Toccare Gesù?

Exemple

Toccare Gesù?


Erano fuggiti tutti dal giardino del Getsemani, pieni di paura:
i discepoli temevano di essere coinvolti nella vicenda di Gesù
che lo avrebbe portato alla condanna e alla morte…
C’è la memoria di Pietro e di un altro discepolo,
che avevano seguito Gesù nel cortile della casa del sommo sacerdote,
ma poi, riconosciuto come discepolo, Pietro se n’era allontanato…
La paura aveva portato tutti all’abbandono!
Una vera paura, che debilita la fede, annulla la speranza,
e fa dimenticare l’amore, pur reale per Gesù…

Ed ora sono in casa, ancora al chiuso, per paura dei giudei…
In quel luogo avevano celebrato la Cena pasquale, l’ultima di Gesù,
– cena di memoria di liberazione –
quando Gesù aveva spezzato il pane e detto che il suo corpo era dato per loro…
Son passati tre giorni dalla morte di Gesù,
han saputo da Maria di Magdala che il sepolcro è vuoto,
e Pietro e l’altro discepolo, han confermato le sue parole,
tuttavia la paura è ancora forte, non si sentono liberati, ed è quasi sera…

In questo clima di paura e di buio incipiente, di schiavitù persistente,
appare la presenza di Gesù: il risorto sta in mezzo a loro e, libero, parla…
La sua è una presenza di vita nuova e di vittoria liberante:
Gesù ha vinto la morte, poiché si è affidato al Padre,
Gesù vince la dispersione, perché intorno a lui si crea subito comunione di gioia,
Gesù vince la paura, perché mostra le mani trafitte per la crocifissione,
quelle stesse mani che avevano toccato, accarezzato, consolato,
ed avevano spezzato il pane, donandolo a tutti loro…
La sua è una presenza feconda di intimità nuova:
Gesù alita sui discepoli e trasmette loro il suo respiro,
il suo soffio, il suo Spirito, l’unica, vera sorgente di pace…

Ma Tommaso, quella sera, non era con loro e, per lui, il buio rimane…
Forse è per l’assente, per quel suo residuo di buio, che Gesù viene di nuovo:
Tommaso, vedendolo, non tocca, non mette un dito per verificare,
la sua è una confessione umile, Mio Signore e mio Dio!…

I nostri ragazzi imparano queste parole,
– come molti di noi le hanno imparate da bambini –
e le ripetono nel momento dell’ostensione del pane e del calice:
in quel mistero d’Eucaristia Gesù ci vede, ci tocca, alita su di noi,
e il suo respiro diventa il nostro…
Niente paura: non siamo noi a toccare Gesù,
è lui che ci tocca, con il suo corpo risorto e il suo sangue versato per noi…

don Enrico