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Davanti al mistero


La nostra liturgia ci fa entrare, ancora una volta,
nel cammino della storia del rivelarsi di Dio,
dalla creazione all’apocalisse,
passando attraverso i grandi eventi e la grande riflessione del popolo ebraico…

Così, il libro del Siracide invita a porsi davanti al mistero:
mistero di Dio e mistero dell’uomo…
Con il saggio Siracide, anche noi ci poniamo domande:
ci chiediamo chi potrà, in pienezza, svelare le opere di Dio,
e chi potrà narrare del tutto le sue misericordie…
Sappiamo che, giorno dopo giorno, possiamo scoprire le meraviglie del Signore,
ma, allo stesso tempo, dobbiamo comprendere
che solo in Gesù ci viene rivelato il vero volto di Dio…
Gesù ci ha raccontato il Dio che è padre,
che è premuroso e amante delle sue creature,
abisso di misericordia e di amore
e che vuole tutti salvi e felici, senza alcuna esclusione…

La Parola di Dio, oggi, mette a confronto
la grandezza di Dio e la povertà e piccolezza dell’uomo…
La giustizia di Dio è riconosciuta come unica e suprema,
perché lui tutto governa e in tutto pone il mistero della sacralità,
ciò che è divino e ciò che gli può essere avverso…
Se la realtà divina è sempre al di là di ogni investigazione umana,
il Siracide ci ricorda che l’unica via possibile per conoscere Dio,
è camminare incessantemente nel suo mistero,
sempre ritenendo provvisorio ogni pensiero su di Lui!

Di fronte alla grandezza di Dio,
appare evidente la piccolezza e la povertà dell’essere umano,
che è quindi tentato di affermarsi, autonomamente, autosufficiente…
È proprio per questo che Gesù invita a mettere la propria sicurezza
non in quello che uno ha, e trattiene per sé,
ma in quello che uno dà e condivide con gli altri…
Il mistero della creazione ci rivela la scelta del Padre
che si prende cura dei suoi figli…
Gesù invita ad entrare nel mistero di Dio in piena fiducia:
se voi vi impegnate per il bene degli altri,
il Padre si prenderà cura di voi, a tutto vantaggio dell’umanità intera!

don Enrico

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Nel pomeriggio di sabato 15 Giugno, dalle ore 15 in poi, la sede dell’Associazione L’Ulivo presso la chiesa di s. Maria della Passione, sarà aperta a tutti: una Lotteria, uno spettacolino preparato dai ragazzi, la Messa insieme e un momento festoso di rinfresco insieme.

Tutti siamo invitati a questa festosa occasione che corona un anno di impegno per curare, nei ragazzi ospiti, affetti da sindrome di Down, il senso di responsabilità nei confronti del lavoro e, al tempo stesso, il senso dell’amicizia tra tutti coloro che partecipano all’iniziativa come volontari (studenti, adulti, persone della terza età) che, con assiduità, frequentano “l’Olivo”.

Vi aspettiamo!


Per saperne di più: http://www.fondazionecostamagna.it


 

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La sera di martedì 4 giugno scorso in sala Ceriani, nella Parrocchia di San Babila, una ventina di persone si sono incontrate per affrontare un tema fondamentale per la vita della nostra comunità: il rinnovo del Consiglio pastorale.
Con molta semplicità, ben guidati da don Enrico, abbiamo riletto alcuni pensieri del cardinal Martini tratti dal suo testo Consigliare nella chiesa. Inutile sottolineare quanto il pensiero del card. Martini sia ancora oggi valido e incalzante; le sue osservazioni sono sempre preziose e non possono non alimentare il nostro pensiero e la nostra azione.

È possibile, per esempio, un consiglio pastorale che non metta a tema “come essere missionari oggi nel centro di Milano”, oppure che non si preoccupi di “farsi carico della fede degli altri”? Dobbiamo riproporci, anno dopo anno, questi temi così importanti.
Con l’esperienza del lavoro già fatto, che sembra sempre insufficiente rispetto alle aspettative, dobbiamo continuare a confrontarci, a interrogarci, a cercare nuove vie di impegno per dare vita a una Comunità pastorale sempre più viva. Più viva vuol dire più presente nella vita di tutti i giorni: c’è un amico in difficoltà, ci sono dei ragazzi che cercano un orientamento, ci sono degli anziani che avrebbero bisogno anche solo di compagnia.
Una comunità cristiana fatica a crescere se si riunisce solo nella Messa festiva. La vita cristiana si arricchisce col rapporto di amicizia, di impegno, di solidarietà di tutti i suoi membri; tra l’altro questo è l’insegnamento del Concilio e proprio questo è il motivo per cui ci siamo ritrovati: persone di fede, innamorate della Chiesa e del suo agire, si mettono insieme in un “Consiglio pastorale” per essere più unite, più informate, più partecipi.
Nel Consiglio pastorale incontriamo amici convinti che unendo le proprie forze, per deboli che siano, si possa offrire un aiuto per tutti. Molto significativa poi la presenza fra noi di alcuni fratelli cattolici maroniti della chiesa di S. Maria della Sanità: questo è un frutto del vivere la Comunità pastorale che a poco a poco cominciamo a cogliere.
Naturalmente se altri volessero partecipare a questa bella esperienza saranno benvenuti e, come dice bene don Enrico sul sito, potranno essere meglio informati sul “come si fa?” dopo le ferie estive in una assemblea domenicale centrata proprio sul tema del rinnovo del consiglio pastorale.

(Giulia e Guido Piccardo)


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Importante e partecipata l’Assemblea parrocchiale del 4 Giugno 

 

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Insegnare e ricordare


Siamo nella pienezza nuziale dell’intimità di Dio con noi,
nella relazione, profonda e stabile, della piena conoscenza della vita in Gesù…
La relazione d’amore tra il Padre e il Figlio è donata all’umanità,
e ci fa entrare in una perfetta circolarità d’amore:
Chi ama me sarà amato dal Padre mio
e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui…

Lo stupore e la gioia invadono, a tal punto, le menti e i cuori degli apostoli,
che, a nome di tutti, Giuda Taddeo pone una domanda al Maestro…
Una domanda intensa, che nasce dal sentirsi profondamente privilegiati;
quasi a dire: perché scegli noi – così poveri e fragili –
e non scegli altri più potenti e forti, le potenze del mondo!

La domanda invoglia Gesù a ribadire il mistero e la realtà dell’Amore:
la sua risposta vuole spostare l’attenzione
da una categoria di merito, il mondo, ad una logica nuova e diversa…
L’Amore è dono di Dio, è alleanza di vita nuova,
è partecipazione alla vita divina, è vita eterna in noi,
è presenza di Dio nel cuore e nella vita umana….

L’amore è dono, e quindi non condizionato né causato,
è mistero insondabile e, nello stesso tempo, prepotentemente presente…

Per questo c’è bisogno di un legame strettissimo
tra l’insegnamento di Gesù e quello dello Spirito Santo,
così che lo Spirito è il Signore Gesù stesso, nel cuore e nella vita del credente…
Quindi non potremo mai ridurre la parola e l’opera di Gesù
ad una dottrina teologica e ad un codice morale,
perché, per mezzo dello Spirito,
la persona e l’opera di Gesù sono sempre presenti nella vita dei discepoli
in tutti i luoghi, e in tutti i tempi…

Di conseguenza, nulla di Gesù è fisso e statico,
la sua Parola incessantemente cresce nella vita della comunità cristiana,
e, per mezzo della testimonianza, nella vita dell’intera umanità…
Quando Gesù dice che lo Spirito insegnerà ogni cosa e ricorderà tutto,
non significa che lo Spirito aggiungerà qualcosa al Vangelo di Gesù,
ma che l’orizzonte della fede si amplierà incessantemente
e si amplierà la conoscenza del mistero di Gesù…
Con la forza dello Spirito, saremo noi a rendere perfettamente attuale
la Parola di Dio nella nostra vita, nella comunità ecclesiale, nell’intera umanità…
don Enrico

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Gesù è andato al Padre, non è più con i discepoli:
è facile rinchiudersi “in casa”, un po’ per delusione, un po’ per paura…

Eppure ormai i tempi sono maturi per il passaggio dal “chiuso” all’aperto,
dalla paura alla piazza, dalla sfiducia al coraggio…
Non per una nuova consapevolezza o per un sussulto di eroismo,
ma solo per l’azione travolgente di Dio che spinge e invade, casa e cuori,
che risveglia tra discepoli e discepole un cambiamento radicale…
L’immagine è affascinante: rumore dal cielo, vento che riempie la casa,
ognuno come segnato da una lingua di fuoco…
Così, le porte si aprono: la fiamma si è riaccesa nel cuore…

Anche noi oggi, forse, Chiese e singoli cristiani,
avremmo bisogno di un vento impetuoso e travolgente “dal cielo”…
Nel chiuso di dottrine e istituzioni, di teologie e certezze,
l’aria si è fatta avvizzita:
ci vorrebbe davvero un bel vento che frantumi qualche vetro,
che disperda alcuni documenti, che spinga a cercar “fuori” le tracce di Dio…
E se c’è chi vorrebbe mettere doppi vetri e rafforzare inferriate, è inevitabile!…
Ma il vento impetuoso si prende gioco di loro,
contro il vento di Dio non c’è serratura che tenga!

Eppure il vento dello Spirito non ha solo questa funzione dirompente:
il soffio di Dio è anche Paraclito, cioè difensore e consolatore…
Noi non sappiamo mantenere la fedeltà al vangelo,
ma il vento di Dio ci sospinge, ogni giorno, su strade nuove:
strade di verità, di vita, d’amore…

Noi scopriamo con gioia la fedeltà di un Dio che non abbandona:
il soffio di Dio ci sospinge, come vento impetuoso, sulla strada di Gesù,
e fa ritrovare la strada, quando noi la perdiamo,
fa perdere la fiducia nei mezzi potenti e nelle saggezze umane,
fa ritrovare fiducia nella debole e sommessa “forza” del soffio di Dio…

Noi siamo qui, oggi, a cantare la Pentecoste, a dire fiducia nell’azione di Dio,
ma anche ad abbandonare lo “spirito del mondo”: egoismo, ricchezza, potere…
Siamo qui a cantare, e dirci, che lo Spirito di Dio non si è ritirato dal mondo…
Cantiamo e diciamo che donne e uomini, piccoli e fragili, ma fiduciosi in Dio,
osano sognare e lavorare per un mondo più bello e più giusto,
senza lasciarsi paralizzare dalle “potenze” del mondo…
Cantiamo e diciamo, insieme, con la nostra vita, chi è lo “Spirito Santo”!

don Enrico

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40 anni di grazie, 40 di Grazia, vissuti e da vivere come “donne della Risurrezione”.
È questo l’augurio e l’auspicio dell’Arcivescovo rivolto alle Ausiliarie Diocesane, riunite nella loro quasi totalità, presso la basilica di Sant’Ambrogio illuminata a festa, per la Celebrazione eucaristica concelebrata da un centinaio di sacerdoti, tra cui i vicari episcopali, i vescovi per le Forme di Nuova Consacrazione e per la Vita Consacrata Maschile, monsignor Paolo Martinelli e per la Vita Consacrata Femminile, monsignor Luigi Stucchi, dal vicario generale, monsignor Franco Agnesi e dall’abate di “Sant’Ambrogio”, monsignor Carlo Faccendini.
Festa della Ausiliarie, appunto, per il quarantesimo di costituzione dell’Istituto riconosciuto con il primo Statuto, approvato dal cardinale Giovanni Colombo nel 1979 e presentato, nel contesto del Sinodo diocesano 47°, dall’allora arcivescovo Carlo Maria Martini, come servizio alla Chiesa di Milano.
Servizio, oggi, espresso da 69 Ausiliarie (alcune giovani ne stanno seguendo la strada), impegnate nelle parrocchie, nell’educazione, nella scuola, nella sanità, nella vita di tutti i giorni.
Tra parenti e amici, colleghi di lavoro, la Comunità giunta da Treviso, i già assistenti spirituali, don Gianni Colzani e don Paolo Cortesi e attuale, don Antonio Torresin – in prima fila, tra le navate, siedono la “sorella maggiore”, Susanna Poggioni e il Consiglio direttivo composto da 4 consorelle che la coadiuvano nella guida dell’Istituto -, l’Eucaristia si fa segno visibile e culmine di tante iniziative promosse per un intero anno come segno di festa e di ringraziamento per una presenza bella e feconda, già intuita e formulata dall’oggi san Giovanni Battista Montini che le Ausiliarie considerano il loto vero fondatore.
«Il 40esimo può essere occasione per un bilancio, per valutare come sia andata, per descrivere i dati quantitativi, raccontando le cose fatte, i ruoli assegnati e ricoperti nei quali si sono esercitate le responsabilità, per dire delle imprese compiute, delle imprese incoraggianti, dei risultanti frustranti», nota, subito, l’Arcivescovo nell’omelia. E prosegue: «Si può vivere l’anniversario come occasione per una valutazione del presente, per domandarsi come siamo e stiamo, dove ci troviamo nelle scelte operate, nell’elaborazione del progetto apostolico, nel dialogo con le istante diocesane».
Insomma, un vivere questo momento così significativo come riflessione e discernimento. E, poi, viverlo anche «quale occasione per argomentare l’apprezzamento ricevuto, quello che ci si aspettava, che si è realizzato oltre ogni attesa, o che è mancato».
«Tutti esercizi legittimi di discernimento ecclesiale, sociologico e di riconoscenza, per ripercorrere le vicende di ciascuna e dell’Istituto; per visitare quante grazie sono state concesse da Dio e quanto è stato il bene ricevuto dalle persone che hanno accompagnato il cammino delle Comunità nelle quali si è prestato servizio; per valutare quanto bene e quanto amore è stato profuso».
E non manca, allora, la gratitudine, oltre il bilancio e il discernimento. Eppure, seguendo le Letture appena proclamate, il vescovo Mario scandisce: «A me sembra che il tempo e che il contesto ecclesiale e sociale che stiamo vivendo, ci indichino che questo sia piuttosto un tempo di missione».
«Il Signore dice alle Ausiliarie che il nome della vostra missione è, in una parola che vi caratterizza fin dall’inizio come Giovanni Battista Montini vi ha definito, “Le donne della Risurrezione” che fanno dell’incontro con il Risorto, la ragione della loro vita».

Ma cosa significa questo? «Voi potete spiegarlo per le esperienze che avete vissuto, per la preghiera che innalzate, per la testimonianza che continuate a dare».
Da qui quella che l’Arcivescovo chiama «qualche piccola riflessione che offre una sottolineatura a un’espressione così sobria e tanto ricca di contenuti».
«Siete persone che si devono riconoscere perché parlano di Gesù risorto, come Paolo ad Atene. Ciò deve essere la sintesi, perché è questa la verità più necessaria eppure meno attesa, incontrando lo stesso scetticismo e derisione che nell’Atene del I° secolo».
Il pensiero non può che andare all’attualità. «Molta gente oggi chiede alla Chiesa altre cose, probabilmente legittime, ma il fatto che Gesù è risorto – fondamento della nostra gioia, motivo della vita e della speranza invincibile -, pare un orizzonte poco desiderabile. Forse, anche in questi giorni, in questo tempo, tale annuncio verrà considerato come un vaneggiamento, ma è la vostra missione. Tutta la Chiesa non ha altro da dire che questo e, perciò, non ci meravigliamo di incontrare scetticismo ed estraneità».
«Voi donne della Risurrezione, siate capaci di convincere che questa è la parola più importante che avete – abbiamo – da dire. Accogliete Gesù come luce del mondo e, perciò, non vivete nelle tenebre. La Comunità di Gesù risorto vive della Parola e sta ad essa sottomessa. La parola che il Signore dice è la vita eterna. Siate donne docili alla parola di Dio, continuate a vivere desiderose di lasciarvi istruire da Dio».
Il richiamo del Vescovo si fa più chiaro e stringente, quasi divenendo un inno a un, correttamente inteso, “genio” femminile. «Siate donne con un presenza capace di profezia e umiltà, di coraggio e di attenzione. Le donne della Risurrezione hanno un tratto caratteristico che, nella tradizione della Chiesa, è stato quasi dimenticato. Ma voi avete il dono di essere donne, capaci di comunicare, anche ai preti e ai collaboratori delle vostre comunità, un’attenzione di cui dovete essere esperte, con una capacità di edificare, custodire, generare che soltanto la sensibilità femminile può manifestare».
E, infine, la consegna più importante, quella del domani: «L’avere qualcosa da dire che sia ascoltabile da questa generazione di giovani donne che si affacciano alla vita in un momento e in una cultura che sembrano coltivare lo smarrimento e la banalità, la riduzione di tutto all’intimità precaria, La crisi delle vocazioni è, forse, un sintomo e una specifica difficoltà delle ragazze di oggi»
L’invito è a far comprendere che esiste «una buona ragione per ascoltare il Vangelo, per accogliere l’annuncio, per costruire personalità che possano diventare testimoni della Risurrezione in grado di generare il futuro. «Siate testimoni coraggiose, parola persuasiva, donne che possono contagiare la popolazione femminile di questa terra con una sensibilità di cui solo voi – insieme con tutte le Consacrate di cui è ricca la nostra Chiesa -, siete capaci: donne che parlano ad altre donne, uomini e a tutta la Chiesa, essendo persuasive della bellezza della vita consacrata. Chiediamo, chiedete, la grazia di portare a compimento la vostra vocazione». E, alla fine, dopo il ringraziamento e la gratitudine «della nostra Chiesa per le Ausiliarie, per tutto ciò che Istituto fa e rappresenta», scoppia l’applauso, mentre si srotola anche qualche striscione e si scattano le immancabili foto di gruppo.

Annamaria Braccini (da www.chiesadimilano.it)

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È con grande stupore ed enorme timore,
che contempliamo il dilatarsi del mistero di Dio e della sua potenza…
Stupore nell’ascoltare la preghiera di Gesù,
quella preghiera che si estende a tutte le generazioni…
Timore nel comprendere che, con questa preghiera, la fede si estende
a tutte le generazioni anche per mezzo di noi:
quelli che crederanno in me mediante la loro parola…

È davvero grande il timore nell’udire: la loro parola!
La parola di Dio, donata in Gesù, diventa la “loro” parola!
La parola di quei Dodici, quella che uno di loro tradirà subito,
quella che gli altri undici fuggiranno e rinnegheranno subito dopo…
Una parola che, tuttavia, dovrà diventare capace di donare la fede,
nell’accogliere il mistero della resurrezione, con il dono dello Spirito,
e nell’accettare, umilmente, di partire per la missione a tutte le genti…

Una parola che diventerà, per tutti, per tutte le generazioni, anche per noi,
la stessa esperienza di comunione d’amore:
perché tutti siano una sola cosa…
Una parola che diventerà il debole mezzo per donare la fede al mondo,
poiché Gesù dice: perché il mondo creda che tu mi hai mandato…

L’intero mondo è chiamato ad entrare nel mistero della fede nel Risorto,
attraverso la debole parola dei Dodici,
e, dopo di loro, attraverso la nostra parola,
povera parola che trova la sua unica potenza del segno dell’amore…

Stupore e timore, nello scoprire che il nostro parlare
e il nostro vivere nell’amore,
diventano il rivelarsi dell’orizzonte della gloria di Gesù,
la glorificazione della Pasqua di Gesù…

La gloria di Gesù, che si rivela in modo eminente nella croce,
e quindi la gloria della Pasqua del Signore,
che coinvolge tutti i credenti: Io in loro e tu in me…
La gloria della croce, che dà potenza nei confronti del mondo:
il mondo conosca che tu mi hai mandato e li hai amati…

Perché è questo che il mondo non ha conosciuto e non conosce: l’amore!
Ma il Figlio conosce il Padre, e anche noi lo conosciamo:
l’amore è il cuore del mistero cristiano,
è il cuore della salvezza!

don Enrico

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In questa VI settimana di Pasqua, giovedì prossimo ricorrerà la solennità dell’Ascensione del Signore.
La sera del Mercoledì verrà celebrata la Messa della vigilia, mentre il Giovedì vi sarà la celebrazione delle Messe della festività.

In queste ultime Domeniche di Pasqua, veniamo accompagnati, via via, alla scoperta del mistero della Trinità, un cammino che avrà il suo compimento nella celebrazione, ormai prossima, della Pentecoste.
Nelle parole del Vangelo, prima della sua Ascensione al Cielo, Gesù promette il Consolatore, lo Spirito Santo, che è Spirito della Verità.
Come suggerisce fr. Enzo Bianchi, in questo tempo pasquale la chiesa continua a offrirci i “discorsi di addio” di Gesù, collocati nell’ultima cena, ma da intendersi quali parole di Gesù glorificato, del Signore risorto e vivente che si rivolge alla sua comunità aprendole gli occhi sul suo presente nella storia, una volta avvenuto il suo esodo da questo mondo al Padre.
Abbiamo davvero necessità di questo “aprire gli occhi sul presente” per non correre il rischio di essere abbagliati da parole che seducono, ma che portano al baratro della divisione e della contro testimonianza evangelica.
Ci sosteniamo a vicenda nella preghiera quotidiana, perché lo Spirito, ogni giorno, ci aiuti a ricordare tutte le parole di Gesù e, nel contempo, a rinnovarle nell’oggi del nostro impegno quotidiano e nella vita della Chiesa alla quale apparteniamo in forza del nostro Battesimo.


Giovedì della VI settimana di Pasqua – Ascensione del Signore – Solennità
At 1,6-13a; Sal 46; Ef 4,7-13; Lc 24, 36b-53

 

Lettura degli Atti degli Apostoli 1, 6-13a

In quei giorni. Quelli che erano con lui domandavano a Gesù: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».
Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi.

 

Salmo 46 (47)

® Ascende il Signore tra canti di gioia.
oppure
® Alleluia, alleluia, alleluia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra. ®

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni. ®

Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo. ®

 

Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 4, 7-13

Fratelli, a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: / «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, / ha distribuito doni agli uomini».
Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose.
Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

 

Lettura del Vangelo secondo Luca 24, 36b-53

In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.


 

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Martedì, 4 Giugno, si è tenuta un’assemblea parrocchiale in vista del rinnovo del Consiglio di Comunità il cui ultimo mandato si conclude in questo anno pastorale.

Oltre ad alcune persone che hanno manifestato disponibilità pur non potendo essere presenti, erano circa 20 i convenuti, oltre ai sacerdoti.
Il parroco, don Enrico Magnani, dopo la recita di un salmo, ha aperto i lavori sviluppando un’intensa riflessione a partire da un “vecchio” testo (1989) del Card. Martini circa il “Consigliare nella Chiesa”.

La parola è poi stata data ai presenti che hanno molto apprezzato gli spunti emersi dal testo presentato.
Cresce la consapevolezza della necessità di una maggiore partecipazione nella comunità pastorale, per rispondere alla domanda di fondo: come essere Chiesa fra le case di questo territorio? La domanda poi viene si amplia e si specifica: fare di più in senso organizzativo o sviluppare maggiormente la spiritualità della presenza di fede? Come affrontare le grandi diversità presenti nel territorio a livello di residenti e di afferenti in genere?

Consigliare, è emerso in modo evidente, non è un semplice suggerire o proporre: è assunzione di responsabilità

L’incontro si è concluso con la decisione di dedicare una domenica, dopo le ferie estive, per illustrare nelle assemblee domenicali il significato della struttura del Consiglio Pastorale e offrire la possibilità di farne parte; successivamente, in un’altra domenica, verranno presentate le persone che hanno deciso di aderire.


In un tempo tanto fragile e disperatamente alla ricerca di approdi sicuri, crediamo che la comunità cristiana debba farsi carico del bisogno di senso, di crescita della dimensione spirituale, di condivisa interpretazione dei segni dei tempi, di evangelica freschezza troppo spesso appannata dal peso del formalismo.


Articoli precedenti


Verso il rinnovo del Consiglio pastorale della Comunità

Insieme con tutte le Comunità della nostra Chiesa diocesana, saremo prossimamente chiamati a rinnovare i membri dei Consigli Pastorali e degli Affari Economici delle nostre Comunità Pastorali e Parrocchiali.
Il Consiglio Pastorale ha un duplice fondamentale significato: da una parte, rappresenta l’immagine della fraternità e della comunione dell’intera comunità di cui è espressione in tutte le sue componenti, dall’altra, costituisce lo strumento della decisione comune pastorale.
Il Consiglio per gli Affari economici «è moralmente responsabile con il parroco davanti alla comunità parrocchiale del corretto e puntuale assolvimento di tutti gli adempimenti e delle obbligazioni che, per diritto canonico o norma civile, sono poste a capo della Parrocchia» (Sinodo 47°, cost. 147, § 2; cost. 148, § 3).
Rinnoveremo nei prossimi mesi questi Consigli per gli anni 2019-2023 e lo faremo non con la rassegnazione di una Chiesa in decadenza, ma animati dalla gioia di percorrere una nuova tappa evangelizzatrice nella vita della nostra Diocesi. Camminiamo insieme custodendo il dono della comunione e la coscienza della corresponsabilità. La scelta della Comunità Pastorale è promettente: in essa rimangono le Parrocchie come “chiesa tra le case”, ci si scambiano i doni che lo Spirito diffonde e si cercano vie per essere discepoli testimoni.
L’occasione del rinnovo ci può rimettere in gioco, guardando decisamente al domani, secondo i quattro tratti irrinunciabili che il vescovo Mario ha indicato, promulgando il Sinodo minore “Chiesa dalle Genti”.
Dimorare nello stupore. È una condizione spirituale che rende leggeri, lieti, contenti: suggerisce che l’esperienza cristiana è una grazia sorprendente. Prima dei doveri da adempiere, prima delle verità da imparare, prima dei problemi da affrontare, prima delle procedure da osservare, la convocazione di tutti i popoli sul monte del Signore è una festa da celebrare, una sorpresa che commuove e trafigge il cuore (cfr. At 2,37).
A proprio agio nella storia. Si è sperimentato che l’intraprendenza e la creatività, se vissute con costanza e saggezza, permettono di affrontare i problemi, di risolverne molti e di convivere con quelli che non si possono risolvere. Ci ha sempre accompagnato quel senso di responsabilità per i talenti ricevuti che impedisce di restare inoperosi e di pensare solo a se stessi.
Il forte grido. La vocazione a dare forma alla Chiesa di domani, vissuta nella docilità allo Spirito di Dio, impegna a percorsi di sobrietà, a forme pratiche di solidarietà, a una sensibilità cattolica che non tollera discriminazioni.
Vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello (Ap 21,9). Le nostre liturgie, i nostri canti, la nostra poesia, le immagini della nostra devozione: ogni celebrazione accoglie il dono della comunione che ci unisce e invita ad esprimerlo con gratitudine e gioia edificando una Comunità che rivela nell’unità la ricchezza della pluriformità.

Per confrontarci su questo cammino verso il rinnovo del Consiglio Pastorale, e per programmare insieme il crescere nella collegialità
e nella sinodalità ecclesiale, la Diaconia della Comunità dei Santi Profeti in Milano, invita ad un incontro di confronto e approfondimento il giorno Martedì 4 Giugno – ore 19 in sala Ceriani (s. Babila)

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Vedere e partorire


Nelle parole che oggi l’Evangelo ci dona,
Gesù conferma e illumina, ancora una volta, la notizia della sua Pasqua;
lo fa attraverso due immagini:
il non vederlo e il vederlo, e il dolore e la gioia del parto…

La prima immagine annuncia che la sua vita terrena,
e la sua presenza fisica, sta per concludersi con la passione e la morte…
Il non vedere Gesù sarà fonte di dolore per i discepoli,
mentre, del non vederlo più, il mondo si rallegrerà;
ma la tristezza dei discepoli si cambierà in gioia quando,
dopo il breve tempo della sua morte, essi potranno ancora vederlo…
Lo vedranno nella sua gloria, quella che Gesù inaugurerà con la resurrezione,
e questa gloria non sarà soltanto quella delle sporadiche apparizioni,
ma soprattutto quella presenza che si prolunga nel cuore dei discepoli
con la presenza in loro derivante dalla loro comunione di vita…

La seconda immagine, quella del parto,
si presenta in continuità con il dolore-tristezza del tempo breve della sua morte…
Il dolore dei discepoli viene paragonato ai dolori del parto,
quindi ad un dolore non piegato verso la morte, ma verso la vita, la nascita!
È la grande affermazione del significato del dolore come grembo della gioia,
del dolore come fecondità e principio della vita nuova…
La gioia del cristiano non è gioia insipiente e facilona,
è saldata al dolore, ma sfocia nella vita nuova che la Pasqua del Signore…
Per questo, la comunità, come la donna-madre,
non si ricorda più della sofferenza, in quanto vive la gioia messianica,
quella pienamente realizzata e donata dalla Pasqua di Gesù…

Il cristiano sa bene che, nella vita, il dolore non può essere evitato,
ma ben comprende che lo sbocco del dolore non è la disperazione…
Il dolore del cristiano, che non è mai voluto in se stesso,
è all’origine della nascita del nuovo regno, quello della vita,
ed è sempre occasione di annuncio della novità di Gesù,
della sua vittoria definitiva e della novità infinita dell’essere umano…

Questa consapevolezza è all’origine della gioia, la vostra gioia,
perché l’incontro di Gesù risorto con i suoi non si limita al giorno di Pasqua:
l’incontro spalanca ad una presenza reciproca illimitata nel tempo…
Lo sguardo di Gesù, posato sui suoi discepoli,
sarà la perenne sorgente della loro gioia:
quella che nasce dal vedere di nuovo Gesù, ed essere visti da lui…

don Enrico

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