe opportuno riunire il Consiglio Pastorale con maggiore frequenza, per individuare una serie di interventi concreti da realizzare; il primo potrebbe essere la creazione di un gruppo che si occupi in modo stabile delle letture delle Messe festive e prefestive.

(Olivia R.)


Una ventina di persone, sacerdoti e laici, hanno accettato l’invito, della Diaconia della Comunità Pastorale, a stare insieme per qualche ora sabato 2 dicembre, al mattino. Si è trattato di un piccolo sinodo (1). Lo Spirito del Signore che continuamente guida e rinnova la sua Chiesa ci ha portato a lavorare insieme “Sulla sua parola: con gioia e speranza”.
Abbiamo pregato, abbiamo letto un brano degli Atti, il capitolo 15 che racconta del Concilio di Gerusalemme, e il relativo commento e approfondimento da parte di don Enrico. Ci ha fatto notare come la Chiesa per crescere sia sempre stata accompagnata da grandi scossoni: una volta la discesa dello Spirito Santo con tuoni e lingue di fuoco, un’altra volta la lapidazione di Stefano, una terza volta, se vogliamo, la discussione suscitata ad Antiochia da Paolo e Barnaba sulla questione dell’accettazione nella comunità cristiana anche dei pagani, senza bisogno di una preventiva circoncisione, ossia di una conversione prima al giudaesimo e poi al cristianesimo. In tutte e tre queste occasioni la comunità cristiana, che tutto sommato stava bene al suo interno, si è vista sospinta all’uscita, alla missione diremmo noi oggi.
Chiaramente la lettura della Parola ci ha portato a “leggere i segni dei tempi”, si dice così, cioè a interpretare il messaggio degli Atti alla luce del nostro mondo. Anche oggi la Chiesa, che in un certo senso sta bene al suo interno, si vede invece invitata e sospinta da papa Francesco, ma non solo da lui, ad aprirsi, ad andare incontro al mondo, a comprenderne le fatiche e le resistenze e a …
A questo punto riportiamo due pensieri forti, tra quelli che ci siamo detti tra noi, che ci possono aiutare a crescere come Chiesa e come comunità cristiana:
► attenti alla tentazione che noi tutti avvertiamo di “portare tutti in Chiesa”. Noi vorremmo che tutti la pensassero come noi, condividessero il nostro pensiero religioso e ci seguissero nelle nostre celebrazioni liturgiche. Ma ci saranno sempre delle resistenze, peraltro legittime, che noi dobbiamo accettare e anche condividere. E allora? Ecco il secondo pensiero:
► noi dobbiamo “essere sentinelle”, ossia consapevoli della nostra vita di fede, di amici del Signore Gesù. Noi dobbiamo vegliare sulla città, essere dei punti di riferimento se possibile e se ci riusciamo. Dobbiamo essere attenti alle persone che incontriamo e semplicemente suscitare in loro delle domande: perché vi comportate così? Perché avete sempre una parola di incoraggiamento, di amicizia? Perché vi prestate ad aiutare chi ha bisogno?
Ecco, sabato mattina ci siamo interrogati su questi temi: è stato utile ma soprattutto è stato bello incontrarci, ascoltarci e pensare insieme a come vivere meglio il nostro essere comunità cristiana oggi, nel centro di Milano. Se qualche altro parrocchiano volesse unirsi a noi la prossima volta ne saremmo felici.

(Giulia R. e Guido P.)

(1) La parola “sinodo” deriva dalle due parole greche “syn” e “odos” che tradotte letteralmente significano “strada comune”’. È un’assemblea di sacerdoti e di altri fedeli di una Chiesa particolare, opportunamente designati, che si incontrano per studiare i problemi della vita pastorale, promuovere la vita cristiana, la liturgia e la comunione ecclesiale. In un sinodo la Chiesa locale si mette sulla strada della fede, della speranza e dell’amore per il futuro.


► Ascoltare la Parola
► Essere pronti all’ascolto delle persone che incontriamo nella vita di ogni giorno
► Far sì che il nostro parlare sia sempre preparato dall’ascolto
► Testimoniare la gioia del nostro essere cristiani
► Comprendere che “sinodalità” significa “camminare insieme”
Sono questi i suggerimenti che ho colto nelle riflessioni messe in comune durante la mattinata di studio, vissuta sabato 2 Dicembre, nei locali della chiesa di s. Francesco di Paola, sollecitati dalla meditazione sul capitolo 15 degli Atti degli apostoli, propostaci dal nostro parroco don Enrico, e da una scheda di approfondimento da lui preparata sul tema della sinodalità
La mattinata, come ho sperimentato già altre volte, è stata veramente significativa e arricchente.
Seguiranno altri due incontri come questo: auguro a tutti i membri della nostra Comunità pastorale di poter essere presenti. Assicuro che ne vale la pena!

(Lucia C.)

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Sabato 27 gennaio si è tenuta la seconda sessione del Consiglio Pastorale; dopo la recita delle lodi nella basilica di San Babila, ai circa venti partecipanti riuniti in sala Ceriani, msg. Ambrogio Piantanida ha offerto una meditazione sul tema “La celebrazione dell’eucarestia cuore della vita del cristiano e della comunità”. Un discorso molto intenso mirato a suggerire spunti per la riflessione personale e a indicare alcuni quesiti per i lavori di gruppo.
È comune convincimento evidenziato nelle riflessioni fatte dai presenti, che qualsiasi intervento in ambito liturgico non debba avere il sapore di un semplice “restiling”, bensì di uno sforzo teso ad accrescere la percezione del dono di cui singolo e comunità sono destinatari nella celebrazione eucaristica.
Importante sarà fare in modo che i segni liturgici possano essere recepiti, grazie anche a periodiche spiegazioni, così che veramente i presenti alla Messa domenicale non vengano per “sentire” ma per partecipare.
La celebrazione dovrebbe apparire come un atto davvero collettivo dove il celebrante non è il factotum della situazione ed i laici non sono delle comparse: dall’accoglienza fino al congedo, attraverso i vari momenti, l’assemblea si deve avvalere della collaborazione di più persone preparate ai diversi “ministeri”. Particolare cura dovrà essere data alla “proclamazione” della Parola di Dio.
Indicazioni pratiche e praticabili sono state proposte per un coinvolgimento dei fedeli a interpretare un ruolo attivo nella celebrazione.
Quanto contenuto nella restituzione del lavoro dei due gruppi presentata al termine dell’assemblea, verrà affidato alla Diaconia affinché sotto la guida del Parroco (assente all’incontro causa malattia) ne avvii l’applicazione.


21.01.2018

Il Consiglio pastorale della Comunità si raduna per riflettere sul tema della celebrazione dell’Eucaristia, sia per riflettere su come curare un adeguato svolgimento del rito, sia per comprendere come la celebrazione possa far risplendere la gioia e la comunione che fanno dei molti un cuore solo e un’anima sola.

La celebrazione della Messa domenicale: deve essere un appuntamento desiderato, preparato, celebrato con gioia e dignità: quindi è necessario che ci sia un gruppo liturgico che anima la liturgia, un’educazione al canto liturgico, una formazione dei ministranti e di tutti coloro che prestano un servizio nella celebrazione. La cura perché il celebrante e tutti i fedeli sappiano praticare quell’attenzione che rende significativi le parole e i silenzi, i canti e i gesti, il tempo e lo spazio dell’azione liturgica è condizione indispensabile perché il celebrare sia alimento per il vivere. La cura per la celebrazione non si riduce alla cura per un adeguato svolgimento del rito, ma deve soprattutto propiziare che la grazia del mistero celebrato trasfiguri la vita dei fedeli e si irradi nella vita ordinaria con i suoi frutti irrinunciabili: in particolare devono risplendere la gioia e la comunione che fanno dei molti un cuore solo e un’anima sola.

Oltre al Consiglio, anche tutti i parrocchiani interessati, sono invitati a partecipare.

Programma:

► ore 9.30: chiesa di s. Babila: celebrazione delle Lodi mattutine
► ore 10: s. Babila – Sala Ceriani: introduzione a cura di don Ambrogio
► ore 10.30: lavori a gruppi
► ore 11.30: relazioni dei gruppi – conclusioni

 

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