Digiuno, come e perchè

Exemple

Digiuno, come e perchè


Mercoledì 2 marzo il Papa ha chiesto alla Chiesa preghiera e digiuno: “Gesù ci ha insegnato che all’insensatezza diabolica della violenza si risponde con le armi di Dio, con la preghiera e il digiuno”. Se la preghiera è una pratica diffusa, specialmente la preghiera del Rosario, come invocazione del bene della pace, il digiuno è abbastanza dimenticato, e forse nominiamo la parola solo quando al mattino ci si presenta agli ambulatori per l’esame del sangue; anche, per noi ambrosiani, il primo e l’ultimo venerdì di Quaresima non sono tanto osservati. Non lo sono sia come atto penitenziale e nemmeno come segnale a Dio ed al mondo di richiesta di pace.
Vale allora la pena di capire meglio il gesto del digiuno. In passato i cristiani digiunavano due volte la settimana: il mercoledì e il venerdì, vale a dire il giorno del tradimento di Giuda e quello della croce di Gesù. Quindi il significato prevalente era: bisogno di confessare i peccati e farne penitenza, e meditare la passione del Signore rinunciando al piacere materiale per concentrarsi sull’amore che scende dalla croce.
Ebrei e musulmani, con le ricorrenze del Kippur e del mese di Ramadan, prevedono la pratica del digiuno. Per il mondo ebraico è un modo di espiare l’infedeltà alla legge mosaica; per i musulmani si privilegia l’aspetto dell’autocontrollo, della moderazione, della solidarietà verso i poveri.
La chiesa cattolica distingue fra astinenza e digiuno; le regole sono le seguenti:
• L’astinenza «proibisce l’uso delle carni, non però l’uso delle uova, dei latticini e di qualsiasi condimento anche di grasso di animale» (Paolo VI, Cost. apost. Paenitemini, 17 febbraio 1966).
• Il digiuno «obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po’ di cibo al mattino e alla sera» (ivi).
Secondo le attuali prescrizioni della Chiesa, digiuno e astinenza devono essere osservati dai fedeli il Mercoledì delle Ceneri (o il primo venerdì di Quaresima per il rito ambrosiano) e il Venerdì Santo, mentre la sola astinenza è prevista per tutti i venerdì di Quaresima, come del resto per tutti i venerdì dell’anno, salvo quelli coincidenti con una solennità.
Chi deve osservare digiuno e astinenza
Sono tenuti ad osservare il digiuno tutti i maggiorenni fino al 60esimo anno d’età, e a praticare l’astinenza tutti coloro che abbiano compiuto i 14 anni, in tutti i casi fatte salve particolari situazioni personali e di salute.

Volendo trovare un ulteriore indicazione sul senso del digiuno potremmo partire dal suo contrario: abuso! Il barnabita padre Antonio Gentili ha scritto molte pagine sul tema del digiuno: proviamo a rileggere una sintesi sui moderni abusi e necessari digiuni.

Gli 8 “digiuni” dell’uomo postmoderno

1. digiuno alimentare: «Non si è mai determinata nella storia umana una produzione così vasta; ma, al tempo stesso, la condanna alla denutrizione e alla morte per fame convive con i danni enormi dell’obesità e uno spreco impressionante di vivande» (Salvatore Veca).

2. digiuno verbale: «Nel silenzio ascoltiamo e conosciamo meglio noi stessi, nasce e si approfondisce il pensiero, comprendiamo con maggiore chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che ci attendiamo dall’altro, scegliamo come esprimerci. Tacendo si permette all’altra persona di parlare, di esprimere se stessa, e a noi di non rimanere legati, senza un opportuno confronto, soltanto alle nostre parole o alle nostre idee. Si apre così uno spazio di ascolto reciproco e diventa possibile una relazione umana più piena» (Benedetto XVI).

3. digiuno informatico: Nell’era digitale, caratterizzata dall’«ucci-sione dei sensi», la «vita si trasferisce sul web… Connessi sempre, anche di notte, nell’oceano nascosto degli accessi al mondo virtuale» (Viviana Daloiso). Affetti da «obesità mediatica», dobbiamo metterci «a dieta di media» (Marco Gui).

4. digiuno visivo: L’immaginario, con il forte impatto sulla sensibilità e sulla sensualità, difficilmente è puro. Per di più priva del contatto diretto con la realtà, ruba spazio all’introspezione, atrofizza la riflessione. Una «cultura essenzialmente immaginaria… provoca insonnia, nervosismo, turbe del ritmo cardiaco e dei processi digestivi e intestinali» (Claudio Risé).

5. digiuno uditivo (ma anche olfattivo e tattile): «L’abbondanza di stimoli sonori [causa] una diminuzione della partecipazione interiore nell’ascolto, e un aumento delle reazioni automatiche», con conseguenti «difficoltà nell’apprendimento, nella scrittura e nella lettura, nel movimento e nella parola» (Claudio Risé).

6. digiuno anti-consumista: In una cultura segnata da superfluo, scarto, spreco…, l’acquisto indiscriminato di beni di consumo ci fa considerare come reali bisogni per lo più fittizi o dannosi, come alcol e droghe. «L’alcol è la cartina di tornasole di quello che siamo. Accentua la depressione o l’irascibilità» (Margherita de Bac). «Le droghe agiscono sul sistema nervoso centrale e alterano l’equilibrio psicofisico dell’organismo, generando una forte dipendenza, sia fisica che psichica» (B. Andria).

7. digiuno ludico: Il gioco patologico è una malattia, una dipendenza dannosa per l’equilibrio personale e familiare. «Gli italiani investono 1,8 euro ogni giorno per assicurarsi il futuro e ne giocano 3,5 per ingannare il presente» (Umberto Folena).

8. digiuno dalla fretta o dell’«alta lentezza»: Dall’assunzione dei cibi alla guida dell’automobile. Friedrich Nietzsche, il profeta del nichilismo, affermava che l’età contemporanea è caratterizzata dalla “eccitazione del prestissimo”. «La scoperta della lentezza ci consente di cogliere il valore e il significato che assume la vita quando si rallentano i suoi ritmi» (Claudio Magris).