La Chiesa dalle genti, fedele alla sua identità ambrosiana

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Nella Messa in Duomo per la vita consacrata si è data lettura del decreto dell’Arcivescovo che promulga le costituzioni sinodali recanti gli orientamenti e le norme in materia (in vigore dall’1 aprile) e che approva la lettera introduttiva e il relativo testo di presentazione. Monsignor Bressan illustra contenuti e significato di questi documenti.

Nella festa di Gesù presentato al Tempio, luce e salvezza delle genti, l’Arcivescovo di Milano ha approvato con un suo decreto il lavoro sinodale compiuto nello scorso anno, promulgando di conseguenza le costituzioni sinodali.

Con la sua lettera introduttiva, significativamente intitolata Ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello, l’Arcivescovo intende richiamare la prospettiva teologica e contemplativa a partire dalla quale rileggere tutto il cammino fatto, per comprenderne l’obiettivo di riforma della Chiesa, pienamente in sintonia con il magistero di Papa Francesco che ci sprona a essere Chiesa in uscita.

Il testo successivo, Le ragioni di un sinodo, riprende dal Documento Finale approvato dall’Assemblea sinodale lo scorso 3 novembre i motivi per i quali il Sinodo minore celebrato si sta rivelando un’occasione propizia per la Chiesa di Milano, perché sappia vivere le trasformazioni che sta conoscendo come l’occasione per riscoprire sempre di più e sempre meglio il mistero che la abita, l’azione dello Spirito che la guida anche di questi tempi, dando concretezza e colori alla sua cattolicità.

Infine, gli Orientamenti e norme riprendono e rilanciano le intuizioni e le decisioni che l’Assemblea sinodale aveva consegnato all’Arcivescovo, avendo individuato in esse gli strumenti per accompagnare e sostenere le trasformazioni che sta conoscendo la Chiesa ambrosiana, per essere veramente e consapevolmente Chiesa dalle genti.

Ci aspetta ora, chiusa con la promulgazione la fase sinodale, il momento della ricezione. Il percorso fatto chiede alla diocesi di immaginare un intenso e significativo cammino di educazione. Secondo questa prospettiva sono state pensate, redatte, emendate e votate le norme e gli orientamenti che l’Arcivescovo promulga oggi.
Una Chiesa dalle genti, una Chiesa maggiormente consapevole della propria cattolicità grazie al processo sinodale attivato, può ora tradurre questa consapevolezza in scelte pastorali condivise e capillari sul territorio diocesano. E con la propria vita quotidiana trasmettere serenità e capacità di futuro anche al resto del corpo sociale. Grazie al Sinodo infatti la diocesi ha maturato strumenti per leggere e abitare con maggiore spessore e profondità l’attuale momento di forte trasformazione sociale e culturale. Milano, Chiesa dalle genti: una Chiesa in Sinodo che ha inteso vivere questo cammino proprio per restare fedele alla sua identità ambrosiana. Come ai tempi di Sant’Ambrogio, in continuità con il suo spirito.

(monsignor Luca BRESSAN – Vicario episcopale, Presidente della Commissione di coordinamento del Sinodo minore)

 

I documenti finali del Sinodo sono consultabili sul sito della Diocesi all’indirizzo: 

https://www.chiesadimilano.it/news/chiesa-diocesi/la-chiesa-dalle-genti-fedele-alla-sua-identita-ambrosiana-254516.html

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È impressionante leggere le numerose risposte ai questionari sul Sinodo minore arrivate alla commissione di coordinamento in questi giorni. Singoli o gruppi (consigli pastorali, gruppi di presbiteri, associazioni e movimenti, frati e suore, amministratori comunali, etc) hanno fatto pervenire tante osservazioni, analisi e proposte. Per quanto sia sentito diversamente, tutti riconoscono l’importanza del tema: essere Chiesa dalle genti, vivere la comunione tra fedeli che provengono da culture e nazioni diverse è davvero una grande sfida per l’evangelizzazione e un contributo decisivo alla società plurale. Questo percorso può rinnovare il nostro modo di essere comunità, di vivere le celebrazioni liturgiche, fare catechesi, pastorale familiare e giovanile, farci riscoprire la pietà popolare, etc. Ci vorrà del tempo perché nei nostri ambienti si consolidino prassi nuove. Tuttavia, si possono riconoscere luoghi e relazioni che sono già un “laboratorio” per una Chiesa effettivamente dalle genti. Sono i luoghi dove l’umano si fa più stringente: ad esempio le scuole, dove i ragazzi si incontrano quotidianamente. Le scuole cattoliche e di inspirazione cristiana possono essere esperienze pilota, mostrando la ricchezza di percorsi educativi capaci di includere le differenze come valore. Decisivi sono anche i luoghi di cura, dove spesso si trovano tra il personale sanitario appartenenze culturali molto diverse. Anche questi centri sono segnati spesso dalla ispirazione cristiana. Non di rado scuole e ospedali sono legati a carismi di vita consacrata. Ecco un altro laboratorio per la Chiesa dalle genti! Nella nostra diocesi molte comunità religiose sono composte da persone di nazioni diverse; danno vita a vere e proprie comunità interculturali, in cui si impara, non senza fatica, ad accogliersi vicendevolmente, lavorando insieme per la vita buona del Vangelo. È un fenomeno nuovo, che va guidato e valorizzato; può essere di stimolo per tutti. A ben vedere la Chiesa dalle genti è già in atto.

+ Paolo Martinelli
Vescovo e Vicario episcopale

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Dopo una prima fase di ascolto capillare, il Sinodo diocesano entra ora in un momento successivo, cruciale per il suo sviluppo. È agli sgoccioli l’invio degli esiti della consultazione di base (frutto del lavoro di confronto e di ascolto fatto dalle parrocchie, dagli operatori della carità, dai preti e dal mondo della vita consacrata; ma anche da parecchie istituzioni educative, come pure da amministratori locali e dai migranti stessi), che ha fatto giungere alla commissione centinaia di risposte. Mostreremo i numeri e la consistenza di questa fase nelle tracce di riflessione che predisporremo per il consiglio presbiterale e pastorale diocesano.
La commissione in queste settimane è concentrata e al lavoro per stendere le sintesi e i testi che faranno da guida al momento strettamente sinodale, vissuto dai due consigli diocesani. Sono tante le indicazioni e i suggerimenti che ci sono giunti, come pure le indicazioni di fatiche e punti di tensione su cui lavorare. Emerge tuttavia con sempre maggiore lucidità un punto che fa da architrave al cammino che stiamo costruendo insieme: per essere all’altezza del cambiamento che la Chiesa di Milano sta vivendo non basta immaginare delle aggiunte o delle integrazioni agli stili che disegnano il nostro volto ecclesiale e la nostra vita di fede. Con più semplicità ma anche con maggiore coraggio occorre invece prepararci e a cambiare, a ripensarci come soggetti diversi, frutto di quel “noi” che è il risultato dell’azione di attrazione che il Crocifisso risorto continua ad esercitare nelle nostre vite e nella storia.
Un simile cambiamento non avviene a tavolino e nemmeno sarà frutto soltanto di documenti e di decreti. È opera di una Chiesa che tutta insieme si lascia guidare dallo Spirito santo; è frutto di una Chiesa che sa rimanere concentrata nella contemplazione del disegno che Dio le sta facendo realizzare dentro la storia degli uomini. Per questo motivo il lavoro delle parrocchie, il lavoro dei singoli cristiani e delle comunità non è finito: invitiamo tutti a leggere con attenzione le tracce che a breve pubblicheremo sul sito del Sinodo, per continuare a discernere assieme (passando i vari suggerimenti che vi verranno a qualche componente del consiglio presbiterale o pastorale) come Milano può essere Chiesa dalle genti.

Mons. Luca Bressan
Presidente della Commissione di coordinamento Sinodo “Chiesa dalle genti”

Vicario episcopale Arcidiocesi di Milano

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Attirerò tutti a me


«Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me», sono le parole con cui Gesù annuncia ai discepoli e alla folla l’imminenza ed il significato della sua passione, morte e risurrezione. Ed è l’immagine biblica scelta per il Sinodo minore «Chiesa dalle genti».
Per Gesù quindi la sua «Ora», come il Vangelo di Giovanni chiama la Pasqua, consiste in una «elevazione», che però a differenza di altre famose assunzioni (cfr. quella di Elia, descritta in 2Re 2) non lo rapisce, allontanandolo dagli umani; anzi esercita su di loro un potere d’attrazione, che li rende inseparabili.
Il primo effetto è la raggiunta pienezza della comunione con lui: niente e nessuno potrà ormai separarci, perché il vincolo che si crea trascende ogni logica e dinamica terrena; con lui e per lui siamo veniamo effettivamente elevati in una dimensione «altra», trascendente, quella di Dio.
Il secondo, immediata conseguenza del primo, è un’inedita unione anche tra gli uomini, perché, per la prima volta – nella sua plurimillenaria vicenda – l’umanità si sperimenta per quello che è nel progetto di Dio: una sola grande famiglia. Multiforme per lingua, cultura, tradizione e religione, ma unita nell’origine e nella meta. Unita anche nell’amore concreto e solidale con ciascuno è chiamato a prendersi cura degli altri, riproducendo sulla terra il modello trinitario, come indica il documento preparatorio del Sinodo:
«Il mistero pasquale è anche rivelazione del volto primo e ultimo di Dio. Attraverso la storia della salvezza Dio si fa conoscere come Trinità – comunione d’amore. Tutti gli uomini sono stati creati a immagine e somiglianza della Trinità, in cui la perfetta unità si mostra come relazione d’amore nella differenza» (p. 19). «[Questo sinodo] è un’occasione provvidenziale per riappropriarci del nostro essere e ripensare la nostra prassi pastorale, sotto lo guida dello Spirito di comunione che unisce in unità popoli diversi per lingua, costumi e provenienza, diventando così più incisiva nella società plurale» (p. 21).
Il Sinodo ci sta quindi aiutando a vivere anche la Pasqua, con tale consapevolezza e disponibilità.

don Alberto Vitali
Segretario Commissione di coordinamento
per il Sinodo “Chiesa dalle genti”
Responsabile Ufficio per la Pastorale dei Migranti

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