Un altro dovere…

Exemple

Un altro dovere…


Un altro personaggio scomodo è protagonista dell’Evangelo di oggi:
è una donna di Samaria che giunge, solitaria,
al pozzo di Sicar, luogo importante per la tradizione ebraica…
L’Evangelo non ce ne dice il nome: potrei essere io? Potresti essere tu?
L’ora, lo sappiamo, è insolita per andare al pozzo:
quello era luogo di convegno, per le donne del villaggio, all’alba e alla sera,
luogo di chiacchiere e risate, scambio di notizie, felicitazioni, pianti…
Ma lei, l’anonima Samaritana, attinge acqua a mezzogiorno,
quando il caldo era atroce, ma assicurava la difesa della solitudine,
in quel villaggio dove lei era ritenuta adultera, forse prostituta e poco affidabile…

Tuttavia, questa volta, la sicurezza della solitudine è violata da una presenza:
c’è un uomo, solo, che le rivolge la parola per primo, e chiede da bere!
Chi sarà mai quell’uomo? Perché è solo? Che mai vorrà? Un’altra umiliazione?
Quante domande saranno passate per la mente di quella donna:
quanti uomini l’avranno, probabilmente, offesa nella sua dignità,
usata per il loro piacere, violentata con la loro prepotenza…
No! Quell’uomo le parla, dolcemente e rispettosamente,
riconoscendole una pari dignità, dignità di donna, dignità pari a quella tutti…

Scopro che il versetto precedente – omesso dalla lettura di oggi –
contiene un verbo che abbiamo già incontrato nelle scorse Domeniche:
ricorda, il verbo, che Gesù lasciava la Giudea per dirigersi verso la Galilea,
e dice: Gesù doveva, perciò, attraversare la Samaria…
Non doveva per nulla compiere quel tragitto:
un buon Ebreo non attraversava quella terra impura e considerata indemoniata,
ma Gesù deve passare di lì, come doveva entrare nella casa di Zaccheo…
Doveva essere lì, a quel pozzo, a dare dono di parola, e chiedere da bere
e intrattenersi con quella donna, in dialogo colmo di fascini e affetti…

Le parole che Gesù dice alla Samaritana sono intense e coinvolgenti,
ma, forse, toccano e coinvolgono più noi, uomini e donne di oggi,
che le leggiamo con il bagaglio della riflessione di secoli di teologia…
La donna, più che dalle parole, alle quali ribatte con simpatica commozione,
è colpita dall’attenzione, nei suoi confronti, di Gesù:
il rabbì le rivela di saper bene chi è lei, cosa ha fatto nella vita,
cosa nasconde il suo passato turbolento, eppure, senza timore, le parla!
È, probabilmente, per questo, che la donna lascia cadere l’anfora,
e lascia tutto di se stessa, la dimentica, dimenticando anche l’acqua del pozzo…
In lei, ora, c’è l’ardore dell’incontro con Gesù, che ha fatto scaturire l’acqua viva:
un’acqua vera, l’acqua della vita che lei ha trovato, davvero, in Gesù!
Gesù, pur conoscendo il passato di ciascuno di noi, deve passare al nostro pozzo:
e, per chi si mette in ascolto e movimento, diventa novità di vita…

don Enrico