Il pregare e il volere di Gesù

Exemple

Il pregare e il volere di Gesù


La Liturgia ci dona, ancora una volta, parole di struggente intensità:
è, nuovamente, il contesto della Cena pasquale, l’ultima di Gesù,
quando Gesù ha pregato con i suoi, apostoli e discepole e discepoli,
magnificando l’opera di Dio, il liberatore del popolo dal giogo della schiavitù…
Dopo le parole antiche della benedizione, Gesù aggiunge una sua preghiera,
– che spesso viene chiamata la –
in cui Gesù prega per sé, per chi crederà in lui e, poi, per il mondo intero…
Riecheggia, in questo suo pregare, quanto diceva la preghiera nel Tempio:
le parole del sommo sacerdote nel solenne giorno dello Yom Kippur…
Gesù prega, innanzitutto, per questi: i discepoli che il Padre gli ha dato,
riconoscendo che il suo avere dei discepoli non è frutto di bravura e abilità,
ma solo dono amoroso del Padre…
Poi Gesù prega per quelli: e la sua preghiera si spalanca,
il suo pensiero va a coloro che verranno in seguito,
a tutte le comunità di discepole e discepoli dei tempi successivi;
per noi che abbiamo creduto in Gesù, sulla testimonianza degli apostoli…

Prima di tutto Gesù chiede, per noi, il dono dell’unità:
le Comunità, lo sappiamo bene, credono tutte in Gesù, e nel suo Vangelo,
ma ciascuna, spesso, pretende di farlo a proprio modo,
magari sconfessando quello dell’altro…
È per questo che Gesù prega perché i suoi restino uniti,
nel riconoscimento dell’unico Signore,
e, poiché conosce le debolezze dei suoi,
indica la fonte di questa unità: esattamente l’unità del Padre con il Figlio…
L’unità dei cristiani non è una simpatia reciproca
o un identico modo di vedere o di riconoscere genericamente un solo Dio,
ma deriva dall’avere scoperto l’unità tra il Padre e il Figlio,
quella scoperta che ha interpellato e cambiato la vita dei discepoli…

Inoltre, Gesù ricorda come l’unità sia necessaria alla missione della comunità:
il mondo saprà che il Figlio è mandato dal Padre,
se le discepole e i discepoli lo testimonieranno in una comunione perfetta,
che va al di là delle loro forze, di buona volontà,
per trovar origine e appoggiarsi sulla comunione trinitaria…

Infine, Gesù, conclude l’intero discorso della Cena
con una parola eccezionale: voglio!
Vuole che i suoi dimorino in lui, nell’unità di Gesù con Dio:
non chiede di essere uniformi, ma di essere in comunione, in unità
perché l’essere cristiani sta nella comunione e, difendendo ciò che li fa diversi,
vivano nel gioioso e realizzante rapporto tra il Padre e il Figlio…

don Enrico