Dovere…

Exemple

Dovere…


È un continuo affiorare di personaggi scomodi,
perché la Liturgia, in questo tempo che ci avvicina alla Quaresima,
vuole ricordarci che non possiamo mai fingere di essere a posto…
Nella scorsa Domenica c’era un pubblicano, Levi, seduto al banco delle imposte,
che Gesù fa uscire dal suo comodo luogo di guadagno, guadagno non limpido,
per porlo tra coloro che lo seguono, che sono sempre in uscita con lui…

Oggi un altro pubblicano è protagonista con Gesù:
un capo dei pubblicani, un ricco, un disonesto che ammette di aver frodato!
Un uomo – una brutta persona, al giudizio dei molti –
che è mossa da curiosità e interesse verso questo giovane rabbì,
quel Gesù che dice cose nuove, inattese, stupefacenti…
La sua bassa statura era di impedimento, e forse lo lasciavano volentieri indietro:
per questo, l’ometto sale su un albero, pur di vedere Gesù!
Ma, prima ancora che Zaccheo possa vedere Gesù,
è Gesù che lo vede, ridicolmente appollaiato sull’albero:
il Maestro scopre in quel gesto un segno di disponibilità interiore,
e capisce di poter spalancare una porta per entrare nel cuore di quell’ometto…

È sempre affascinante il verbo usato da Gesù nel rivolgersi al pubblicano:
Zaccheo scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua!
Devo! Un dovere che ha aveva già abbagliato Gesù, l’adolescente Gesù,
quando disse a Maria e Giuseppe: io devo occuparmi delle cose del Padre mio…
Un dovere che aveva già ribadito agli apostoli:
Il Figlio dell’uomo deve essere messo a morte e risorgere il terzo giorno!
È per questo dovere che Gesù è venuto tra noi:
il Padre lo ha mandato perché, come Verbo di Dio, ponesse la tenda tra di noi,
Gesù deve dimorare tra noi, deve essere solidale con noi,
deve stare vicino al nostro peccato, dentro la nostra condizione di morte…
Gesù deve entrare, quindi, in quella casa, incurante dei borbottii dei benpensanti,
perché sa che il peccato non è l’ultima parola sul nostro conto,
e che è mandato per cercare il poco di buono che siamo e abbiamo…

L’essere umano perduto, intristito nel peccato e nella disonestà,
si rivela, nel pubblicano Zaccheo, sempre capace di un guizzo di novità:
quando non si lascia fermare dall’idea di non avere possibilità di perdono
e quando non si lascia vincere dalla stanchezza della vita,
e si pone in movimento e in ricerca, può sempre trovare un albero
dall’alto del quale non deve chiamare o supplicare: sarà Dio a vederlo!
Perché quel Dio, sempre in uscita e mai stanco di passare di là,
alzerà gli occhi, come quando benedice il pane dell’Eucaristia,
e siederà a tavola, col pane spezzato: quel pane che non è per i santi,
ma per il popolo di coloro che si mettono in cammino con Gesù…

don Enrico