Le Ausiliarie riflettono sulla spiritualità diocesana

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Quando abbiamo iniziato a interrogarci sul contenuto di un convegno in occasione del nostro 40°, ci siamo domandate quale potesse essere il contributo da offrire alla nostra Chiesa, quale racconto avremmo potuto intrecciare con autorevolezza e quali altre storie altrettanto ricche avremmo potuto raccogliere per continuare con slancio a camminare insieme. La domanda ci ha indirizzato quasi istantaneamente alla spiritualità diocesana, tema abbondantemente praticato fino a qualche decennio fa e di cui è tornato a parlare papa Francesco.
Ci è piaciuto intitolare il convegno – in programma sabato 19 ottobre, dalle 9.30 alle 12.30, al Centro pastorale di Milano (via Sant’Antonio 5) – proprio con alcune parole del Pontefice, che al numero 268 di Evangelii Gaudium raccomanda «il piacere spirituale di essere popolo». Riconosciamo, infatti, che il punto incandescente della nostra vocazione è proprio quella gioia che nasce dal sentirsi parte del popolo di Dio radicato in un luogo, generate da una Chiesa locale e inviate a rimanere vicine alla vita della gente. La missione di chi condivide una spiritualità diocesana è «una passione per Gesù ma, al tempo stesso è una passione per il suo popolo» (EG, 268), che ha un volto preciso e che si gioca in una ordinarietà che è per tutti, ma che qualcuno è chiamato a custodire come punto sorgivo della propria identità. Vivere la fedeltà alla Chiesa in un luogo è assumere la tensione insopprimibile tra la fedeltà alla storia di Cristo e la fedeltà alla nostra storia, è l’assumere «la missione di unire i cuori che si amano: quello del Signore e quello del suo popolo» (EG, 143), collocandosi in una cultura e in una storia ben precisa e inserendosi in un preciso cammino ecclesiale diocesano, assumendone la progettualità e abitandone la trama di relazioni.
La diocesanità è forse la via più ordinaria di un cammino spirituale perché non si è chiamati a separarsi dai fratelli e dalle sorelle, piuttosto a sostenerne il cammino vivendolo. Questa dedizione a Dio nella concretezza della vita diocesana, può rappresentare il vertice di un cammino spirituale.
Individuato il tema, la scelta del relatore è stata quasi scontata: don Gianni Colzani, nostro assistente dal 1996 al 2002, insegnante di ecclesiologia e missiologia, ci è sembrato un maestro competente e insieme un compagno di viaggio affidabile e solido. Quando l’abbiamo incontrato abbiamo potuto gustare una grande lucidità di pensiero e insieme una curiosità affettuosa e discreta nel sapere i passi compiuti negli anni.
Anche l’arcivescovo Mario Delpini, primo e autorevole interprete della diocesanità, prenderà la parola per aiutarci ad approfondire cosa voglia dire vivere la propria missione a servizio della Chiesa locale.
Ciò che forse ci ha messo più in difficoltà è stata, invece, la scelta dei partecipanti alla tavola rotonda: siamo consapevoli, infatti, che in tanti, potremmo addirittura dire tutto il popolo santo di Dio, è chiamato in un certo qual modo a condividere una spiritualità diocesana. Alla tavola rotonda avremmo voluto invitare uomini e donne, sposi e consacrati, diaconi e preti e magari anche un vescovo, ma il tempo ci ha fatto stringere e potremo ascoltare i racconti solo di don Francesco Scanziani (prete diocesano), Silvia Negri (consulente ambientale e responsabile decanale di Ac), Carla Consonni (Ordo Virginum) e Barbara Olivato (Ausiliaria diocesana). Ci è sembrato che moderatrice autorevole di questo tavolo potesse essere Valentina Soncini, segretaria del Consiglio pastorale diocesano ed ex presidente dell’Ac, docente di teologia fondamentale al PIME e da poco dirigente scolastica.
Infine ci resta da definire chi siano gli invitati a questa conversazione intorno al tema della diocesanità. Immaginiamo possano essere tutti gli uomini e le donne di Chiesa che, per dirla con de Lubac, sono «coloro che non si accontentano di essere in ogni cosa leali e sottomessi, non si limitano ad adempiere tutto ciò che richiede la loro professione di cattolici. Essi amano la bellezza della Casa di Dio. La Chiesa ha rapito il loro cuore. È la loro patria spirituale. Essa è sua madre e i suoi fratelli. Nulla di ciò che la tocca li lascia indifferenti o insensibili. Si radicano in essa, si formano a sua immagine, s’inseriscono nella sua esperienza, si sentono ricchi delle sue ricchezze». Crediamo che mai come oggi la nostra Chiesa abbia l’urgenza di essere amata e pensata così, per questo aspettiamo uomini e donne di Chiesa per continuare a credere e amare così.

(Roberta Casoli)

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40 anni di grazie, 40 di Grazia, vissuti e da vivere come “donne della Risurrezione”.
È questo l’augurio e l’auspicio dell’Arcivescovo rivolto alle Ausiliarie Diocesane, riunite nella loro quasi totalità, presso la basilica di Sant’Ambrogio illuminata a festa, per la Celebrazione eucaristica concelebrata da un centinaio di sacerdoti, tra cui i vicari episcopali, i vescovi per le Forme di Nuova Consacrazione e per la Vita Consacrata Maschile, monsignor Paolo Martinelli e per la Vita Consacrata Femminile, monsignor Luigi Stucchi, dal vicario generale, monsignor Franco Agnesi e dall’abate di “Sant’Ambrogio”, monsignor Carlo Faccendini.
Festa della Ausiliarie, appunto, per il quarantesimo di costituzione dell’Istituto riconosciuto con il primo Statuto, approvato dal cardinale Giovanni Colombo nel 1979 e presentato, nel contesto del Sinodo diocesano 47°, dall’allora arcivescovo Carlo Maria Martini, come servizio alla Chiesa di Milano.
Servizio, oggi, espresso da 69 Ausiliarie (alcune giovani ne stanno seguendo la strada), impegnate nelle parrocchie, nell’educazione, nella scuola, nella sanità, nella vita di tutti i giorni.
Tra parenti e amici, colleghi di lavoro, la Comunità giunta da Treviso, i già assistenti spirituali, don Gianni Colzani e don Paolo Cortesi e attuale, don Antonio Torresin – in prima fila, tra le navate, siedono la “sorella maggiore”, Susanna Poggioni e il Consiglio direttivo composto da 4 consorelle che la coadiuvano nella guida dell’Istituto -, l’Eucaristia si fa segno visibile e culmine di tante iniziative promosse per un intero anno come segno di festa e di ringraziamento per una presenza bella e feconda, già intuita e formulata dall’oggi san Giovanni Battista Montini che le Ausiliarie considerano il loto vero fondatore.
«Il 40esimo può essere occasione per un bilancio, per valutare come sia andata, per descrivere i dati quantitativi, raccontando le cose fatte, i ruoli assegnati e ricoperti nei quali si sono esercitate le responsabilità, per dire delle imprese compiute, delle imprese incoraggianti, dei risultanti frustranti», nota, subito, l’Arcivescovo nell’omelia. E prosegue: «Si può vivere l’anniversario come occasione per una valutazione del presente, per domandarsi come siamo e stiamo, dove ci troviamo nelle scelte operate, nell’elaborazione del progetto apostolico, nel dialogo con le istante diocesane».
Insomma, un vivere questo momento così significativo come riflessione e discernimento. E, poi, viverlo anche «quale occasione per argomentare l’apprezzamento ricevuto, quello che ci si aspettava, che si è realizzato oltre ogni attesa, o che è mancato».
«Tutti esercizi legittimi di discernimento ecclesiale, sociologico e di riconoscenza, per ripercorrere le vicende di ciascuna e dell’Istituto; per visitare quante grazie sono state concesse da Dio e quanto è stato il bene ricevuto dalle persone che hanno accompagnato il cammino delle Comunità nelle quali si è prestato servizio; per valutare quanto bene e quanto amore è stato profuso».
E non manca, allora, la gratitudine, oltre il bilancio e il discernimento. Eppure, seguendo le Letture appena proclamate, il vescovo Mario scandisce: «A me sembra che il tempo e che il contesto ecclesiale e sociale che stiamo vivendo, ci indichino che questo sia piuttosto un tempo di missione».
«Il Signore dice alle Ausiliarie che il nome della vostra missione è, in una parola che vi caratterizza fin dall’inizio come Giovanni Battista Montini vi ha definito, “Le donne della Risurrezione” che fanno dell’incontro con il Risorto, la ragione della loro vita».

Ma cosa significa questo? «Voi potete spiegarlo per le esperienze che avete vissuto, per la preghiera che innalzate, per la testimonianza che continuate a dare».
Da qui quella che l’Arcivescovo chiama «qualche piccola riflessione che offre una sottolineatura a un’espressione così sobria e tanto ricca di contenuti».
«Siete persone che si devono riconoscere perché parlano di Gesù risorto, come Paolo ad Atene. Ciò deve essere la sintesi, perché è questa la verità più necessaria eppure meno attesa, incontrando lo stesso scetticismo e derisione che nell’Atene del I° secolo».
Il pensiero non può che andare all’attualità. «Molta gente oggi chiede alla Chiesa altre cose, probabilmente legittime, ma il fatto che Gesù è risorto – fondamento della nostra gioia, motivo della vita e della speranza invincibile -, pare un orizzonte poco desiderabile. Forse, anche in questi giorni, in questo tempo, tale annuncio verrà considerato come un vaneggiamento, ma è la vostra missione. Tutta la Chiesa non ha altro da dire che questo e, perciò, non ci meravigliamo di incontrare scetticismo ed estraneità».
«Voi donne della Risurrezione, siate capaci di convincere che questa è la parola più importante che avete – abbiamo – da dire. Accogliete Gesù come luce del mondo e, perciò, non vivete nelle tenebre. La Comunità di Gesù risorto vive della Parola e sta ad essa sottomessa. La parola che il Signore dice è la vita eterna. Siate donne docili alla parola di Dio, continuate a vivere desiderose di lasciarvi istruire da Dio».
Il richiamo del Vescovo si fa più chiaro e stringente, quasi divenendo un inno a un, correttamente inteso, “genio” femminile. «Siate donne con un presenza capace di profezia e umiltà, di coraggio e di attenzione. Le donne della Risurrezione hanno un tratto caratteristico che, nella tradizione della Chiesa, è stato quasi dimenticato. Ma voi avete il dono di essere donne, capaci di comunicare, anche ai preti e ai collaboratori delle vostre comunità, un’attenzione di cui dovete essere esperte, con una capacità di edificare, custodire, generare che soltanto la sensibilità femminile può manifestare».
E, infine, la consegna più importante, quella del domani: «L’avere qualcosa da dire che sia ascoltabile da questa generazione di giovani donne che si affacciano alla vita in un momento e in una cultura che sembrano coltivare lo smarrimento e la banalità, la riduzione di tutto all’intimità precaria, La crisi delle vocazioni è, forse, un sintomo e una specifica difficoltà delle ragazze di oggi»
L’invito è a far comprendere che esiste «una buona ragione per ascoltare il Vangelo, per accogliere l’annuncio, per costruire personalità che possano diventare testimoni della Risurrezione in grado di generare il futuro. «Siate testimoni coraggiose, parola persuasiva, donne che possono contagiare la popolazione femminile di questa terra con una sensibilità di cui solo voi – insieme con tutte le Consacrate di cui è ricca la nostra Chiesa -, siete capaci: donne che parlano ad altre donne, uomini e a tutta la Chiesa, essendo persuasive della bellezza della vita consacrata. Chiediamo, chiedete, la grazia di portare a compimento la vostra vocazione». E, alla fine, dopo il ringraziamento e la gratitudine «della nostra Chiesa per le Ausiliarie, per tutto ciò che Istituto fa e rappresenta», scoppia l’applauso, mentre si srotola anche qualche striscione e si scattano le immancabili foto di gruppo.

Annamaria Braccini (da www.chiesadimilano.it)

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Nel giorno della memoria di Maria Madre della Chiesa, radunati in preghiera in san Babila, abbiamo aperto una fessura per scrutare un’esperienza di vita comunitaria presente tra noi, quella delle Ausiliarie Diocesane. Ecco una descrizione dei momenti vissuti insieme,  ringraziamo Lucia per il suo contributo.


MEMORIA DI MARIA, MADRE DELLA CHIESA

Nella serata di Lunedì 10 Giugno, la Comunità pastorale dei Santi Profeti si è raccolta nella basilica di San Babila per la preghiera a Maria, Madre della Chiesa, ricorrendo in quel giorno quella memoria liturgica, istituita lo scorso anno da papa Francesco.
Abbiamo iniziato meditando tre decine del Rosario particolarmente adatte a comprendere il titolo di questa memoria di Maria:
la discesa dello Spirito Santo su Maria e sugli Apostoli, riuniti in preghiera nel Cenacolo, l’assunzione di Maria al cielo, la gloria di Maria in cielo.
È seguita la testimonianza di quattro sorelle delle Ausiliarie Diocesane, la cui Comunità fraterna vive nella nostra Comunità pastorale, ricordando che, con l’Istituto delle Ausiliarie Diocesane, abbiamo recentemente festeggiato il 40° anniversario di fondazione (in Sant’Ambrogio, con l’Arcivescovo Mario).
Le Ausiliarie ci hanno parlato della loro vita comunitaria e delle loro esperienze pastorali nella Diocesi di Milano: non hanno, infatti, un “carisma” specifico di Istituto, ma, chiamate dallo Spirito Santo, si sono messe a servizio della Diocesi per l’edificazione della Chiesa. Non vestono una divisa, perché vogliono operare nel mondo e nell’ordinarietà quotidiana con i fratelli e le sorelle che incontrano nei vari ambienti e nelle diverse circostanze della vita. Vari, e vasto, è quindi il campo della loro missione: c’è chi, come la “nostra” Roberta lavora nelle Parrocchie per l’Oratorio e la Pastorale giovanile; chi, come Isa, è impegnata nell’insegnamento di Religione nelle Scuole statali e nella pastorale dei migranti; chi, come Laura, approfondisce lo studio della Parola di Dio e si dedica all’insegnamento nella Facola di Teologia; chi, come Stefania, è accanto agli ammalati e alle loro famiglie, svolgendo il ministero di assistenza religiosa al Policlinico. Anche Rosangela, che non aveva potuto essere presente alla preghiera, ha un impegno di attenzione e prossimità e lo svolge verso gli anziani ricoverati in una struttura di assistenza. Insomma, sono un dono prezioso che lo Spirito ha fatto alla Chiesa Ambrosiana.
La celebrazione si è conclusa con i Vespri e una breve processione al quadro della Madonna, accompagnata dal canto delle Litanie a Maria, Madre della Chiesa.
Considerazione finale: numerosi i fedeli della nostra Comunità pastorale presenti, che, credo, siano stati coinvolti, come me, dalle testimonianze ascoltate e dalla preghiera corale.

(Lucia Cantoni)


Articoli precedenti


Dall’anno scorso, papa Francesco ha istituito una nuova “memoria liturgica” per tutta la Chiesa latina: quella di Maria Madre della Chiesa, fissandone la ricorrenza il Lunedì dopo Pentecoste (giorno che, in molte nazioni europee, è festivo).
La “memoria” riprende quel lontano 21 novembre 1964, alla chiusura della Terza Sessione del Concilio Vaticano II, quando Paolo VI, durante la solenne concelebrazione, proclamò Maria «Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo di Dio, tanto dei fedeli come dei pastori, che la chiamano Madre amorosissima»; e stabili che, «con tale titolo soavissimo d’ora innanzi la Vergine (venisse) ancor più onorata ed invocata da tutto il popolo cristiano».

Nelle nostra Comunità, abbiamo deciso, già lo scorso anno, di celebrarlo con una preghiera mariana serale. Quest’anno, contemplando l’immagine che san Luca ci presenta nel libro degli Atti (1,14: Tutti erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui), abbiamo chiesto alla Comunità delle Ausiliarie Diocesane (con le quali abbiamo, da poco, festeggiato il 40° di fondazione) una testimonianza della loro vita fraterna e comunitaria, sullo stile della Chiesa-madre di Gerusalemme.

Quindi, Lunedì sera, ci troveremo in San Babila, per la preghiera a Maria Madre della Chiesa con questo programma:

  • ore 20.15 – preghiera iniziale: decine del Rosario
  • ore 20.30 – testimonianza di vita fraterna della Comunità delle Ausiliarie
  • ore 21 –  preghiera dei Vespri della memoria di Maria Madre della Chiesa

Durante lo svolgersi della serata, oltre alle Ausiliarie della Comunità, saremo raggiunti dalla Sorella maggiore, Susanna Poggioni, che è stata per molti anni nella nostra Comunità.


Ausiliarie diocesane: «Testimoni coraggiose della vita consacrata»

 

40 anni di grazie, 40 di Grazia, vissuti e da vivere come “donne della Risurrezione”.
È questo l’augurio e l’auspicio dell’Arcivescovo rivolto alle Ausiliarie Diocesane, riunite nella loro quasi totalità, presso la basilica di Sant’Ambrogio illuminata a festa, per la Celebrazione eucaristica concelebrata da un centinaio di sacerdoti, tra cui i vicari episcopali, i vescovi per le Forme di Nuova Consacrazione e per la Vita Consacrata Maschile, monsignor Paolo Martinelli e per la Vita Consacrata Femminile, monsignor Luigi Stucchi, dal vicario generale, monsignor Franco Agnesi e dall’abate di “Sant’Ambrogio”, monsignor Carlo Faccendini.
Festa della Ausiliarie, appunto, per il quarantesimo di costituzione dell’Istituto riconosciuto con il primo Statuto, approvato dal cardinale Giovanni Colombo nel 1979 e presentato, nel contesto del Sinodo diocesano 47°, dall’allora arcivescovo Carlo Maria Martini, come servizio alla Chiesa di Milano.
Servizio, oggi, espresso da 69 Ausiliarie (alcune giovani ne stanno seguendo la strada), impegnate nelle parrocchie, nell’educazione, nella scuola, nella sanità, nella vita di tutti i giorni.
Tra parenti e amici, colleghi di lavoro, la Comunità giunta da Treviso, i già assistenti spirituali, don Gianni Colzani e don Paolo Cortesi e attuale, don Antonio Torresin – in prima fila, tra le navate, siedono la “sorella maggiore”, Susanna Poggioni e il Consiglio direttivo composto da 4 consorelle che la coadiuvano nella guida dell’Istituto -, l’Eucaristia si fa segno visibile e culmine di tante iniziative promosse per un intero anno come segno di festa e di ringraziamento per una presenza bella e feconda, già intuita e formulata dall’oggi san Giovanni Battista Montini che le Ausiliarie considerano il loto vero fondatore.
«Il 40esimo può essere occasione per un bilancio, per valutare come sia andata, per descrivere i dati quantitativi, raccontando le cose fatte, i ruoli assegnati e ricoperti nei quali si sono esercitate le responsabilità, per dire delle imprese compiute, delle imprese incoraggianti, dei risultanti frustranti», nota, subito, l’Arcivescovo nell’omelia. E prosegue: «Si può vivere l’anniversario come occasione per una valutazione del presente, per domandarsi come siamo e stiamo, dove ci troviamo nelle scelte operate, nell’elaborazione del progetto apostolico, nel dialogo con le istante diocesane».
Insomma, un vivere questo momento così significativo come riflessione e discernimento. E, poi, viverlo anche «quale occasione per argomentare l’apprezzamento ricevuto, quello che ci si aspettava, che si è realizzato oltre ogni attesa, o che è mancato».
«Tutti esercizi legittimi di discernimento ecclesiale, sociologico e di riconoscenza, per ripercorrere le vicende di ciascuna e dell’Istituto; per visitare quante grazie sono state concesse da Dio e quanto è stato il bene ricevuto dalle persone che hanno accompagnato il cammino delle Comunità nelle quali si è prestato servizio; per valutare quanto bene e quanto amore è stato profuso».
E non manca, allora, la gratitudine, oltre il bilancio e il discernimento. Eppure, seguendo le Letture appena proclamate, il vescovo Mario scandisce: «A me sembra che il tempo e che il contesto ecclesiale e sociale che stiamo vivendo, ci indichino che questo sia piuttosto un tempo di missione».
«Il Signore dice alle Ausiliarie che il nome della vostra missione è, in una parola che vi caratterizza fin dall’inizio come Giovanni Battista Montini vi ha definito, “Le donne della Risurrezione” che fanno dell’incontro con il Risorto, la ragione della loro vita».

Ma cosa significa questo? «Voi potete spiegarlo per le esperienze che avete vissuto, per la preghiera che innalzate, per la testimonianza che continuate a dare».
Da qui quella che l’Arcivescovo chiama «qualche piccola riflessione che offre una sottolineatura a un’espressione così sobria e tanto ricca di contenuti».
«Siete persone che si devono riconoscere perché parlano di Gesù risorto, come Paolo ad Atene. Ciò deve essere la sintesi, perché è questa la verità più necessaria eppure meno attesa, incontrando lo stesso scetticismo e derisione che nell’Atene del I° secolo».
Il pensiero non può che andare all’attualità. «Molta gente oggi chiede alla Chiesa altre cose, probabilmente legittime, ma il fatto che Gesù è risorto – fondamento della nostra gioia, motivo della vita e della speranza invincibile -, pare un orizzonte poco desiderabile. Forse, anche in questi giorni, in questo tempo, tale annuncio verrà considerato come un vaneggiamento, ma è la vostra missione. Tutta la Chiesa non ha altro da dire che questo e, perciò, non ci meravigliamo di incontrare scetticismo ed estraneità».
«Voi donne della Risurrezione, siate capaci di convincere che questa è la parola più importante che avete – abbiamo – da dire. Accogliete Gesù come luce del mondo e, perciò, non vivete nelle tenebre. La Comunità di Gesù risorto vive della Parola e sta ad essa sottomessa. La parola che il Signore dice è la vita eterna. Siate donne docili alla parola di Dio, continuate a vivere desiderose di lasciarvi istruire da Dio».
Il richiamo del Vescovo si fa più chiaro e stringente, quasi divenendo un inno a un, correttamente inteso, “genio” femminile. «Siate donne con un presenza capace di profezia e umiltà, di coraggio e di attenzione. Le donne della Risurrezione hanno un tratto caratteristico che, nella tradizione della Chiesa, è stato quasi dimenticato. Ma voi avete il dono di essere donne, capaci di comunicare, anche ai preti e ai collaboratori delle vostre comunità, un’attenzione di cui dovete essere esperte, con una capacità di edificare, custodire, generare che soltanto la sensibilità femminile può manifestare».
E, infine, la consegna più importante, quella del domani: «L’avere qualcosa da dire che sia ascoltabile da questa generazione di giovani donne che si affacciano alla vita in un momento e in una cultura che sembrano coltivare lo smarrimento e la banalità, la riduzione di tutto all’intimità precaria, La crisi delle vocazioni è, forse, un sintomo e una specifica difficoltà delle ragazze di oggi»
L’invito è a far comprendere che esiste «una buona ragione per ascoltare il Vangelo, per accogliere l’annuncio, per costruire personalità che possano diventare testimoni della Risurrezione in grado di generare il futuro. «Siate testimoni coraggiose, parola persuasiva, donne che possono contagiare la popolazione femminile di questa terra con una sensibilità di cui solo voi – insieme con tutte le Consacrate di cui è ricca la nostra Chiesa -, siete capaci: donne che parlano ad altre donne, uomini e a tutta la Chiesa, essendo persuasive della bellezza della vita consacrata. Chiediamo, chiedete, la grazia di portare a compimento la vostra vocazione». E, alla fine, dopo il ringraziamento e la gratitudine «della nostra Chiesa per le Ausiliarie, per tutto ciò che Istituto fa e rappresenta», scoppia l’applauso, mentre si srotola anche qualche striscione e si scattano le immancabili foto di gruppo.

Annamaria Braccini (da www.chiesadimilano.it)


Il 40° anniversario dell’Istituto delle Ausiliarie Diocesane


La Diocesi di Milano, in questo anno, ricorda il 40° anniversario di fondazione dell’ISTITUTO DELLE AUSILIARIE DIOCESANE.

Poiché, nella nostra Comunità pastorale, da molti anni vi è la presenza di una consacrata dell’Istituto delle AD, e, da quattro anni, una Comunità di AD vive stabilmente nella Comunità pastorale, proponiamo a tutti la partecipazione alla celebrazione del 40°, presieduta dall’Arcivescovo nella basilica di s. Ambrogio, il Venerdì 24 Maggio, alle ore 20.30.


 

AUSILIARIE DIOCESANE: 40 anni di «GRAZIE»

È con gioia e gratitudine che Noi Ausiliarie Diocesane iniziamo oggi le celebrazioni del quarantesimo anniversario dalla nascita del nostro Istituto. Il 6 agosto 1979 veniva infatti approvato lo Statuto ed era riconosciuta giuridicamente l’esperienza che da qualche anno alcune giovani donne stavano vivendo. La novità che in quel germoglio iniziava a prendere forma è stata ben espressa dal card. Scola: l’intuizione di inserire direttamente la figura femminile nel servizio, o meglio nell’essere presi a servizio, per l’edificazione della vita della comunità cristiana non passando più attraverso la mediazione di carismi specifici come i carismi religiosi o monastici, ma innestandosi direttamente nel compito dell’edificazione della Chiesa particolare, locale. […] Quindi qual è lo specifico? L’intervento diretto in un compito di cura circa l’edificazione per la crescita di una determinata comunità cristiana […] (card. A. Scola, Assemblea delle Ausiliarie, 25. 08. 2014).

Si tratta della novità intuita nella Pasqua del 1961- era il 2 aprile – da un grande Pastore della Chiesa milanese, l’Arcivescovo Montini, e cresciuta grazie alla disponibilità e la cura di molte persone – Arcivescovi, preti e giovani donne – che si sono messi in docile ascolto dello Spirito.

Nel fare memoria dei quarant’anni, che hanno visto la crescita dell’Istituto, non possiamo che avvertire gratitudine per la singolarità del dono che il Signore ha fatto alla sua Chiesa, stupore per come lo ha custodito e accompagnato, senso di responsabilità perché affidato anche alla nostra fragilità. Desideriamo perciò che questo anniversario, simbolicamente racchiuso tra la memoria della Pasqua del 1961 e la Pasqua del 2020, sia per noi Ausiliarie anzitutto occasione per rendere grazie e per rinnovare la nostra appartenenza al Signore, che ci invia insieme ad annunciarlo Risorto in questa nostra Diocesi, in comunione con i suoi pastori e nella piena disponibilità al suo Arcivescovo. Ci piacerebbe che fosse anche occasione per una maggiore conoscenza della nostra vocazione e spunto per una riflessione condivisa che ci aiuti a crescere insieme come Chiesa diocesana. Per queste ragioni abbiamo voluto dare vita ad alcune iniziative a cui ci è gradito invitare ciascuno di voi e che trovate nel programma.

A quanti condividono o hanno condiviso con noi tratti di strada e a tutti i fratelli e sorelle di questa Chiesa diocesana chiediamo di pregare per noi.

Al Signore Risorto chiediamo la grazia di saper corrispondere al dono ricevuto e di viverlo in pienezza secondo le declinazioni che il presente invoca, perché, come dice il nostro Statuto, anche col nostro contributo questa storia sia per tutti luogo di salvezza e di santità.

Susanna Poggioni

Sorella maggiore delle Ausiliarie Diocesane

 


Qualcuno chiederà spiegazione di questo titolo; chi sono le Ausiliarie Diocesane?
Rispondiamo con le loro parole:

“Siamo donne consacrate. La nostra forma di speciale consacrazione a Dio e ai fratelli nel sevizio alla Chiesa diocesana e al suo pastore è propria della Chiesa ambrosiana.

Negli anni in cui la Chiesa vive l’intensa stagione del Concilio Ecumenico Vaticano II, con la valorizzazione delle Chiese particolari e dei vari carismi e ministeri che la arricchiscono, nella Diocesi di Milano alcune giovani donne iniziano esperienze di dedicazione alla Chiesa locale e di vita comune.

In questo periodo l’Arcivescovo di Milano, oggi il Santo Papa Paolo VI, così scrive a don Giuseppe Zanoni, padre spirituale del Seminario diocesano:

“Penso a quelle benedette donne del Vangelo che ebbero la somma ventura di incontrare per prime il beato annunzio della risurrezione del Signore, e per prime lo diffusero fra i discepoli di Lui; e penso che la nostra diocesi ha bisogno di donne consacrate, che si offrano per il servizio pastorale nelle Parrocchie (1961).”

Da quello spunto prese forma l’Istituto.

Presso la nostra comunità, già da diversi anni, la pastorale giovanile è stata sostenuta dalla presenza delle Ausiliarie Diocesane: prima con Susanna ed ora con Roberta.
Dopo la costituzione della Comunità Pastorale Santi Profeti abbiamo accolto stabilmente nei locali di San Babila le consacrate; sono in tutto cinque e svolgono la loro missione in diverse realtà della chiesa milanese.
Con gratitudine per il prezioso servizio auguriamo un felice anniversario a Roberta e alle altre consacrate e ci uniamo nella preghiera per un sempre rinnovato slancio apostolico.

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