Consiglio Pastorale. Prospettive immediate

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Martedì 9 Febbraio (via ZOOM), si è incontrato il Consiglio pastorale della Comunità.

Dalla riflessione sulla traccia che era stata inviata (QUI) e dalla visione del video proposto dalla Diocesi in preparazione alla Visita pastorale del Vescovo, ci siamo confrontati sulla situazione che stiamo vivendo e sulle prospettive più immediate.

Ecco una sintesi dell’incontro (a cura di Roberta)

Stiamo ancora vivendo l’immensità del mutamento che abbiamo affrontato e sperimentiamo la criticità dello sgomento, ma sappiamo che, per fortuna, c’è il Padre, rivelato da Gesù e abbiamo imparato ad invocare lo Spirito Santo.
Abbiamo bisogno, come ci ha insegnato il vescovo Carlo M. Martini, di ritornare alla Bibbia, meditata, letta e “macinata” nella nostra storia.
Per quanto riguarda la liturgia in questi mesi, superati i mesi di forte sconforto, abbiamo imparato a convivere con questa nuova situazione: sia i preti sia i laici piano piano si sono abituati a celebrare secondo le norme e in questo è bello registrare che ci siamo aiutati reciprocamente: anche questo è essere comunità!
Anche la celebrazione dei Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana è stata occasione di qualche scoperta (i piccoli numeri per le Prime Comunioni) e di sperimentare una vicinanza più intensa con e tra le famiglie.

Anche la Catechesi si è un po’ re-inventata con numeri più piccoli e chiedendo maggior coinvolgimento delle famiglie (da cui abbiamo avuto una risposta sorprendente).
Certamente però ci aspetterà un tempo dove dovremo sanare molte ferite dei nostri bambini, ma soprattutto dei preadolescenti e degli adolescenti (che hanno attraversato la chiusura proprio nel tempo in cui stanno affrontando a livello di sviluppo psicofisico, affettivo, relazionale).
La ripresa della celebrazione dei Vespri comunitari è stato un momento forte di ripartenza!
In questo tempo di dispersione abbiamo anche riscoperto la preghiera come ciò che ci sostiene nel bisogno, ma anche che tesse le nostre relazioni. Effettivamente abbiamo sperimentato un modo nuovo e intenso di essere comunità (cfr. foglio domenicale).
Più globalmente, il Covid ha messo a nudo le nostre fragilità e le nostre solitudini. La fragilità però può divenire una opportunità per ripensare al nostro modo di stare vicino alle persone. È necessario puntare all’incontro con modalità nuove.

L’uso della tecnologia ha decisamente cambiato il nostro modo di trasmettere la fede. Occorre trovare ciò che ci può aiutare… È il tempo in cui la comunità pensi a una pagina Facebook? Oppure alla trasmissione di Messe in streaming? (don Augusto proverà ad indagare la possibilità e le condizioni con l’ufficio comunicazioni sociali). Sull’uso della tecnologia qualcuno è perplesso e preferirebbe pensare al futuro tornando in un sistema di vera comunità.
Dobbiamo anche tenere presente quanto ha richiamato papa Francesco alla Chiesa italiana, che sembra rifugiata in uno stile di immobilità. E prosegue affermando che è sempre più necessaria una conversione alla sinodalità che parta dal basso. Suggerisce, inoltre, che la Chiesa italiana deve tornare ai contenuti del Convegno di Firenze (con i cinque verbi: USCIRE, ANNUNCIARE, ABITARE, EDUCARE, TRASFIGURARE) e deve incominciare un processo di Sinodo nazionale, comunità per comunità, diocesi per diocesi. Nel Convegno di Firenze c’è stata l’intuizione della strada da fare in questo Sinodo. Adesso, occorre riprenderlo: è il momento. E incominciare a camminare.

Si sono anche delineate, alcune note sulla prossima Quaresima:

· Dobbiamo riprendere, con coraggio, quello che facevamo prima, con le attenzioni necessarie! Ma certamente possiamo riprendere a riunirci: anche per una Via Crucis stanziale.
· Ciò che offrivamo, negli anni scorsi, era davvero tanto, ma non è possibile pensare ad un momento dove la Comunità converga e si faccia ospitale con quelli che attraversano la città per lavoro: noi in centro storico come possiamo aiutare le persone a trovare momenti di preghiera significativi? Quanto ci facciamo carico di essere comunità che accolgono queste persone? (oltre all’appuntamento quotidiano in s. Pietro in Gessate per la Messa alle 13.15, avevamo proposto altri appuntamenti in quella fascia oraria, ma la Comunità non era presente)
· Affidiamo alla Diaconia il compito di delineare, praticamente, come rispondere a queste sollecitazioni.

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Il prossimo Martedì 9 Febbraio, ore 20,30 è convocato, a distanza, mediante piattaforma ZOOM, il Consiglio Pastorale della Comunità.

Dopo la visione del video (preparato dalla Diocesi, in vista della Visita pastorale dell’Arcivescovo, nel 2021-2022), i Consiglieri sono stati invitati alla riflessione comune su una traccia appositamente studiata che riportiamo:

    La nostra Comunità, come tutta la Chiesa, si trova oggi di fronte ad un cambiamento d’epoca: constatiamo che molte strutture, molti progetti, molte attività del passato sono in crisi. Come possiamo proporre un nuovo inizio, senza retorica e senza discorsi generici?

Come possiamo avviare un processo di cambiamento rinnovando un senso di appartenenza alla Comunità e alla Chiesa, superando particolarismi, consorterie e campanilismi di chiesuole?

Come dire, al mondo, una parola di speranza che possa intercettare le domande nate in questo tempo di pandemia?

Riflessione sulla LITURGIA:

  • Come immaginare il ritorno alla celebrazione eucaristica vissuta in modo più comunitario?

– Eucaristie con i giovani: favorire celebrazioni che parlino alla loro vita con il loro linguaggio
– Eucaristie con le famiglie: favorire l’unione tra Chiesa domestica e Comunità che celebra la Messa
– Eucaristie con gli anziani: favorire la partecipazione alle Messe feriali dove c’è meno assembramento
– Come aiutare a valorizzare la scoperta della “liturgia domestica” avvenuta durante la pandemia?
– Come aiutare a riscoprire il Sacramento della riconciliazione?

Riflessione sulla CATECHESI E FORMAZIONE

  • Come aiutare a scoprire la necessità di una relazione personale con Gesù, che sia il frutto di un cammino di confronto comunitario sulla Parola di Dio?
  • Come arrivare alla formazione di testimoni credenti e credibili con uno sguardo attento alle persone e alle loro situazioni concrete che possano poi proporre azioni pastorali efficaci?

Riflessione sulla CARITÀ

  • Come aiutare a superare la logica della “elemosina” per assumersi il compito di sostenere, con l’aiuto della Parola e dei Sacramenti, ogni essere umano nella storia dove il Signore li ha posti?
  • Come testimoniare che Dio non ci abbandona, e che, con il suo aiuto, si possono affrontare le prove più dure?
  • Come annunciare che Dio ci ha creato per la comunione, per la fraternità, e che, ora più che mai, si è dimostrata illusoria la pretesa di puntare tutto su se stessi, di fare dell’individualismo il principio-guida della società?

Poiché gli incontri del Consiglio sono pubblici, chi volesse assistere, può richiedere l’indirizzo di collegamento, alla mail: parroco.profeti@tiscali.it

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Mercoledì 14 ottobre ore 18,30 – sala Capitolare S. Maria della Passione

Dopo la lunga pausa imposta dal lockdown e dalle vacanze estive, ritorna ad essere convocato il Consiglio Pastorale di Santi Profeti che era stato eletto lo scorso anno.
L’invito è rivolto anche a tutte le persone che sentono la responsabilità di essere cristiani pronti a servire la comunità parrocchiale in tutti i suoi ambiti di attività. Sbaglieremmo se pensassimo che servire significhi semplicemente collaborare all’organizzazione e alla gestione della parrocchia. Priorità è piuttosto quella di condividere la “vita secondo il vangelo”, perché la comunità parrocchiale possa essere capace di suscitare il desiderio di incontro col Signore Gesù nella gente che vive sul nostro territorio.
Al n.12 della Lumen Gentium, testo fondamentale del Concilio Vaticano II, si dice: “Tutti i battezzati sono profeti, hanno uno spirito di profezia e tutti hanno il sensus fidei, cioè una capacità di penetrare il senso spirituale della Parola e di interpretare l’azione dello Spirito, i disegni di Dio all’interno della storia”. In altre parole tutta la comunità è chiamata a costruire una fraternità evangelica e a farsi carico della fede degli altri, della fede dei fratelli anche attraverso questi strumenti di partecipazione.

L’ordine del giorno per la prima sessione dell’anno 2020/2021 sarà il seguente:

  • Preghiera e lettura biblica
  • Come poter costruire una vera Comunità, dopo aver sperimentato la separazione forzata?
  • Possiamo continuare in un’azione evangelizzatrice che è quasi limitata alle celebrazione dei Sacramenti?
  • Come possiamo immaginare forme nuove e diverse di accostamento alla Parola di Dio?

L’importanza delle domande che il periodo di clausura della pandemia ha fatto percepire come ancor più ineludibili, ci chiede riflessione e magari qualche contributo scritto.

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Il giorno di Mercoledì 5 Febbraio, si è radunato il Consiglio Pastorale della Comunità. All’inizio dell’incontro sono stati presentati i membri della Diaconia e il loro compito svolto all’interno della Comunità. Si auspica che, in futuro, vi sia la possibilità di incontri comunitaria tra Diaconia e Consiglio pastorale. In seguito sono i singoli consiglieri a presentarsi per una reciproca conoscenza.

Data l’improvvisa assenza dell’Ausiliaria Diocesana Roberta, è don Enrico ad introdurre la relazione prevista all’ordine del giorno, basandosi su note lasciate da Roberta, responsabile in Comunità della Pastorale giovanile e della Iniziazione cristiana.

I bambini coinvolti nella Iniziazione cristiana sono circa 120/160 per anno pastorale (sono suddivisi in quattro gruppi dalla 2° alla 5° elementare); i preadolescenti (gruppo Medie) sono circa 15/20; gli adolescenti (scuole Medie superiori) sono 10/15. Con gli universitari non si è ancora formato un gruppo, ma, con loro, si intrattengono relazioni personali.

La richiesta, da parte dei Genitori, della preparazione ai Sacramenti (Comunione e Cresima) è generata più da una tradizione “culturale”, che non da una versa e propria necessità di un cammino di fede. Tuttavia, gli incontri con i Genitori proposti al momento della iscrizione, diventano ben presto, una occasione di un primo annuncio di evangelizzazione e di scoperta della vita cristiana.

Ai bambini dell’iniziazione viene proposto il cammino diocesano diviso in quattro anni:

  • Con Te! Figli (primo anno): scoperta di Gesù che può essere incontrato in ciò che si vive ogni giorno imparando a camminare e a crescere da figli di Dio. con la famiglia e nella Chiesa.
  • Con Te! Discepoli (secondo anno): seguire Gesù lungo la via che percorre, entrare nel segreto della sua preghiera, accogliere il dono della sua salvezza, incontrarlo Risorto e ricevere da lui la vita nuova.
  • Con Te! Amici (terzo anno): esperienza di amicizia con Gesù per scoprire il significato e il valore dei sacramenti (battesimo, riconciliazione ed eucaristia); riferimento principale è il Vangelo secondo Matteo
  • Con Te! Cristiani (quarto anno): scoperta della dimensione etica della vita cristiana intesa come vita secondo lo Spirito; scoperta dell’azione dello Spirito con la pluralità dei suoi doni; scoperta della vita nella Chiesa: frequentando e vivendo sempre più da protagonisti l’esperienza ecclesiale

Ai ragazzi del Gruppo Medie viene proposto un cammino di socializzazione (momenti e occasioni di aggregazione, proponendo educatori giovani come modelli di vita). Nel cammino del Gruppo Adolescenti si cerca di sostenerle domande della fede e di sostenere la speranza, attraverso la vita del gruppo, la proposta di mettersi a servizio dell’altro, il rendere i giovani protagonisti di alcuni momenti e impegni.

Le criticità che affiorano sempre:

  • Il sempre difficile ed originale rapporto tra fede e vita
  • La necessità dello scardinamento di alcuni pregiudizi
  • Il nodo dell’età adulta: da qui emerge la domanda: quale Chiesa adulta accoglie i giovani nel loro crescere?

Segue la Preghiera dei Vespri e, terminata la preghiera inizia le riflessione su quanto è stato comunicato:

Sembra importante conoscere i contenuti disciplinari e gli strumenti utilizzati per la Catechesi, per non fermarsi allo schema e ai numeri. È importante che anche gli adulti della Comunità, conoscano e riflettano sui contenuti comunicati ai giovani.

Viene chiesto se ogni singola Diocesi abbia un programma proprio per la Catechesi e se ci sono indicazioni dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana). Don Enrico spiega che giungono opportune direttive dalla CEI e che la Diocesi di Milano ha, dopo alcune sperimentazioni, redatto un suo programma con testi propri che stanno diffondendosi in tutta la Lombardia e anche altrove.

Don Giuseppe ricorda che la realtà del nord Italia è particolare perché ha la presenza degli Oratori che altrove manca. Nel resto d’Italia, spesso, il Sacramento della Cresima viene chiesto in prossimità del matrimonio proprio perché manca un cammino di accompagnamento reso possibile dagli oratori. È importante valutare i numeri come ha fatto il parroco perché rispecchiano l’elasticità della società del centro città (ragazzi residenti e ragazzi presenti perché i genitori lavorano in centro). Si deve anche guardare al futuro con speranza: i nostri giovani vivono una realtà diversa dal passato, ma, quando stanno per effettuare scelte importanti, il cammino fatto nelle catechesi in oratorio emerge. Come Comunità adulta dobbiamo comprendere che ci vogliono sempre tempi lunghi.

Don Augusto osserva che il problema dell’abbandono della pratica della vita religiosa e della vita della comunità parrocchiale esiste da quando si è scelto di battezzare i bambini. Sono, pertanto, i genitori che devono garantire la formazione cristiana dei figli come primi catechisti. Pertanto la Comunità pastorale, vista la realtà, è la vera famiglia che educa. Dobbiamo chiederci, come pensiamo, come Comunità, di collaborare per fare in modo che i ragazzi si sentano parte di un popolo?

Don Enrico lancia una provocazione: la comunità organizza delle catechesi itineranti, veri e propri percorsi nella città nei quali si richiede la presenza dei genitori con i quali, poi, si lavora. Sarebbe possibile essere accompagnati anche da qualcuno della comunità adulta che possa dare la sua testimonianza di adulto credente? Sarebbe bello avere un gruppo di adulti che collabora con il parroco. Per questo, viene chiesto di sapere per tempo quando vengono organizzate le “domeniche insieme” e le catechesi itineranti per potersi aggregare. L’avviso dovrebbe essere dato in chiesa, non solo sul “Foglio domenicale”.

Basandosi su esperienze di altre città, si potrebbe pensare che l’Oratorio non debba essere solo il luogo dei bambini, ma dovrebbe diventare luogo di aggregazione per le famiglie. Sarebbe bello avere coinvolgimento per stare insieme e sviluppare, in giornate dedicate, temi diversi, sia dai ragazzi, sia dai genitori.

A questo proposito viene chiesto di integrare quella parte di Comunità che non ha figli o nipoti in Oratorio con quella parte che, invece, li ha. Tutti dovrebbe essere invitati in Oratorio quando ci sono le “domeniche insieme”.

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È stato convocato il Consiglio Pastorale della Comunità (e quanti ad esso vorranno unirsi), per un incontro informativo e valutativo della Pastorale Giovanile e della Catechesi dell’Iniziazione cristiana all’interno della nostra Comunità.

L’incontro è fissato per Mercoledì 5 Febbraio alle ore 18,15 in Sala Ceriani (s. Babila).

Abbiamo previsto che Roberta AD presenti quanto stiamo facendo e vivendo. Poi vivremo la preghiera dei Vespri e una riflessione comune.

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La preghiera, cioè il mettersi in comunicazione con Dio, è sicuramente un tratto specifico del nostro essere cristiani. Essere cristiani significa essere amici di quel Gesù che proprio nei giorni che precedono la sua incarnazione, cioè il suo venirci incontro nella storia, quella maiuscola del mondo e quella minuscola di ciascuno di noi, noi ricordiamo e celebriamo con particolare intensità.
Per questi motivi ci siamo riuniti nella Chiesa di San Babila a pregare. Chi si è riunito? I membri dell’appena rinnovato Consiglio pastorale della nostra comunità e altre persone della comunità che hanno provato il desiderio di stare insieme. Che cosa abbiamo fatto? Abbiamo pregato, con la celebrazione dell’Eucaristia, abbiamo ascoltato don Elio che ci ha illustrato il pensiero dell’arcivescovo nella sua lettera per il tempo di Natale, abbiamo messo in comune delle risonanze.
È molto istruttivo questo sistema di incontro comune: dedichiamo del tempo al Signore, ascoltiamo la sua Parola e poi prendiamo noi la parola, cioè cerchiamo di indirizzare uno sforzo comune di pensiero, e magari poi anche di azione, per il bene comune. Il nostro pensiero è stato attirato soprattutto da una affermazione del vescovo Mario: ”cercate di attuare una sobrietà pastorale”. Che cosa significa per noi? Il vescovo ci suggerisce di imitare la vita di Gesù nei suoi primi trenta anni; una vita nascosta ma non inutile.
Una vita non sotto i riflettori, e infatti la prima comunità cristiana non ha ritenuto opportuno parlarne, ma certamente una vita feconda di riflessione e di preparazione. Lo stesso può valere per noi.
Non è necessario occupare tutto lo spazio della nostra “vita religiosa” con iniziative, incontri e riunioni. Il nostro vescovo ci dice: nelle settimane che seguono l’Avvento, cioè nel tempo ordinario, dedicate il vostro tempo libero dal lavoro e dagli impegni familiari a qualche buona lettura, a qualche serata in famiglia chiacchierando con i vostri figli; lasciate il tempo al Signore Gesù di entrare nell’ordinarietà della vostra vita e fategli spazio con un più abbondante tempo di riflessione e di preghiera.
A primavera, col bel tempo, ritornate in parrocchia più preparati, più sereni e, soprattutto, con le idee più chiare su che cosa significhi essere cristiani oggi a Milano.

(Guido Piccardo)

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Il prossimo Mercoledì 11 Dicembre in San Babila, alle ore 18 vi sarà il secondo incontro del Consiglio Pastorale della Comunità, sarà affidato a don Elio il momento introduttivo.

Programma:

Ore 18: introduzione alla Lettera del vescovo sul Natale

Ore 18.30: celebrazione dell’Eucaristia

Ore 19: risonanze e comunicazione nella fede

Si ritiene opportuno proporre ai Consiglieri, nel corso dell’anno pastorale, alcuni incontri in altra modalità per dar loro la possibilità di conoscere la vita della Comunità in tutti i suoi aspetti (catechesi Iniziazione, pastorale giovanile e Oratorio, formazione adulti, commissione Caritas, celebrazione della liturgia, ecc.). Si valuterà la forma migliore di proporre questi incontri.

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È il momento della presentazione del nuovo consiglio pastorale della Comunità Santi Profeti. Avverrà Domenica 10 Novembre durante la S. Messa delle ore 11 nella Basilica di San Babila.
Durante le assemblee domenicali delle scorse settimane, siamo stati invitati a riflettere sull’importanza del “consigliare” nella vita di una comunità cristiana. Non sono tempi facili per quelle realtà, come la nostra parrocchia, che cercano l’aiuto volontario e un’assiduità di presenza collaborativa. Va tenuto conto del fatto che, per quanto poco evidenti, le attività di una compagine ecclesiale non sono poche e il consiglio pastorale è lo strumento per orientarle, coordinarle e promuoverle: per questo è necessaria una dedizione importante non sempre facile da mettere a disposizione.

Sono quattordici le persone che hanno risposto positivamente alla “chiamata”. Provengono da tutte e tre le ex parrocchie della comunità, San Babila, San Francesco di Paola e S. Maria della Passione; rappresentano un po’ tutte le fasce di età. Toccherà loro anche il compito di risvegliare in altre persone la voglia di unirsi per sostenere l’opera dei vari settori cioè la liturgia, la carità, la catechesi, la cultura, ecc.

Ecco i nomi dei nuovi nomi “consiglieri”:

  1. Maria Anguissola
  2. Paolo Bagagli
  3. Maria Grazia Bertolini Ortolan
  4. Pietro Bottani
  5. Vincenza (Cinzia) Buccellato Abbate
  6. Giuseppe Cavajoni
  7. Matteo Costantini
  8. Ana Maria A. De Filippo Vassalli
  9. Roberta Frignati Premoli
  10. Franca Marcello Righi
  11. Lorenzo Murray di Molfetta
  12. Guido Piccardo
  13. Giulia Rezia
  14. Olivia Rivellini

A questi parrocchiani il ringraziamento della Diaconia e della Comunità per aver accolto l’invito ad essere punto riferimento del riflettere insieme sul proseguire della nostra vita comunitaria.

Il primo appuntamento per il nuovo Consiglio è fissato per mercoledì 13 Novembre alle 18,00 incontro di riflessione in San Babila cui seguirà la S. Messa e quindi un momento di comunicazione e scambio nella fede in sala Ceriani.

Per loro, e per tutta la Comunità, è in programma inoltre il primo incontro sulla Proposta pastorale 2019-2020 del Vescovo Mario «La situazione è occasione» (con il sottotitolo «Per il progresso e la gioia della vostra fede»).

 

 

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Mentre stiamo raccogliendo le adesioni a partecipare al Consiglio pastorale di Comunità (per semplicità lo abbrevieremo da qui in poi con CPC), sia con il form lasciato nelle chiese, sia con i contatti personali, è opportuno ritornare sul senso di questo organismo parrocchiale e sulla difficoltà a concepire di potervi far parte.

Molto semplicemente: se ci vuole un consiglio, vuol dire che c’è qualche domanda da affrontare, qualche tema aperto, qualche decisione delicata da prendere.
Vuol dire che non c’è uno standard prestabilito. La vita di una comunità cristiana è un dinamismo e non qualcosa di statico che necessita solo di ripetizione.
Un tempo, la verticalità della forma ecclesiastica rendeva praticamente nullo il consigliare perché il vertice, un uomo solo al comando, provvedeva per tutti.
Il Concilio Vaticano II ha riportato l’immagine di Chiesa a quella di “popolo di Dio”, sede di doni e carismi differenti ma concorrenti all’accoglienza del vangelo. Si tratterà allora di trovare forme di coordinamento e di partecipazione attiva alla missione che è quella di offrire l
a parola portata dal Signore.

Il CPC diventa allora il luogo di ascolto, di riflessione, di elaborazione, di corresponsabilità.
Prima di tutto dovrà pensare a conoscere i contesti: dovrà guardare e leggere il territorio, la sua compagine sociale, residenti e pendolari; la presenza ecclesiale, la sua storia, la sua dimensione attuale, le strutture intese come chiese, oratori, canoniche.
Considerato tutto ciò, si comincerà a chiedersi in che modo stiamo “facendo Chiesa” in questi contesti.

Quali motivi rendono difficile decidersi per una partecipazione al CPC?
Sono certamente di diversa natura. Si pensi allo stile di vita prevalentemente concentrato sul lavoro e sullo studio o alla varie imposizioni sociali che assorbono il tempo libero, sono tutte attività che, anche volendo, lasciano poco margine alla possibilità di impegnarsi in ambito parrocchiale.
D’altro canto, va considerato che non sempre la richiesta giunge da una realtà davvero viva ed accattivante, gioiosa e gioviale, aperta e dialogante!
Infine, la vita spirituale, per la quale si richiede da parte di molti un aiuto e una guida, necessita di dedizione e non si accende con un click sul cellulare; forse una certa frenesia consumistica, a tutti i livelli, anche culturali, smorza quel naturale bisogno del cuore che spingerebbe a dilatare i tempi da dedicare non solo ad un maggior impegno “contemplativo” ma anche ad un coinvolgimento attivo nella comunità.


Dopo l’incontro avvenuto prima dell’estate, quando avevamo chiesto alcune disponibilità per la formazione del nuovo Consiglio Pastorale della Comunità (CPCP), siamo giunti alla formalizzazione delle disponibilità per far parte del nuovo Consiglio.

In questa Domenica rivolgeremo, durante le Messe festive le richieste di disponibilità; a quanti desidereranno far parte di questo importante organismo, chiederemo di compilare la scheda.

< SCARICA QUI IL PDF DELLA SCHEDA

La scheda dovrà essere riconsegnata entro la fine del mese di Settembre.


«Dal Consiglio pastorale un senso al cammino della comunità»

Paradossalmente, «per chi vuole impegnarsi nella comunità è più facile dire “do una mano a catechismo” piuttosto che pensare di partecipare al Consiglio pastorale». Don Bortolo Uberti, parroco a San Nicolao della Flue e a San Lorenzo in Monluè nella periferia est di Milano, proprio a fianco delle Case bianche visitate due anni fa da papa Francesco, non nasconde qualche fatica da superare per il rinnovo dei Consigli pastorali che avverrà dopo l’estate. Perché – questa forse l’obiezione più comune – la parrocchia ha già tante attività tra oratorio, catechesi, liturgia e, riconosce don Uberti, «a volte la sensazione dei consiglieri è di incidere poco sul vissuto di una comunità che tutto sommato va avanti coi suoi ritmi. Proprio per questo abbiamo fatto una verifica di questo triennio, chiedendoci come in questi anni il Consiglio pastorale ha fatto maturare un senso di responsabilità laicale e come ha aiutato a crescere la comunità». Perché, sottolinea il parroco di San Nicolao, «il compito del Consiglio pastorale è quello di riportare allo spirito evangelico» le tante attività della parrocchia, «riuscendo a dare il senso del cammino della comunità».
Poi ci sono le sfide che pongono la società e la zona in cui la comunità è inserita. «Cosa vuol dire nel nostro quartiere di periferia essere una Chiesa dalle genti?» – come ha indicato il Sinodo minore; oppure, «in che modo possiamo sviluppare una pastorale generativa, che non si limiti cioè a proseguire con le iniziative ormai collaudate, tradizionali, ma nella quale la Chiesa riesca a pensarsi dentro cambiamenti epocali e sociali profondissimi, nei quali costatiamo che, insieme ai quartieri, cambia anche il modo di vivere la fede? Il Consiglio pastorale è il luogo privilegiato per lasciarsi interpellare da queste domande». Quello di San Nicolao ha individuato tra le priorità da una parte il tema dell’accoglienza degli stranieri, dall’altra l’esigenza di rimotivare la vita cristiana adulta, accompagnando genitori e famiglie.

Claudio Urbano


Consigli pastorali, alcuni indicatori per un buon funzionamento

Disponibilità di tempo, familiarità tra i componenti, metodo di lavoro, scelta dei contenuti, comunicazione alla comunità: alcuni ingredienti utili alla vita di un organismo oggi quanto mai necessario
Siamo nella stagione di rinnovo dei Consigli pastorali e, soprattutto per persone adulte, la domanda è: «Perché stavolta dovrebbe funzionare?». Provo a descrivere quali potrebbero essere alcuni indicatori per la vita di un Consiglio pastorale, affinché la profezia chiesta alla Chiesa tutta e quindi anche alla singola comunità possa avverarsi.
Il primo indicatore è il tempo. Un Consiglio pastorale funziona se chi vi partecipa riconosce che ci vuole tempo per questo ruolo, tempo di riflessione, di ascolto, di preghiera, quindi tempo oltre quello che richiede il calendario delle sedute.
Il secondo indicatore è la conoscenza e familiarità tra i consiglieri. Il Consiglio pastorale è un luogo dove alcune persone si ritrovano per parlare e decidere per una comunità. Si capiscono? Si rispettano? Si vogliono bene?
Il terzo è il metodo di lavoro, ciò che ci mette tutti sullo stesso piano, con gli stessi strumenti a disposizione: questo facilità l’incontro tra persone differenti che non devono convincere della bontà del loro pensiero, ma contribuire a un passo in avanti riconoscibile e condivisibile.
Il quarto indicatore riguarda la scelta dei contenuti. In una fase storica di “cambiamento d’epoca” la scelta dei contenuti dice lo sguardo con cui guardiamo la realtà. Di cosa si deve occupare oggi una comunità cristiana? I temi, per esempio, non possono non riguardare l’evangelizzazione in una cultura secolarizzata.
Il quinto indicatore riguarda la comunicazione al resto della comunità. Sarà necessario moltiplicare le forme di comunicazione di quanto si sta facendo, cercando di riportare un clima di discussione seria, serena, responsabile e di condivisione tra preti e laici.
Oggi un Consiglio pastorale è un organismo quanto mai necessario, per la complessità che stiamo vivendo, per la fase di transizione di cui non conosciamo l’approdo, per il cambiamento di posizione della comunità cristiana nella società.

Ottavio Pirovano


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La sera di martedì 4 giugno scorso in sala Ceriani, nella Parrocchia di San Babila, una ventina di persone si sono incontrate per affrontare un tema fondamentale per la vita della nostra comunità: il rinnovo del Consiglio pastorale.
Con molta semplicità, ben guidati da don Enrico, abbiamo riletto alcuni pensieri del cardinal Martini tratti dal suo testo Consigliare nella chiesa. Inutile sottolineare quanto il pensiero del card. Martini sia ancora oggi valido e incalzante; le sue osservazioni sono sempre preziose e non possono non alimentare il nostro pensiero e la nostra azione.

È possibile, per esempio, un consiglio pastorale che non metta a tema “come essere missionari oggi nel centro di Milano”, oppure che non si preoccupi di “farsi carico della fede degli altri”? Dobbiamo riproporci, anno dopo anno, questi temi così importanti.
Con l’esperienza del lavoro già fatto, che sembra sempre insufficiente rispetto alle aspettative, dobbiamo continuare a confrontarci, a interrogarci, a cercare nuove vie di impegno per dare vita a una Comunità pastorale sempre più viva. Più viva vuol dire più presente nella vita di tutti i giorni: c’è un amico in difficoltà, ci sono dei ragazzi che cercano un orientamento, ci sono degli anziani che avrebbero bisogno anche solo di compagnia.
Una comunità cristiana fatica a crescere se si riunisce solo nella Messa festiva. La vita cristiana si arricchisce col rapporto di amicizia, di impegno, di solidarietà di tutti i suoi membri; tra l’altro questo è l’insegnamento del Concilio e proprio questo è il motivo per cui ci siamo ritrovati: persone di fede, innamorate della Chiesa e del suo agire, si mettono insieme in un “Consiglio pastorale” per essere più unite, più informate, più partecipi.
Nel Consiglio pastorale incontriamo amici convinti che unendo le proprie forze, per deboli che siano, si possa offrire un aiuto per tutti. Molto significativa poi la presenza fra noi di alcuni fratelli cattolici maroniti della chiesa di S. Maria della Sanità: questo è un frutto del vivere la Comunità pastorale che a poco a poco cominciamo a cogliere.
Naturalmente se altri volessero partecipare a questa bella esperienza saranno benvenuti e, come dice bene don Enrico, potranno essere meglio informati sul “come si fa?” dopo le ferie estive in una assemblea domenicale centrata proprio sul tema del rinnovo del consiglio pastorale.

(Giulia e Guido Piccardo)


 

Importante e partecipata l’Assemblea parrocchiale del 4 Giugno 

 

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Martedì, 4 Giugno, si è tenuta un’assemblea parrocchiale in vista del rinnovo del Consiglio di Comunità il cui ultimo mandato si conclude in questo anno pastorale.

Oltre ad alcune persone che hanno manifestato disponibilità pur non potendo essere presenti, erano circa 20 i convenuti, oltre ai sacerdoti.
Il parroco, don Enrico Magnani, dopo la recita di un salmo, ha aperto i lavori sviluppando un’intensa riflessione a partire da un “vecchio” testo (1989) del Card. Martini circa il “Consigliare nella Chiesa”.

La parola è poi stata data ai presenti che hanno molto apprezzato gli spunti emersi dal testo presentato.
Cresce la consapevolezza della necessità di una maggiore partecipazione nella comunità pastorale, per rispondere alla domanda di fondo: come essere Chiesa fra le case di questo territorio? La domanda poi viene si amplia e si specifica: fare di più in senso organizzativo o sviluppare maggiormente la spiritualità della presenza di fede? Come affrontare le grandi diversità presenti nel territorio a livello di residenti e di afferenti in genere?

Consigliare, è emerso in modo evidente, non è un semplice suggerire o proporre: è assunzione di responsabilità

L’incontro si è concluso con la decisione di dedicare una domenica, dopo le ferie estive, per illustrare nelle assemblee domenicali il significato della struttura del Consiglio Pastorale e offrire la possibilità di farne parte; successivamente, in un’altra domenica, verranno presentate le persone che hanno deciso di aderire.


In un tempo tanto fragile e disperatamente alla ricerca di approdi sicuri, crediamo che la comunità cristiana debba farsi carico del bisogno di senso, di crescita della dimensione spirituale, di condivisa interpretazione dei segni dei tempi, di evangelica freschezza troppo spesso appannata dal peso del formalismo.


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Verso il rinnovo del Consiglio pastorale della Comunità

Insieme con tutte le Comunità della nostra Chiesa diocesana, saremo prossimamente chiamati a rinnovare i membri dei Consigli Pastorali e degli Affari Economici delle nostre Comunità Pastorali e Parrocchiali.
Il Consiglio Pastorale ha un duplice fondamentale significato: da una parte, rappresenta l’immagine della fraternità e della comunione dell’intera comunità di cui è espressione in tutte le sue componenti, dall’altra, costituisce lo strumento della decisione comune pastorale.
Il Consiglio per gli Affari economici «è moralmente responsabile con il parroco davanti alla comunità parrocchiale del corretto e puntuale assolvimento di tutti gli adempimenti e delle obbligazioni che, per diritto canonico o norma civile, sono poste a capo della Parrocchia» (Sinodo 47°, cost. 147, § 2; cost. 148, § 3).
Rinnoveremo nei prossimi mesi questi Consigli per gli anni 2019-2023 e lo faremo non con la rassegnazione di una Chiesa in decadenza, ma animati dalla gioia di percorrere una nuova tappa evangelizzatrice nella vita della nostra Diocesi. Camminiamo insieme custodendo il dono della comunione e la coscienza della corresponsabilità. La scelta della Comunità Pastorale è promettente: in essa rimangono le Parrocchie come “chiesa tra le case”, ci si scambiano i doni che lo Spirito diffonde e si cercano vie per essere discepoli testimoni.
L’occasione del rinnovo ci può rimettere in gioco, guardando decisamente al domani, secondo i quattro tratti irrinunciabili che il vescovo Mario ha indicato, promulgando il Sinodo minore “Chiesa dalle Genti”.
Dimorare nello stupore. È una condizione spirituale che rende leggeri, lieti, contenti: suggerisce che l’esperienza cristiana è una grazia sorprendente. Prima dei doveri da adempiere, prima delle verità da imparare, prima dei problemi da affrontare, prima delle procedure da osservare, la convocazione di tutti i popoli sul monte del Signore è una festa da celebrare, una sorpresa che commuove e trafigge il cuore (cfr. At 2,37).
A proprio agio nella storia. Si è sperimentato che l’intraprendenza e la creatività, se vissute con costanza e saggezza, permettono di affrontare i problemi, di risolverne molti e di convivere con quelli che non si possono risolvere. Ci ha sempre accompagnato quel senso di responsabilità per i talenti ricevuti che impedisce di restare inoperosi e di pensare solo a se stessi.
Il forte grido. La vocazione a dare forma alla Chiesa di domani, vissuta nella docilità allo Spirito di Dio, impegna a percorsi di sobrietà, a forme pratiche di solidarietà, a una sensibilità cattolica che non tollera discriminazioni.
Vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello (Ap 21,9). Le nostre liturgie, i nostri canti, la nostra poesia, le immagini della nostra devozione: ogni celebrazione accoglie il dono della comunione che ci unisce e invita ad esprimerlo con gratitudine e gioia edificando una Comunità che rivela nell’unità la ricchezza della pluriformità.

Per confrontarci su questo cammino verso il rinnovo del Consiglio Pastorale, e per programmare insieme il crescere nella collegialità
e nella sinodalità ecclesiale, la Diaconia della Comunità dei Santi Profeti in Milano, invita ad un incontro di confronto e approfondimento il giorno Martedì 4 Giugno – ore 19 in sala Ceriani (s. Babila)

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