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In questa VI settimana di Pasqua, giovedì prossimo ricorrerà la solennità dell’Ascensione del Signore.
La sera del Mercoledì verrà celebrata la Messa della vigilia, mentre il Giovedì vi sarà la celebrazione delle Messe della festività.

In queste ultime Domeniche di Pasqua, veniamo accompagnati, via via, alla scoperta del mistero della Trinità, un cammino che avrà il suo compimento nella celebrazione, ormai prossima, della Pentecoste.
Nelle parole del Vangelo, prima della sua Ascensione al Cielo, Gesù promette il Consolatore, lo Spirito Santo, che è Spirito della Verità.
Come suggerisce fr. Enzo Bianchi, in questo tempo pasquale la chiesa continua a offrirci i “discorsi di addio” di Gesù, collocati nell’ultima cena, ma da intendersi quali parole di Gesù glorificato, del Signore risorto e vivente che si rivolge alla sua comunità aprendole gli occhi sul suo presente nella storia, una volta avvenuto il suo esodo da questo mondo al Padre.
Abbiamo davvero necessità di questo “aprire gli occhi sul presente” per non correre il rischio di essere abbagliati da parole che seducono, ma che portano al baratro della divisione e della contro testimonianza evangelica.
Ci sosteniamo a vicenda nella preghiera quotidiana, perché lo Spirito, ogni giorno, ci aiuti a ricordare tutte le parole di Gesù e, nel contempo, a rinnovarle nell’oggi del nostro impegno quotidiano e nella vita della Chiesa alla quale apparteniamo in forza del nostro Battesimo.


Giovedì della VI settimana di Pasqua – Ascensione del Signore – Solennità
At 1,6-13a; Sal 46; Ef 4,7-13; Lc 24, 36b-53

 

Lettura degli Atti degli Apostoli 1, 6-13a

In quei giorni. Quelli che erano con lui domandavano a Gesù: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».
Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi.

 

Salmo 46 (47)

® Ascende il Signore tra canti di gioia.
oppure
® Alleluia, alleluia, alleluia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra. ®

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni. ®

Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo. ®

 

Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 4, 7-13

Fratelli, a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: / «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, / ha distribuito doni agli uomini».
Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose.
Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

 

Lettura del Vangelo secondo Luca 24, 36b-53

In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.


 

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Verso il rinnovo del Consiglio pastorale della Comunità

Insieme con tutte le Comunità della nostra Chiesa diocesana, saremo prossimamente chiamati a rinnovare i membri dei Consigli Pastorali e degli Affari Economici delle nostre Comunità Pastorali e Parrocchiali.
Il Consiglio Pastorale ha un duplice fondamentale significato: da una parte, rappresenta l’immagine della fraternità e della comunione dell’intera comunità di cui è espressione in tutte le sue componenti, dall’altra, costituisce lo strumento della decisione comune pastorale.
Il Consiglio per gli Affari economici «è moralmente responsabile con il parroco davanti alla comunità parrocchiale del corretto e puntuale assolvimento di tutti gli adempimenti e delle obbligazioni che, per diritto canonico o norma civile, sono poste a capo della Parrocchia» (Sinodo 47°, cost. 147, § 2; cost. 148, § 3).
Rinnoveremo nei prossimi mesi questi Consigli per gli anni 2019-2023 e lo faremo non con la rassegnazione di una Chiesa in decadenza, ma animati dalla gioia di percorrere una nuova tappa evangelizzatrice nella vita della nostra Diocesi. Camminiamo insieme custodendo il dono della comunione e la coscienza della corresponsabilità. La scelta della Comunità Pastorale è promettente: in essa rimangono le Parrocchie come “chiesa tra le case”, ci si scambiano i doni che lo Spirito diffonde e si cercano vie per essere discepoli testimoni.
L’occasione del rinnovo ci può rimettere in gioco, guardando decisamente al domani, secondo i quattro tratti irrinunciabili che il vescovo Mario ha indicato, promulgando il Sinodo minore “Chiesa dalle Genti”.
Dimorare nello stupore. È una condizione spirituale che rende leggeri, lieti, contenti: suggerisce che l’esperienza cristiana è una grazia sorprendente. Prima dei doveri da adempiere, prima delle verità da imparare, prima dei problemi da affrontare, prima delle procedure da osservare, la convocazione di tutti i popoli sul monte del Signore è una festa da celebrare, una sorpresa che commuove e trafigge il cuore (cfr. At 2,37).
A proprio agio nella storia. Si è sperimentato che l’intraprendenza e la creatività, se vissute con costanza e saggezza, permettono di affrontare i problemi, di risolverne molti e di convivere con quelli che non si possono risolvere. Ci ha sempre accompagnato quel senso di responsabilità per i talenti ricevuti che impedisce di restare inoperosi e di pensare solo a se stessi.
Il forte grido. La vocazione a dare forma alla Chiesa di domani, vissuta nella docilità allo Spirito di Dio, impegna a percorsi di sobrietà, a forme pratiche di solidarietà, a una sensibilità cattolica che non tollera discriminazioni.
Vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello (Ap 21,9). Le nostre liturgie, i nostri canti, la nostra poesia, le immagini della nostra devozione: ogni celebrazione accoglie il dono della comunione che ci unisce e invita ad esprimerlo con gratitudine e gioia edificando una Comunità che rivela nell’unità la ricchezza della pluriformità.

Per confrontarci su questo cammino verso il rinnovo del Consiglio Pastorale, e per programmare insieme il crescere nella collegialità
e nella sinodalità ecclesiale, la Diaconia della Comunità dei Santi Profeti in Milano, invita ad un incontro di confronto e approfondimento il giorno Martedì 4 Giugno – ore 19 in sala Ceriani (s. Babila)

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Vedere e partorire


Nelle parole che oggi l’Evangelo ci dona,
Gesù conferma e illumina, ancora una volta, la notizia della sua Pasqua;
lo fa attraverso due immagini:
il non vederlo e il vederlo, e il dolore e la gioia del parto…

La prima immagine annuncia che la sua vita terrena,
e la sua presenza fisica, sta per concludersi con la passione e la morte…
Il non vedere Gesù sarà fonte di dolore per i discepoli,
mentre, del non vederlo più, il mondo si rallegrerà;
ma la tristezza dei discepoli si cambierà in gioia quando,
dopo il breve tempo della sua morte, essi potranno ancora vederlo…
Lo vedranno nella sua gloria, quella che Gesù inaugurerà con la resurrezione,
e questa gloria non sarà soltanto quella delle sporadiche apparizioni,
ma soprattutto quella presenza che si prolunga nel cuore dei discepoli
con la presenza in loro derivante dalla loro comunione di vita…

La seconda immagine, quella del parto,
si presenta in continuità con il dolore-tristezza del tempo breve della sua morte…
Il dolore dei discepoli viene paragonato ai dolori del parto,
quindi ad un dolore non piegato verso la morte, ma verso la vita, la nascita!
È la grande affermazione del significato del dolore come grembo della gioia,
del dolore come fecondità e principio della vita nuova…
La gioia del cristiano non è gioia insipiente e facilona,
è saldata al dolore, ma sfocia nella vita nuova che la Pasqua del Signore…
Per questo, la comunità, come la donna-madre,
non si ricorda più della sofferenza, in quanto vive la gioia messianica,
quella pienamente realizzata e donata dalla Pasqua di Gesù…

Il cristiano sa bene che, nella vita, il dolore non può essere evitato,
ma ben comprende che lo sbocco del dolore non è la disperazione…
Il dolore del cristiano, che non è mai voluto in se stesso,
è all’origine della nascita del nuovo regno, quello della vita,
ed è sempre occasione di annuncio della novità di Gesù,
della sua vittoria definitiva e della novità infinita dell’essere umano…

Questa consapevolezza è all’origine della gioia, la vostra gioia,
perché l’incontro di Gesù risorto con i suoi non si limita al giorno di Pasqua:
l’incontro spalanca ad una presenza reciproca illimitata nel tempo…
Lo sguardo di Gesù, posato sui suoi discepoli,
sarà la perenne sorgente della loro gioia:
quella che nasce dal vedere di nuovo Gesù, ed essere visti da lui…

don Enrico

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Le parole che l’Evangelo di oggi ci dona,
sono aperte da una strana notazione che la lettura liturgica omette:
Giuda preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
Quando fu uscito, Gesù disse…
Con l’uscire di Giuda per consegnare Gesù, giunge l’ora delle tenebre,
ed è anche la notte della fine delle attività di Gesù…

Tuttavia, l’annotazione Quando fu uscito, e quindi il tradimento di Giuda,
Gesù lo interpreta come principio della glorificazione…
Il Padre e il Figlio si glorificano vicendevolmente nella Pasqua del Figlio,
una Pasqua che illumina il mistero del Padre come Dio Amore,
quell’amore pienamente manifestato nell’obbedienza di Gesù fino alla Croce…
Insieme quella Pasqua illumina il mistero del Figlio di Dio
come Colui che attraverso la sua obbedienza fino alla Croce
si rivela come Colui che è Dio ed è nel seno del Padre…

Per questo Gesù vuole rivelare al mondo fin dove giunge l’amore del Padre
donando un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri,
come io ho amato voi…

In realtà c’è da chiedersi dove stia la novità nel comandamento d’amare,
perché Gesù non lo inventa assolutamente:
il comandamento dell’amore esisteva già nell’insegnamento dei rabbini…
Ciò che lo fa nuovo, è l’amare come lui,
ma non per fare qualcosa alla sua maniera, a sua imitazione,
la novità sta nell’essere pronti a donare la propria vita,
rifiutando ogni potenza, ogni dominazione, ogni violenza;
e, ancor di più, è l’amare davvero come lui,
lasciandosi completamente guidare dallo Spirito…

Soltanto nello Spirito noi possiamo comprendere le parole che seguono:
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli,
se avete amore gli uni per gli altri…

Dio sa bene che l’amore è difficile; è quasi un miracolo!
Ma se, nelle nostre comunità cristiane, lo imparassimo a vivere in verità,
il mondo giungerebbe a comprendere che lo Spirito di Gesù agisce in noi!
Se Gesù ci amati donando la sua vita per noi,
dobbiamo fare lo stesso anche noi,
non per capacità nostra, ma solo per l’infinito dono dello Spirito di Dio…

don Enrico

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Amore del Padre e amore di Gesù,
rimanere nell’Amore, e osservare i comandamenti…
L’evangelista pone queste parole in un movimento quasi circolare
e collega la comunione d’amore tra il Padre e il Figlio
al dono d’amore che noi abbiamo ricevuto da Gesù…
Così, afferma l’osservanza dei comandamenti
come il modo, la via, per rimanere in questo Amore…
Una circolarità che rivela come l’amare, l’osservare i comandamenti
e il rimanere nell’amore,
non sono passaggi successivi l’uno all’altro,
ma vanno colti nella loro unione:
l’osservanza dei comandamenti è anche quel rimanere nell’amore
che è il dono d’amore di cui siamo stati riempiti…
Osservando i comandamenti io rimango nell’amore di Dio,
e amo Dio osservando i comandamenti…

Tenendo, tuttavia, presente che i comandamenti, nella loro molteplicità e varietà,
si raccolgono ed esprimono l’unico comandamento:
che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi…
Ogni comandamento esprime ed è via dell’amore…

E questo ci rivela in pienezza e verità che cosa è il peccato:
peccato è l’amara esperienza di un minor amore
o addirittura della rinuncia all’Amore…
Siamo stati liberati per poter amare,
e rientriamo nelle nostre antiche schiavitù: non amiamo e non doniamo…

Perché la Parola è chiara:
Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici
anche se dobbiamo comprendere che, per essere amici bisogna essere servi:
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando…

Come i servi delle nozze di Cana,
quelli che per aver ascoltato ciò che Gesù aveva chiesto loro di fare,
sanno quel che il maestro di tavola non può sapere: non sono più servi!
Perché il servo non sa quello che fa il suo padrone;
invece gli amici, possono sapere e conoscere il mistero dell’Amore…

Da questo conoscere nasce la pienezza della gioia:
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena
Gesù è pieno di gioia, e desidera che la sua gioia sia in noi!

Chi pensava di poter sperare tanto?

don Enrico

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Per proseguire la riflessione sulla figura di papa Francesco, avviata nel nostro Decanato di Milano Centro storico, viene proposta la sera di venerdì 10 maggio ore 20.45, nella chiesa di Sant’Angelo, le lettura del messaggio di papa Francesco per la 52a Giornata Mondiale della Pace, introdotta dal messaggio con cui Paolo VI l’ha istituita nel 1968.


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L’esecuzione del concerto di giovedì 9 maggio 2019, organizzato dalla Fondazione Organo della Basilica di San Babila a Milano, da parte di Manuel Tomadin, tra i più famosi organisti italiani, insegnante al Conservatorio G. Tartini di Trieste e affermatosi in numerose competizioni internazionali, è un più che valido motivo per assistere all’evento. A ciò si deve aggiungere che, oltre a Johann Sebastian Bach, il repertorio è dedicato al tedesco-danese Dietrich Buxtehude (1637-1707) grande compositore dell’epoca, vissuto a Helsingborg, a Helsingjör e Lubecca, e le cui numerose composizioni liturgiche, valutate tra le migliori della scuola organistica tedesca nel XVII secolo – tra Heinrich Schütz e Johann Sebastian Bach – sono state di recente riscoperte e catalogate. La sua fama era tale che nel 1703 George Friederich Händel e Johann Mattheson, avendo saputo che l’anziano maestro meditava di ritirarsi, si recarono a visitarlo a Lubecca. Lo stesso fece, nel 1705, il ventenne Bach, che percorse a piedi circa 400 chilometri per ascoltare Buxtehude all’organo: ma “segretamente”, poiché pare che mai abbia incontrato personalmente il compositore, pur rimanendone fortemente influenzato.
Di Buxtehude, Manuel Tomadin eseguirà: la Toccata in re minore, la Fuga in do maggiore, il “Gelobet Seist du Jesu Christ”, il Preludio, Fuga e Ciaccona e il “Nun Komm der Heiden Heiland”, composizioni liturgiche eseguite nelle chiese delle città ove visse l’artista, scelta che consentirà l’accostamento ad un organista a lungo dimenticato.
La seconda parte della serata è dedicata a Johann Sebastian Bach, quasi per rievocare il suo incontro solo musicale con Buxtehude, e precisamente: la Fantasia in sol maggiore – il cui secondo tempo è un breve e bellissimo adagio -; il “Vater Unser in Himmelreich”; il Preludio e fuga in la minore; la Fuga à la Gigue e il Preludio in do maggiore.
Come in altri concerti, la raffinata capacità di esecuzione di Tomadin all’organo farà rivivere, nel concerto del 9 maggio, il clima religioso di quel tempo nella Marienkirche di Helsingborg (cittadina oggi svedese, ma all’epoca facente parte della Danimarca), dove si pregava al suono dell’organo mentre si svolgeva quella “Seconda Guerra del Nord”, per il predominio sul Mar Baltico, che non pochi disagi creò a Buxtehude; e ci aiuterà forse a capire l’attrazione da lui avuta sul futuro gigante della composizione organistica. I concerti della Basilica di San Babila riescono infatti anche a farci ritornare a lontane pagine di storia musicale e di profonda liturgia. L’unione fra passato e presente è un privilegio tipico di tali manifestazioni, e il piacere dell’ascolto suggerisce, inoltre, interrogativi morali sulla nostra vita. Vengono in mente le parole, sempre attuali, del Santo Curato d’Ars: «Verranno dei giorni in cui gli uomini saranno così stanchi delle parole umane che quando gli si parlerà di Gesù e del Vangelo si metteranno a piangere».

Paolo Grieco

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Un profondo legame unisce la figura del Santo di Paola con la nostra Milano; appena quarant’anni dopo la morte di Francesco, i monaci di S. Simpliciano concedono nel 1547 alla Congregazione dei Minimi, da lui fondata, la chiesa di S. Maria alla Fontana. Due decenni dopo i frati, detti popolarmente Paolotti, riescono a spostarsi in Porta Nuova presso S. Anastasia: in tal modo proprio l’attuale area pastorale detta dei Santi Profeti diventa il fulcro della devozione milanese al santo della Calabria.


Scopri la storia della Comunità dei Minimi a Milano e della nostra Chiesa di San Francesco di Paola

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In questa Domenica si celebra la Festa patronale della chiesa di San Francesco di Paola. Poiché in questo anno si ricorda il 500° anniversario della canonizzazione di San Francesco di Paola, è stata allestita nell’atrio della chiesa, entrando da via Montenapoleone, una mostra iconografica che ricorda la vita del santo e le sue opere di taumaturgo ed asceta.
Stiamo vivendo una bella festa animata dalla presenza della Famiglia calabrese di Milano.

Papa Francesco, nel ricordare questo quinto centenario della canonizzazione di San Francesco di Paola, fondatore dell’Ordine dei Minimi, patrono della Calabria e della gente di mare italiana, ha detto: “Vorrei esortare i suoi figli spirituali e quanti lo hanno come celeste patrono a mettere in pratica il suo messaggio di ‘continua conversione’, il quale ci parla ancora oggi di amore incondizionato verso Dio, i fratelli e il creato“. L’esistenza di san Francesco fu un esempio di vita immersa nel mistero di Dio, dalla giovinezza sino alla morte. A 13 anni scelse la vita eremitica, in un campicello di proprietà paterna a poca distanza da Paola, per dedicarsi alla preghiera, al lavoro e a fare penitenza, secondo lo stile degli antichi anacoreti. Il suo esempio spinse ben presto altri giovani a condividere quella esperienza, e si formò così un gruppo denominato “Eremiti di fra Francesco” dal quale prese vita l’Ordine dei Minimi (1474).http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2019/05/San-Francesco-da-Paola-1.jpgFrancesco fu un grande taumaturgo la cui fama arrivò anche in Francia dove il papa Sisto IV lo inviò, alla corte di Luigi XI per guarirlo: ma Francesco gli disse che Dio aveva decretato di non restituirgli la salute. Il re, contro ogni aspettativa, ricevette la notizia con rassegnazione e, sotto la direzione spirituale di Francesco, si preparò alla morte riparando le ingiustizie commesse e ricevendo spesso i sacramenti.Francesco rimase poi definitivamente in Francia e qui perfezionò la Regole dei Minimi, confermando il Quarto voto di Quaresima per tutti i giorni dell’anno. La notte del 15 gennaio 1507 udì una voce che lo chiamava al paradiso e da quel momento non uscì più dalla sua cella moltiplicando preghiere e penitenze. Il Giovedì Santo, dopo aver ascoltato la Messa, si fece distendere su una grossa croce e il Venerdì, mentre si stava cantando la “Passione” dal Vangelo secondo Giovanni, spirò in coincidenza con le parole «Et inclinato capite, tradidit spiritum» (E, chinato il capo, rese lo spirito). Era il 2 aprile 1507. Francesco aveva novantuno anni. Fu canonizzato da Leone X il 1° maggio 1519. Nel 1943, Pio XII lo proclamò “Patrono della gente di mare della nazione italiana”.In occasione dell’anniversario, nell’atrio della canonica della chiesa (che, non dimentichiamolo, è l’antico convento dei “Minimi” nella nostra città di Milano) verrà allestita una mostra fotografica che racconta la storia, le gesta umane del santo attraverso i suoi miracoli. Nella prossima settimana daremo maggiori informazioni sul contenuto della mostra.

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La natura in primavera riempie gli occhi del colore di mille fiori, della rosa in particolare. La rosa viene accostata al ruolo della Madre del Signore, Maria, la Rosa Mystica. Fin dal medioevo si comincia a decorare le statue della vergine con ghirlande di rose; è l’epoca delle grandi cattedrali del gotico francese tutte dedicate a Notre Dame. Soprattutto a Chartres, dove si conserva una immagine antichissima in legno della Madonna, nasce una scuola filosofica che promuove la devozione mariana. Nel XIII secolo, Alfonso X detto il saggio, re di Castiglia e Leon, celebrava Maria come: «Rosa delle rose, fiore dei fiori, donna fra le donne, unica signora, luce dei santi e dei cieli via ».
Così la preghiera e la ripetizione dell’Ave prende forma e viene chiamata Rosario.
La devozione popolare si arricchisce nei secoli invitando alla recita del Rosario nelle chiese, negli oratori di campagna, nei santuari soprattutto, meta di pellegrinaggi. 
La nostra Comunità Santi Profeti invita tutti alla recita del Santo Rosario in ciascuna chiesa nelle ore serali prima della celebrazione eucaristica.

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