Maranathà! Vieni Signore!

Exemple

Maranathà! Vieni Signore!


L’Evangelo di oggi è un duplice invito:
un invito alla Chiesa perché, nelle situazioni caotiche e drammatiche della storia,
sappia percorrere attentamente la via del Vangelo,
e cogliere tutte le occasioni per rendere testimonianza di speranza…
Invito, inoltre, per ogni battezzato, perché resti saldo nel Signore,
rifuggendo dall’agitazione, dalla frenesia, dall’ansia
e viva, gioiosamente, l’attesa, perché viene il Signore…
All’inizio dell’Avvento, dovremmo ripetere il grido gioioso: Maranathà!
Sono le antiche parole che accompagnano il chiudersi dell’Apocalisse…
Parole della Chiesa primitiva, che difficilmente risuonano nella nostra preghiera…
Parole da far diventare sempre nuove nell’invocare che il nostro tempo,
così invecchiato nell’indurimento del pensiero e nella mancanza di speranza,
possa ritrovare la gioia di un’attesa: qualcuno viene, e viene di nuovo!

Eppure le parole dell’Evangelo di oggi – non possiamo nasconderlo –
possono far nascere una certa paura…
Si coglie spesso, negli incontri e nei colloqui che scandiscono il nostro tempo,
un certo senso di diffusa paura, e di conseguente insicurezza…
Paura nel temere ogni cambiamento o l’invito ad uscire da una comoda nicchia…
Paura quando si vuol faticosamente difendere realtà che passano
e che invano si tenta di conservare…
Paura quando si lasciano affiorare domande che scavano nel profondo:
chi siamo? Da dove veniamo? Dove siamo diretti?
Dove va il nostro mondo? Che senso hanno la vita e la morte?
Paura quando si vogliono difendere interessi, proprietà, privilegi,
posti da occupare stabilmente…
Paura quando si fonda la vita su qualcosa di losco che non deve venire alla luce,
sulla violenza o sul sopruso, sull’inganno o sulla frode…

Ma ci sono anche – e non sono poche – persone che sanno vincere la paura…
Quanti attendono un mondo più giusto
e, per questa attesa, son disposti a perdere qualcosa di sè, senza rimpianti…
Quanti desiderano veder finalmente sbocciare la fraternità sulla terra,
e, per questo desiderio, operano, pur nel piccolo quotidiano,
perché vengano annullate le diseguaglianze, eliminate le angherie e le violenze…
Quanti aspettano, pazientemente e operosamente, che scompaiano le armi
e, in questo aspettare fanno scomparire quelle durezze e quelle freddezze
che feriscono ogni speranza…

Le parole del Vangelo di oggi, dicono che da tutto questo
verrà generato un mondo nuovo:
il mondo nuovo che Gesù, ci ha promesso,
il mondo nuovo che ha inaugurato con il dono d’amore della sua vita…

don Enrico